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La Versione di Banfi · Jul 26, 2026

Il rito dei violenti

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Alessandro Banfi · La Versione di Banfi

Nel luglio italiano senza sicurezza non poteva mancare l’azione violenta dei No Tav in Piemonte. I quali, puntuali all’appuntamento coi disordini, sono arrivati da tutta Europa. Scrive Repubblica: «Italiani, sì, ma anche molti francesi, inglesi, spagnoli. La base estrema locale c’è, e resta quella di Askatasuna, il centro sociale torinese rimasto senza casa dopo lo sgombero deciso dal ministero dell’Interno nello scorso dicembre». Dopo un corteo partito da Venaus, in Val di Susa, gruppi di manifestanti hanno raggiunto i cantieri di Chiomonte, Salbertrand e San Didero. Ci sono stati violentissimi scontri con lanci di pietre e bombe carta. Le forze dell’ordine hanno risposto con idranti e lacrimogeni. In fiamme sei camionette dei carabinieri. La premier Giorgia Meloni ha commentato: «La violenza non piegherà lo Stato». Il Ministro degli Interni Piantedosi ha dichiarato: «C’è chi vuole una escalation». I disordini arrivano alla fine di una settimana di tensione dopo la morte, durante il fermo, di Abderrahim Fakir (fra l’altro i giornali di ieri riportano i primi dati dell’autopsia che fanno ipotizzare la morte per schiacciamento del torace) e i successivi disordini in piazza a Bologna, con gravi incidenti e 70 agenti feriti. Clima già reso incandescente dalle polemiche della Lega (e di Palazzo Chigi) contro la condanna definitiva del gioielliere Mario Roggero, duplice omicida ora in carcere.

Oggi il cardinal Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, in una intervista ad Avvenire, interviene proprio su questi fatti e dice: «Occorre disarmare i cuori e le parole, guardare di più alle vittime che non sono nemici ma persone. Condanniamo gli attacchi alla Polizia e i giudizi preventivi. I video della morte di Fakir hanno provocato sconcerto e rabbia in città». Poi sulla morte del 42enne di origine marocchina aggiunge: «Ho apprezzato Piantedosi quando ha detto “Non sarà un nuovo caso Cucchi”. Un impegno per la verità e la giustizia. Come peraltro ha chiesto con coraggio la nipote di Fakir. Senza condanne preventive ma accertando i fatti. Servono tempo e studio». Zuppi commenta anche il recente viaggio umanitario in Ucraina e osserva sulla corsa al riarmo dei Paesi europei: «Ciò che va chiesto oggi all’Unione Europea è un maggiore protagonismo nella promozione del dialogo, non basta la difesa, occorre pensarsi insieme».

Proprio sul tema della pace e della guerra, sulla scia del libro Disarmata e disarmante che raccoglie gli scritti di papa Leone XIV, ci sono tre importanti interventi su Avvenire di sabato e sul Fatto di oggi. Massimo Borghesi replica, con argomenti molto ragionevoli, al bellicismo di Vito Mancuso (da leggere nei pdf di sabato); mentre Raniero La Valle ne scrive oggi sul giornale di Marco Travaglio (pdf di domenica).

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