L’Italia first di Giorgia Meloni insegue Roberto Vannacci (che spingendo più in là l’obiettivo dice oggi alla Verità: «Aver sospeso Schengen è giustissimo, ma noi in sostanza stiamo facendo più in piccolo quello che fa la politica del governo Sánchez. Perché regolarizziamo gli irregolari») e così facendo sta isolando il nostro Paese in modo insolito. Facendo guerra alla Spagna, abbiamo scatenato la logica egoistica di ognuno per sé ed ora ci ritroviamo che la Germania ci vuole rispedire tutti i migranti sbarcati la prima volta sul nostro territorio: i “dublinanti” che hanno a suo tempo invaso il resto dei Paesi europei dopo essere approdati in Italia. I giornali italiani non hanno il coraggio di fare numeri e, a domanda precisa dei cronisti, anche le autorità tedesche restano sul vago. Certo non siamo nell’ordine di poche unità. Dopo un travaglio lungo ore, alla fine ieri il Viminale ha fatto sapere che l’Italia considera «azzerati» tutti i presunti “dublinanti” «arrivati in Europa prima del 12 giugno 2026». Berlino ha già pronta una lista di persone che chiede vengano rimpatriate in Italia (e in Grecia), sbarcate negli ultimi due mesi. L’altro argomento del nostro governo è quello delle “ONG tedesche”, che richiederebbe una “compensazione”, visto che i migranti sono stati aiutati da loro. Fra le righe si fa poi notare che il Cancelliere Merz alza la voce in vista del voto regionale il 6 settembre in Sassonia-Anhalt. Ma la sostanza resta.
Commenta Mario Giro sul Domani: «Mai Silvio Berlusconi ci avrebbe cacciato in una simile trappola con la Spagna fatta solo di boria, ma Forza Italia non sa più reagire. A sinistra non va meglio: è in atto una competizione su chi è più progressista tra Pd e M5s, con voli pindarici molto arditi: sui migranti le posizioni tra i due sono diametralmente opposte a quelle sul riarmo. Chi è davvero di sinistra?». Giuliano Ferrara sul Foglio è anche più severo: «L’uso strumentale della politica estera è una baggianata, di più, è un modo di darsi la zappa sui piedi. Italia e Spagna hanno interessi comuni in Europa, dissipare l’intesa per l’affare di Ceuta, un’invasione a nuoto di ragazzini con cento morti, che avrebbe meritato solidarietà e richiesta di rimpatrio da parte del Paese di Lampedusa, ma non la chiusura di Schengen, è un errore bislacco, un grido propagandistico che rimbomba come un gigantesco rutto».
La tentata invasione di massa di Ceuta e la reazione italiana con la sospensione di Schengen hanno aperto una crisi sui migranti in Europa, che sta avendo conseguenze a catena. Nei prossimi mesi, fine 2026 e primi del 2027, si vota in moltissimi Paesi e il tema rischia di diventare il grande argomento di campagna elettorali dominate dagli estremismi. Non sarebbe il caso di affrontare in modo multilaterale, coeso la questione, invece che dividersi rincorrendo i vari Vox, Le Pen, AfD e Vannacci? Se vince la paura di perdere voti e negli elettori prevale la paura dell’invasore, le speranze sono davvero poche.
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