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AIgeist · Jun 10, 2026

AIgeist 84 │Finanza USA e AI, comincia l'estate più calda │Raffica di IPO da record: X, Anthropic, OpenAI │Anche Google e Meta cercano fondi sul mercato │ I rischi di sistema e per gli investitori

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AIgeist · AIgeist

Se dovessimo basarci sui primi 5 mesi del 2026 per dire come funziona la relazione tra il mercato finanziario e le costosissime, caldissime piattaforme AI più o meno “embedded” nei grandi nomi tech, ne usciremmo confusi. E quindi i prossimi mesi di questo caldissimo 2026 dell’AI, con l’annuncio di gigantesche accelerazioni da questo punto di vista, richiede un attimo di pausa e informazioni precise. Ecco cosa cercheremo di fare (ricordando a tutti che nessuna cosa che trovate qui o altrove è un’indicazione di acquisto o altro genere che riguarda i mercati, rivolgetevi ai professionisti se volete investire, lo scopo è solo di contesto e informativo).

Se poi dovessimo basarci su venerdì scorso 5 Giugno e il suo bagno di sangue di tutti i mercati finanziari, in gran parte almeno nella parte di crescita e negli USA dipende massicciamente da titoli tech legato all’AI, il momento sembra davvero interessante.

Andamento dei titoli tratto da Google Finance, relativo al giorno di venerdì 5 Giugno 2026. Altri numeri di riferimento: Intel -11%, Oracle -9.5%, Nvidia -6%.

Attenzione però: questi sono gli stessi titoli visti rispetto a 365 giorni fa (dato raccolto lunedì 8 Giugno).

Come ben si vede gli unici in rosso sono Meta e Microsoft (e ci vorrebbe ben altro luogo e tempo per spiegare le possibili ragioni) ma guardate Google…

Quello che è certo è che la creazione della gigantesca infrastruttura fisica (e intellettuale) necessaria per avere un posto nell’empireo dell’AI richiede denaro, e tanto, e almeno in logica statunitense (ben altro succede in Cina, e nulla o quasi in Europa…) la madre di tutte le fonti di denaro è la borsa e i suoi “surrogati”. E allora partiamo con i tempi: vediamo cosa si sa sulle prossime chiamate tra mondo AI e wall street.

(Mentre chiudiamo il numero, intorno alle 19 CET di martedì 9 Giugno, i titoli tech statunitensi stanno ancora perdendo tra i 2 e i 5 punti percentuali sul mercato dopo la pausa di riflessione di ieri lunedì, NDR)

Le date da tenere d’occhio sono queste:

  • SpaceX — IPO a giugno 2026
    È l’operazione più ravvicinata e potenzialmente spettacolare. Il roadshow è partito il 4 giugno 2026 (qui trovate le illuminanti, e per certi versi “da illuminati”, slide - pdf), con pricing atteso intorno all’11 giugno 2026. Non è solo una IPO “spaziale”: nel perimetro Musk oggi si intrecciano satelliti, AI, dati, connettività e infrastruttura.

  • Anthropic — da giugno 2026 in avanti
    Anthropic ha depositato in modo confidenziale il draft S-1 presso la SEC il 1° giugno 2026. La quotazione potrebbe arrivare tra fine 2026 e inizio 2027. È forse la IPO più pulita da leggere come test per il valore delle aziende AI pure-play. Rullo di tamburi…

  • OpenAI — possibile filing nella seconda metà del 2026, IPO nel 2027
    Non c’è ancora una data certa. Ma le indiscrezioni indicano preparativi per una possibile quotazione. Proprio mentre scriviamo OpenAI ha annunciato pubblicamente di aver depositato i documenti per l’IPO, anche nel loro caso in forma confidenziale. È il caso più importante e più complesso: governance, partnership con Microsoft, costi di calcolo crescenti, struttura societaria e valutazione potenziale rendono l’azienda molto diversa da una normale software company.

  • Meta — estate/autunno 2026, se procederà
    Meta starebbe valutando una raccolta di capitale dedicata all’infrastruttura AI. Non è una IPO, ma è forse una notizia ancora più interessante: se anche Big Tech deve ricorrere a nuova finanza per costruire data center e capacità di calcolo, significa che l’AI è diventata una tecnologia estremamente capital intensive (anche se confrontato al loro valore di mercato parliamo di pochi punti percentuali di valore).

  • Alphabet / Google — già nel 2026, da monitorare
    Alphabet viene citata come precedente importante nelle operazioni di finanziamento legate all’AI. Il punto non è la singola data, ma la tendenza: anche i grandi gruppi con molta cassa stanno valutando strumenti finanziari più aggressivi per sostenere la corsa infrastrutturale - vedi sopra Meta.

  • Microsoft, Amazon, ancora Alphabet e Meta — tutto il 2026
    I grandi cloud e hyperscaler stanno aumentando il ricorso a debito, equity o veicoli dedicati per finanziare AI e cloud. Qui non c’è un evento singolo, ma una traiettoria: la spesa AI diventa pluriennale, pesante e sempre più simile a una nuova industria fisica.

Collettivamente è stato calcolato che il denaro richiesto da queste gigantesche operazioni di finanziamento raggiungerà i 400 miliardi, record assoluto e il doppio del precedente annata più grande. Sotto trovate la lettura dell’esperto Scott Galloway: le grandi tech stanno cercando di prendersi una parte di questo incredibile ammasso di denaro che la gente vuole investire nelle “nuove IPO” di aziende come OpenAI o Anthropic per dire “beh, noi siamo una scelta migliore…”. Perché se le azioni di colossi saldissimi, dominanti o monopolisti, venissero valutate come le varie Antrhopic o OpenAI, beh persino quelli che ora ci sembrano giganti diventerebbero varie volte più grandi… insomma, una grande follia.

Volete un’altra unità di misura? L’ultimo aumento di capitale di Anthropic nel mercato privato, non in borsa per capirci, è stato due volte più grande della più grande IPO della storia della borsa statunitense, e quello di OpenAI 3 volte. Doppia, tripla follia.

Se non avete tempo di guardare l’illuminante video, ecco una schermata tratta dallo stesso: quanto hanno dichiarato di raccogliere fin qui solo questi 4 mostri:

Il totale dei 400 miliardi è circa l’1.7% di tutto il PIL europeo o tutta l’economia di un paese come la Danimarca. In senso generale stiamo parlando tuttavia dell’1% di tutta la capitalizzazione di borsa globale, la cosa stupefacente è il piccolo numero di soggetti che li raccoglie e anche la relativa scarsità di accesso dei compratori (il video spiega di alcuni soggetti finanziari che godranno di posizioni di “discount” difficili da comprendere).

La storia non si ripete in finanza, ma esiste. E allora qualche esperto è andato a rivedere le 10 più grandi IPO della storia e verificare come sono andate. L’articolo di Bloomberg lo trovate qui, e sotto ecco la tabella incriminata (notate la dimensione relativa nella colonna “IPO size”):

Proviamo a riassumere: secondo Michael Hartnett di Bank of America, le mega-IPO in arrivo — soprattutto SpaceX, OpenAI e forse Anthropic — rischiano di trasformare l’euforia AI in una bolla da “Roaring Twenties”. Il punto non è solo la dimensione delle quotazioni, ma l’effetto di concentrazione, come già dicevamo sopra: aggiungendo questi nuovi colossi ai big tech già dominanti, il peso della tecnologia negli indici potrebbe superare quello visto nelle grandi bolle del passato.
Hartnett cita segnali classici da fine ciclo: rally molto stretto, volatilità bassa, entusiasmo retail, valutazioni tirate e scarsissimo premio per il rischio azionario.
Le IPO diventano quindi un test di mercato: se assorbono capitali senza rompere l’equilibrio, l’AI trade continua; se invece prosciugano liquidità, possono segnare una crisi.

Eh sì, basta dare un’occhiata a questo schema (che abbiamo preso a prestito qui, dove lo trovate in versione interattiva e che precisa i volumi relativi degli intrecci) i legami tra queste società sono davvero stretti, a tratti inquietanti.

Come spiega bene questo articolo del Times il pericolo c’è, visto che il Fondo monetario internazionale ha alzato la bandierina rossa sui finanziamenti “circolari” nell’AI. Secondo l’analisi del FMI i grandi gruppi tech investono (troppo, ma cosa potrebbero fare altrimenti?) in startup AI, che poi usano quei capitali per comprare cloud, chip o servizi dagli stessi investitori quindi il rischio che ricavi e valutazioni risultino gonfiati, creando un intreccio opaco tra OpenAI, Anthropic, Microsoft, Nvidia, Amazon e altri è altamente probabile. Se uno di questi passaggi salta o si blocca, lo shock potrebbe propagarsi al mercato, perché l’AI è ormai troppo centrale nei piani di investimento della tecnologia globale. Il punto non è che la bolla sia certa, ma che la finanza dell’AI sta diventando sempre più interconnessa, indebitata e difficile da leggere.

Il problema non è solo finanziario. Questo paper universitario (pdf) lo illustra a chiare lettere. L’interconnessione è anche e soprattutto a livello di modelli, piattaforme, cloud, chip e istituzioni che stanno formando un’unica infrastruttura interconnessa, che però a differenza di Internet e del web non si basa su protocolli pubblici ma su proprietà intellettuali private.
È qui che il paragone con la finanza pre-2008 diventa interessante. Il rischio non è necessariamente il fallimento di un singolo attore. È la possibilità che errori, dipendenze, incentivi distorti e aspettative troppo aggressive si propaghino lungo una catena già molto interconnessa. L’AI diventa sistemica quando entra nei motori di ricerca, nei social network, nei servizi finanziari, nei software aziendali, nelle scuole, nella sanità, nella pubblica amministrazione. A quel punto i rischi non sono più solo “da bolla”: diventano informativi, democratici, ambientali, occupazionali e istituzionali.

Per capirlo, possiamo usare una metafora che a Milano, purtroppo, suona fin troppo familiare: l’immobiliare.

L’AI oggi assomiglia a un grande complesso venduto sulla carta. Tutti comprano perché il progetto sembra destinato a rivalutarsi: area di pregio, architettura futuristica, servizi integrati, nuovo skyline, promessa di trasformare il quartiere. Il prezzo sale prima ancora che il palazzo sia finito.

Ma il cantiere è ancora aperto. Mancano ascensori, collaudi, impianti, uscite di sicurezza, certificazioni. Non è ancora chiaro quanto costerà davvero completarlo, quanta energia consumerà, chi pagherà le manutenzioni, quali parti saranno accessibili a tutti e quali resteranno controllate da pochi proprietari.

Intanto, però, il quartiere si è già mosso come se quel palazzo esistesse. Le banche hanno finanziato. I fornitori hanno investito. Gli assicuratori hanno prezzato il rischio. I fondi hanno comprato quote. Le aziende hanno costruito piani industriali su quell’arrivo. I futuri inquilini hanno impegnato risparmi e aspettative. Alcune attività economiche sono nate già immaginando il flusso di persone che quel nuovo complesso avrebbe portato.

Se il progetto rallenta, se i costi esplodono, se gli impianti non reggono, se il palazzo resta incompiuto, il problema non è più solo di chi ha comprato un appartamento a un prezzo troppo alto. Il problema è che una parte del quartiere ha già cominciato a dipendere da quel palazzo.

Ecco il punto: il rischio dell’AI non è soltanto che alcune società siano valutate troppo, troppo presto. È che una quota crescente dell’economia stia già costruendo infrastrutture, processi, bilanci e aspettative sul presupposto che quel grattacielo venga completato, funzioni, produca rendimenti e non abbia bisogno di un piano B.

La domanda, quindi, non è più solo: “Siamo davanti a una bolla?”. La domanda più scomoda è: “Quanto del quartiere abbiamo già costruito intorno a un edificio che non è ancora stato collaudato?”.

Il rendering, inizio cantiere nel 2021, lo stato attuale e le storie delle famiglie sospese nel complesso di Via Lepontina 36 a Milano dove dovevano sorgere una torre di 13 piani e un palazzo di otto

E per concludere, ecco l’opinione di un negazionista totale della possibilità di queste aziende di essere profittevoli, e quindi uno che prevede che ci sarà un enorme scoppio della bolla con o senza IPO. Interessante lettura, soprattutto per i confronti con la cosiddetta “bolla di Internet”, o il fatto che anche aziende come Amazon hanno perso soldi per anni, molti anni. La parola a Ed Zitron, CEO di EZ Primary Research, che vede come unici vincitori Nvidia, che vende i chip, e i costruttori - e lì la metafora casca a fagiolo - di data center.

Read the original on aigeist.substack.com

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