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AIgeist · May 27, 2026

AIgeist 83 │L'AI è qui: Anthropic apre a Milano mentre Meta licenzia │Mattoni e cavi: dove nascono i nuovi datacenter │Chi investe, dove e quando │La Lombardia approva la sua legge speciale

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Benvenuti in AIgeist, la newsletter quindicinale che parla semplicemente di AI.

Anthropic aprirà il 28 maggio alla presenza dei sui fondatori, gli ormai celebri fratelli Amodei, una sede a Milano nel quadro della sua espansione europea. È il sesto ufficio europeo dopo Londra (dove lavorano già 200 persone), Dublino, Zurigo, Parigi e Monaco. Perché proprio Milano? Perché è qui che si usa già ampiamente. Qui sotto trovate un elenco delle aziende che già hanno aderito al modello Claude nel mondo e in Italia, tra le quali Satispay che ha reso pubblico che il 75% del suo codice è scritto con l’aiuto dell’AI.

Classifica non ufficiale delle aziende nel mondo che utilizzano l’Ai di Anthropic Fonte theirstack.com


Anthropic vede in Italia un utilizzo di Claude pari a circa due volte il peso demografico mondiale del Paese. Non siamo un grande mercato AI, ma siamo un mercato di utenti intensivi. Milano serve dunque a trasformare l’uso individuale in mercato enterprise, e quindi parte da qui la necessità di un presidio nella capitale economica italiana e di una forte presenza commerciale che riesca ad intercettare l’esigenza espressa dai dati riportati dall’Osservatorio Politecnico: il 71% delle grandi imprese ha almeno un progetto AI, ma spesso ancora sperimentale; solo l’8% delle PMI ha avviato qualcosa di concreto; solo il 9% delle grandi aziende ha una governance AI strutturata; solo il 15% ha iniziato il percorso di adeguamento all’AI Act. In parallelo, il 47% dei lavoratori usa AI in azienda, spesso senza una governance formale.

Tutto questo con la “benedizione” del Papa. L’apertura della sede meneghina è stata annunciata proprio mentre Chris Olah, cofondatore dell’azienda, ha partecipato in Vaticano alla presentazione dell’enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV, dedicata all’intelligenza artificiale (sotto in versione integrale).

Enciclica
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Olah, cioè uno degli uomini che lavorano per rendere più trasparenti i modelli AI, ha detto in sostanza che l’intelligenza artificiale è troppo importante per essere lasciata solo ai laboratori che la costruiscono (qui il suo intervento). Anche le aziende nate con una missione di sicurezza operano dentro pressioni competitive, economiche e geopolitiche. Servono quindi istituzioni esterne, società civile, governi e comunità morali capaci di interrogare il potere tecnologico. Anthropic arriva così in Italia da due porte contemporaneamente. Da Milano entra nel mercato cioè banche, assicurazioni, consulenza, industria, PMI, e dal Vaticano entra nel discorso pubblico mettendo l’accento su sicurezza, interpretabilità, dignità umana, bene comune, limiti del potere tecnologico.

E mentre Anthropic cerca di presidiare mercato e politica, Meta ha avviato il 20 maggio un piano di tagli pari a circa il 10% della forza lavoro globale, circa 8.000 persone, dentro una ristrutturazione legata anche alla necessità di liberare risorse per gli investimenti in AI. A Milano l’impatto previsto sarebbe di 33 licenziamenti su 116 dipendenti. Quindi nuovi uffici e nuove assunzioni ad Anthropic e scrivanie vuote per Meta. Ma il desk job è solo una piccolissima parte del mondo AI, dove a pesare molto, e sul territorio, sono le infrastrutture.

E quindi torniamo a parlare dei data center. E non è la prima volta. Sotto trovate due newsletter, rispettivamente di Ottobre 25 e del 15 Aprile di quest’anno, che sono ottimi punti di partenza sul tema ⬇️. Che però ha nel frattempo preso un’accelerazione locale straordinaria, fino a toccare i singoli cittadini.

Boom di investimenti (anche) in Italia

Secondo l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, tra 2023 e 2025 sono infatti già stati investiti in Italia 7,1 miliardi di euro, ma solo il 68% di quanto previsto si è concretizzato. Entro il 2028 però sono “pronte” sulla carta 83 nuove infrastrutture per un valore potenziale superiore a 25 miliardi. Miliardi che secondo un’indagine Reuters avevano già raggiunto i 10 nel 2025-2026, spinti dalla domanda cloud e AI.

E quando si parla di queste cattedrali bisogna pensare sia al consumo del suolo sia a quello energetico. Perché a mancare (soprattutto) sono i megawatt. Terna indicava già al 30 giugno 2025 che le richieste di connessione alla rete (elettrica) da parte di data center in Italia superavano le 300 iniziative, per oltre 50 GW (con il 90% provenienti dal Nord Italia e la metà da Milano). Altre ricostruzioni più recenti parlano di richieste salite fino a 82 GW, ma con una stima realistica di realizzazione di appena 1,5-2 GW entro il 2030. Nel frattempo i soliti attori Microsoft, AWS, Data4, Equinix, Aruba/Sparkle sparano cifre ai convegni di settore come i Datacenter Experience dove però trovano spazio anche i sindaci che devono dire la loro sul consumo di risorse e i limiti ambientali di questo tipo di infrastruttura.

Cosa dice la politica (nazionale)

L’Italia sta passando dalla fase “Oh mioddio arrivano i data center!” alla fase “chi li autorizza, con quali tempi, con quali vincoli energetici e ambientali, investendo quanto”. La normativa rincorre e non c’è ancora un codice unico maturo, ma il 2026 segna il primo vero cambio di passo.

Con il D.L. 21/2026 (conosciuto come decreto bollette) convertito nella legge 49/2026 , l’Italia introduce un’autorizzazione unica e tempi certi; con la legge delega, ancora all’esame del Senato, prova a costruire un quadro organico su urbanistica, energia, sicurezza e riuso delle aree dismesse. L’articolo 8 infatti dice che lo Stato riconosce che un data center non è un normale capannone bensì un’infrastruttura energivora, connessa alla rete elettrica e rilevante per cloud, AI e servizi digitali. Per questo prova a concentrare la decisione in un solo iter, guidato dall’autorità competente per l’AIA, cioè l’Autorizzazione integrata ambientale, Ministero dell’Ambiente per gli impianti più grandi, Regioni o Province autonome per quelli sotto certe soglie.

Il punto politico è accelerare gli investimenti, riducendo il groviglio di competenze che finora poteva bloccare o rallentare i progetti. Il procedimento deve chiudersi in massimo 10 mesi, prorogabili solo in casi eccezionali e se serve la valutazione di impatto ambientale, i tempi vengono compressi. In palio, l’abbiamo detto sopra, ci sono milioni di investimenti.

Per i progetti dichiarati di interesse strategico nazionale, scatta poi una procedura ancora più speciale ed entra in campo il Commissario straordinario del Governo, con poteri sostitutivi rispetto agli altri passaggi autorizzativi. Si noti bene: non esiste (ancora) un commissario a tempo pieno ma il Governo decide caso per caso i progetti strategici e chi incarica in accordo con il Presidente della Regione dove sorge l’opera (qui trovate il provvedimento ad hoc per un impianto lombardo gestito da una primaria azienda statunitense, che ha stabilito in un prefetto l’autorità competente). Ci sono però molte aree grigie, come sottolinea qui Antonella Cechi, avvocato partner dello studio Bird & Bird che segnala incongruenze tra il rapporto tra autorizzazione unica e permesso di costruire, ruolo effettivo dei Comuni, platea precisa dei progetti ammessi, gestione dei procedimenti già avviati…

Cosa sta succedendo in Lombardia: c’è la legge!

La notizia è letteralmente, si direbbe pensando al mondo cartaceo, “da ribattuta”: mentre scriviamo apprendiamo che la Regione Lombardia ha ufficialmente varato il suo sistema legale dedicato al mondo dei data center: qui trovate l’annuncio del Pirellone, datato 26 Maggio.
La premessa: la Regione Lombardia si è mossa prima di molte altre aree italiane perché è a Milano che sono nati i primi hub. Secondo la stessa Regione, oltre il 70% delle richieste nazionali di insediamento di data center si concentra qui, con aree interessate anche nel Lodigiano, come Bertonico, Casalpusterlengo e San Colombano. La Regione ha quindi legiferato intorno a due capisaldi: limitare il consumo di suolo e gestire l’elevato consumo energetico. Il progetto di legge approvato oggi (scriviamo nella serata del 26 Maggio 2026) prevede priorità per aree dismesse, ricorso a rinnovabili, riuso del calore e disincentivi al consumo di suolo agricolo. Ma sono i dettagli a fare la differenza. Nella proposta politica della regione infatti la scelta delle aree dismesse (brownfield) è prioritaria, ma non obbligatoria; quindi per utilizzare terreni verdi non edificati (greenfield) basterebbe sostenere costi maggiori. Leggeremo con calma il provvedimento per capire se il nodo è stato risolto.

A maggio 2026 più di 50 sindaci e amministratori lombardi avevano chiesto il rinvio del PDL 150 sui data center e un confronto più approfondito con i territori. Non si dichiarano contrari alla transizione digitale, ma contestano il rischio di compressione del ruolo dei Comuni nelle scelte urbanistiche e chiedono una pianificazione regionale capace di valutare gli impatti cumulativi, non solo singoli procedimenti autorizzativi.

Il 21 maggio 2026 c’è stato un nuovo incontro a Palazzo Pirelli con una delegazione dei sindaci. La Regione ha aperto su due punti: i Comuni non sarebbero esclusi dai meccanismi di compensazione (parola magica per queste infrastrutture strategiche, alla fine l’esperienza è quella delle autostrade o delle ferrovie) e il termine per adeguare gli strumenti urbanistici comunali passerebbe da sei mesi a un anno. Ma i primi cittadini hanno ribadito che restano aperti i temi grossi quali la concentrazione territoriale, la rete elettrica, l’acqua, il microclima, la qualità dell’aria (già scarsa), la partecipazione pubblica e le garanzie sulla futura dismissione degli impianti. E la discussione infatti è slittata ulteriormente al 26 maggio, per concludersi positivamente.

Non solo Milano: il caso Pavia

Non c’è solo Milano come protagonista. Spulciando le news locali si scopre che in seconda posizione si trova una nuova Silicon Valley che sta crescendo in provincia di Pavia. Qui, spiega questo articolo della Provincia Pavese, stanno sorgendo ben tre hub dell’AI in un solo km: “A Fornace Pelli, Microsoft sta infatti realizzando un data center su un’area di 165mila metri quadrati, mentre Amazon Data Services costruirà un altro centro di elaborazione dati su un terreno di 70mila metri quadrati che si trova accanto alla rotatoria sulla Vigentina. E poi, poco distante, a Pontelungo, una frazione di Vidigulfo, sono già stati innalzati i capannoni di una nuova logistica”. E intanto il comitato dei cittadini protesta contro il consumo di suolo. Con buone ragioni.

Secondo questa inchiesta molto accurata di IrpiMedia la Lombardia è la regione italiana con il più alto consumo di suolo, con oltre il 12% del territorio coperto, e i pochi spazi verdi residui sono spesso destinati a nuove costruzioni tramite modifiche ai piani urbanistici comunali (Pgt).

Consumo del suolo in Lombardia : dati 2023 forniti dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra)

Ebbene sì, a pochi giorni dell’insediamento di Anthropic sotto la Madonnina, qui un commento ottimista, il dibattito sul futuro dell’Ai e soprattutto delle sue factory, è ancora molto, molto caldo nella Pianura Padana dalle temperature ormai tropicali.


Se vi è piaciuto AIgeist potete provare Finambolic e Xerotonina.

Read on aigeist.substack.com

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