RSS Amplifier

AIgeist · Apr 1, 2026

AIgeist 79 │Perché l'Europa rinvia l'AI act │Mesi di opinioni, dibattiti, pressioni e confusioni │A che punto siamo nell'implementazione locale │La situazione in Italia: leggi, regole e attori

0
Sign in to vote or save

AIgeist · AIgeist

La notizia era un po’ prevedibile, ma ora è una certezza: molte parti, e le più importanti, dell’implementazione dell’AI ACT si spostano avanti di almeno un anno.

Facciamo una piccola, ma necessaria premessa, il conflitto Usa-Israele e Iran sta rallentando la corsa all’AI. Lo shock energetico ha un impatto sulla traiettoria dell’intelligenza artificiale che non dipende solo da norme, modelli e investimenti, ma sempre di più da energia, supply chain e stabilità geopolitica. Il caso più evidente è quello dell’elio, materia prima critica per la produzione di semiconduttori, la cui disponibilità è stata colpita dalle interruzioni in Qatar. Allo stesso tempo, il conflitto sta facendo salire i costi energetici e aumentando l’incertezza sugli investimenti in infrastrutture AI che, si sa, sono molto energivore, come scriviamo dal 2024.⬇️

In questo quadro, è difficile pensare che l’agenda europea sull’AI possa rimanere immutata anche a causa delle pressioni delle lobby americane. Quindi veniamo alle decisioni prese a Strasburgo dai parlamentari riuniti in sessione plenaria il 26 marzo.

Cosa ha deciso l’UE: cosa ha rinviato, a quando e perché (secondo loro)

Tutto nasce il 19 novembre 2025, o anche un po’ prima, quando la Commissione europea aveva ufficializzato la sua posizione a favore di un rinvio presentando il Digital Omnibus on AI Regulation Proposal, cioè la proposta di modifica dell’AI Act che include il rinvio di alcune regole sui sistemi AI ad alto rischio. Allora il contesto geopolitico globale era già fortemente deteriorato. La guerra in Ucraina proseguiva, il fronte mediorientale restava instabile per il conflitto tra Israele e Hamas, e cominciavano le manovre in Iran. Non si era ancora manifestata l’ulteriore escalation, decisa a breve da Trump, ma il rischio di un allargamento del conflitto era alle porte.

Qui trovate la timeline che illustra le date chiave della prima normativa al mondo che intendeva normare l’intelligenza artificiale. Se ve la siete persa qui un approfondimento di due anni fa:

L’idea di semplificare e snellire alcuni processi dell’Ai Act erano emersi anche come conseguenza del report di Mario Draghi sulla competitività dei Paesi dell’Unione che aveva espresso forti preoccupazioni sull’impatto di regole troppo rigide sullo sviluppo dell’Ai in Europa.

Quindi l’iter arriva a una revisione. Prima ci lavora la Commissione poi la palla passa al Consiglio e infine al Parlamento che vota il 26 marzo scorso la modifica all’Artificial Intelligence Act (AIA), con 569 voti a favore, 45 contrari e 23 astensioni.
Viene dunque deciso di rimandare di un anno e più le regole più stringenti. Sulla base agli emendamenti approvati, le regole per i sistemi di IA ad alto rischio, tra cui quelli usati in biometria, infrastrutture critiche, istruzione, lavoro, servizi essenziali, forze dell’ordine, giustizia e controllo delle frontiere, slittano di 16 mesi. La nuova data fissata è il 2 dicembre 2027. Per i sistemi soggetti anche alla normativa settoriale UE sulla sicurezza dei prodotti e sulla vigilanza del mercato, la nuova data proposta è invece il 2 agosto 2028. Per capire meglio ecco alcuni esempi:

1-Se una società usa un sistema di AI per selezionare candidati, azienda e fornitore hanno tempo fino al 2 dicembre 2027 per mettersi in regola;

2- Se un banca usa un algoritmo per assegnare o meno un mutuo anche qui la finestra delle regole e sanzioni si aggiorna a fine 2027;

3- Anche per le aziende che forniscono sistema biometrico o di analisi usato in frontiera, giustizia o forze dell’ordine il tempo di adeguamento slitta al 2027;

4- Un produttore di un dispositivo medico con componente AI ha invece più di due anni per mettersi in regola, quindi si va al 2 agosto 2028.;

Avranno più tempo anche i fornitori di contenuti generati dell’AI (audio, immagini, video e testi artificiali) che avranno tempo fino al 2 novembre di quest’anno per renderli riconoscibili attraverso watermarking e tracciabilità dell’origine.

E come tutte le leggi Omnibus che si rispettino è stata introdotta anche una leggina ad hoc per vietare la vendita delle cosiddette “nudifier app” (vedi il caso di Grok) cioè i sistemi di intelligenza artificiale che riescono a modificare immagini di persone reali per crearne, senza il loro consenso, versioni nude o sessualmente esplicite.

Tra gli emendamenti approvati il 26 marzo, il Parlamento europeo ha incluso anche misure di semplificazione per le imprese e i bias algoritmici. Il Parlamento vuole consentire a provider e aziende, in casi limitati e con specifiche garanzie, di trattare dati personali, quando ciò sia strettamente necessario per individuare e correggere distorsioni nei sistemi di AI. L’obiettivo è ridurre il rischio di discriminazioni, per esempio nei sistemi usati per selezionare candidati, concedere servizi o prendere decisioni che incidono sui diritti delle persone.

Un po’ di gossip istituzionale: dopo la pressione USA, come si sono mossi partiti e gruppi di interesse

Ma sei mesi fa l’aria appunto era diversa e lo slittamento del pacchetto di regole era frutto anche di un’intesa attività di lobbying dei singoli stati. Secondo questo articolo a spingere per una maggiore semplificazione e uno slittamento c’erano Germania e Danimarca (che premeva anche per un alleggerimento del corpus normativo) sarebbero stati favorevoli a un’estensione di un anno, anche per dare più tempo alle imprese di prepararsi. I Paesi Bassi, invece, preferivano non spostare le scadenze ma chiarire meglio come applicare le regole. Anche varie organizzazioni della società civile criticavano l’idea del rinvio, ma le pressioni arrivavano soprattutto dalle big tech americane che già a ottobre attraverso la CCIA (Computer & Communications Industry Association), che rappresenta tra gli altri Apple, Meta e Amazon, aveva lanciato una campagna per chiedere una semplificazione non solo dell’AI Act ma dell’intero pacchetto di norme europee che regolano piattaforme, dati, IA e servizi digitali. Secondo indiscrezioni riportate allora dal Financial Times, sul tema ci sarebbero stati anche colloqui tra funzionari UE e amministrazione Trump, smentiti dalla Commissione.

La mappa Deloitte sullo status dell’implementazione: promossi e bocciati

Ma a che punto siamo - ora forse è meglio dire “eravamo” - con le implementazioni già previste dall’AI Act? Deloitte qui ci fornisce una mappa aggiornata a gennaio che riguarda l’attuazione nazionale del regolamento europeo che procede però in modo molto disomogeneo. A dicembre 2025, meno della metà dei Paesi UE aveva completato la designazione delle autorità competenti che avrebbero dovuto essere individuate entro il 2 agosto 2025.
In questo quadro, l’Italia però figura tra i Paesi più avanti, insieme a Danimarca, Ungheria, Malta e Slovenia. Il nostro Paese si trova nel gruppo di “advanced implementation” grazie alla legge nazionale sull’AI entrata in vigore il 10 ottobre 2025 che ci permette di mettere una “doppia spunta” a quanto ci veniva richiesto:

  • sul piano della governance, perché l’Italia ha già individuato le autorità nazionali competenti, affidando un ruolo centrale a Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e all’Agenzia per l’Italia Digitale;

  • sul piano strategico, perché la legge introduce un quadro stabile di coordinamento nazionale, con una Strategia italiana per l’AI aggiornata ogni due anni e un monitoraggio annuale al Parlamento;

  • sul piano dei principi, perché definisce un uso dell’AI orientato a criteri di centralità della persona, trasparenza, sicurezza, accessibilità e tutela dei diritti;

  • sul piano applicativo, perché disciplina l’impiego dell’AI in settori chiave come sanità, lavoro, pubblica amministrazione, giustizia, scuola e sport, mantenendo ferma la responsabilità umana nelle decisioni;

  • sul piano industriale, perché accompagna la regolazione con un programma di investimenti da 1 miliardo di euro destinato a startup e PMI attive in AI, cybersicurezza e tecnologie emergenti.

Nel resto d’Europa, però, una volta tanto le cose procedono molto più lentamente. E quindi anche per scongiurare il rischio di ritrovarsi con Paesi che applicano le regole in modi e tempi diversi, creando confusione su controlli, sanzioni e ruolo delle autorità pubbliche, Bruxelles ha scelto di rinviare le scadenze.

E intanto negli USA si fa la guerra - legale e fisica

In nessun punto di questa lunghissima e molto interessante intervista a Jack Clark (video sotto 👇🏻), co-fondatore di Anthropic e “head of policy” della Casa statunitense si accenna neppure incidentalmente all'AI Act europeo, come se non esistesse o non li riguardasse. Eppure l’uomo è anche europeo, un inglese ex-giornalista tecnico laureato in letteratura. Ed è una perfetta chiusura per questo numero, visto che il - a tratti verboso - dialogo con il brillante podcaster Derek Thompson (non perdetevi il suo Plain English su Spotify) tocca tutti i punti che anche l’AI Act prova ad affrontare. Dalla regolazione pubblica agli standard di sicurezza, dalla valutazioni di terze parti, al difficile equilibrio tra “law” e “policy” (che ha portato recentemente anche al molto rappresentato sui media scontro con l’amministrazione militare statunitense).
Anthropic peraltro ha dichiarato nel luglio del 2025 che avrebbe ottemperato alle regole Europee e non risulta che abbia fatto pressione per dilatarle o ridurle, a differenza di altri. Tra le molte frasi forti ne riportiamo una. A un certo punto Clark parla del settore dei voli aerei, e di come sia fittamente regolato in ogni minimo dettaglio, dalla supply chain al training fino alle uniformi del personale. E spiega così che anche l’AI meriterebbe un simile dettaglio e lavoro duro sulle regole di funzionamento, altrimenti causerà danni - anche reputazionali. “Per renderla sicura servirà una fitta architettura di meccanismi di safety, costruita dall’intera società” - dice, e quindi l’AI Act non può che essere un primo passo, e forse neppure lontanamente sufficiente.
Come diciamo in altri numeri di AIgeist, a nostro parere ci stiamo facendo un po’ distrarre dalla presunta somiglianza con il fenomeno Internet che però derivava da una comunità di esperti, un sistema di incentivi, protocolli aperti e un ecosistema di mini e micro imprese “grassroot” che qui non si vede. Grandi aziende private dominano la scena e non sarà uno stato occhiuto a mettergli le briglie. Dobbiamo muoverci come società, come spieghiamo nel numero scorso di AIgeist, senza demonizzare la tecnologia, ma anzi usandola ampiamente e con energia. E riconoscendone le specificità: come ben dice Clark, non si può paragonare il rischio dell’energia atomica, che è gestita da un manipolo di esperti in impianti giganteschi, con una “fabbrica” - quella dell’AI - che produce, come da sua citazione, “auto, scooter, animali e armi nucleari nello stesso posto”. Un posto esclusivamente in mano ad aziende private.

Read the original on aigeist.substack.com

Comments

Nothing yet. Say the first thing.

    Sign in to join the conversation.