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AIgeist · Mar 4, 2026

AIgeist 77 │Se un post su Substack scatena l'apocalisse AI │Il caso Citrini: davvero in 2 anni sarà collasso? │Il "PIL fantasma" e perché fa così paura│Premi Nobel e analisti che non ci stanno

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Benvenuti in AIgeist, la newsletter quindicinale che parla semplicemente di AI.

Chi l’avrebbe detto che Substack (dove state leggendo queste righe, NDR) fosse un posto così pericoloso. Pensavamo ci fossero solo ex giornalisti, premi Nobel, qualche content creator allergico ad apparire in video e manager sfaccendati. E invece c’è anche Citrini Research, società di ricerca statunitense che dai precedenti prende il meglio - verosimiglianza scientifica, abilità comunicativa, tempismo sui temi - e confeziona una bomba che ha fatto tremare la borsa americana e parlare, tanto. Eccola:

Citrini Research
THE 2028 GLOBAL INTELLIGENCE CRISIS
Preface…
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6 months ago · 7028 likes · 84 comments · Citrini and Alap Shah

Mentre a questo link trovate un video del co-autore Alap Shah intervistato da Bloomberg e nello screen capture sotto la coreografia piena di “rosso” dell’intervista:

Tratta dal video “Citrini AI Report Co-Author Talks ‘Scare-Trade’ Selloff & Disruption”, Bloomberg via YouTube

Ma facciamo un breve passo indietro per capire il contesto della suddetta bomba.

Febbraio 2026. I giornali economici parlano di SAASpocalipse, ovvero il crollo di valore delle aziende che vendono software “as a service”, un tempo paladine degli investitori grazie alla scalabilità e agli elevati margini economici e di crescita potenziale e ora svenduti come carta straccia. Ecco 5 esempi scelti per noi da ChatGPT:

Ed è solo un piccolo campione, l’indice sintetico più reputato del settore è andato così negli ultimi 12 mesi:

S&P500, Nasdaq100 e indice SAAS/Cloud providers a confronto. Grafico Perplexity su prompt AIgeist

Il motivo è ben noto ai nostri lettori: si suppone che molte funzioni software diventeranno agenti di più grandi sistemi AI (come Claude, o ChatGPT “pro”) e renderanno obsoleti in tempi brevi i servizi verticali dei software. Il nervosismo è alle stelle a Wall Street, certezze che sembravano indistruttibili - le Microsoft, Amazon del mondo - perdono 10+ punti di valorizzazione in borsa nel 2026 e chi ci capisce è bravo.

Il tempismo, è noto, fa il successo di una notizia, e qui entra il nostro Citrini. Che parte da questo brodo di coltura e ci costruisce un quadretto esteso all’intera economia, e non solo al software (qui sta il passaggio cruciale). Ponendosi questa domanda: ma cosa succederebbe se…

  1. La velocità di diffusione dell’AI nelle aziende accelerasse

  2. La disoccupazione “da AI” diventasse rapidamente massiccia

  3. Il reddito complessivo dei lavoratori “umani” e la relativa domanda di beni calasse di conseguenza

  4. Le aziende sotto pressione per la crisi reagissero con… ancora più AI per tagliare i costi

  5. Torna al punto 1 e ripeti da capo?

Ne esce un pamphlet, pubblicato a fine febbraio, singolarmente suggestivo, scritto benissimo, terribilmente verosimile ma soprattutto che in un giorno ha fatto nel mondo e a Wall Street quello che mesi di elucubrazioni e discussioni di esperti su Bloomberg o nei superpagati centri di analisi hanno fatto sulle aziende SAAS: vendite, vendite e ancora vendite - il cosiddetto panic selling. Il report è stato pubblicato il 22 febbraio, domenica, ed ecco cosa è successo lunedì ad alcuni titoli citati per nome nel post:

Tutte le aziende citate considerate a rischio hanno subito perdite consistenti solo perché erano state nominate da Citrini. Nei mercati nervosi succede ma qui si sta superando il limite. E quel limite ormai è dettato da algoritmi non da umani. E qui si apre un nuovo scenario del chi, nel prossimo futuro, è e sarà al comando di che cosa. Gli uomini o le macchine?

L’invenzione geniale del PIL fantasma

Uno dei meriti comunicativi e stilistici del report di Citrini è l’invenzione del termine “ghost GDP”, o PIL fantasma.

Di cosa si tratta? Una crescita che esiste nei conti, ma non si materializza come benessere macro perché non si trasforma in redditi, consumi e domanda “diffusa”. È PIL che si vede nelle statistiche - più output per ora, margini migliori, profitti più alti - ma che non “circola”: la velocità della moneta nel sistema si affloscia e l’economia guidata dai consumi perde trazione, soprattutto in un sistema come quello statunitense dove la domanda aggregata delle famiglie è la colonna portante.

La dinamica, nella costruzione di Citrini, è una conseguenza quasi meccanica dell’adozione massiva di agenti AI: la produttività sale perché le macchine lavorano senza frizioni (leggi: umani), ma l’impatto distributivo comprime salari e occupazione, soprattutto (ma non solo, e qui è il dramma) white-collar. A quel punto il paradosso si chiude: le macchine producono, ma non spendono. Il risultato è un PIL “fantasma”: contabilmente reale, macroeconomicamente incompleto—perché l’output cresce più rapidamente della capacità del sistema di trasformarlo in domanda, occupazione e stabilità sociale.

Le reazione: non si può non parlarne, anche solo per farsi due risate (amare)

L’esperimento di Citrini potrebbe essere definito come lo stress test dell’economia reale. Come per le banche, viene messa alla prova la solidità patrimoniale dei lavoratori simulando un mondo dove l’AI potrebbe mettere a prova le loro certezze e la scrivania. Le reazioni al post sono state molteplici: dopo il boom di visualizzazioni, a bocce ferme, sono arrivate delle sonore pernacchie.
In prima fila va messo il premio Nobel Paul Krugman, che sempre su Substack ha smontato la teoria con un post intitolato “When Extraterrestrials Attacked the Stock Market”. La sua teoria: come per la Guerra dei mondi di Orson Wells il post è diventato virale non per il contenuto (anche se era scritto benissimo e privo di notizia) ma per il clima di incertezza che regna nella politica e sui mercati (che per Krugman, un democratico, significa anche tanto “caos Trump”).

Krugman è dunque scettico sia sulla tempistica, sia sugli effetti del possibile doom AI: anche se alcuni investitori e lavoratori venissero colpiti dall’AI e riducessero la spesa, se l’AI portasse davvero grandi guadagni di produttività dovrebbe anche comprimere i prezzi e aumentare il reddito reale di chi non viene sostituito, spingendo altri consumi. Insomma, a suo avviso, non c’è un motivo convincente per cui lo sconvolgimento di una parte dell’economia debba tradursi automaticamente in un crollo della domanda complessiva. L’unico modo in cui l’AI potrebbe diventare davvero recessiva, aggiunge Krugman, sarebbe un meccanismo legato alla leva finanziaria: se imprese e lavoratori “perdenti” fossero molto indebitati, sarebbero costretti a tagliare la spesa in modo sproporzionato rispetto a quanto i “vincenti” la aumentano. Ma all’oggi non ci sono evidenze.

(Breve nota al margine per nerd dell’economia: il report Citrini può essere letto come una versione moderna/accelerata di un meccanismo marxiano: forze produttive (AI) che crescono più della capacità sociale di trasformare quell’output in domanda solvibile, quindi rischio di crisi da “troppo” (merci/capacità/capitale) rispetto a ciò che può essere realizzato con profitto).

Krugman non è l’unico a buttare acqua sul fuoco. Questo editoriale su Reuters lo afferma chiaramente “È ora di sgonfiare la bolla catastrofica dell’intelligenza artificiale”. Il giornalista finanziario Jamie McGeever ammette che la bolla AI era sovrastimata, ma afferma che lo è altrettanto la vena catastrofista. Mentre post come quello di Citrini o quello sulla stessa falsariga di Matt Shumer, “Something big is happening” pubblicato pochi giorni prima, hanno raccolto milioni di visualizzazioni, altri, più ottimistici, come questo THE 2028 GLOBAL INTELLIGENCE BOOM” di Michael Bloch non ha raggiunto la stessa audience.

Le brutte notizie si sa acchiappano (è molto umano, anzi pre-umano, serve per garantire la sopravvivenza) ma i dati dicono altro. I numeri della Federal Reserve di febbraio 2026 evidenziano che i salari stanno aumentando nelle professioni esposte all’AI, che attribuiscono un valore elevato alla conoscenza e all’esperienza dei lavoratori. A trovarsi in difficoltà saranno dunque, secondo questa analisi, i lavoratori neolaureati con formazione teorica ma senza esperienza, mentre sono al riparo quelli con più anzianità di servizio. Questo veto però non potrà durare ancora per molto poiché escludere i nuovi dipendenti dal mondo del lavoro non è sostenibile a lungo termine. L’adozione dell’intelligenza artificiale richiederà dunque di ripensare il modo in cui i dipendenti entry-level acquisiscono esperienza sul lavoro.

Dello stesso parere Frank Flight, stratega di Citadel Securities, (società di trading) secondo cui gli indicatori macroeconomici raccontano un’altra storia e non è una tragedia:

Il tasso di disoccupazione è al 4,28% nel 2026, mentre le spese in conto capitale per l’AI hanno raggiunto il 2% del PIL a 650 miliardi di dollari e sono previsti circa 2.800 data center in costruzione negli Stati Uniti. Le offerte di lavoro per ingegneri informatici sono aumentate dell’11% su base annua… L’adozione dell’AI sta seguendo un modello storico a curva S simile ai personal computer e a internet, piuttosto che alla crescita esponenziale che alcuni commentatori si aspettano.

Queste analisi più sobrie, basate sui dati ed equilibrate, possono tornare utili per chi non vede catastrofi dietro ogni angolo. Facciamo un esempio concreto: un caro amico ci chiama allarmato dopo il grave incidente sul tram a Milano (due morti e parecchi feriti). Abitiamo vicino e apprezziamo la premura. Lo stesso amico però non ha avuto la stessa reazione quando gli abbiamo spiegato che si sono appena conclusi i Giochi Olimpici Invernali, in più sedi, con migliaia di atleti e visitatori e che la città ha saputo accoglierli al meglio, senza incidenti di sorta. Le cose che vanno bene vengono immediatamente archiviate in favore del dramma.

Detto ciò anche dalle previsioni più nefaste si può imparare qualcosa. Secondo il citato Matt Shumer ci sono azioni concrete che possono contrastare quella “big wave che ipoteticamente potrebbe spazzarci via tutti”. Nel suo decalogo le più sensate sono tre, valide in tutte le crisi o momenti di trasformazione (che dir si voglia):
1-Mettete in sicurezza le finanze personali: accumula risparmi se puoi. Fai attenzione a contrarre nuovi debiti che presuppongono la garanzia del tuo reddito attuale. Valuta se le spese fisse ti offrono flessibilità o ti vincolano. Concediti delle opzioni se le cose si muovono più velocemente del previsto.
2- Ripensate a ciò che dite ai vostri figli. Il copione standard non funzionerà più: ottenere buoni voti, frequentare una buona università, trovare un lavoro stabile e professionale. Ciò che conterà maggiormente per la prossima generazione sarà imparare a usare gli strumenti AI e a perseguire ciò che li appassiona davvero. Nessuno sa esattamente come sarà il mercato del lavoro tra dieci anni. Ma le persone che hanno maggiori probabilità di prosperare sono quelle profondamente curiose, adattabili ed efficaci nell’usare l’intelligenza artificiale per fare cose che realmente gli interessano. Insegnate ai vostri figli a essere costruttori e studenti, non a ottimizzare un percorso di carriera che potrebbe non esistere quando si laureeranno. E infine:
3-Sperimentate continuamente. Un’ora al giorno di pratica attiva con i tool anche per organizzare o fare il budget delle prossime vacanze, valgono tanto. Prendi l’abitudine di sperimentare. Prova cose nuove anche quando quelle attuali funzionano. Questa adattabilità è la cosa più vicina a un vantaggio duraturo che esista al momento.

E infine, se non l’avete ancora fatto, iscrivetevi ad AIgeist… e continuate a leggerlo.


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