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Africanismi · Feb 5, 2026

I soldati africani di Mosca

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Dalle promesse di lavori sicuri alle trincee del Donbass. Così la Russia recluta soldati dal continente per la propria guerra.

Clinton Nyapara Mogesa: Family of Kenyan killed in Ukraine fighting for  Russia seeks answers

Il soldato guarda in basso con espressione smarrita, una mina anticarro legata al corpo. Una voce fuori campo dice: “Sono arrivati i nuovi compagni d’armi. Adesso tu corri oltre quella cazzo di foresta, e fallo in fretta.” In un altro video, un soldato ripreso danza gridando: “Guardate quanti sacrificabili abbiamo qui!”

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Le immagini, verificate, provengono dai campi di battaglia in Ucraina e mostrano soldati neri in uniforme russa, probabilmente impiegati nell’area del Donbass. Questi video emergono dopo mesi, a conferma di indiscrezioni e inchieste giornalistiche sul reclutamento di combattenti africani da parte delle forze armate russe. Si sapeva già cosa stava succedendo, ma la diffusione dei video ha portato il tema presso un pubblico più ampio di quanto non fatto dai report e dalle testimonianze (si dice sempre che un’immagine vale più di mille parole, no?).

Eccoci quindi di fronte a un nuovo legame tra la guerra in Ucraina e la geopolitica africana. Forse il più brutale emerso fin qui.

Perché alla Russia servono soldati africani?

The Demography of War: Ukraine vs. Russia | Institute for Family Studies
Tassi di fertilità in Ucraina e Russia comparati

Secondo la diplomazia ucraina, la Russia avrebbe arruolato fino ad ora oltre 1.400 cittadini africani provenienti da 36 paesi. Numeri importanti che sollevano una domanda perché Mosca ha bisogno di queste reclute?

La risposta è abbastanza logica e cinica. Da almeno tre anni in Ucraina si combatte una guerra di logoramento, spesso combattuta in trincee, che come in tutte le guerre di logoramento, porta alla morte di diversi effettivi. Questa tipologia di conflitto è probabilmente la più brutale poiché molto spesso il calcolo strategico dei belligeranti si basa sul come ammazzare quanti più nemici possibile. Insomma, la vittoria viene misurata in numero di morti, come esplicitato recentemente dal Ministro della Difesa ucraino, Mykhailo Fedorov, che ha dichiarato che Kiev potrebbe vincere la guerra se riuscisse ad uccidere 50.000 russi al mese.

Considerando la situazione demografica non proprio rosea che caratterizza entrambi i belligeranti (Russia e Ucraina) si capisce bene a cosa servano i soldati africani: a fare la carne da cannone.

Più precisamente, dopo anni di conflitto e centinaia di migliaia di perdite, il Cremlino fatica a reperire truppe internamente. In questo contesto, le reclute straniere (come mostrano i video) vengono spesso impiegate in manovre ad alto rischio destinate a logorare le difese ucraine proteggendo le unità russe più esperte. C’è poi un calcolo politico, la morte di un cittadino straniero non deve essere giustificata e non porta a danni d’immagine.

Attenzione però a non ridurre questi arruolamenti a una narrativa esclusivamente vittimaria. In alcuni casi sono questi cittadini a stranieri a decidere di arruolarsi spesso motivati da opportunità economiche.

Da dove vengono i soldati africani di Mosca?

Next Africa: Russia's War in Ukraine Ensnares Unwitting Recruits - Bloomberg
Soldati africani al fronte in Ucraina

Come dicevo in apertura secondo le autorità ucraine i soldati africani reclutati da Mosca arriverebbero da circa 36 paesi (ad esempio Somalia, Ghana, Costa d’Avorio, Camerun, Togo e Senegal per citarne alcuni). Tuttavia, in base alle fonti disponibili sono principalmente tre i paesi dove le iniziative di reclutamento russo sono più strutturate e alimentano i flussi di reclute più consistenti.

  • Nigeria: Oggi è uno dei paesi con il più alto numero accertato di cittadini arruolati (circa 97 secondo fonti russe). Le motivazioni del reclutamento sono le solite: giovani attratti da promesse di cittadinanza rapida che accettano lavori con stipendi dieci volte superiori a quelli in patria. A volte alcune reclute fanno domanda per posti di lavoro nell’economia civile per poi venire dirottati al fronte a loro insaputa o avviati ad impieghi nell’industria bellica. Un caso emblematico di questa dinamica è quello del programma “Alabuga Start” nella regione del Tatarstan (il cui sito è ancora attivo). Centinaia di giovani donne, molte delle quali nigeriane, sono state reclutate attraverso campagne sui social media che promettevano borse di studio e lavori nel settore del turismo o della ristorazione in Europa. Una volta arrivate in Russia, si sono ritrovate segregate in fabbriche a montare droni d’attacco Geran-2 (versione russa degli Shahed iraniani). Alcune testimonianze descrivono turni estenuanti, sorveglianza costante e l’esposizione a sostanze chimiche tossiche oltre a minacce di vario tipo.

    ALABUGA START WORLD - Relocation program to Russia for work experience
    Foto promozionale di Alabuga Start

  • Sud Africa: Qui il fenomeno del reclutamento ha provocato un piccolo terremoto politico. Dopo che 17 cittadini sudafricani hanno inviato richieste di aiuto dal Donbass, denunciando di essere stati attirati in Russia con la promessa di contratti di lavoro civili per poi trovarsi intrappolati in una zona di guerra, il presidente Cyril Ramaphosa ha ordinato un’indagine sui meccanismi di reclutamento russi nel paese. Da quanto emerso finora, i numeri delle reclute provenienti dal Sud Africa sarebbero più contenuti rispetto ad altri Paesi, ma il meccanismo di funzionamento è diverso. Alcuni cittadini sudafricani avrebbero raggiunto la Russia attraverso reti informali legate al mercenarismo o grazie a contatti pregressi con il settore della sicurezza privata. Le indagini avviate dal governo di Pretoria hanno portato anche alla messa in stato d’accusa di Duduzile Zuma-Sambudla, figlia dell’ex presidente Jacob Zuma. Zuma-Sambudla si è dimessa dalla carica di parlamentare nel novembre scorso, dopo essere stata accusata di aver sponsorizzato iniziative di formazione nel settore della sicurezza rivelatesi, secondo gli inquirenti, attività di reclutamento per l’esercito russo. Alcune ricostruzioni suggeriscono inoltre che Zuma-Sambudla avrebbe fatto arruolare anche membri della propria famiglia. In Sud Africa, il Foreign Military Assistance Act del 1998 proibisce ai cittadini di partecipare sia ad attività mercenarie sia al supporto militare di eserciti stranieri tuttavia, il monitoraggio di questo fenomeno resta complesso.

  • Kenya: : Il governo di Nairobi ha recentemente espresso forte preoccupazione per la sorte di oltre 200 dei suoi cittadini che sarebbero stati reclutati in Russia. Casi recenti, come quello di Clinton Nyapara Mogesa (ucciso a Donetsk), confermano che i reclutatori agiscono anche in paesi terzi come il Qatar, dove intercettano migranti economici promettendo lavori regolari per poi inviarli al fronte. Dal Kenya sono emersi anche casi di uomini arruolati tramite contratti militari diretti, spesso firmati in Russia dopo l’ingresso con visti di studio o lavoro. La promessa è simile: salario elevato, cittadinanza accelerata, benefici per la famiglia. La realtà, secondo testimonianze raccolte da ONG e media internazionali, è l’impiego in unità di prima linea, con addestramento minimo e tassi di sopravvivenza ridotti.

    A screenshot of a social media message between an agent and a potential recruit in Africa.
    Chat con un reclutatore russo ottenuta da CNN

La guerra mondiale ucraina

Ripercorrendo fonti e testimonianze sul reclutamento dei combattenti africani da parte di Mosca, appare sempre più evidente come l’invasione dell’Ucraina si sia trasformata in una guerra globalizzata. A quasi quattro anni dallo scoppio del conflitto, gli effetti dell’aggressione russa hanno travalicato i confini europei, innescando o accelerando crisi sistemiche che vanno dallo shock delle catene del valore alimentare alla messa in discussione del cosiddetto “ordine mondiale”.

Oggi, i campi di battaglia ucraini sono un microcosmo geopolitico: tra truppe nordcoreane, droni iraniani, componentistica cinese e soldati africani, è il mondo intero a combattere o a rifornire gli arsenali delle parti in conflitto. Una dinamica che allontana la prospettiva di una soluzione diplomatica del conflitto.

In questo scenario, la vicenda dei soldati africani rappresenta un cortocircuito comunicativo per il Cremlino. La Russia ha investito capitali enormi per proporsi come l’unica “alternativa anticoloniale” all’Occidente, salvo poi replicare i modelli dei vecchi imperi coloniali: utilizzare soldati neri come “carne da cannone” nelle prime linee del fronte.

Resta da capire quanto a lungo i governi africani potranno ignorare l’arruolamento — spesso forzato o frutto di raggiri — dei propri cittadini.

State certi che ne scriveremo su queste pagine.

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