Lo scorso ottobre la GenZ malgascia ha scosso dal torpore il sistema di potere di Antananarivo, defenestrando il presidente Andry Rajoelina e aprendo la strada al governo di transizione del colonnello Michaël Randrianirina. Cosa è cambiato da allora? Poco in termini di democrazia e sviluppo, moltissimo per la collocazione geopolitica. Come anticipato qui su Africanismi, la caduta di Rajoelina ha innescato una lotta d’influenza con Russia, USA e Francia che competono per garantirsi una special relationship col nuovo regime. Al centro dello scontro ci sono le risorse minerarie, ma soprattutto il posizionamento strategico dell’isola tra il Canale di Mozambico e l’Oceano Indiano.
Contro ogni pronostico, considerate le recenti sconfitte in Ucraina e nel Sahel, Mosca appare in pole position per aggiudicarsi il Madagascar. Sfruttando il solito mix di forniture militari e servizi per l’élite al potere, il Cremlino ha tessuto una rete di legami che arriva direttamente al presidente.
Vediamo le tappe principali di questo avvicinamento.
Tutto è cominciato a dicembre con la visita di Andrei Avryanov, vicecapo del GRU (l’intelligence militare russa) e mente dietro l’Africa Corps, l’erede dell’impero d’ombra del gruppo Wagner in Africa. Insieme ad Avryanov sono sbarcati 140 istruttori russi, che hanno dato il via a un programma di formazione per l’esercito malgascio durato otto settimane . A questi si aggiunge una cellula d’élite di 14 uomini addestrata specificamente per la Protezione Presidenziale.
A mesi di distanza dalla missione di Avryanov è emersa con maggiore chiarezza la rete di facilitatori che ha caldeggiato il dispiegamento dei russi nel paese. Secondo diverse ricostruzioni, sarebbe stato il presidente dell’Assemblea Nazionale Siteny Randrianasoloniaiko, considerato l’uomo di Mosca in Madagascar, a lavorare per rafforzare le relazioni con Mosca. Quasi a voler fugare dubbi, Randrianasoloniaiko è recentemente apparso in pubblico scortato da contractors russi.
L’accelerazione decisiva nella partnership tra Mosca e Antananarivo è arrivata in concomitanza con i recenti disastri climatici che hanno colpito il paese. Dopo il passaggio dei cicloni Fytia (gennaio) e Gezani (febbraio), che hanno provocato danni ingenti, la Russia ha colto subito l’opportunità per stringere la cooperazione con il Madagascar. Un ponte aereo composto da velivoli da trasporto pesante Ilyushin Il-76 e Antonov An-124 ha consegnato ad Antananarivo oltre 63 tonnellate di aiuti alimentari. Subito dopo, Mosca ha inviato due elicotteri Mi-8 e sei camion militari pesanti KamAZ, per raggiungere le aree rimaste isolate dal fango. Insieme ai veicoli sono giunti sull’isola tecnici specialisti russi, incaricati sia di curare la manutenzione in condizioni estreme, sia di supportare lo sgombero delle strade. Sfruttando questa diplomazia dell’emergenza, a metà febbraio 2026 – a pochi giorni dall’arrivo dei primi soccorsi – Randrianirina è volato a Mosca per un faccia a faccia con Putin in persona.
Un altro segno di questa partnership si è avuto il 1° aprile 2026, quando, sotto gli occhi del governo di transizione al completo, al campo militare di Ivato hanno sfilato veicoli corazzati BMP-3 e droni kamikaze russi. Infine, seguendo il classico manuale dell’influenza russa in Africa, Mosca ha lanciato una serie di iniziative mirate di soft power. A marzo 2026 è nato il partito “Risveglio Patriottico di un Madagascar Unito” (braccio politico del gruppo “Amici della Russia”), e contestualmente è stata inaugurata la Camera di Commercio Russo-Malgascia. L’obiettivo formale è istituzionalizzare i rapporti commerciali; quello reale è garantirsi una corsia preferenziale per il cruciale settore minerario.
Cosa vuole la Russia in Madagascar? Per il momento emergono due dinamiche fondamentali. La prima è l’occhio di riguardo che Mosca mantiene per l’accesso ai giacimenti d’oro e ai minerali critici (in particolare grafite e cobalto), replicando il modello estrattivo già usato in altri teatri come la Repubblica Centrafricana. La seconda è, ovviamente, il valore dell’isola in senso geostrategico. Con il Mar Rosso semiparalizzato dagli effetti della guerra in Iran, il Madagascar si ritrova collocato sulla rotta del Capo di Buona Speranza, cioè sul principale percorso marittimo usato per aggirare il Canale di Suez.
Le intenzioni del Cremlino in questo senso sono diventate palesi con le recenti ispezioni di delegazioni russe presso i cantieri navali SECREN a Diego Suarez nell’estremo nord dell’isola (quest’ultima già attenzionata dagli USA che vorrebbero stabilire una loro presenza militare lì) . L’obiettivo è finanziare la modernizzazione delle infrastrutture portuali, trasformandole in un proprio avamposto logistico. Così facendo, la Marina russa disporrebbe di una base permanente di rifornimento e manutenzione nel cuore dell’Oceano Indiano, espandendo la propria proiezione militare oltre i confini tradizionali. Il tutto avviene mentre proseguono le manovre di Mosca tra Eritrea e Sudan per agganciare il Mar Rosso. In sintesi, con l’inserimento del Madagascar nella propria sfera d’influenza, alla Russia si aprirebbe un corridoio marittimo dal Canale di Suez fino al Sudafrica, con tutto ciò che ne consegue a livello commerciale e militare.
Oltre all’opacità e all’inutilità di certi provvedimenti (a cosa servono i blindati in un Paese che ha defenestrato l’ex presidente chiedendo servizi di base migliori?), diversi membri dell’opposizione hanno sottolineato come il governo di transizione dovrebbe limitarsi a gestire gli affari correnti e preparare le elezioni, senza ipotecare il futuro geostrategico nazionale per i prossimi decenni.
Anche l’Unione Europea non ha mancato di manifestare una certa perplessità rispetto al nuovo corso di Randrianirina. L’Ambasciatore dell’Unione, Roland Kobia, ha lanciato un avvertimento che suona come una campana a morto per le finanze malgasce, ricordando come il 90% degli aiuti internazionali proviene da paesi occidentali; così come la maggior parte degli investimenti diretti esteri e dei flussi commerciali. Tutti “fondamentali” macroeconomici ( e messaggi) che il governo Randrianirina sembra voler ignorare convinto di poter compensare con il supporto russo. Il messaggio di Kobia arriva anche in seguito a un recente incidente diplomatico con la Francia, causato dall’espulsione di un rappresentante di Parigi minimizzato da Randrianirina durante un colloquio telefonico con Macron.
Per il momento il governo di transizione teme solo un risveglio delle piazze malgasce e per questo motivo cerca di dipingere l’avvicinamento a Mosca come parte del “multilateralismo selettivo”. Una ricostruzione difficile da convalidare considerando la preferenza del governo di transizione per le relazioni con la Russia. Il rischio è che, nel tentativo di diversificare i propri partner, il Madagascar finisca per ridursi a una semplice appendice mineraria e militare, diventando l’ultimo tassello del “gioco lungo” del Cremlino in Africa.
La partita per il Madagascar resta aperta e gli schieramenti in campo prendono una forma sempre più nitida.

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