Ho finalmente rimesso le mani nella terra.
Una sensazione di pura pienezza e serenità mi ha attraversato tutto il corpo.
Ho trapiantato le prime cipolle, insalate e biete. Sto aspettando di seminare barbabietole e carote. Niente di straordinario, in teoria, eppure mi sono fermata a metà lavoro con la gralinette in mano e ho pensato: ma com’è possibile che sia così facile?
In otto anni ho coltivato su quattro terreni diversi. Quello di quest’anno è il primo sabbioso che mi capiti, e dopo anni di suolo argilloso - duro, pesante, che si compattava a guardarti e che d’inverno con il bagnato ci potevi fare le ceramiche - questo mi sembra un miracolo.
Aveva piovuto pochi giorni prima. Eppure la terra era già lavorabile, il drenaggio aveva fatto il suo lavoro, e la gralinette penetrava senza fatica.
Nel giro di una settimana l’erba del pascolo si è svegliata, le margherite e i tarassachi sono spuntati ovunque, le prime gemme fogliari su alcuni alberi hanno fatto capolino. La stagione è ricominciata.
Poi mi sono ricordata che a estate inoltrata questo stesso suolo leggero, così gentile adesso, farà fatica a trattenere l’umidità. E ho pensato: vabbè, ci penserò quando arriverà. Per oggi godo. 😅
Le ultime consulenze che ho fatto avevano tutte a che fare con la progettazione di un nuovo orto in biointensivo o anche conosciuto come market garden. Per cui mi sono ritrovata a stilare insieme ai clienti gli strumenti da comprare di cui non poter fare a meno o per la gestione o per migliorare la salute del suolo.
Tra questi il mio preferito è il telo da occultamento.
Sai quei grandi teli neri che vedi ogni tanto sugli orti e ti chiedi “ma a cosa servono esattamente?”
Si chiamano teli da occultamento - o teli da insilato, come li trovate nei cataloghi - e sono uno degli strumenti che uso di più - anche se sono brutti, di plastica (sì) e costano.
Ti spiego perché per me valgono ogni centesimo.
Il suolo nudo è un suolo in pericolo. La pioggia lo compatta, il vento e il sole lo asciugano. Ogni volta che lasciamo la terra scoperta stiamo perdendo nutrienti attraverso la lisciviazione quando piove, la rendiamo più vulnerabile all’erosione e al compattamento superficiale.
Il telo ci mette sopra un tetto.
Ma non è solo protezione passiva. Quando trinciamo una coltura a fine ciclo o un sovescio e ci stendiamo sopra il telo, stiamo creando qualcosa di preciso: calore, umidità, oscurità. L’ambiente perfetto per tutta la micro e macrofauna del suolo - lombrichi, funghi, batteri - che trasforma quella materia organica in sostanza organica stabile, in nutrimento per le piante della stagione successiva.
È compostaggio in campo, senza cumuli da girare.
Per me che fare il compost classico senza macchinari adeguati è complicato, i teli hanno risolto un problema enorme.
Un’altra cosa che non si dice abbastanza: se lavori i letti ma non riesci a trapiantare subito, perché arriva la pioggia, perché hai altri impegni o perché la vita è complicata, il telo ti salva. Copri, proteggi il lavoro fatto, torni quando puoi.
Durano anni se trattati bene. Si trovano anche in plastica riciclata o biodegradabile. E il lavoro che fanno io personalmente non l’ho mai visto fare da nient’altro.
Hai mai usato i teli da occultamento nel tuo orto o in azienda? O c’è uno strumento “brutto ma efficace” che usi e di cui nessuno parla mai?
Rispondimi nei commenti o direttamente a questa mail — mi piace sapere cosa funziona nei vostri contesti, spesso imparo anch’io.
E se stai riprendendo a lavorare la terra dopo l’inverno — o stai progettando come impostare l’orto o l’azienda questa stagione — e senti che ci sarebbe bisogno di mettere ordine tra le idee, puoi prenotare una call gratuita con me per capire se posso aiutarti.
Ti auguro una buona settimana di terra,
Adelaide 🌱
Il diario di un’agroecologa

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