Per la prima volta in vita mia sto cercando di non percorrere una strada già battuta e sicura. Mi sto lanciando in un progetto mio, sto imparando a riconoscere le mie capacità, i miei progressi, e anche i miei limiti. Sto iniziando a capire cosa significa non avere la sicurezza di un percorso già scritto, cosa vuol dire “costruire la propria strada” quando non c’è letteralmente nessuno a dirti cosa fare.
Insomma, è un momento di entusiasmo e smarrimento insieme.
Proprio in questo periodo ho avuto anche l’occasione di approfondire le vite di due persone che, senza che me lo aspettassi, mi hanno dato una direzione sui prossimi passi da fare. Non assomigliano per niente ai soliti guru da TED Talk e, come ti aspetterai se mi conosci già, hanno ovviamente a che fare con il mondo del cibo. Sto parlando di:
Luisa Spagnoli, classe 1877, colei senza la quale non esisterebbero i Baci Perugina. Per me, l’imprenditrice italiana simbolo del coraggio e dell’emancipazione per eccellenza.
Alberto Tomasi, classe 1940, il cuoco intagliatore che, grazie alle sue sculture vegetali, è stato il più premiato al mondo in cucina artistica. Per me, semplicemente nonno Berto.
Le “tre perle di saggezza” che ho promesso nel titolo, sono più che altro i tre messaggi che mi porto a casa dalle loro storie, che ho raccontato nel blog.
Se stai inseguendo un sogno, forse, risuoneranno anche in te.
Ciao, sono Chiara, la tua guida gastronomica di fiducia! 🍝
🍕Nel mio blog, Acquolina in Viaggio, scopro nuovi luoghi e tradizioni culinarie, per poi raccogliere tantissimi consigli in articoli approfonditi e rilassanti!
🌍Su YouTube racconto tutto in video, così puoi avere un assaggio delle parti di mondo che scopro, in tutta calma.
🍃Su Instagram cerco di portare un briciolo di approfondimento e presenza, senza check-list ansiogene sulle 10 cose da vedere, fare o assaggiare!
📌Su Pinterest invece raccolgo tutto in bacheche ordinate, così puoi trovare e salvare i tuoi articoli preferiti!
Non credo nella retorica del “se vuoi puoi”, al di là delle condizioni di partenza. Però credo che stia comunque a te capire cosa fare e come farlo, iniziando da lì. Abbiamo tutti una cassetta degli attrezzi, chi ben fornita, chi misera: non ci possiamo fare niente. Però, anziché concentrarci su tutto quello che ci manca, possiamo iniziare a capire come usare quel poco o tanto a nostra disposizione per fare il meglio possibile.
Per Luisa e mio nonno, quella cassetta conteneva: scarsa istruzione, una casa povera, un padre morto precocemente, una madre da sostenere, l’intraprendenza tipica di chi ha davvero poco a disposizione, e con quel poco deve ricavarci qualcosa.
Luisa, in particolare, aveva un’incredibile voglia di emanciparsi.
Mio nonno invece, aveva una grandissima fame di mondo (solo a 29 anni ho capito da chi deriva davvero il motto del mio blog).
Evidentemente entrambi sapevano bene a quali cose non avrebbero mai rinunciato, anche a costo di fare il doppio della fatica degli altri. E infatti, questi due, non hanno aspettato le giuste condizioni per fare quello che volevano. Lo hanno fatto e basta.
Luisa non ha aspettato che la legge italiana riconoscesse le donne in ambito lavorativo. Negli anni in cui le donne sposate non avevano nessuna autonomia giuridica e patrimoniale, è diventata la “signora Luisa”, la donna che creava delizie irresistibili, ovvero il volto della confetteria più famosa di Perugia. Molti anni dopo, quando quella confetteria si è trasformata nella Perugina, è entrata nel consiglio di amministrazione senza grandi obiezioni: la sua presenza era ormai imprescindibile per il successo dell’azienda, dall’ideazione dei prodotti fino alle scelte strategiche.
Nonno Berto non ha aspettato di sentirsi "abbastanza preparato" per lanciarsi nel mondo delle competizioni internazionali di cucina. Non esistevano le scuole alberghiere (ha fatto un corso quasi per caso), e di certo non conosceva le lingue straniere. Però aveva una curiosità inesauribile, tanta manualità e un'enorme voglia di imparare. Come lui stesso mi ha detto, non aveva paura di nessun ostacolo, contava solo la sua passione, che lo portava dappertutto. È stato in grado di collezionare medaglie in tantissimi Paesi diversi… parlando in veneto.
Quindi ecco la prima perla che mi porto a casa: se voglio davvero realizzare i miei sogni, devo partire da quello che ho già dentro di me, non da quello che mi manca.
Che poi, non è quello che dicono gli esperti di comunicazione?
Devi distinguerti.
Ma che significa, se non essere noi stessi e valorizzare i nostri punti di forza?
Personalmente, ho una grandissima paura del fallimento. È un brutto retaggio datomi da anni di liceo e Università, voti alti e buone condotte da rispettare. Insomma, ho interiorizzato che impegnandomi a sufficienza, studiando e controllando ogni dettaglio, avrei ottenuto il risultato sperato.
Da quando ho aperto il blog però, mi sono resa conto di quanto tutto questo sia ridicolo. Ci sono un trilione di cose al di fuori del mio controllo e i miei schemini sulle “cose da fare entro tot tempo” sono diventati presto più simili a obiettivi a cui puntare un passo alla volta, con flessibilità e senza troppi paletti. Perché basta un niente a scombinare i piani, nel magico mondo al di fuori dei libri.
Luisa e nonno Berto, secondo me, facevano il ragionamento inverso. Anziché organizzare tutto al dettaglio sperando di non fallire, si buttavano in un nuovo campo, apprendevano le competenze necessarie, e imparavano dai loro tentativi ed errori. E in questo modo, il loro mestiere è diventato una palestra continua.
Quando le leggi di guerra hanno vietato la produzione di caramelle e confetti, Luisa Spagnoli ha deciso di specializzarsi nell’unico alimento che poteva ancora produrre in fabbrica, concesso per il sostentamento dei soldati: il cioccolato. Ed è proprio grazie al cioccolato che la Perugina è stata una delle poche aziende italiane a prosperare in tempo di guerra. E se si fosse fermata al mondo del cioccolato, senza mai mettersi in gioco in altri campi, non sarebbe mai nata l’Angora Spagnoli, ovvero l’azienda specializzata in maglieria di alta qualità, che è diventata la Luisa Spagnoli, quel marchio di moda che tutti conosciamo.
Anche il percorso di mio nonno è costellato da cambiamenti di rotta. Doveva fare il muratore, ma una fortissima allergia alla calce lo ha costretto a ripiegare su altro. Ha fatto il corso da cuoco senza sapere dove lo avrebbe portato, ed è finito per lavorare negli hotel, nelle gastronomie, e infine nella ristorazione collettiva. In ognuno di questi passaggi, la dinamica era sempre la stessa: qualcuno gli proponeva di lanciarsi in una nuova opportunità, e lui diceva sempre di sì, senza sapere cosa lo avrebbe aspettato.
Quindi, eccoci alla perla di saggezza numero due: non voglio più considerare il non sapere come un motivo sufficiente per non cominciare. Se davvero voglio crescere, devo fare pace con quella sensazione scomoda di essere una principiante ad ogni nuovo gradino.
Che poi, se non avessi voluto imparare cose nuove e mettermi spesso alla prova, sarei rimasta al mio vecchio lavoro da dipendente. Comodo, sicuro e noioso da morire.
Luisa Spagnoli poteva semplicemente cercare un lavoro, e invece ha creato qualcosa da sé, assecondando quell’indipendenza che aveva dimostrato fin da ragazzina.
Poteva accontentarsi di rimanere dietro le quinte della Perugina, senza pretendere un ruolo decisionale riconosciuto, e invece si è fatta strada fino a entrare nel consiglio di amministrazione.
Poteva rassegnarsi a un matrimonio senza amore, e invece ha scelto di separarsi dal marito e di concedersi, finalmente, qualche bacio vero. E per fortuna: proprio grazie a quell’amore clandestino sono nati i Baci Perugina!
Mio nonno, invece, poteva accontentarsi di fare il cuoco per una catena di hotel. E invece si è buttato in ogni occasione di cambiamento, spinto dalla voglia di imparare e di esprimere la sua creatività.
Poteva rimanere in Italia, e invece la curiosità lo ha portato in giro per il mondo, tra gare di cucina e viaggi con la nonna.
E oggi, a 86 anni, potrebbe tranquillamente accontentarsi di tutti i traguardi già raggiunti. E invece continua a intagliare ed esporre ogni sorta di vegetale, con la stessa voglia di creare di sempre.
In entrambi i casi, il punto non è avere una carriera di successo, quella è quasi una naturale conseguenza. Credo che il punto sia partire da chi siamo veramente, dai nostri più profondi desideri, e portare questo pezzetto di noi nel mondo. Insomma, costruire attivamente una vita che ci somigli un po’ di più.
E questa era la perla numero 3.
Io non ho nessuna risposta sul mio futuro, ma alla fine di questa newsletter mi sento di dire che:
mi fido dei miei talenti;
mi impegnerò ad essere una principiante più serena;
la mia vita, anche se al momento è un po’ un limbo, mi ha portata ad essere qui, oggi, a scrivere.
Io, la scrivania, il pc, e il silenzio attorno. Questo pezzetto di vita mi assomiglia molto :)
Ti lascio con la frase che nonno Berto dice sempre a noi nipoti, come fosse un mantra:
La vita non è bella, è meravigliosa! Ma siamo noi a fare la vita!
Caricamento in corso...
Questo è l’articolo in cui ti presento Nonno Berto, l’uomo che mi ha insegnato ad avere fame di mondo 🗺️🍽️
Questa invece è la storia incredibile di Luisa Spagnoli: scoprirai che i Baci Perugina sono, prima di tutto, un simbolo di coraggio (e solo poi di amore) 🍫❤️
In questo articolo ti parlo del libro su Luisa Spagnoli che ho usato come fonte, e del perché dovresti o non dovresti leggerlo 📖💄
Il libro gastronomico che ho sul comodino questo mese è: L’incartatrice di arance, di Barbara Bellomo. La protagonista è Rosetta, una ragazza di sedici anni nella Catania del 1906, che sogna un futuro diverso da quello a cui tutte le donne cresciute nella povertà sembrano essere destinate. Per aiutare Michele, amico di cui è segretamente innamorata, si ritrova coinvolta nel progetto di valorizzare una nuova varietà di arance, il Tarocco, attraverso le veline colorate che le avvolgono. Ad aiutarla c’è Concetta Campione, un’imprenditrice davvero vissuta in quell’epoca, con cui Rosetta scoprirà la possibilità di costruirsi un futuro diverso🍊
Peccato non aver letto questo libro prima del mio viaggio in Sicilia!!
Gustarsi la Vita è la mia rubrichetta sui tantissimi modi in cui il cibo è sufficiente per vivere a pieno il momento, una lista zero stress con tante idee golose per rallentare. Ecco a te quelle che ho sperimentato questo mese:
#3 Fare colazione come si deve (ovvero: solo cose buone, niente telefono, niente domande prima del caffè!) 🥞
#4 Fare un orto (o coltivare qualcosina in balcone). Mangiare verdure cresciute da te è la cosa più soddisfacente e calmante del mondo 🍅
#5 Avere qualche gallina in giardino e andare a caccia di uova. Osservare galline felici che razzolano è meglio della meditazione… e le loro uova sono infinitamente più buone 🥚
#6 Giornatina al mare, spiaggia libera e fruttino di metà pomeriggio. Per me non serve nient’altro per essere felici (ma qualcuno mi ha detto che con una birretta si completerebbe meglio il quadro) 🌊
#7 Pizza e serie del cuore per cena. Per me: New Girl, perché il mio umorismo demenziale ama Nick Miller 🍕
Caricamento in corso...
Questa newsletter risuona in te? Allora condividila, così raggiungiamo altre persone che hanno fame di mondo 🌍
Al prossimo viaggio, con l’acquolina in bocca 😋
Chiara ☀️
Nessun post

Comments
Nothing yet. Say the first thing.
Sign in to join the conversation.