Ho rimandato fin troppo l’invio di questa newsletter. Sono arrivata al punto che, nonostante abbia impegni più importanti e cose da sbrigare che rimando per l’ennesima volta, sento troppo il bisogno di raccontare il viaggio che mi ha cambiato la vita per sempre.
Un ritiro di meditazione a Bali? Un mese di volontariato in Sud America?
No amici, per superare il mio burnout da lavoro frustrante e da vita frenetica non ho fatto nulla di tutto questo (anche se, certo, sarebbe più figo da raccontare).
Sono partita per Valencia con soli 3 giorni pieni per esplorare, e l’ho fatto nel periodo peggiore in assoluto per visitare la città: la festa delle Fallas.
Ciao, sono Chiara, la tua guida gastronomica di fiducia! 🍝
🍕Nel mio blog, Acquolina in Viaggio, scopro nuovi luoghi e tradizioni culinarie, per poi raccogliere tantissimi consigli in articoli approfonditi e rilassanti!
🌍Su YouTube racconto tutto in video, così puoi avere un assaggio delle parti di mondo che scopro, in tutta calma.
🍃Su Instagram cerco di portare un briciolo di approfondimento e presenza, senza check-list ansiogene sulle 10 cose da vedere, fare o assaggiare!
📌Su Pinterest invece raccolgo tutto in bacheche ordinate, così puoi trovare e salvare i tuoi articoli preferiti!
Mi sono resa conto che qui ho raccontato un po’ tutte le fasi del mio percorso: la voglia di trovare un angolino di calma e autenticità nella vita e nel web, la creazione del mio blog, la consapevolezza di voler vivere di scrittura, i tentativi (falliti) di trovare un equilibrio tra questa nascente passione e un lavoro full time.
Oggi aggiungo un altro tassello, che ha a che fare con il perdere il senso nel proprio lavoro, e ritrovarlo tra i churros, la pella e i petardi.
Parto col dire che secondo me trovare il giusto lavoro è come trovare il giusto partner. Non può funzionare se la storia si basa solo sul vantaggio economico e il bisogno di sicurezza, almeno non sul lungo periodo.
All’inizio mi andava bene così, non avevo grandi pretese, volevo solo uscire finalmente di casa e trovare la mia indipendenza. Ma nel tempo l’idea di passare 40 ore a settimana insieme a drammi non miei, battute sessiste e un ambiente totalmente privo di qualsiasi stimolo o spiraglio di crescita e sviluppo mi ha schiacciata. Nessuno stipendio poteva colmare quella mancanza di senso che mi accompagnava per otto ore al giorno.
E così, io e il mio pacchetto completo di disagi fisici vari (occhiaie, pallore, stanchezza cronica e gonfiore addominale) siamo andati dal mio ragazzo e compagno di avventure ad implorare di scappare per qualche giorno.
Cercando tra i voli in partenza da Treviso, abbiamo scelto Valencia: la meta giusta per staccare, rilassarsi e tornare con una mente più lucida e tranquilla, per poi capire cosa fare con quel benedetto lavoro.
Si parla spesso di viaggiare per settimane o mesi per trovare sé stessi, imparare cose nuove, confrontarsi con ciò che non ci somiglia… beh, io viaggio anche per scappare. Solo per qualche giorno e senza nessun motivo morale, solo per non pensare ai problemi e dare alla mia testa qualcosa di bello con cui svagarsi per un po’.
Io in quel momento pensavo solo ai churros nella cioccolata calda, ai quartieri colorati, alla paella e al calore della Spagna.
Era lo scorso marzo, a Valencia si era nel pieno della festa delle Fallas. Ma io, ovviamente, non ne avevo la minima idea.
Cercavo un modo per descrivere questa festa e direi che l’ho trovato.
Mi aspettavo il relax, le passeggiate tranquille e tanto cibo tipico da assaggiare in tutta calma.
Ho trovato giganti strutture di cartapesta, parate in costume con decine di bande per le strade, petardi a ogni ora del giorno e della notte, odore di fritto in ogni angolo della città e valenciani in festa dalla mattina alla sera.
Una specie di carnevale di Venezia dove al centro di tutto non ci sono le maschere, ma i petardi.
È proprio il contrario della meditazione. Tu prova a concentrarti sul respiro quando sotto il tuo alloggio si canta, si balla e si cuoce paella per strada. Prova a goderti ogni piccolo dettaglio dei quartieri, quando ti arrivano petardi a tre centimetri dal piede ogni cinque minuti.
Riassumerei il tutto dicendo che è stato un viaggio breve, ma forse uno dei più faticosi ed entusiasmanti insieme che abbia mai fatto.
Se chiudo gli occhi vedo ancora i mille colori di questa città pazzesca: il verde dei giardini e dei pappagallini liberi tra i rami, l’arancione e il giallo degli agrumeti in centro, il luccichio delle piastrelle sulle case dei pescatori a Cabanyal e il blu delle vasche in cui nuotavano i beluga, all’Oceanogràfic. Vedendoli sguazzare sorridenti e vanitosi, mi sono persino commossa.
E poi, ovviamente, ho mangiato di tutto. Ho scoperto che la paella è più buona con la salsa alioli, che l’horchata è davvero troppo zuccherata e che le patatas bravas sono così goduriose che ci farei anche colazione.
Se vuoi vedere quello che ho visto io, e avere un assaggio virtuale di Valencia, ho provato a raccontare tutto nel mio primo vero video su YouTube. Intendo uno di quelli in cui ci metti davvero la faccia e la voce. Mi fa ancora strano.
So che sembra controintuitivo, ma devo ammettere che con me funziona spesso.
Ci sono dei momenti in cui sento forte e chiaro che devo staccare e riposarmi per trovare la lucidità. Altri in cui l’unico modo per superare lo stallo è buttarsi senza pensarci troppo, lasciarsi trasportare e accettare tutto quello che viene.
Persino ora sto scrivendo con zero energie in corpo, eppure le parole escono a fiumi. Non sarà la mia migliore newsletter, ma sicuramente è più diretta e sincera, senza fronzoli e tagli da overthinking.
Quello che voglio dire è che a volte le risposte arrivano quando non hai più nessuna energia per essere troppo razionale. La testa si arrende e lascia più spazio a ciò che la pancia cerca di dirti da settimane. Puoi ottenere questo risultato con la meditazione, oppure con tre giorni di delirio da Fallas a Valencia.
Io sono tornata a casa più stanca di prima, senza neanche un briciolo di tolleranza residua per colleghi arrabbiati, capi ignoranti e mansioni vuote.
E così, mi sono licenziata.
Non l’ho fatto buttandomi nel vuoto, sia chiaro. Questa decisione se ne è portata dietro tante altre, tra cui un trasloco, un cambio di città e di vita, un minimo di piano finanziario per capire quanto tempo sarei potuta stare senza entrate. Insomma, non è stato per niente romantico.
Ma porca miseria, mi sento di nuovo viva.
Non ho nessuna risposta, comunque. Da quando ho scritto di volere una vita più leggera, continuo a cercare la mia strada e ad aggiustare il tiro.
Una cosa però è certa: scrivere di cibo mi fa battere il cuore.
Continuerò a farlo, sia nel blog che in questa newsletter.
🗺️Se ti ho incuriosito e hai voglia di visitare Valencia anche tu, ecco una lettura rilassante per prendere ispirazione ➡️ Nel mio ultimo articolo su Valencia ti porto in ogni quartiere, a visitare e assaggiare tante cose belle e buone🥘
📹Se preferisci guardarti un video, qui racconto tutto mettendoci la faccia e la voce (per la prima volta!). Per fingere nonchalance, l’ho registrato dalla mia amaca 🧘♀️
📖Il libro gastronomico che ho sul comodino questo mese è: Luisa Spagnoli, la signora dei baci, di Maria Letizia Putti e Roberta Ricca. Dopo la storia della Moka Bialetti, potrei raccontare anche come sono nati i Baci Perugina, che dici?💋
Gustarsi la Vita è la mia rubrichetta sui tantissimi modi in cui il cibo è sufficiente per vivere a pieno il momento. Una lista zero stress con tante idee golose per rallentare. Ecco a te le due idee dello scorso mese:
#1: bere un caffè bollente all’aperto, leggendo un libro
#2: preparare una torta piena di crema
Quali altri te ne vengono in mente?
Questo post risuona in te? Allora condividilo, così raggiungiamo altre persone che hanno fame di mondo 🌍
Al prossimo viaggio, con l’acquolina in bocca 😋
Chiara ☀️
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