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Acquolina in Viaggio · Jun 29, 2025

Il mio primo vero viaggio: quello che mi ha portata qui

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Cercavo un rifugio dalla fretta, così ho aperto un blog

Mi prendo un po’ di tempo per scrivere, all’ombra di questi alberi tra i campi seccati dal sole, nel bel mezzo della Provenza.

Questo posto, che sa di lavanda e pain au chocolat, mi dà quel mix di calma mentale e leggerezza d'animo che mi serve per far uscire alcuni pensieri che ho dentro da un po'. Già che ci sono, ci faccio anche la mia primissima newsletter.

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Finzione, fretta e dolci light

È da un po’ che sento dentro di me un bisogno chiarissimo: quello di persone ed esperienze Vere, con la V maiuscola. Di quelle che richiedono presenza mentale, connessione, impegno. Insomma, ho bisogno di autenticità.

E invece più mi guardo intorno, più vedo fretta. Un’ansia imprecisata di fare chissà cosa, e di rincorrere chissà chi. Siamo talmente immersi in questa frenesia che nemmeno ce ne rendiamo conto. Ma quando mi fermo, anche solo per un respiro profondo, la sento bene tutta questa follia. E in quei momenti capisco che io non la voglio una vita passata a correre.

Io voglio la calma.

Cercare calma e autenticità là fuori è un po’ come cercare il gusto nei dolci light. È possibile, ma molto impegnativo. Diciamo che si fa prima cambiando strategia: guardandosi dentro più che attorno. Così come si fa prima ad avere una dieta equilibrata, dove però un dolce ha burro, zucchero e tutto il resto, diamine!

Così ho deciso di partire da me. Mi sono detta che la prima ad essere Vera, dovevo essere io. E da quel momento è iniziato il mio processo di pulizia.

Va di moda, ma non fa per me

Ho cominciato da Instagram, unico social che avevo ancora attivo. L’anti-verità per eccellenza. Un tripudio di pose improbabili e facce poco espressive, tutte a sgomitare in affanno per avere più like — anche da chi non saluti da anni, anche da chi non saluti proprio.

Instagram mi spingeva a fare foto per Instagram, non per me o per i miei cari. E mi rendeva stanca. Del resto, inseguire canoni che un secondo prima nemmeno avevo considerato, richiede energie.

Così l’ho eliminato.

Perché, mi sono detta, se hai bisogno di un social detox, forse in realtà hai solo bisogno di vivere senza social. (Ovviamente questo è solo il mio punto di vista.)

a sign on a wall that says less social media
Photo by Jon Tyson on Unsplash

Poi sono passata a tutto ciò che la moda cercava di farmi apparire come bello, utile o entrambe le cose, ma che in realtà non faceva per me.

Nulla contro le macchinette analogiche, credo solo che costino un occhio, e che l’effetto non sia poi granché.

Per non parlare degli occhiali da sole minuscoli e dei pantaloni a vita bassa. Sono già sopravvissuta agli anni Duemila con tutto quel corredo di stramberie, non ho nessuna intenzione di tornare indietro.

E lo so, sono un’outsider a dirlo, ma le Birkenstock non mi sono mai piaciute. Non riesco a capacitarmi di come siano diventate cool.

Non vi giudico se amate queste cose, spero sia chiaro. Sto solo dicendo che non cedo più alla moda in quanto tale, non mi interessa quella roba lì.

Insomma, ho smesso di scervellarmi su cosa fare per essere più interessante agli occhi degli altri. Invece, ho iniziato a chiedermi: “Cosa renderebbe la mia vita più degna di essere vissuta?”

Assaporare ogni attimo, per davvero

woman eating at table
Photo by Annie Spratt on Unsplash

La risposta mi ha portata qui. Al mio blog: Acquolina in Viaggio. Perché a me, fondamentalmente, interessa portare una voce gentile, autentica e radicata in un mondo che corre come un pazzo, invidia vite editate, e finisce per non godersi mai niente.

Io, invece, questo mondo lo voglio prendere a morsi. Che per me significa prendermi il giusto tempo per fare esperienze e assaporare — letteralmente — ogni attimo.

I titoli del tipo “10 cose da vedere in X giorni a Y” mi fanno sempre storcere il naso. Perché un viaggio, anche se breve e turistico, non è un elenco da spuntare. E nemmeno una serie di piatti da assaggiare nel minor tempo possibile.

È un’esperienza.

E le esperienze richiedono calma, connessione, presenza mentale. Quella presenza che non puoi avere se sei in affanno per trovare la giusta posa per Instagram, o quel locale che fa i video virali sui panini che vende.

Io credo che, in fondo, siamo tutti un po’ stanchi. Stanchi di fingere. Stanchi di dover sempre dimostrare qualcosa a qualcuno. Stanchi di vestirci come detta la moda, di viaggiare per scattare la foto perfetta, di mangiare secondo l’ultima ricetta fit del momento. (Possiamo dirlo, sì? Il fettamisù non sarà mai paragonabile a un tiramisù e non ha senso di esistere.)

Io ero stanca. Così ho creato un piccolo spazio virtuale dove raccontare i miei viaggi gastronomici, con una voce Vera. Senza fronzoli, ma gentile. Avventurosa, ma radicata. Almeno, ci voglio provare. E so che da qualche parte c’è qualcuno che la pensa come me. Qualcuno che ha solo bisogno di un angolo di pace.

Ecco perché non credo che i blog siano morti, anzi. Credo che torneranno a farsi sentire. Perché lì nessun algoritmo ti dice cosa scrivere, nessuna piattaforma limita lo spazio per raccontarti e nessun vecchio compagno delle medie ti mette (o non ti mette) like.

Io avevo bisogno di questo spazio. E se vorrete leggermi, sappiate che dietro ogni articolo e ogni foto troverete una persona che prova ad essere Vera.

Ah, quasi dimenticavo: sono anche e soprattutto molto, molto golosa. Quindi sì: aspettatevi tanto, tantissimo cibo.

Al prossimo viaggio, con l'acquolina in bocca 😋

Chiara ☀️

P.S. A te che mi stai dedicando del tempo leggendo queste parole: grazie.

Se ti va, fammi sapere cosa ha risuonato dentro di te.

Ah, e parlami anche di quel dolce di cui non puoi proprio fare a meno — sono vietate le ricette con stevia, eritritolo e simili. Per me è il gelato sul cono, rigorosamente due palline, meglio se con gusti cioccolatosi.

Grazie per aver letto fino in fondo. Se ti è piaciuto e vuoi supportarmi, sentiti libero di condividere.

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