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☕️ Il caffè del lunedì · Jun 8, 2026

#17... come Liz Bennet

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Perché Elizabeth Bennet continua a parlarci? Jane Austen ci spiega coraggio di scoprire che avevo torto. Io sono Simona Sessini e questa è la diciassettesima newsletter del 2026 de Il caffè del lunedì

Anche Jane Austen, ben due secoli fa, aveva un problema con le eroine troppo perfette.

Quando nel 1803 scrive Northanger Abbey, lo aveva concepito proprio come risposta polemica al romanzo gotico che imperversava all’epoca. La protagonista Catherine Morland è il contrario dell’eroina convenzionale: non è bella, non è dotata di sensibilità straordinaria. Nonostante non svenga durante i temporali, come si addicerrebbe a una eroina del tempo, è una che ha letto troppi romanzi gotici e che, di conseguenza, vede intrighi e misteri ovunque, anche dove non ce ne sono.

Il bersaglio preferito della scrittrice era il romanzo sentimentale, e in particolare un certo tipo di protagonista che viveva di languori, presagi, lacrime copiose e intuizioni infallibili. Più sentiva, più aveva ragione. La Austen era accerchiata da svenevoli protagoniste che nello sviluppo della storia avevano conferma del loro appassionato sentire.

La sua soluzione è, a mio avviso, la via d’uscita migliore che possiamo scegliere anche noi ora.

Donne tra conformismo e autonomia

Prendiamo Pride and Prejudice, Orgoglio e pregiudizio, l’opera della maturità, forse la più complessa.

È già tutto nell’incipit, un piccolo gioiello di misurata, sferzante ironia:

È una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un buon patrimonio debba essere in cerca di moglie.

La famiglia Bennet al completo, dall’archivio di IMBD. Tutte le immagini sono tratte dallo stesso sito e relative allo stesso film del 1940

Il punto di partenza è dichiarare senza mezzi termini che la società che vedremo avvicendarsi nelle pagine seguenti ruota, senz’ombra di dubbio, sui cardini del patriarcato: una ragazza di buona famiglia deve contrarre un buon matrimonio per essere mantenuta dal marito.

Sulla base di questo assunto, deriva che uno scapolo ricco deve cercarsi una moglie. La frase iniziale prelude al divertente siparietto tra il signore e la signora Bennet la quale, a riprova della tenace convinzione della società ottocentesca della campagna inglese, aveva l’unico scopo di far sposare le sue cinque figlie. Il suo personaggio si compendia in poche righe: una donna superficiale che invocava “i suoi poveri nervi” ogni qualvolta non gli dedicavano la dovuta attenzione.

Ma è solo il primo degli innumerevoli personaggi femminili del romanzo: per certi versi Orgoglio e pregiudizio è un vero e proprio catalogo1di tipi di donne e del loro modo di negoziare il proprio ruolo e la loro azione nella società.

Elizabeth per andare a fare visita alla sorella malata, cammina nel fango e si sporca il vestito. L’azione, criticata dalla Bingley, è dettata dal sentimento e non dalle regole della società. Una scena del film “Pride and Prejudice” con Greer Garson e Orson Welles (1940).

Nel romanzo convivono modi radicalmente diversi di essere donna, e nessuno di questi è presentato come modello assoluto: c’è chi si conforma ai desideri maschili attraverso la passività e la virtù, chi usa il rango per esercitare controllo sulle altre donne, chi osa essere assertiva e razionale rischiando di essere giudicata fuori posto. Ogni personaggio negozia continuamente la propria posizione, con la società, con la famiglia, anche con se stessa.

Entrare nella mente dei personaggi

Per mostrare questa negoziazione dall’interno, Austen usa una tecnica narrativa precisa: il discorso indiretto libero2. Non descrive i personaggi dall’esterno né cede loro direttamente la voce: entra nella loro testa e ne esce senza avvertire, mescolando la prospettiva del narratore con il flusso del pensiero del personaggio. Il risultato è che il lettore si ritrova a pensare con loro, a seguire il ragionamento mentre si forma, a vedere dove funziona e dove si inceppa.

Jane Austen utilizza il free indirect style (cioè lo stile indiretto libero) come uno strumento sofisticato per mediare tra la voce del narratore e la coscienza dei personaggi, creando quello che i critici definiscono una doppia voce. Il lettore segue il ragionamento del personaggio dall’interno, ma con una leggera distanza ironica che appartiene al narratore.

Elizabeth e la sua amica Charlotte ascoltano, non viste, il dialogo tra Mr. Darcy e Mr. Bingley. Le parole dette da Darcy feriscono Liz, da ciò il suo pregiudizio.

Tecnicamente, Austen ottiene questo effetto attraverso piccoli segnali precisi: punti esclamativi che appartengono all’emozione del personaggio dentro una frase in terza persona, avverbi temporali al presente dentro una narrazione al passato (was now), aggettivi valutativi che tradiscono un punto di vista senza nominarlo. E poi ci sono le espressioni gnomiche, verità generali o cliché sociali che i personaggi pensano come se fossero loro, ma che in realtà appartengono alla voce collettiva della società. Austen le inserisce nel flusso del pensiero per mostrare quanto profondamente le norme esterne abbiano colonizzato l’interiorità dei suoi personaggi.

Elizabeth Bennet ha torto

Quello che rende Elizabeth Bennet un personaggio interessante anche adesso, è che sbaglia. E sbaglia con convinzione e in modo clamoroso: si lascia affascinare da Wickham, diffida di Darcy, costruisce un’interpretazione della realtà coerente con le sue emozioni, che sorge proprio dal suo sentimento ferito. Ma il momento cruciale del romanzo è proprio quando Liz rilegge la lettera di Darcy e si accorge di essere profondamente in errore. La Austen annota ogni cambiamento senza pietà:

Si vergognò sempre più di se stessa. Non riusciva a pensare a Darcy o a Wickham senza rendersi conto di essere stata cieca, parziale, prevenuta, priva di logica. “Ho agito in modo veramente spregevole!” esclamò. “Io, che ero orgogliosa del mio acume! (…) Fino a oggi, non ho mai saputo chi fossi. (Vol. 2, cap. 13 https://www.jausten.it/orgoglioepregiudizio.pdf)

Accorgersi che le emozioni possono portarla a sbagliare, non significa automaticamente denigrarle. Quando Liz rifiuta la proposta di matrimonio del cugino Collins, spiega che “accettarla mi è assolutamente impossibile. I miei sentimenti me lo impediscono da tutti i punti di vista” (Vol. 1, Cap. 19 ).

D’altro canto, la Austen non elogia Charlotte che indirizza su di sé le attenzioni del respinto signor Collins per potersi sistemare. In diverse punti, la scrittrice suggerisce che la sola ragione, senza il supporto del sentimento porti a giudizi addirittura crudeli. Le emozioni, pur difficili da decifrare, non impediscono il pensiero logico, ma lo arricchiscono.

Anzi, in realtà, anche per la Austen le emozioni, i sentimenti, non sono segno di irrazionalità ma uno strumento per agire3. È per questo che Elizabeth può fare appello alle sue emozioni per sottrarsi al matrimonio indesiderato, per quanto socialmente desiderabile, e resistere alle pressioni sociali che sponsorizzano il matrimonio come unica possibilità di un realizzazione di una donna.

La possibilità di agire

Ascoltare le proprie emozioni lascia alle protagoniste della Austen la possibilità di agire.

Ma sentire molto, sentire forte, non ci mette automaticamente dalla parte della ragione. Perché le emozioni non sono una bussola infallibile e potrebbero portarci a sbagliare.

La libertà non sta nell’avere sempre ragione. Sta nella possibilità concreta di sbagliare, riconoscerlo, e cambiare. Per questo Liz bilancia le emozioni con il ragionamento, perché quando riflette, quando cioè interviene la consapevolezza razionale, impara, cambia, capisce qualcosa di nuovo sul mondo e, cosa ancora più preziosa, su se stessa.

Per poter agire, insomma, siamo “costrette” e “costretti” ad accettare di poter sbagliare.

Sottolineo che anche i personaggi maschili si lasciano travolgere dai sentimenti: senza la dichiarazione di Mr. Darcy non ci sarebbe stato alcun cambiamento neanche in Elizabeth.

Rivendicare la parità di genere su questo terreno non significa esaltare le emozioni femminili contro la razionalità maschile, questo sarebbe solo rovesciare la stessa gerarchia, con gli stessi difetti. Significa qualcosa di più radicale: affermare che essere umani implica questa complessità che non si risolve con la perfezione.

L’errore non è una debolezza da correggere. È la condizione stessa della libertà.

Buon caffè ☕

Simona

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1

Negotiating Femininity: Expressions of Gender and the Policing of Female Hierarchies in Jane Austen’s Pride and Prejudice, tesi accademica, University of British Columbia, PDF disponibile su open.library.ubc.ca: https://open.library.ubc.ca/media/stream/pdf/24/1.0445104/4

2

Jane Austen’s Free Indirect Style, tesi accademica, University of British Columbia, PDF: https://open.library.ubc.ca/media/stream/pdf/24/1.0072557/1.

3

Abdelfattah, Nadya Ibrahim, The Deepest Blush: Bodily States of Emotions in Jane Austen’s Novels, tesi di Master in English, Cleveland State University, 2018, disponibile online: https://engagedscholarship.csuohio.edu/etdarchive/1086.

Read on 2kgdiscuola.substack.com

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