Nel 2022, nei primi giorni dell’invasione russa dell’Ucraina, migliaia di soldati ucraini scoprirono che i loro sistemi GPS avevano smesso di funzionare. I droni cadevano dal cielo senza essere abbattuti. Le comunicazioni radio erano coperte da rumore. I missili di precisione mancavano i bersagli. Non erano guasti tecnici. Era la guerra elettronica russa. Il conflitto tra Russia e Ucraina ha esposto un fronte critico a lungo trascurato dalle forze armate occidentali: il controllo dello spettro elettromagnetico, dove le comunicazioni vengono disturbate, i droni accecati e le armi di precisione deviate, influenzando così gli esiti delle battaglie, delle operazioni e anche dei conflitti. Nonostante la sua importanza, la guerra elettronica rimane il dominio meno compreso e meno finanziato tra tutti quelli in cui si combatte oggi – un’invisibilità che non riflette la sua importanza, ma la sua complessità.
Robert Alexander Watson-Watt nacque a Brechin, in Scozia, nel 1892. Figlio di un falegname, discendente di James Watt, l’inventore della macchina a vapore, Watson-Watt studiò ingegneria alla University College di Dundee, dove il professor William Peddie lo incoraggiò a studiare la telegrafia senza fili, allora nome comune per la radio. Fu una svolta che avrebbe cambiato la storia. Nel 1933, l’Air Ministry britannico istituì un comitato per migliorare le difese aeree del Paese. La Germania nazista aveva affermato di possedere un “raggio della morte” capace di distruggere aerei con onde radio. Watson-Watt fu incaricato di sviluppare una risposta. Concluse che un’arma simile era irrealizzabile, ma che era possibile costruire qualcosa di diverso e più utile: un sistema capace di rilevare un aereo in volo prima che fosse visibile all’occhio umano. Lo chiamò RADAR: Radio Detection And Ranging. Il 26 febbraio 1935, Watson-Watt e il suo collega Arnold Wilkins dimostrarono per la prima volta in Gran Bretagna che gli aerei potevano essere rilevati rimbalzando onde radio su di essi. La distanza era di sole 13 miglia, ma le implicazioni erano molto più profonde. Con un trasmettitore più potente, il radar poteva tracciare un aereo a 75 miglia – di fatto ridimensionando l’effetto sorpresa degli attacchi aerei avversari. Il risultato fu Chain Home: una catena di stazioni radar costruite lungo le coste sud e orientali della Gran Bretagna, che nel settembre 1938 cominciarono il servizio 24 ore su 24. Quando iniziò la Seconda guerra mondiale, c’erano 18 radar a difendere il Regno Unito – numero che salì a 53 prima della fine del conflitto. Nell’estate del 1940, la Luftwaffe superava numericamente la Royal Air Force di 3 a 1. Ma Chain Home permetteva di far decollare gli aerei in difesa e intercettare il nemico anche attraverso strati di nuvole. Senza quel sistema ideato da Watson-Watt probabilmente non avremmo vinto la Battaglia d’Inghilterra e il futuro dell’Europa sarebbe stato nettamente diverso.
La guerra elettronica opera sullo spettro elettromagnetico, ossia l’insieme delle frequenze radio, radar e infrarossi su cui viaggiano comunicazioni, sensori e sistemi di guida. Si divide in tre funzioni principali. Il jamming consiste nel trasmettere segnali abbastanza forti su una frequenza da renderla inutilizzabile per l’avversario: si bloccano comunicazioni radio, si accecano radar, si rendono inutili i ricevitori GPS. Lo spoofing è più sofisticato: invece di bloccare un segnale, lo si imita, ovvero si invia al drone avversario un segnale GPS falso che lo convince di essere altrove, lo si dirige verso un bersaglio sbagliato o lo si fa atterrare nel posto non designato. La soppressione delle difese aeree (SEAD) combina queste funzioni con attacchi fisici: si individuano i radar avversari intercettando le loro emissioni, li si disturba o si lanciano missili antiradiation che seguono il segnale radar fino alla fonte. A queste tre funzioni classiche si è aggiunta una quarta dimensione: la convergenza con il cyber. Un attacco cyber può colpire il software di un sistema radar per fargli emettere segnali falsi, mentre la guerra elettronica ne disturba i segnali fisici. Entrambi mirano a disabilitare lo stesso radar, ma da angolazioni diverse. Un attacco coordinato può prima iniettare telemetria falsa nel sistema di controllo avversario tramite un exploit cyber, poi usare asset di guerra elettronica per disturbare o ingannare radar e comunicazioni impedendo correzioni, e infine lasciare che le forze cinetiche sfruttino la confusione. L’effetto combinato è maggiore della somma delle azioni cyber o di guerra elettronica prese singolarmente. L’attacco russo a Viasat del 24 febbraio 2022 – un cyberattacco con malware “AcidRain” che disabilitò migliaia di modem satellitari disattivando le comunicazioni militari ucraine – e la contestuale campagna di jamming GPS sul fronte orientale erano due facce della stessa operazione: neutralizzare lo spettro informativo ucraino prima che i carri armati attraversassero il confine. Il sistema ucraino Lima – sviluppato durante il conflitto – ha spinto questa logica ancora oltre: attacca la navigazione satellitare dietro le armi di precisione russe fondendo jamming, spoofing e uno strato cyber di corruzione dei dati che persiste lungo la traiettoria del missile.
Il problema dell’Europa è strutturale e documentato. Le capacità di guerra elettronica aerea sono critiche per il potere aereo occidentale, ma sono anche una delle aree in cui i Paesi NATO hanno la maggiore dipendenza dagli USA. Le capacità europee sono in quantità allarmantemente insufficiente all’interno dell’Alleanza Atlantica. La dipendenza si concentra sull’EA-18G Growler della Marina americana – l’unico aereo NATO specificamente progettato per il jamming offensivo a lungo raggio – di cui nessun Paese europeo dispone.
Lo spettro elettromagnetico è uno dei domini operativi più critici nella guerra moderna, ma il suo uso nelle operazioni militari sta cambiando rapidamente. Tre tendenze convergenti stanno ridisegnando il campo. La prima è la vulnerabilità universale delle comunicazioni. Non esiste sistema di comunicazione moderno immune alla guerra elettronica: radio militari, link dati, comunicazioni satellitari, GPS – tutto ciò che viaggia sullo spettro elettromagnetico (e quindi non per rete fissa) può essere disturbato, intercettato o ingannato. I segnali GPS possono essere disturbati, falsificati o disabilitati. Il sistema di comunicazione satellitare Starlink, che ha rivoluzionato le comunicazioni tattiche ucraine, è stato soggetto a continui tentativi di jamming russo. Persino le comunicazioni satellitari in orbita geostazionaria – tradizionalmente considerate fuori portata – sono vulnerabili a sistemi di jamming spaziale. Non c’è rifugio sicuro nello spettro.
Ci sono delle alternative. Nel 2024, Boeing e AOSense hanno condotto il primo test al mondo di navigazione inerziale quantistica a bordo di un aereo con equipaggio, dimostrando una navigazione continua senza GPS per circa quattro ore. Nell’agosto 2025, lo spazioplano militare americano X-37B ha portato in orbita un sensore inerziale quantistico – il primo test spaziale di questa tecnologia come alternativa pratica al GPS in scenari dove i segnali satellitari siano negati. La navigazione quantistica usa l’interferometria atomica – la misurazione ultraprecisa dell’accelerazione tramite atomi raffreddati al laser – per calcolare posizione e velocità senza affidarsi ad alcun segnale esterno. Non può essere disturbata perché non riceve nulla: misura solo la fisica. Ma siamo ancora in una fase di prototipizzazione.
In Ucraina, si usano droni con fibra: un filo collega il drone alla sua stazione di controllo, trasmettendo le immagini al pilota in remoto, così da non essere vulnerabile al jamming avversario. Ma la fibra non può andare oltre alcuni km e poi bisogna procurarsela. E gli ucraini spesso lamentano di riceverne di qualità scadente da alcuni fornitori extra-europei. Vi è poi l’integrazione AI-guerra elettronica. Sistemi AI possono identificare nuove frequenze avversarie e ricalcolare le contromisure in tempo reale – quello che nella Seconda Guerra Mondiale richiedeva settimane ora richiede secondi. Le forze russe stanno però usando i droni per identificare sistematicamente le postazioni di guerra elettronica ucraine e colpirle con fuoco combinato. La guerra elettronica non è più uno strato separato della battaglia: è diventata l’obiettivo primario della ricognizione avversaria. Vi è poi il già menzionato gap europeo. Il vantaggio militare americano nello spettro elettromagnetico si sta erodendo rispetto a Russia e Cina, e potrebbe di fatto non esistere più. Per gli europei la situazione è ancora peggiore: mancano sia le piattaforme di jamming offensivo sia le “threat libraries” – I database delle emissioni avversarie necessari per identificare e colpire i radar nemici. Gli USA mantengono le più complete e aggiornate threat libraries della NATO, da cui molti alleati dipendono direttamente.
Justin Bronk, “Airborne Electromagnetic Warfare in NATO: A Critical European Capability Gap,” RUSI Occasional Papers (London: RUSI, 2025).
Jack Watling and Noah Sylvia, “Competitive Electronic Warfare in Modern Land Operations,” Occasional Paper (London: RUSI, 2025).
Bryan Clark, Whitney M. McNamara and Timothy A. Walton, Winning the Invisible War: Gaining an Enduring U.S. Advantage in the Electromagnetic Spectrum (Washington, DC: Center for Strategic and Budgetary Assessment, 2019).
Alfred Price, Instruments of Darkness: The History of Electronic Warfare, 1939–1945 (Greenhill Books, 2005).
La guerra elettronica è già il campo di battaglia invisibile di ogni conflitto ad alta intensità. Le tre traiettorie possibili riflettono velocità diverse di adattamento.
Scenario di recupero europeo: gli europei investono in capacità di jamming offensivo – sviluppando pod di guerra elettronica per i propri caccia, addestrando specialisti, costruendo threat libraries nazionali che riducono la dipendenza dagli USA. Il modello svedese – il Gripen con architettura EW “Aeraxis” di Saab – diventa il riferimento per la specializzazione che Bronk raccomanda: non ogni Paese deve fare tutto, ma ogni Paese deve contribuire con qualcosa di specifico e integrato nella struttura NATO. L’Ucraina, che ha sviluppato per necessità capacità EW avanzate – incluso il sistema Lima – diventa una fonte irripetibile di know-how operativo per gli alleati.
Scenario di stallo tecnologico: la corsa tra jamming e contromisure accelera al ritmo imposto dall’AI, e il vantaggio si sposta così rapidamente da rendere impossibile la superiorità duratura. I droni a fibra ottica, la navigazione quantistica e le comunicazioni a frequenze non convenzionali proliferano come soluzioni per aggirare il jamming tradizionale. La guerra elettronica diventa una gara di adattamento continuo piuttosto che un dominio dove accumulare vantaggi strutturali. In questo scenario, la velocità di innovazione industriale conta più degli investimenti storici – e qui gli USA partono avvantaggiati rispetto alla Russia.
Scenario di integrazione totale: il cyber e la guerra elettronica cessano di essere domini separati e diventano un unico continuum di operazioni sullo spettro informativo. Ogni drone, ogni missile, ogni veicolo da combattimento diventa contemporaneamente un sensore EW, un emettitore controllato e un nodo cyber. Chi arriva primo a questa integrazione – e la capacità industriale e software americana suggerisce che siano gli USA, con la Cina a seguire – definisce le regole del combattimento elettromagnetico per il decennio successivo. L’Europa, senza un’industria software di guerra elettronica comparabile, rischia di trovarsi strutturalmente dipendente anche in questo dominio.
Watson-Watt aveva capito nel 1935 che la vera arma non era il radar, ma il sistema integrato di rilevamento, comunicazione e risposta che quel radar rendeva possibile. Oggi la stessa logica si applica allo spettro nel suo complesso: vince chi integra meglio, non chi ha il singolo sistema più potente.
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