Immaginate un paesino disperso nella nebbia, tra i gelidi fiordi norvegesi, sul finire del diciannovesimo secolo. Quel paesino si chiama Berlevaag e «sembra un paese in miniatura, composto da casine di legno tinte di grigio, di giallo, di rosa». Gli abitanti di quel borgo isolato non hanno mai posseduto un oggetto di moda, e per tutta la vita si sono vestiti dimessamente, di grigio o di nero. Berlevaag, infatti, non è la meta turistica per avventurieri amanti di aurore e foreste, ma il luogo di isolamento spirituale di una setta religiosa luterana, i cui adepti «rinunciavano ai piaceri di questo mondo, perché la terra e tutto quanto essa offriva era per loro soltanto una specie di illusione, e la vera realtà era la Nuova Gerusalemme verso la quale essi aspiravano». A Berlevaag i desideri carnali sono repressi, gli amori sono taciuti, gli estranei, presto o tardi, finiscono per ritornare da dove sono venuti.
Ma un giorno, in quella comune clausura, giunge una francese: Babette. È in fug…

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