Benvenuto in 20/80.
Due notizie da brivido questa settimana.❄️
La prima è da p-aura, in senso buono: il 23 apriamo una flash sale dei biglietti per il Marketers World.
24 ore esatte per prendere il tuo biglietto o convincere gli amici a farlo, per l’evento più atteso dai markettari italiani, preso d’assalto quanto l’Odissea di Nolan.
E oltre ai biglietti usciremo anche qualche workshop. Il tipo di notizia che, se fosse un reel, salveresti subito e lo invieresti a un amico 👀.
👉 Entra in lista d’attesa da qui.
La seconda invece il brivido te lo dà sul serio: dal 2 agosto entra in vigore l’obbligo di dichiarare quando usi l’AI. Resta poco tempo per adeguarsi alle nuove regole e abbiamo cucinato qualcosa che te lo rende facile. 👨🏻🍳
Infine, in certe parti del mondo ci si riunisce solo per annusare.
Trovi tutto qui, in questa 20/80.
Sei pronto?
Si comincia!
Le sei situazioni in cui l’AI ti mette nei guai: come salvarti dall’AI Act🐆🥄
“Coincidenze? Io non credo” (usale come Oreo)🔗🍪
Se fai come tutti gli altri non emergi: distinguiti così! 🏴☠️🚐
Parli all’amigdala o la fai addormentare? 🧠🎣
Continua a leggere…
Dal 2 agosto entra in vigore l’articolo 50 dell’AI Act.
In sostanza è ora di dichiarare quando usi l’intelligenza artificiale. Chi non lo fa rischia fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato mondiale annuo (si applica l’importo più alto).
All’AI Act piace cambiare, come le scale di Hogwarts: non tratta tutti allo stesso modo.
Le diciture e le clausole cambiano, e la maggior parte di noi non sa nemmeno da che parte sta: se sviluppi un sistema AI proprio o se usi quello di altri hai obblighi diversi.
Guardaci virtualmente negli occhi: quella dicitura che vorresti mettere in basso sul tuo sito giusto per adeguarti alle regole, non ti protegge davvero.
È come difendersi da un ghepardo con un mestolo da cucina, una roba inutile.
Servono diciture e clausole specifiche per l’UE e per i tuoi clienti.
Se la tua ansia già urla “ma dove le trovo? e dove devo metterle? come capisco cosa fare?”, con la stessa intensità di Sere Nere ai karaoke, tira un sospiro di sollievo.
Il team di Legal For Digital le ha messe in ordine e ha reso facile persino capire da che parte stai. Così il problema si risolve in 10 minuti anche dalla spiaggia.
Per le diciture ti basta fare copia e incolla da qui :)
Chatbot e assistenti automatici.
Il cliente deve sapere che sta scrivendo a un bot prima ancora di scrivere “ciao”.
“Stai interagendo con un sistema di intelligenza artificiale“ va posizionato in prima riga, non nel footer a fare compagnia ai cookie che nessuno legge.🍪
Contenuti generati con l’AI.
E qui casca l’asino, ovvero tutti noi almeno una volta.
Immagine, video, testo, non importa se l’ha scritto Claude o tuo cugino con ChatGPT aperto in un’altra scheda, è buona norma segnalarlo. Puoi inserire “Contenuto generato con l’ausilio di intelligenza artificiale“ dove si vede facilmente, in overlay o nella prima riga della didascalia.
Deepfake e contenuti manipolati.
Vale per tutto, dal filtro nelle stories all’anziano in pantaloncini tolto dalla foto della spiaggia, passando per il piatto ritoccato sul menù: se sembra vero ma non lo è, “questo contenuto è stato generato o manipolato tramite intelligenza artificiale e non rappresenta eventi reali“ va in overlay, visibile e fiero di esserlo.
Riconoscimento emozioni e categorizzazione biometrica.
Ok, questa è la versione digitale del tuo migliore amico che ti ascolta alla fine di una brutta giornata, con una scritta indelebile sulla fronte.
Se il tuo sito prevede il riconoscimento delle emozioni o fa categorizzazione biometrica, “Ti informiamo che questa sezione utilizza sistemi di intelligenza artificiale per il riconoscimento delle emozioni (o: per la categorizzazione biometrica), ai fini di [indicare lo scopo]“ va dove raccogli i dati e nell’informativa privacy.
Quella che tutti scrollano fino in fondo senza leggere una riga. Va scritta lo stesso, Bruxelles non guarda le statistiche di lettura.
Testi su temi di interesse pubblico.
Copia e incolla puro dall’AI? In calce va “Questo testo è stato generato con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale”, ogni volta, con la stessa facilità con cui ripeti “anche a te e famiglia” a Natale.
Se lo rivedi, lo firmi, te ne prendi la responsabilità allora niente obbligo.
Basta poterlo dimostrare, quindi tieniti da parte le bozze. Soprattutto quella salvata come “bozza definitiva perfetta ragionata suprema immodificabile supersayan10”.
⚠️ Attenzione, questo vale per testi su temi di attualità o interesse pubblico, non per il copy dei prodotti o le caption. Per il marketing normale l’obbligo non scatta, anche se dichiararlo resta una buona idea.
Ecco, così dovresti aver fatto felici i grandi capi di Bruxelles.
Resta solo un fronte da cui difenderti: un possibile cliente arrabbiato per le creatività fatte con AI, per i ritardi di consegna, per un contenuto 100% artificiale anche se buono.
Per quello, ti basta fare uno screenshot qui sotto e inviarlo al tuo avvocato per modificare i contratti 🙂
Per quella voce stonata che canta “ma quali valgono per me? da che parte sto?” come un tormentone estivo abbiamo un’altra soluzione.
Di solito serve una consulenza dedicata, a pagamento, in uno studio legale solo per capire cosa fare.
Ma il di solito non fa per noi.
Per questo motivo il team di Legal For Digital ha creato l’AI Act Scan: un test gratuito costruito su casi reali degli ultimi 2 anni.
Ti indica la tua qualifica, la fascia di rischio del sistema che usi, il riassunto degli obblighi a cui fare attenzione.
Un click ed è fatta.
Fai il test e mettiti al sicuro.
Se poi vuoi andare oltre il test, qui trovi l’AI Legal Kit, di Alessandro Vercellotti e Brunella Martino. Appunti di strategia legale per professionisti del digitale che usano l’intelligenza artificiale. Il ricavato va in beneficenza a un gattile.🐈⬛
Ma Claude Code come si usa? Tutti lo trasformano in un migliore amico, secondo cervello, collega di lavoro e prossimamente +1 di fiducia ai matrimoni. Ma tanti non sanno ancora da dove partire per sfruttarlo al meglio. Per salvare il tuo tempo in vista delle ferie puoi partire da questo video di Dario e settarlo in 30 minuti. 🤖
Il Wi-Fi è saltato di nuovo.
Riavvii il PC.
Il segnale torna.
Da quel momento sei fregato. Ogni volta che internet si pianta, tu riavvii.
Funziona sempre, in un modo o nell’altro. Il segnale torna comunque, riavvio o no, ma tu ormai hai deciso che è merito suo, e nessuno ti toglierà questa convinzione nemmeno sotto tortura in ginocchio sui ceci.
Il tuo cervello ha bisogno di una causa, sempre. Quando due cose succedono vicine nel tempo, ne inventa una anche se non c’è.
Tipo, ti sei tinto i capelli di rosa e poi è arrivato un terremoto.
Forse questa è un po’ eccessiva da giustificare.
Si chiama Causality Bias, l’illusione di causalità.
Una ricerca pubblicata su Frontiers in Psychology ha dimostrato che scatta a chiunque, nelle condizioni giuste.
Basta ripetere spesso un’azione e ottenere spesso un risultato desiderato, anche per puro caso, e il tuo cervello timbra “causa” sulla coincidenza.
Prendi una vitamina ogni mattina, ti senti più energico.
Pubblichi un reel alle 9, quello diventa virale per mille ragioni ma per te è proprio l’orario.
Usi la scrivania in piedi, ti concentri meglio.
Magari è vero, magari no, ma tu ormai ci credi, e lo racconti agli amici come fosse una legge fisica.
Il tuo cliente fa lo stesso. Non aspetta le prove scientifiche: se le costruisce da solo, con sequenza e ripetizione.
Alcuni brand lo hanno già capito.
Come mangi un Oreo?
Probabilmente lo separi, lecchi la crema e solo dopo, forse, lo inzuppi.
La Corona la bevi con sale e lime sul collo della bottiglia.
La Guinness ha addirittura cronometrato la sua sequenza: 119.5 secondi di pausa fra una spillatura e l’altra per gustarla perfettamente.
Il prodotto in sé cambia pochissimo con questi gesti. Ma con l’illusione di causalità si trasformano.
Da gesti banali a rituale ed esperienza.
I due ingredienti fondamentali di ogni community.
Il rituale diventa la causa percepita del piacere, e il tuo prodotto smette di essere sostituibile dentro quella sequenza.
Quello che sbagliamo più spesso è pensare che serva un’idea geniale o un budget da multinazionale dei biscotti per costruirne uno.
In realtà serve solo una sequenza fissa che ripeti sempre uguale, ogni volta che il cliente entra in contatto con te.
Se fai consulenza puoi aprire ogni call con la stessa identica domanda, prima di iniziare a lavorare.
Se hai un e-commerce puoi inserire lo stesso gesto in ogni unboxing, un biglietto scritto a mano, un adesivo da staccare in un punto preciso.
In un corso online puoi aprire ogni modulo con lo stesso rituale di due minuti prima della lezione vera.
Il dettaglio conta più del gesto in sé.
Deve essere piccolo, ripetibile, sensoriale, e soprattutto sempre identico. La costanza è quello che lo trasforma in causa agli occhi di chi lo vive.
C’è poi un secondo modo per sfruttare l’illusione, e riguarda le testimonianze.
Niente scatena la Causality Bias come una timeline.
“Prima usavo X, da quando ho iniziato con Y è cambiato Z.”
Il cervello di chi legge inserisce da solo la parola “perché”, senza che tu debba scriverla da nessuna parte.
Notion ha costruito gran parte del suo passaparola sullo stesso meccanismo, spostato su un altro terreno: "avevo tutto sparso tra fogli, note e app diverse. Ho iniziato a usare Notion. Ora ho tutto in un posto solo."
Nessuna causalità dichiarata o promessa di produttività. La sequenza prima-durante-dopo la implica da sola.
Per ottenerla dai tuoi clienti scansa la recensione generica, tipo quelle che si leggono su Amazon e sembrano scritte tutte dalla stessa persona sempre arrabbiata con i corrieri.
Serve una sequenza precisa e onesta: com’era la tua situazione prima di iniziare, cosa ricordi del momento in cui hai iniziato, cosa è cambiato da allora.
Tre risposte, una sequenza, e il “perché” lo scrive da solo chi legge.
Tu intanto hai già riavviato il PC altre due volte oggi.
Ha funzionato in entrambe, vero?😏
Un’impresa rovinata da una frase e una sentenza storica. Due editori tedeschi si sono accorti che l’AI Overview accusava la loro impresa di truffe e pratiche scorrette, anche se nessuna fonte le riportava. Il giudice ha stabilito che il riepilogo generato dall'AI non è un elenco di link di terze parti, è contenuto proprio di Google e deve risponderne in caso di info errate. Anche se il provvedimento non è ancora arrivato e Google ci sta lavorando, è la prima sentenza al mondo che riconosce la responsabilità diretta di un'azienda per quello che dice la sua AI. Se il precedente regge, ogni chatbot che riassume il web dovrà iniziare a pesare le parole. ⚖️
Nascono i club del naso. I fragrance club sono il nuovo club del libro. A Los Angeles, Berlino e Shanghai stanno spuntando ritrovi dove la gente si vede apposta per annusare e scambiarsi profumi, in formato picnic, salotto o tour guidato. A Brooklyn, il brand Creature ha inventato i "scent salon", dove le materie prime dei suoi profumi naturali vengono degustate insieme al vino. Dietro il trend ci sono due cose: un settore profumeria in forte crescita, spinto soprattutto dalla Gen Z, e una voglia crescente di socializzare senza il rumore della solita vita notturna. A differenza del club del libro dove rischi di non aver letto niente e fingere per un'ora, qui basta avere un naso.👃
5 generazioni di scimpanzè in un’AI. Ogni 15 minuti i ricercatori del Jane Goodall Institute osservavano i comportamenti degli scimpanzè e annotavano comportamenti e particolarità, poi impiegavano 2 giorni a trascriverle manualmente in più lingue. Oggi stanno usando l’AI per trascrivere oltre 500.000 pagine scritte a mano su 5 generazioni di primati in Africa orientale. Ogni tanto l’AI si usa anche per salvare la scienza, non solo per scrivere didascalie su Instagram. Per la grafia dei medici c’è ancora speranza. 🐒
Meta lancia una funzione AI che genera immagini di chiunque, senza chiedere permesso. Dal 7 al 10 luglio bastava scrivere al bot una @mention di una persona qualsiasi per generare immagini AI con il suo aspetto, senza notifica né consenso, attiva di default per tutti i profili pubblici. Dopo la protesta del sindacato attori USA, Meta ha tolto la funzione il 10 luglio ammettendo di aver sbagliato sul consenso. Il modello resta comunque attivo, e il permesso di base per usare le tue foto pubbliche resta attivo di default anche ora. Vale la pena controllarlo: Impostazioni → Condivisione e riutilizzo → Post e Reel. 🖼️
Hai un progetto interessante per le mani a cui vuoi dare un po’ di traffico di qualità? Mettilo sotto i riflettori di 131.514 marketer, content creator e imprenditori affamati di novità. Prodotti, servizi, eventi, tool: spiegaci di che si tratta e, se ci piace, troveremo insieme la via migliore verso il cuore della nostra community.
Cos’è Marketers Pro?
È la community di chi naviga il mercato con delle coordinate precise.
Ogni settimana escono post, analisi e masterclass esclusive. Fai domande a chi le cose le ha già fatte, testi le novità o vedi come stanno funzionando per gli altri. E quando arriva una novità c’è sempre qualcuno che la sta testando e ti dice come aggiustare il tiro.
Se sei già iscritto, ecco cosa non devi perderti questa settimana:
Hai fatto i corsi, imparato tutti gli schemi e ti sei anche tatuato i bias che ti portano dritto nella mente delle persone e…sei uguale a tutti gli altri. La tua voce non riesce a emergere nemmeno a un concerto di musica classica.
Davide Sorte ha trovato il modo di emergere, andando contro corrente e facendo qualcosa che oggi nessuno ha il coraggio di fare. E ne è uscito con il primo ingaggio da influencer!
👉 Scopri come farti notare in un mercato monotono.
“Aggancia l’amigdala” è il nuovo mantra del marketing.
Cristiana Mantenuto lo traduce in pratica: tre ganci che fermano davvero lo scroll, tre che invece fanno riaddormentare all’istante la guardia preistorica nascosta nel cervello di chi legge, e perché “tre consigli per la produttività” è ormai il modo più veloce per diventare invisibile.
👉 Leggi cosa attiva davvero l’attenzione (e cosa la spegne).
Il nostro motto è sempre stato ed è tutt’ora: “incontrarsi online, conoscersi offline“. Viviamo tutti sulla rete, ma sappiamo anche che la vita non finisce davanti allo schermo di un computer. I Marketers Meetup sono aperitivi, cene o ritrovi, aperti a tutti e organizzati dai nostri Ambassador. Vuoi conoscere i Marketers della tua città?
👉 Consulta il calendario dei prossimi Meetup
Se questa edizione ti ha lasciato qualcosa, siamo tutti orecchi qui sotto 👂🏻
Buon weekend,
la Marketers Family.
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