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Buona Vita! · Jun 27, 2026

Un'estate del Kaizen

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Viola Zulian · Buona Vita!

PARTE 1 · PERCHÉ (E COME) CAMBIARE

La lifestyle medicine è una specialità nata all’inizio degli anni 2000 negli Stati Uniti. Il primum movens della sua fondazione fu un articolo che elencava le principali cause di morte negli USA — malattie cardiovascolari, cancro, ictus, diabete, malattie respiratorie, Alzheimer: le malattie croniche di cui la gente muore, ogni giorno.

L’American College of Lifestyle Medicine nasce nel 2004, dopo l’analisi dei dati raccolti nell’articolo Actual Causes of Death in the United States, 2000.1 La parte interessante è che, per la prima volta, gli autori fecero un passo indietro per chiedersi quali comportamenti fossero responsabili di quelle patologie.

Al primo posto c’era il consumo di tabacco, seguito da un’alimentazione inadeguata, dalla sedentarietà e dal consumo di alcol.

Da qui si sono definiti i sei comportamenti — i sei pilastri — che possono prevenire e perfino curare quelle malattie:

● alimentazione a prevalenza vegetale;

● attività fisica adeguata;

● sonno adeguato e di buona qualità;

● gestione dello stress;

● relazioni sociali positive;

● astinenza da sostanze voluttuarie (fumo, alcol, droghe).

Sono indicazioni basate sulle evidenze scientifiche, convalidate dalla ricerca. Voglio proportele in salsa estiva, per accompagnarti in piccoli cambiamenti che possano essere uno strumento per stare meglio e — l’obiettivo è ambizioso, lo so, ma butto il cuore oltre l’ostacolo — potenzialmente salvarti la vita.

«A leggere questa lista mi sento già sopraffatta e inadeguata»: ti sento da qui, Oltralpe, fare questo commento — e lo capisco perfettamente. Permettimi due cose.

Rome wasn’t built in a day.

Le grandi rivoluzioni non accadono dall’oggi al domani: accadono giorno dopo giorno, con micro-azioni che costruiscono fondamenta solide. Perfino Roma, dall’arrivo di Enea nel Lazio fino al suo apogeo, impiegò una decina di secoli per diventare caput mundi.

Forse il posto più bello di Roma, Lungotevere davanti San Pietro ( Io con le mie amiche Alberta ed Elisabetta)

Ecco perché non ti chiederò di stravolgere tutto da lunedì. Ti chiederò il contrario: un passo alla volta. E quel passo ha un nome — è l’argomento del prossimo capitolo.

NOTE
1. A. H. Mokdad et al., «Actual Causes of Death in the United States, 2000», JAMA, 2004.

PARTE 1 · PERCHÉ (E COME) CAMBIARE

Davanti a una lista di buone abitudini è facile sentirsi sopraffatti: «da lunedì cambio tutto». Ma i cambiamenti che durano non nascono così. Nascono piccoli.

Kaizen è una parola giapponese: kai, «cambiamento», e zen, «meglio». Cambiare in meglio, di continuo. Nasce nelle fabbriche Toyota — da cui il termine «toyotismo» — e indica il miglioramento continuo, a piccoli passi.

Si contrappone all’idea, tutta occidentale, di rivoluzione: punta sull’evoluzione. Ed è proprio qui il punto. Spesso concepiamo il cambiamento solo in forma rivoluzionaria: «da domani due ore di palestra al giorno, da lunedì dieta ferrea, quest’estate un fisico da urlo, mi metto a studiare incatenata alla sedia».

Invece è quasi sempre un’evoluzione graduale a produrre cambiamenti veri e duraturi. Come scrive Robin Sharma:

«A truly wealthy life happens more by evolution than by revolution.»

gold pen on white box
Due libri fondamentali

E se ogni ciclo di luce e buio non fosse altro che una vita in miniatura? Allora perché non inserirci, ogni giorno, quelle piccole azioni che fanno la differenza: nutrirci con cura, muoverci con naturalezza, dare priorità al sonno, coltivare le relazioni che contano, ritagliarci un momento di silenzio.

Sono gesti piccoli: un pasto, una pagina, dieci squat. L’obiettivo non è la perfezione, ma il tentativo. Ed è lo stesso fil rouge di questa guida: tornare ad ascoltare il corpo, un segnale alla volta.

Sono i piccoli trionfi quotidiani a fare la differenza. Con questa stessa attitudine nipponica — un punto, un allenamento, un giorno alla volta — Mimì Ayuhara arrivava fino ai mondiali di pallavolo: e chi è cresciuto con quel cartone lo ricorda bene.

Ho scelto dodici micro-azioni, due per ciascuno dei sei pilastri della lifestyle medicine. Non devi farle tutte: scegline anche solo una per pilastro e prova a ripeterla per una settimana. Trovi il tracker da stampare qui sotto.

Nutrizione — un pasto a prevalenza vegetale al giorno · prima di mangiare, «ho fame vera?»

Movimento — 10 squat appena sveglia · 15 min di camminata dopo un pasto

Sonno — 10 min di luce naturale al risveglio · schermi spenti 30 min prima di dormire

Gestione dello stress — 5 respiri lenti prima del caffè · una gratitudine, ogni sera

Relazioni — un messaggio a chi ti è caro · un pasto al giorno senza telefono

Sostanze — un giorno a settimana senza alcol · ultimo caffè entro le 14

Spunta, sbaglia, riprova. È così che si cambia — in meglio, un giorno alla volta.

Fammi sapere cosa riesci ad implementare, sarebbe utile per tutti se dessi il tuo personale kaizen.

Nella versione a pagamento troverai l’habit tracker e il pdf dell’ebook.

Vi auguro un meraviglioso fine settimana miei adorati lettori,

Con gratitudine,

Viola

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➡️ Stamane mi sono alzata desiderosa di prendere la mia tazza di caffé doppio mentre leggevo la fine dell’ultimo romanzo di Csaba dalla Zorza Io sono Adele (Marsilio editore). La scrittura di Csaba mi piace molto ed il suo primo romanzo La governante, è stato una vera rivelazione. Ma, Io sono Adele fa breccia nel cuore di ogni donna. Forse non è per tutte, ma lo è per la maggior parte di noi, delle nostre mamma e delle nostre nonne. Devo ammettere che mi sono riconosciuta tantissimo nelle difficoltà e nella fame della giovane Adele ma, ancor più, nel peso del duplice ruolo al quale deve aderire una donna che ambisce a far carriera e a crescre una famiglia secondo determinati crismi che la nostra cultura e la religione ci suggeriscono. Come Adele, siamo tutte scese a compromessi, il suo è particolarmente gravoso. Suggerisco questa lettura per chi vuole trovare sostegno dalla testimonianza di una donna che a 60 anni mette tutto in discussione e si concede il privilegio di cambiare. È forse il permesso che tante di noi non si autorizzano a scegliere.

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