Se l’inverno copre, l’estate scopre. Per quanto semplicistico possa sembrare, la stagione delle grandes vacances è ben nota per l’aumento della capacità di interagire di questa nostra specie umana. Lo sanno bene i giovani che affollano le spiagge della riviera romagnola e i cantautori che, poeti moderni, sono in grado di creare le giuste atmosfere perché ciò accada. Ma poi, lo sappiamo come lo dice Malika Ayane nella più bella delle sue canzoni, arriviamo in autunno tremando come foglie rimembrando quei fugaci incontri.
Se come me hai passato l’età delle notti in spiaggia, ti sarai resa conto che risulta statisticamente più possibile entrare in contatto con altri esseri umani: il vicino di ombrellone, il turista nella tua città che ti chiede informazioni, il vicino di roulotte in campeggio. Lo sappiamo con pertinenza, pochi di questi suddetti diventeranno legami duraturi, ma vale la pena di viverli, di assaporarli e costruire relazioni che sollevino interrogativi e permettano di uscire da quella coperta pesante dell’egoismo contemporaneo. Non serve discutere di Schengen o della posizione kantiana sulla conoscenza: credo sia sufficiente mantenere una genuina curiosità e coltivare quell’abitudine d’antan di saper sostenere delle conversazioni.
Un tempo, l’arte del buon parlare e del dialogo rientrava nella categoria della retorica e delle buone maniere del galateo. Era una vera e propria materia di studio, che cominciò ad essere divulgata a partire dalla Grecia Antica, quando si diffuse l’insegnamento della retorica classica come un’abilità da apprendere per strutturare il pensiero ed esporlo con chiarezza e coerenza.
Negli anni, di guidare e strutturare questo tipo di relazioni, offrendo una sorta di schema, si è occupato il galateo con le sue buone maniere. Amo molto le regole del galateo, probabilmente perché seguire delle regole mi permette di avere una sicurezza ed un controllo che mi circoscrivono l’ansia.
Essere educati significa conoscere le regole del comportamento generale in modo da poter essere sopportati.
Questa è la tesi di Giovanni Della Casa nel *Galateo overo de’ costumi*, che prende il nome da Galeazzo Florimonte: le buone maniere non sono formalismo, ma un modo convenzionale per evitare di rendere sgradevole la vita altrui. Al semaforo rosso, tutti si fermano, nessuno si fa male.
L’arte del salotto, per ritornare alle relazioni, era vista come un dovere sociale. Credo sia sufficiente scottarsi le piante dei piedi in qualsiasi spiaggia o varcare la soglia di un qualsiasi ristorante per capire che siamo tutti incollati allo schermo, privi di ogni dialettica ma abili a costruire il Wall dei Pink Floyd attorno alle nostre relazioni.
Per questo capitolo ho pensato quindi di proporre un piccolo galateo delle relazioni, perché ti possa venire, o ad ogni modo lo spero, il desiderio di coltivare questa arte a partire da piccoli esercizi quotidiani.
Che le relazioni sociali siano benefiche e necessarie per il nostro benessere ne ho parlato ampiamente ed in modo approfondito in questo mio articolo (Puoi leggerlo qui), ma ti lascio un breve paragrafo se sei un lettore novizio.
Nella lifestyle medicine parliamo spesso di ciò che si mangia, di quanto ci si muove, di come si dorme — e molto meno di chi abbiamo intorno. Eppure, le relazioni non sono un contorno emotivo della salute: ne sono un determinante, e tra i più potenti che conosciamo. Le persone socialmente connesse si ammalano meno di cuore, mantengono meglio la memoria, gestiscono più facilmente il diabete, aderiscono di più alle cure e vivono più a lungo; l’isolamento, al contrario, aumenta il rischio di morte precoce quanto altri fattori che consideriamo ovvi da correggere. Le relazioni funzionano come un regolatore biologico silenzioso: passano attraverso lo stress, il sonno, l’infiammazione, il modo in cui mangiamo e ci muoviamo. Il problema è che quasi nessuno lo sa — interrogato su cosa allunghi la vita, il pubblico mette la vita sociale in fondo alla lista. Per questo la considero un pilastro a pieno titolo: non si può curare bene una persona senza guardare la rete che la sostiene. [1]
Esistono relazioni profonde, ma anche relazioni più effimere e fugaci, che la scienza chiama weak ties (legami deboli). [5] Non farti trarre in inganno dal termine semplicistico, poiché in realtà le relazioni superficiali sono quelle che ci nutrono costantemente, ogni giorno, senza che ce ne accorgiamo. Sono quelle che ci fanno sentire parte di una societas, dal latino socius — compagno, alleato, colui che condivide la stessa impresa. Societas non è stare vicini, ma condividere per qualche istante o qualche giorno lo stesso cammino.
La scienza associa a questi legami, quando vengono coltivati, una maggiore felicità e un maggiore senso di appartenenza. [2] Epley e Schroeder hanno provato che sì, la maggior parte dei pendolari preferisce il silenzio, ma quelli che venivano assegnati a caso a parlare con uno sconosciuto riferivano maggiore felicità senza diminuzione della produttività. [3] Temiamo le conversazioni ma, a conti fatti, ci fanno solo bene.
Dunque, le vacanze sono la palestra ideale per esercitarsi, lasciando cadere le etichette e i ruoli che a volte vorremmo dimenticare o semplicemente celare. Lontani dalle routine, potremmo sentirci più rilassati e proni a mostrare un lato più autentico.
Nella seconda parte trovi il piccolo galateo vero e proprio: tre situazioni d’estate, tre regole per attraversarle senza imbarazzo — dal vicino di treno al bagnino.

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