Entri in aeroporto e davanti a te compaiono luci, rumori, persone e uno schermo enorme pieno di voli.
Il tuo è lì, da qualche parte, ma per qualche secondo non riesci nemmeno a trovarlo. Il cuore accelera e la mente ha già deciso che perderai l’aereo.
E questa è SOLO una delle tante possibili situazioni… Magari ami viaggiare e sai organizzare tutto alla perfezione. Eppure, in quel momento, non basta.
L’ansia non significa che non sei capace di partire o viaggiare. Significa che il tuo corpo sta cercando di adattarsi a qualcosa di nuovo. E puoi aiutarlo, cominciando da alcune scelte molto concrete in specifici MOMENTI di VIAGGIO.
Abbiamo trattato anche l’ANSIA nella fase precedente… PRIMA di PARTIRE e/o durante la fase di organizzazione.
NOTA IMPORTANTE: Il contenuto e i consigli che puoi leggere in questo numero di Destinazione Ovunque sono stati redatti da Silvia Amato, Counselor Gestalt iscritta all’albo. Puoi leggere anche la sua newsletter Questione di Impermanenza.
Quando viaggiamo chiediamo al nostro corpo di cambiare ambiente, ritmi, rumori e punti di riferimento. Usciamo di casa, entriamo in una stazione affollata, affrontiamo un volo, dormiamo in una camera sconosciuta.
La mente vorrebbe controllare tutto. Orari, coincidenze, bagagli, persone, imprevisti. Il viaggio, naturalmente, non collabora.
È proprio dentro questa distanza tra il controllo che desideriamo e quello che possiamo avere davvero che l’ansia trova spazio. Può presentarsi con tachicardia, sudore, rigidità, senso di oppressione oppure con quella sensazione difficile da spiegare per cui vorremmo soltanto scappare.
Non dobbiamo eliminare ogni emozione scomoda. Il punto è riconoscerla, limitarne l’intensità e continuare a vivere il viaggio senza giudicarci.
Un aeroporto è un concentrato di stimoli. Ci sono luci, annunci, code, persone che camminano in tutte le direzioni e grandi schermi pieni di informazioni.
Se sai che questo ambiente ti agita, prova a ridurre gli stimoli che dipendono da te.
Non entrare con il telefono in mano, una bottiglia sotto il braccio, i documenti sparsi e tre persone che ti parlano contemporaneamente. Metti tutto in ordine prima di varcare la porta e concentrati su un passaggio alla volta.
Devi trovare il banco del check in? Cerca soltanto quello.
Devi superare i controlli? Pensa soltanto ai controlli.
Devi raggiungere il gate? Il resto può aspettare.
Anche lo schermo può diventare un problema. Davanti ai tabelloni principali si accumulano spesso decine di persone e trovare il proprio volo richiede attenzione. Le stesse informazioni si trovano normalmente anche sugli schermi più piccoli distribuiti nel terminal.
Allontanarsi dalla folla e consultare uno di quelli può sembrare una banalità. Quando l’ansia sale, però, le banalità diventano strumenti preziosi.
Chi soffre l’ambiente di aeroporti e stazioni non ha bisogno di dimostrare quanto riesce ad arrivare all’ultimo minuto.
Concediti più tempo di quello strettamente necessario.
Se conosci già l’aeroporto puoi regolarti con maggiore precisione. Se non lo conosci, allarga un po’ i tempi. Meglio aspettare seduti con un libro che attraversare il terminal di corsa mentre la mente immagina bagagli perduti, gate chiusi e vacanze rovinate.
Lo stesso vale per una grande stazione ferroviaria. Non serve arrivare due ore prima, ma puoi presentarti con un margine sufficiente per capire dove andare e trovare un posto tranquillo.
Magari fai un giro, individui il binario e poi ti siedi in un bar. Bevi qualcosa, leggi qualche pagina, ascolti la tua musica. Intanto il corpo prende confidenza con il luogo.
Quell’attesa non è tempo perso. È tempo che stai usando per adattarti.
Quando non capisci dove andare, chiedi al personale dell’aeroporto, della stazione o della compagnia di trasporto.
Non devi conoscere ogni procedura per avere il diritto di viaggiare. Non sei inadeguat* perché non trovi un banco o non sai interpretare un’indicazione.
Chi lavora lì risponde ogni giorno alle stesse domande. La tua non sarà né la prima né la più strana.
Molte persone aspettano troppo prima di chiedere. Nel frattempo camminano avanti e indietro, controllano continuamente il telefono e alimentano da sole la propria agitazione.
Una domanda fatta al momento giusto può restituirti subito un punto fermo.
Arrivato a destinazione, non lasciare che la stanza rimanga un luogo estraneo fino al giorno della partenza.
Apri la valigia. Sistema qualcosa nell’armadio. Metti gli oggetti da bagno al loro posto e lascia sul comodino una cosa che riconosci come tua.
Non è necessario svuotare tutto, soprattutto se resterai soltanto una notte o due. Bastano pochi gesti per comunicare al corpo che, per quel breve periodo, quella è casa.
Una camicia appesa, il libro sul comodino, il caricatore già sistemato, lo zaino nel suo angolo. Piccoli segnali di ordine dentro uno spazio nuovo.
Quando fuori è tutto sconosciuto, avere almeno un metro quadrato familiare fa una grande differenza.
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Viaggiare non significa cancellare completamente le abitudini che ti fanno stare bene.
Puoi ritagliarti 5 o 10 minuti soltanto per te, anche se viaggi in coppia o in gruppo. Può essere una breve lettura, una passeggiata, un po’ di attività fisica, la meditazione oppure qualche minuto di respirazione lenta.
Io ho usato spesso i viaggi per provare routine che poi ho portato a casa. Leggere qualche pagina appena svegli, per esempio, invece di prendere immediatamente il telefono.
Il telefono, soprattutto al mattino e prima di dormire, può diventare un generatore instancabile di stimoli. Messaggi, notizie, notifiche, problemi lasciati a casa.
Prova a creare mezz’ora libera dal telefono al risveglio e un’altra mezz’ora prima di dormire. Non servono imprese eroiche. Serve soltanto uno spazio nel quale il mondo non possa bussare continuamente.
La mente ansiosa ha un talento particolare: costruisce rapidamente una catastrofe usando pochissimi elementi.
Per interrompere quel viaggio mentale puoi riportare l’attenzione a ciò che esiste davvero intorno a te.
Al mattino apri la finestra oppure esci sul balcone. Nota la luce, poi cerca un rumore vicino e uno più lontano. Ascolta i passi, il traffico, una voce, il vento.
A me, durante alcuni viaggi in Medio Oriente, capitava di svegliarmi e sentire il richiamo alla preghiera. Quella cantilena mi calmava e mi aiutava a entrare lentamente nel ritmo del luogo.
Non devi cercare la stessa esperienza. Devi trovare il tuo elemento concreto.
Può essere un suono, un colore, la sensazione dei piedi appoggiati a terra. L’importante è allenarti anche quando stai bene. In questo modo sarà più facile ripetere l’esercizio quando l’ansia comincerà a salire.
Quando arrivi in una città nuova, non devi dimostrare niente a nessuno.
Evita di concentrare le esperienze più intense nelle prime ore. Se resterai una settimana, concediti uno o due giorni più tranquilli. Se hai soltanto un fine settimana, almeno non trasformare il primo pomeriggio in una gara.
Comincia dai quartieri più semplici da vivere. Cammina, osserva, siediti in un locale e lascia che la città si presenti.
Una zona che richiede particolare attenzione, un’escursione faticosa o un’attività che ti spinge molto oltre i tuoi limiti può aspettare. Quando avrai preso confidenza con i trasporti, le strade e i ritmi del posto, potrai affrontarla con un’energia diversa.
E se decidi di rinunciare, va bene.
Magari hai già pagato l’esperienza. Perderai quei soldi, ma non sei obbligat* ad aggiungere anche il senso di colpa. Viaggiamo per conoscere qualcosa e per stare bene, non per completare una lista sotto minaccia.
Entrare in un locale tranquillo, ordinare un caffè e osservare le persone non significa perdere tempo.
Per me è spesso più viaggio questo che correre come una trottola tra 5 attrazioni famose.
Individua in anticipo qualche posto nel quale potresti fermarti. Un caffè adatto alla lettura, una biblioteca, una libreria o un giardino possono diventare punti sicuri ai quali tornare quando senti il bisogno di rallentare.
Preparane più di uno. Il locale che avevi scelto potrebbe essere chiuso e non vogliamo dare alla mente catastrofica un’occasione così facile.
La tecnologia qui può aiutare. Le recensioni permettono spesso di capire se un posto è silenzioso, affollato, frequentato da famiglie oppure adatto a chi vuole leggere e stare tranquillo.
Un viaggio in auto con una tappa diversa ogni giorno può essere bellissimo, ma rimane intenso. Ogni mattina devi rimettere tutto nello zaino, salutare un luogo e ricominciare da capo.
Se sai che i continui cambiamenti ti agitano, modifica il ritmo.
Puoi restare due o tre notti nella stessa località, ridurre i chilometri quotidiani oppure arrivare nel pomeriggio invece che in tarda serata. Avere il tempo di fare una passeggiata, mangiare con calma e dormire nello stesso letto per più di una notte può cambiare completamente l’esperienza.
Non esiste un premio per chi accumula più tappe.
Spesso partiamo già stanchi dalla vita quotidiana. Se riempiamo ogni giornata con attività e trasferimenti, torneremo a casa con il bisogno di riposarci dal viaggio.
Puoi organizzarti bene, scegliere tempi larghi e preparare i tuoi punti sicuri. L’ansia potrebbe presentarsi lo stesso.
Non significa che hai fallito.
Quando la senti arrivare, cerca un posto nel quale fermarti. Appoggia bene i piedi a terra, rallenta il respiro e porta l’attenzione su qualcosa di concreto e non minaccioso.
Puoi anche andare in bagno, guardarti allo specchio e parlarti come faresti con una persona alla quale vuoi bene.
“Va bene, sento ansia. Sono qui. Adesso mi fermo e respiro.”
Non serve insultarti, giudicarti o pretendere che passi immediatamente. Il tuo corpo non è un avversario da sconfiggere.
In alcuni momenti può aiutare anche isolarsi un po’ dai rumori con gli auricolari o con cuffie che riducono il rumore. L’obiettivo non è nascondersi per sempre, ma creare lo spazio necessario per recuperare calma e presenza.
Quando l’ansia cresce, la mente tende a dimenticare tutte le esperienze già superate.
Eppure sei arrivato fino a quel momento. Hai organizzato il viaggio, affrontato lo spostamento e trovato soluzioni ad altri imprevisti.
Ripensa a ciò che ti ha aiutato in passato. Magari quella soluzione non funzionerà nello stesso identico modo, ma potrà indicartene una nuova.
Quando il momento difficile sarà passato, riconoscilo. Dì a te stesso che sei stato brav*. Festeggiare un piccolo traguardo non è una sciocchezza.
Puoi regalarti un libro, una birra, un pranzo particolare o semplicemente un pomeriggio senza programmi. Qualcosa di tangibile oppure no, purché abbia per te il significato di una carezza.
L’ansia potrebbe viaggiare ancora con te. Ma non deve per forza scegliere il percorso, riempire le giornate e decidere cosa sei capace di fare.
Il viaggio non serve a dimostrare che non abbiamo paura. Serve anche a scoprire quante risorse sappiamo trovare quando la paura si presenta.
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Cristiano

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