Gabriele rimane raramente concentrato a lungo su un solo gioco, anzi. Ha voglia di esplorare, provare mille cose, saltare da una parte all’altra provando a incastrare un pezzo di Lego in una macchinina di metallo, o le palline di un gioco nelle formine di un altro, nonostante i nostri tentativi di guidarlo e contenerlo. È curioso, si interessa di tutto, ma a volte ho la sensazione che si confonda, che non riesca a vivere fino in fondo nulla di quello che gli capita fra le mani. È piccolo eh, magari ci sarà pure un problema di attenzione, vedremo, intanto però vedendolo trottolare fra tante cose plasticose inizio a farmi delle domande più ampie: riusciremo a insegnargli il concetto di valore, soprattutto in una società come la nostra sempre più imbottita di merci?
Qualche giorno fa mi è capitato di leggere la storia di Roberta Pezzella, un’artigiana panificatrice di Frosinone che ha scelto di puntare sull’alta qualità dei prodotti (materie prime e sua maestrìa), proponendo prezzi in linea con la qualità, e quindi certamente più alti, molto più alti di prodotti più industriali.
“Ci sono persone in città che non mi possono vedere, pensano che me la tiri. Ma tante altre hanno capito come lavoro e quali sono i vantaggi di comprare un pane di cui non si spreca nulla (...) C’è la pretesa di acquistare un cornetto a 1,50€ come lo vendono in tanti bar, ma è una follia. Noi non siamo ladri, ma io ci metto tre giorni per fare un cornetto, e non uso farina bianca ma farina tipo 1, né zucchero raffinato o uova pastorizzate in bric, come succede nella maggior parte dei laboratori. Io un uovo lo pago 70/80 centesimi, e per la produzione di pasticceria, dai cornetti alle frolle, al panettone, utilizzo solo tuorli freschi, che restituiscono un altro risultato”.
Roberta Pezzella è stata responsabile del pane nella brigata di Heinz Beck, e direttrice del laboratorio di Bonci, quindi parliamo di un livello veramente alto, e le sue riflessioni sul perché un cornetto veramente di qualità non possa costare € 1.50 non fanno una piega. Eppure, al netto di chi può permettersi ogni giorno il cornetto da € 4, la maggior parte delle persone scelgono di consumarne uno di scarsa qualità ogni giorno, piuttosto che molti meno, ma molto migliori. Perché?
La casa di Ravenna dove vivo ora è l’undicesima, e sospetto che non sarà l’ultima. Ho fatto 10 traslochi più o meno sostanziosi nella mia vita, lasciandomi alle spalle - o nei bidoni - una quantità incredibile di roba, nonostante io sia uno che normalmente ne butta, regala e ricicla molta, di roba. Roba. Che parola eh? Siamo pieni di roba, davvero. Guardati intorno, in casa, fuori. C’è roba ovunque. Quel cavetto comprato quella volta perché ti serviva per fare quella cosa. Quel portacandele che ti ha regalato l’amica o amico. Quella pinza per la cucina che hai usato una volta sola (ora sembro la pubblicità di noto-marketplace-di-roba-usata). Ogni tanto mi aggiro per casa, o mi incanto a guardare il soppalco, quelle scatole piene di cose, tenute lì perché boh, davvero, boh.
Quando è morta Milena ho faticato tantissimo a decidere cosa fare delle sue cose rimaste. Ho aspettato a lungo, non riuscivo a separarmene, ma soprattutto non capivo come dare il giusto valore a ciò che era suo: tenere tutto, regalare, buttare… Poi ho capito quello che sembra essere un paradosso: trattenere le cose, rimanere attaccato agli oggetti, vuol dire dargli meno valore. È solo lasciando andare e conservando solo ciò che conta veramente, e acquistando il meno possibile, che si riesce a dare un valore vero, reale, tangibile agli oggetti. Ciò che rende veramente preziosa qualsiasi cosa, è la sua unicità, il suo essere scelta fra tante.
Che c’entra coi cornetti a € 4? Eh c’entra, eccome. Che valore ha quel cornetto di scarsa qualità che mangiamo tutte le mattine? Che mattina speciale è stata, quella della routine in cui abbiamo eseguito quel rituale malsano? Che valore ha avuto rispetto alle altre mattine? Che valore abbiamo dato a quel cornetto? Nulla. È solo un attaccamento, come i duecento oggetti inutili che compriamo e poi conserviamo nel soppalco o in cantina perché boh, “buttarlo dispiace”. Intendiamoci, riempire le discariche di roba non riciclabile non è che sia meglio eh, anzi. Il punto vero è che dobbiamo imparare a comprare meno cose di scarso valore, ma soprattutto a capire che nella quantità non c’è mai vero valore.
Mi viene allora da pensare che per aiutare Gabriele ad apprezzare il valore delle cose è necessario che abbia meno roba possibile intorno a sé. Così, forse più facilmente imparerà a selezionare, dare valore, concentrarsi sui suoi esperimenti, senza essere sopraffatto dalla quantità. Sarà un bene per lui, sarà un bene per noi genitori, sarà un bene per il pianeta, che davvero stiamo seppellendo di merda.
Oh, it's a mystery to me
We have a greed, with which we have agreed
And you think you have to want more than you need
Until you have it all you won't be free
Society, you're a crazy breed
I hope you're not lonely without me
When you want more than you have
You think you need
And when you think more than you want
Your thoughts begin to bleed
I think I need to find a bigger place
'Cause when you have more than you think
You need more space
Society, you're a crazy breed
I hope you're not lonely without me
Society, crazy indeed
I hope you're not lonely without me
There's those thinking, more or less, less is more
But if less is more, how you keeping score?
Means for every point you make, your level drops
Kinda like you're starting from the top
You can't do that
Society, you're a crazy breed
I hope you're not lonely without me
Society, crazy indeed
I hope you're not lonely without me
Society, have mercy on me
I hope you're not angry if I disagree
Society, crazy indeed
I hope you're not lonely
Without me
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