La vittoria di Trump mi ha colto di sorpresa, lo ammetto, e questo molto probabilmente dipende dal fatto che ho un’idea distorta e profondamente idealizzata degli Stati Uniti. Leggendo, col senno di poi le ragioni della sua vittoria si capiscono anche molto bene, inflazione e polarizzazione di genere e razziale su tutto. Poi ho letto questo articolo di Rebecca Solnit sul Guardian. Nell’articolo ci sono due paragrafi che non riesco a togliermi dalla testa:
Social media arose like a school of sharks in the information pool and began to devour the economic base of the news industry, to undermine the filtration systems that had limited the spread of hate, lies, misinformation and disinformation. But to talk about it as an information pool is to underestimate how much it has changed consciousness itself, how addictive and how distorting it is, how it manipulates values and emotions and beliefs.
Young men seem particularly vulnerable to its offerings, and many dark corners of the internet recruit them into misogyny and white supremacy via influencers and incel subcultures, into antisemitism and conspiracy theories, and more than that into becoming unmoored, destabilized, unwell, isolated.
Nel 1970, William Burroughs - che io da tempo penso sia un uomo del XXI secolo che per qualche esperimento andato storto è stato catapultato negli anni ‘60 - scrive un saggio delirante (per l’epoca) dal titolo “La rivoluzione elettronica”, che io ho letto per la prima volta nel 1988, e che oggi trova veramente un suo senso compiuto:
Considero la possibilità di migliaia di persone con registratori, portatili e stazionari, messaggi fatti passare come segnali di tamburi, una parodia del discorso del Presidente su e giù per i balconi, dentro e fuori finestre aperte (...). L'illusione è un'arma rivoluzionaria.
Per indicare alcuni impieghi specifici di nastri preregistrati e tagliati fatti suonare nelle strade come arma rivoluzionaria: Mandate fuori all'ora di punta dieci operatori con registrazioni preparate con cura e vedete come circolano in fretta le parole. La gente non sa dove l'ha sentita ma l'ha sentita. (…)
Come arma a lunga gittata per rimescolare e annullare le linee di associazione messe giù dai mass media: Il controllo dei mass media dipende dallo stabilire delle linee di associazione. Quando le linee sono tagliate le connessioni associative sono interrotte.
Non ho mai pensato che i social media siano un problema in sé, anzi sono stati e sono ancora uno straordinario strumento di circolazione delle idee, ma comincio ad avere veramente paura delle crescenti dinamiche manipolative su scala industriale. Il report Industrialized Disinformation: 2020 Global Inventory of Organized Social Media Manipulation a cura dell’Università di Oxford, esplora strumenti e tecniche di quella che nel 2016 Samuel Woolley ha definito computational propaganda. Dai dati emerge che:
59 countries used state sponsored trolls to attack political opponents or activists in 2019, up from 47 countries in 2019.
Quello che mi impressiona è la facilità con cui queste manipolazioni riescono ad attecchire, alimentando le paure irrazionali di masse enormi che preferiscono spiegazioni semplici incartate insieme a un complotto o a un nemico qualsiasi che ti impedisce di averle. Basta ormai davvero affacciarsi là fuori, ed è pieno di persone avvelenate, sbandate, terrorizzate, che non capiscono più niente di un mondo che è diventato oggettivamente difficilissimo da capire ma facilissimo da hackerare, per quei pochi che ne sono capaci e che ne hanno la possibilità economica e politica. E tu, che ragioni, che leggi cose lunghe, che capisci, che perdi tempo sulla verifica delle informazioni, sei solo un intralcio connivente col nemico, nella migliore delle ipotesi per ingenuità, nella peggiore per volontà consapevole di togliere agli altri la casa, la chiesa, lo stile di vita, le certezze. Non solo le linee di associazione di cui parlava Burroughs sono state tagliate, sono anche state sostituite con nuove linee, le cui connessioni associative sono molto più resistenti e permeanti, perché basate su odio e vittimismo .
Se poi il livello manipolatorio arriva agli algoritmi di base della piattaforma, come è accaduto per Twitter/X, capisci che non puoi più neanche sederti al tavolo e sperare di vincere. Già era difficile pensare di fronteggiare questa marea discutendo, come sa perfettamente chiunque abbia avuto a che fare con gente ferocemente convinta di baggianate senza alcun fondamento razionale, fabbricate ad arte e fatte circolare da bot e Wumao, ma se è la stessa piattaforma ad essere truccata per ragioni politiche, o se è banalmente la progressiva enshittification a rendere i luoghi della rete malsani e inabitabili, con cosa ti stai confrontando? Con chi stai parlando?
Forse, e sottolineo il forse, luoghi come Mastodon o Bluesky possono essere l’inizio di qualcosa di diverso, proprio per il modo in cui sono nati, cioè progetti aperti e federati dove in teoria il controllo degli algoritmi è più difficile, e ignorare i troll almeno è alla portata. Nel caso specifico di Bluesky, l’esodo in massa da Twitter/X delle settimane subito successive alla vittoria di Trump (in particolare della comunità scientifica, cosa che mi ha colpito molto) dimostra soprattutto la vitalità di una rete di persone che non accetta di essere presa in giro, e non accetta di essere solo funzionale all’arricchimento di pochi maschi bianchi, soprattutto se i livelli di spregiudicatezza - di potere, in particolare - sono questi. C’è chi sostiene che fuggire su piattaforme dove ce la cantiamo e suoniamo fra like-minded significa solo nascondersi in una camera dell’eco dove continuiamo inutilmente a parlare solo fra noi. Non è lì il punto.
Ho trovato su Bluesky uno skeet dell’attore Zane Schacht che secondo me dice tutto quel che c’è da dire:
The "bluesky is an echo chamber" think pieces that keep popping up really tickle me because they show how certain people genuinely believe social media should be for debating and arguing and not talking about the things that make you happy and sharing art with the world.
Non ha davvero senso perdere tempo prezioso in una guerra che non possiamo vincere, visto che è una partita truccata. Ciò che dobbiamo fare è dedicarci a immettere verità, bellezza e cura nel mondo (e non distinguo volutamente fra fisico e digitale, cosa che da anni non ha più senso). E dobbiamo farlo usando le competenze, l’empatia e la pazienza che abbiamo e che possiamo avere, e nei luoghi dove ci piace stare, perché essere al sicuro insieme alle persone che amiamo non vuol dire isolarsi, anzi. Vuol dire soprattutto proteggere e accogliere, per superare tutte le paure, le nostre e - sperabilmente, con il tempo - quelle di chi si è rinchiuso nell’odio nichilista.
Senza cedere di un centimetro.
Shattered in history
Shattered in paint
Oh, and the lengths that I'd
Stay up late
But brought to my space
The wonderful things I've learned to waste
I shoulda known
That I shouldn't hide
To compromise and to covet
All what's inside
There is no design
You'll have to decide
If you'll come to know if I'm the faithful kind
Time and again
(Got all that I need)
It's time to be brave
Content to the phrases
That at dawn, we ain't mazes
Just some kind of pages
This for my sister
That for my maple
It's not going the road I'd known as a child of God
Nor to become stable
(So what if I lose? I'm satisfied)
Am I dependent in what I'm defending
And do we get to hold what faith provides?
Fold your hands into mine
Do I believe in
Seeing every time
I know it's lonely in the dark
And this year's a visitor
And we have to know that faith declines
I'm not all out of mine
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