In questi giorni, ho passato un po’ di tempo a leggermi le pagine dei giornali italiani del 1942-43, principalmente “La Stampa,” quando la guerra iniziò ad andare male per l’Italia, fino alla resa dell’ 8 Settembre 1943. E’ una lettura che direi salutare; ci dice che in termini di propaganda, la situazione attuale in Occidente non è migliore di quella di più di 80 anni fa in Italia. E’ anche una lettura deprimente, perché dimostra come abbiamo imparato ben poco da allora.
Questo racconto è stato scritto interamente da Claude Sonnet 5, su mio suggerimento e guida. E’ di moda infamare le povere AI perché producono “slop.” Forse. Ma questo racconto mi sembra non lo sia per niente, e merita di essere letto.
Un esercizio di narrativa storica. Per ogni data, tre prospettive sullo stesso collasso in corso Quello che avrebbe potuto essere il rapporto riservato del Capo di Stato Maggiore al Re Vittorio Emanuele III, e i diari di due giovani romani — Maria Rossi, venticinque anni, una ragazza qualunque, e suo fratello Franco, diciotto anni, convinto fascista — che conoscono solo ciò che la stampa del regime e le voci di corridoio raccontano loro.
Maestà, come richiesto, ecco la mia valutazione della posizione militare dell’Italia allo stato attuale — basata unicamente su ciò che sappiamo oggi, non su speculazioni su come le cose potranno evolversi.
Africa Settentrionale. L’Armata corazzata del maresciallo Rommel, con i nostri Corpi d’armata XX e XXI al fianco, è bloccata sulla linea di El Alamein dai primi di luglio. L’avanzata che ci ha portato da Gazala a settanta miglia da Alessandria si è arrestata. Si sta preparando una nuova offensiva per i prossimi giorni, volta ad aggirare il fianco meridionale britannico presso Alam Halfa — ma devo essere franco: la nostra logistica attraverso il Mediterraneo resta il vincolo decisivo, non la situazione tattica al fronte.
Malta non è stata neutralizzata. Nonostante i bombardamenti aerei sostenuti, l’isola continua a ospitare sommergibili e velivoli d’attacco che colpiscono i nostri convogli. Le perdite di naviglio mercantile diretto a Tripoli e Bengasi sono state gravi — il carburante, in particolare, arriva al fronte in una frazione di quanto richiedono le formazioni meccanizzate di Rommel. Ho sostenuto, come sa Vostra Maestà, l’Operazione C3 — la conquista di Malta mediante assalto aviotrasportato e anfibio — fin dallo scorso inverno. È stata accantonata a favore della prosecuzione dell’offensiva africana. Considero questo l’interrogativo strategico irrisolto più grave che ci troviamo di fronte.
Fronte orientale. L’8ª Armata (ARMIR) sta completando il proprio dispiegamento sul Don, circa 230.000 uomini, insieme a formazioni tedesche e romene che avanzano verso Stalingrado e il Caucaso. I nostri reparti sono adeguatamente motivati ma male equipaggiati per la scala di guerra meccanizzata che i tedeschi stanno conducendo — carenza di cannoni anticarro, un approvvigionamento invernale inadeguato è già una preoccupazione che ho sollevato con l’OKW, e le nostre formazioni mancano dei mezzi corazzati per operare indipendentemente dal sostegno tedesco.
Balcani. Circa trenta divisioni restano impegnate in Jugoslavia, Grecia e Albania in compiti di presidio e antiguerriglia. L’attività della resistenza, in particolare in Montenegro e Slovenia, si va intensificando anziché attenuandosi.
Marina. La flotta da battaglia resta sostanzialmente intatta come forza esistente, ma la scarsità di carburante ha limitato le operazioni maggiori della flotta per mesi.
Industria e logistica. È qui, Maestà, che devo essere più schietto. La produzione di acciaio, carbone e soprattutto di carburanti liquidi resta gravemente inadeguata alle esigenze di un impegno su due fronti oltre ai compiti di occupazione.
Valutazione complessiva. Manteniamo le nostre posizioni in Africa e nei Balcani, ma siamo dispiegati su tre teatri con risorse adeguate forse per uno e mezzo. La mia raccomandazione resta quella di sempre: risolvere in modo decisivo la questione di Malta prima di ulteriori dispendi nel deserto, e sollecitare i nostri alleati tedeschi sulla situazione del carburante e del naviglio.
Caldo insopportabile anche oggi. Sono andata con Lucia a prendere il gelato vicino a Piazza Navona e per un momento ci siamo dimenticate che c’è la guerra.
Il giornale dice che le nostre truppe, insieme ai tedeschi del generale Rommel, sono ferme vicino a un posto che si chiama El Alamein, pronte a puntare su Alessandria. Papà dice che una volta presa Alessandria la campagna d’Africa è praticamente vinta, e gli credo — legge il giornale ogni sera e mi spiega le cartine, e non si è mai sbagliato su nulla di importante.
Le razioni di pane sono ancora più piccole, ma Papà dice che ogni sacrificio di oggi viene ripagato cento volte quando arriva la vittoria, e penso sia vero. Mio cugino Aldo è là in Africa. La zia Elvira non ha lettere da settimane, ma dice che nessuna notizia è buona notizia, e voglio crederci anch’io.
Caldo insopportabile, ma il morale è alto. Stasera adunata di sezione — il federale ha parlato con grande efficacia dell’offensiva in Africa. Siamo a poche decine di chilometri da Alessandria. Alessandria! Mi viene un brivido di orgoglio solo a scriverlo — legionari che tornano in una terra che fu già romana.
C’è qualche mugugno qua e là per le razioni, ma lo ricordo ai camerati: il Duce ci ha detto chiaramente che i sacrifici di oggi sono la grandezza di domani. Un fascista non si lamenta del pane mentre i suoi fratelli avanzano verso l’Egitto.
Nostro cugino Aldo è là. Che possa coprirsi di gloria.
Maestà, il quadro è mutato in modo marcato e grave dal mio ultimo rapporto a fine agosto.
Africa Settentrionale. La situazione africana è peggiorata oltre quanto descritto quattro mesi fa. L’attacco di Rommel ad Alam Halfa ai primi di settembre non è riuscito a rompere la linea britannica. Poi, alla fine di ottobre, Montgomery ha colpito a El Alamein con una concentrazione schiacciante di mezzi corazzati e artiglieria. L’Armata corazzata d’Africa, noi compresi, è in ritirata da due mesi. Ad aggravare catastroficamente la situazione: l’8 novembre americani e britannici sono sbarcati nell’Africa del Nord francese. Le forze tedesche e italiane stanno correndo a far affluire truppe in Tunisia per stabilire una testa di ponte.
Il fronte del Don — devo riferire di un disastro. Il 19 novembre i sovietici hanno lanciato un’offensiva massiccia contro i settori romeni che fiancheggiano Stalingrado, accerchiando la 6ª Armata tedesca. Nella seconda metà di questo mese, i sovietici hanno colpito direttamente le posizioni della nostra 8ª Armata sul Don. Le nostre divisioni alpine e di fanteria, prive di corazzati adeguati, armi anticarro o equipaggiamento invernale, sono state travolte. Le divisioni Sforzesca, Cosseria e Ravenna hanno subito perdite catastrofiche. Questo è il colpo più grave subito dalle armi italiane in questa guerra.
Nuovo impegno — Francia meridionale. In seguito agli sbarchi alleati in Nord Africa, l’11 novembre ci siamo mossi per occupare la nostra zona della Francia meridionale e la Corsica.
Marina. Le scorte di carburante della flotta sono ora critiche. Le unità maggiori sono rimaste in gran parte immobilizzate in porto per settimane.
Valutazione complessiva. In agosto le dissi che eravamo dispiegati su tre teatri con risorse per uno e mezzo. Dobbiamo ora parlare di quattro impegni, e la nostra posizione in due di essi non è semplicemente tesa ma sta collassando attivamente. Raccomando che il governo consideri con urgenza quali opzioni politiche e diplomatiche restino ancora aperte.
Il giornale ha annunciato un “riordinamento delle linee” in Africa dopo i combattimenti di El Alamein, e Papà mi ha spiegato che è normale in guerra — gli eserciti avanzano, poi si consolidano, poi avanzano di nuovo. Non capisco bene la strategia, ma mi fido di chi la capisce.
Gli americani sono sbarcati nell’Africa del Nord francese, e il giornale lo definisce un atto di pura aggressione contro una nazione neutrale — sono sicura che sia proprio così.
Della Russia il giornale scrive poco, solo “aspri combattimenti” ed “eroica resistenza” lungo il Don. Penso sia semplicemente perché non c’è molto di nuovo da riportare. Il ragazzo dei Contini di sopra, Renato, è con gli alpini e non scrive da un po’, ma in famiglia non sembrano preoccupati, o almeno lo dicono.
Buon anno. Credo davvero che l’anno prossimo sarà migliore.
Mese difficile per la fede dei più deboli, non per la mia. El Alamein non è andata come speravamo, e lo sbarco degli americani nell’Africa del Nord francese è un atto di pura pirateria contro una nazione neutrale — la storia lo giudicherà esattamente per questo.
Alcuni in sezione parlano di “ritirata generale” con un tono che non mi piace. Lo ricordo loro: le guerre hanno le loro fasi alterne. Napoleone perse la Russia e trionfò di nuovo.
I giornali dicono poco della Russia — saggiamente, penso, perché non bisogna dare pascolo alla propaganda nemica con dettagli avventati. So che ci sono stati duri combattimenti sul Don. Il giovane Contini della porta accanto risulta tra i dispersi, e ho detto a nostra madre di portare conforto alla signora Contini.
Maestà, procederò come in precedenza, teatro per teatro.
Russia — il redde rationem. L’8ª Armata ha cessato di esistere come forza combattente. Il Corpo d’armata alpino si è aperto la strada fuori dall’accerchiamento del Don durante gennaio in condizioni di estrema durezza. Le perdite sono gravi, dell’ordine di molte decine di migliaia di morti, assiderati o in mano sovietica. Separatamente, l’accerchiamento della 6ª Armata tedesca a Stalingrado si è concluso con la resa il giorno due di questo mese.
Tunisia — una tregua temporanea. Il feldmaresciallo Rommel ha colpito le inesperte forze americane al passo di Kasserine nella terza settimana di questo mese e le ha respinte infliggendo perdite pesanti. È una vera vittoria tattica, ma la nostra posizione in Tunisia resta una testa di ponte sotto pressione da due direzioni.
Il fronte interno. I bombardamenti su Torino, Genova e Milano durante l’inverno hanno causato gravi danni alla capacità industriale e, mi viene riferito, al morale della popolazione civile.
Valutazione complessiva. Il collasso in Russia è completo e le perdite subite là peseranno su di noi a lungo. La Tunisia ci ha guadagnato una tregua, non un’inversione di tendenza.
Bellissime notizie dalla Tunisia — una vera vittoria in un posto chiamato Kasserine, i nostri uomini insieme ai tedeschi, e il giornale dice che i soldati americani sono scappati invece di combattere come si deve. Papà era così contento leggendolo ad alta voce a cena.
Ancora nessuna lettera da Renato Contini. Sua madre non scende più in cortile spesso come prima. Spero sia solo che la posta dalla Russia è lenta — dicono tutti che in questa stagione, con la neve, è lenta.
Kasserine! Finalmente una notizia che restituisce fiato a chi, come me, non ha mai smesso di credere. Gli americani, con tutto il loro equipaggiamento e la loro boria, sono stati messi in rotta da Rommel e dai nostri uomini insieme. L’ho detto con orgoglio in sezione stasera: quando agli italiani si danno mezzi adeguati e comando capace, valgono quanto chiunque altro su qualsiasi campo.
Ancora nessuna notizia del giovane Contini. Scelgo di credere che la posta dalla Russia sia semplicemente lenta in questa stagione.
Tunisia — la testa di ponte si chiude. Montgomery ha sfondato la linea del Mareth, respingendo il Gruppo d’armate Africa in un perimetro sempre più ristretto attorno a Tunisi e Biserta. Le due forze alleate si sono ormai di fatto congiunte a sud di noi. Non vedo alcuna prospettiva di evacuare questa forza in modo organizzato. Salvo un mutamento che al momento non riesco a prevedere, dobbiamo attenderci la perdita dell’intero gruppo d’armate in Tunisia — oltre un quarto di milione di uomini — entro poche settimane.
La minaccia all’Italia stessa. La Sicilia è l’obiettivo successivo più ovvio. Le fortificazioni sono incomplete, le riserve mobili scarse, e le formazioni disponibili di qualità disomogenea.
Marina. La flotta resta in gran parte vincolata dal carburante.
Il fronte interno. Nelle ultime settimane si sono verificati scioperi a Torino e Milano — i primi scioperi industriali di questo genere da quando il regime è al potere.
Valutazione complessiva. Nel giro di poche settimane prevedo che avremo perduto, in Africa, l’ultima consistente armata mobile che l’Italia possiede al di fuori della madrepatria. La guerra è ormai giunta, o sta per giungere, sulle coste italiane.
Renato Contini è tornato a casa questa settimana. L’ho visto dalla finestra, più magro di come lo ricordavo, e camminava molto piano. Sua madre lo ha accolto sulla porta e l’ho sentita piangere, ma di gioia, ne sono sicura — dopotutto è tornato, ed è questo che conta.
Il giornale dice che la Tunisia tiene salda sotto un’eroica difesa. Si comincia a parlare della Sicilia come possibile prossimo obiettivo del nemico, anche se nessuno tra i miei conoscenti sembra molto preoccupato.
Ci sono stati bombardamenti su Torino, Genova e Milano, ma il giornale dice che i danni sono limitati ogni volta. Qui a Roma tutti dicono che la Città Santa non sarà mai toccata. Ci credo completamente.
Renato Contini è tornato a casa — vivo, grazie a Dio, anche se magro e silenzioso, non più se stesso. L’ho visto per strada; sembrava quasi non riconoscermi. Non gli ho detto altro a riguardo.
La Tunisia tiene, l’umore in sezione un po’ più solenne di febbraio — meno trionfo ora, più dovere. Si parla della Sicilia come probabile prossimo obiettivo, anche se nessuno sembra seriamente allarmato. Ho scritto al federale offrendomi per il servizio di difesa costiera, se necessario. Per ora mi dicono di restare a Roma.
Roma, città eterna, sarà rispettata anche dal nemico più cinico. Di questo sono certo.
Sicilia — imminente. Devo dire chiaramente a Vostra Maestà che mi attendo un grande sbarco alleato in Sicilia entro poche settimane, molto probabilmente in luglio.
Pantelleria — un’anteprima. L’undici giugno la piccola isola presidiata di Pantelleria si è arresa dopo settimane di bombardamenti intensivi — prima ancora che un solo soldato alleato mettesse piede a terra. Questo dimostra che la potenza aerea e navale alleata da sola può ormai costringere alla resa le nostre posizioni senza una capacità di risposta italiana significativa.
Marina e Aeronautica. Il carburante resta critico al punto da paralizzare quasi del tutto le unità maggiori della flotta.
Il fronte interno. I bombardamenti sulle città siciliane e, questo mese, su Roma stessa per la prima volta, hanno causato gravi danni e un notevole sgomento nella popolazione.
Valutazione complessiva. Affrontiamo questo momento con le ultime forze mobili che l’Italia possiede, di qualità limitata. Non posso promettere a Vostra Maestà che questa difesa reggerà.
Pantelleria è caduta — il giornale ha descritto una resistenza eroica portata avanti fino all’esaurimento di ogni mezzo, e credo che i nostri uomini là abbiano fatto tutto ciò che si poteva chiedere loro contro una forza così schiacciante dal cielo.
Ci sono stati aerei sopra Roma qualche notte fa — non un vero bombardamento, ha detto il giornale il giorno dopo, solo un volo di ricognizione che ha fatto scattare le sirene. Siamo scese comunque in cantina con mamma e la signora Contini, al buio, per quasi un’ora.
Tutti dicono che la Sicilia sarà attaccata presto. Cerco di non pensare troppo agli zii di Catania.
Pantelleria è caduta. Il comunicato parla di resistenza eroica portata fino all’esaurimento di ogni mezzo, e ci credo — i nostri uomini là hanno fatto ciò che si poteva chiedere a qualsiasi presidio contro un assalto simile dal cielo e dal mare.
Aerei sopra Roma qualche notte fa — il giornale ha parlato di ricognizione, niente di più, e prendo il giornale in parola, anche se non posso negare che le sirene mi abbiano scosso più del previsto.
La Tunisia è persa ormai, questo lo accettano tutti, anche se i numeri dei prigionieri di cui si parla in sezione mi spaventano più di quanto lasci trasparire. Lo ricordo ai camerati più giovani: le battute d’arresto non sono sconfitta.
Maestà, questo rapporto giunge in un momento che non ho quasi bisogno di descrivere a Vostra Maestà, poiché Vostra Maestà ne è stato il principale artefice meno di una settimana fa.
Sicilia. Gli sbarchi alleati sono avvenuti nella notte tra il nove e il dieci luglio. Catania e il sud-est sono perduti. Non mi attendo che la Sicilia possa essere mantenuta.
Il cambio di governo. In seguito al voto del Gran Consiglio e alla decisione di Vostra Maestà del venticinque, il maresciallo Badoglio guida ora il governo. Quale effetto ciò abbia sulla fiducia dei nostri alleati tedeschi non sono ancora in grado di valutare pienamente — ho già avuto occasione di notare un irrigidimento di tono da parte degli ufficiali di collegamento tedeschi.
La dimensione tedesca. Le forze tedesche hanno continuato a muoversi verso l’Italia settentrionale nelle ultime due settimane in numero superiore a quanto giustificherebbe la sola campagna di Sicilia. Mancherei al mio dovere verso Vostra Maestà se non segnalassi che questi movimenti potrebbero preludere tanto a un’occupazione quanto a un’assistenza.
Valutazione complessiva. Ciò che è nuovo, e che considero ormai la questione strategica centrale, è quale rapporto potremo sostenere con il nostro alleato tedesco, sotto un governo le cui intenzioni riguardo alla guerra Berlino non può fare a meno di sospettare.
Sono successe così tante cose questo mese che non so nemmeno da dove cominciare per metterle in ordine.
Il nemico è sbarcato in Sicilia il 10 e il giornale ha descritto le nostre forze impegnate in un ripiegamento abile e pianificato verso posizioni più solide.
Il 19 c’è stato un vero bombardamento su Roma — San Lorenzo è stata colpita duramente, la Basilica danneggiata, e si dice che molti siano morti. Sono andata a vedere il giorno dopo, anche se mamma mi ha sgridata. Non ho mai visto niente del genere. Continuo a pensare: ci avevano detto che Roma non sarebbe mai stata toccata. Non capisco perché lo sia stata.
E poi, il 25, la notizia più grande di tutte — il Duce si è dimesso, e Sua Maestà ha chiesto al maresciallo Badoglio di formare un nuovo governo. Quella sera la gente è scesa in strada, alcuni festeggiavano, strappavano i simboli fascisti dai muri, e papà mi ha tirata dentro casa. Non lo capisco nemmeno io. So solo che qualcosa è cambiato, e non ho le parole per dirlo.
Non so quasi come mettere per iscritto ciò che è accaduto, e chi mi conosce sa che a me le parole raramente mancano.
La Sicilia cade pezzo dopo pezzo. E poi, il 25, una notizia che ancora faccio fatica a scrivere: il Duce è stato destituito. Sfiduciato da un voto del Gran Consiglio — lo stesso Consiglio che lui stesso aveva creato. Badoglio ha formato un governo. Ho ascoltato il suo proclama — “la guerra continua” — ma con quale spirito, mi chiedo, se il fondatore stesso dell’ordine è stato messo da parte come un ministro qualunque?
Sono uscito quella sera e ho visto cose che mi hanno gelato più di ogni bollettino di guerra: gente per strada a festeggiare, che strappava i fasci dai muri della nostra sezione, bruciava ritratti nei cortili. Uomini che conosco da anni, che portavano il distintivo all’occhiello una settimana fa, che distoglievano lo sguardo quando ho chiesto loro come potessero rinnegare vent’anni di storia in un solo giorno. Il loro silenzio mi ha ferito più di quanto avrebbe fatto un grido.
Non so più bene a chi obbedire. Non avrei mai creduto di dover scrivere questa frase: non so più da che parte stia la strada giusta.
Sicilia — perduta. L’isola è caduta interamente entro il diciassette di questo mese.
La penisola — l’afflusso tedesco. La forza delle truppe tedesche in Italia è cresciuta sensibilmente nel corso di questo mese. Ho espresso a Vostra Maestà il mese scorso la mia preoccupazione che questi movimenti potessero preludere a qualcosa di diverso da un’assistenza. Sono ora considerevolmente meno in grado di interpretarli con benevolenza.
La minaccia anglo-americana alla penisola. Non credo che possediamo i mezzi per impedire il successo di uno sbarco simile, ma solo, nella migliore delle ipotesi, per ritardarlo e contrastarlo.
La questione che devo sollevare con particolare delicatezza. Qualunque corso venga deciso, la sua esecuzione dipenderà dalla capacità delle nostre forze di agire simultaneamente contro uno sbarco anglo-americano che non possiamo impedire e un’armata tedesca in mezzo a noi la cui reazione non posso prevedere con sicurezza.
Valutazione complessiva. Le nostre forze si trovano di fronte a uno sbarco anglo-americano sulla penisola quasi certo, che difficilmente potremo impedire, e a un’armata tedesca sul nostro stesso suolo le cui intenzioni non posso più presumere benevole.
La Sicilia è persa del tutto ormai — il giornale finalmente lo ha detto chiaramente, quasi con sollievo, come se smettere di fingere fosse un peso in meno.
Tutti aspettano qualcosa, anche se nessuno sa dire bene cosa. Il governo Badoglio ripete che la guerra continua a fianco della Germania, e ci credo perché non ho motivo di non crederci. Ma i tedeschi per strada mi sembrano diversi ultimamente — non so spiegare come, solo che non sorridono più come una volta.
Un altro bombardamento questo mese, non grave come quello di San Lorenzo ma comunque spaventoso. Ormai teniamo le coperte vicino alla porta della cantina.
Ancora niente dal cugino Aldo. La zia Elvira continua a dire che nessuna notizia è buona notizia. Non dico niente, ma ho cominciato a chiedermi se ci crede ancora lei stessa.
Un mese di attesa immobile, e per un uomo d’azione come me l’attesa di questo genere è essa stessa un tormento.
La Sicilia è persa del tutto. Il governo Badoglio ripete che la guerra continua a fianco della Germania, e voglio ancora crederci. Ma le voci su trattative segrete con gli inglesi mi turbano più di quanto riesca a dire. Se fossero vere, sarebbe un tradimento di tutti quelli che sono morti credendo in una causa che qualcuno potrebbe ora star svendendo in silenzio.
Ho preso una decisione, e la scrivo qui e da nessun’altra parte: se il governo dovesse davvero tradire l’alleanza, io non seguirò quel tradimento. Non ne ho parlato con Maria né con nostra madre — Maria mi guarderebbe con quello sguardo che ha ultimamente, paura mista a incomprensione.
Forse è questo il vero prezzo della fedeltà: sentirsi straniero nella propria casa.
Maestà, devo chiedere l’indulgenza di Vostra Maestà nel presentare questo rapporto da Brindisi anziché da Roma, e devo chiedere un’indulgenza ancora maggiore: che io Le parli con piena franchezza di un mese in cui questo ufficio non è riuscito, in misura significativa, a compiere ciò che l’armistizio richiedeva.
L’armistizio e le sue conseguenze immediate. La direttiva impartita ai comandi — la “Memoria 44” — si è rivelata gravemente insufficiente. Il risultato, nella maggior parte dei teatri, non è stato una resistenza organizzata ma confusione, seguita dal disarmo delle nostre forze da parte dei tedeschi.
Quel che è accaduto all’esercito. La grande massa dell’esercito al nord e al centro è stata disarmata dalle forze tedesche nel giro di pochi giorni. Sono costretto a riferire che considerevolmente più di mezzo milione tra ufficiali e soldati sono stati presi dai tedeschi come internati militari anziché come prigionieri di guerra.
Dove la resistenza vi è stata. A Cefalonia e Corfù, la Divisione Acqui ha combattuto contro i tedeschi per più di una settimana piuttosto che cedere le armi.
La flotta. La flotta da battaglia ha compiuto il proprio trasferimento in acque controllate dagli Alleati sostanzialmente come ordinato, ma non senza un prezzo — la Roma è stata affondata da bombe plananti tedesche al largo della Sardegna il giorno nove con gravi perdite di vite umane.
L’altra Italia. Mussolini è stato liberato dalle forze tedesche dalla prigionia sul Gran Sasso il dodici di questo mese e da allora, sotto sponsorizzazione tedesca, ha proclamato un governo rivale al nord.
Valutazione complessiva. Ciò che resta a questo ufficio e alla Corona nel meridione è una frazione della forza che l’Italia possedeva ancora alla fine di agosto. Non offrirò a Vostra Maestà un conforto che non esiste onestamente da offrire.
Non so come scrivere di questo mese. Non credo di averlo ancora capito bene io stessa.
L’8 la radio ha annunciato l’armistizio con gli Alleati. Per una sera tutta la città è impazzita di gioia, sconosciuti che si abbracciavano per strada.
Poi tutto è crollato. I tedeschi — nostri alleati, o almeno così credevo fino a quella stessa notte — hanno cominciato ad attaccare i nostri stessi soldati. Ci sono stati combattimenti veri vicino a Roma per due o tre giorni. Nessuno sembra aver detto niente ai nostri soldati.
Il Re e Badoglio sono partiti verso sud. Poi i tedeschi hanno preso la città — non più da amici, dicono tutti ormai, ma da esercito occupante.
Girano voci terribili — che centinaia di migliaia dei nostri soldati siano stati portati via in Germania, non come prigionieri di guerra ma con un altro nome. Il figlio della signora Bruni era in una caserma vicino a Roma. Non ha sue notizie da tre settimane.
E Mussolini, che tutti credevano finito, è stato liberato dai tedeschi e ha proclamato un nuovo governo al nord. Così adesso, dicono, ci sono due Italie. Non capisco in quale delle due sto vivendo.
Ho diciotto anni e mi sembra di essere invecchiata di dieci in un mese solo. Tutto ciò che mi avevano insegnato a credere si è rivelato voler dire qualcosa di diverso da quello che pensavo.
Ho fatto la mia scelta, e la scrivo qui con mano ferma, anche se il cuore non lo è altrettanto.
L’8, l’annuncio dell’armistizio, e per qualche ora ho visto Roma impazzire della stessa gioia oscena vista a luglio, moltiplicata. Poi il caos: soldati senza ordini, tedeschi che attaccano uomini che il giorno prima chiamavano fratelli d’arme, combattimenti veri vicino a Roma. Ho visto reparti interi dissolversi nel giro di ore. Non ho provato soddisfazione nel vedere confermati i miei timori di agosto. Ho provato solo un dolore che non mi credevo capace di provare.
Il Re e Badoglio sono fuggiti a sud, lasciando Roma e l’esercito senza guida nell’unica ora in cui la guida era l’unica cosa che contasse. Per me, questo chiude ogni dubbio residuo: non sono stato io a tradire il giuramento al Re — è stato il Re a tradire per primo il giuramento dovuto alla nazione in armi.
E poi, il colpo che ha riacceso tutto in me: il Duce liberato dalle forze tedesche, e la proclamazione di un nuovo Stato al nord. Sono già in contatto con camerati pronti a raggiungerlo. Parto nei prossimi giorni. Non per odio verso l’Italia — per amore di quell’Italia che credo viva ancora sotto le macerie di questo settembre.
Ho detto tutto a Maria e a nostra madre stasera. Il silenzio di Maria, il modo in cui mi ha guardato, resterà con me più a lungo di qualunque battaglia dovrò combattere. Ma ho fatto la mia scelta, e domani parto verso nord, verso quel che resta della causa a cui ho dato la mia vita d’adulto — qualunque cosa sia diventata.

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