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The Networx · Jun 30, 2026

L’AI è più braccio che cervello

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The Networx · The Networx

Quando si parla di intelligenza artificiale, tendiamo spesso a confondere due affermazioni molto diverse: “l’AI è in grado di farlo” e “io sono in grado di farlo bene usando l’AI”.

La disponibilità di una funzione, infatti, non garantisce automaticamente la qualità del risultato.

Per usare bene l’AI dobbiamo sapere quattro cose.

Cosa chiederle. Una richiesta vaga produce facilmente una risposta generica, anche quando lo strumento avrebbe le capacità per fare molto di più.

A chi chiederlo. Non tutti gli strumenti, e non tutte le loro versioni, sono uguali. Il migliore per lavorare su un testo potrebbe non essere il più efficace per analizzare dati, fare una ricerca o generare immagini.

Come farglielo fare. Contesto, obiettivo, vincoli, destinatari, tono, criteri di qualità: non basta dare un comando. Dobbiamo aiutare l’AI a capire il lavoro che le stiamo affidando. E, per darle istruzioni precise, dobbiamo prima avere noi un’idea sufficientemente chiara del risultato che ci aspettiamo.

Come giudicare il risultato. L’AI può restituire una risposta fluida e convincente anche quando contiene errori o propone scelte poco adatte. Senza competenza e spirito critico, rischiamo di accettare un risultato mediocre solo perché è arrivato in fretta ed è scritto bene.

Per lavorare al meglio, quindi, l’AI ha bisogno di essere accompagnata.

L’AI è più braccio che cervello.

Per molto tempo abbiamo guardato ai video generati con l’intelligenza artificiale come a piccole dimostrazioni tecniche: suggestive, sorprendenti, ma spesso difficili da controllare davvero.

Gemini Omni indica un passaggio diverso.

Non si limita a generare un video a partire da un prompt. Prova a trasformare la produzione video in una conversazione. Si può partire da un testo, da un’immagine o da un contenuto esistente e poi chiedere modifiche successive: cambiare un’inquadratura, mantenere un soggetto, aggiungere un effetto, intervenire sul movimento, modificare lo stile, adattare il risultato.

Il segnale non riguarda solo la creatività. Riguarda il modo in cui cambierà il lavoro di chi produce contenuti.

Se il video diventa modificabile con la stessa logica con cui oggi correggiamo un testo, si abbassa la soglia di accesso alla comunicazione audiovisiva. Non significa che ogni azienda debba iniziare a produrre più video. Significa che molte più aziende potranno prototipare format, testare idee, visualizzare scenari, creare materiali formativi, adattare messaggi per pubblici diversi e trasformare contenuti già esistenti in nuove forme narrative.

Questo non elimina competenze, regia, scrittura, gusto e responsabilità. Al contrario, le rende più importanti.

Quando lo strumento esegue più velocemente, cresce il valore di chi sa scegliere cosa chiedere, cosa correggere, cosa pubblicare e cosa evitare.

Per le aziende il punto non è produrre più video possibili. È capire quali contenuti meritano davvero di diventare video, con quali regole, con quali verifiche e con quale livello di trasparenza.

La nuova competenza non è solo “saper usare Gemini Omni”. È saper governare un processo creativo in cui l’AI può diventare assistente di produzione, editor, scenografo e montatore.

La direzione editoriale, però, resta una responsabilità umana.

Durante l’ultima puntata di The Vorcast, il video podcast di The Vortex, abbiamo cercato di spiegare l’importanza di Linkedin e come gli utenti lo stanno usando.

Nei giorni scorsi abbiamo partecipato al convegno introduttivo alla XIV Borsa Mirabilia del Turismo culturale e delle produzioni agroalimentari di qualità, organizzato da Mirabilia e ISNART, intervenendo nel panel dedicato a “I territori UNESCO del Friuli Venezia Giulia e l’intelligenza artificiale”.

È stata un’occasione preziosa per riflettere su come la trasformazione digitale possa aiutare territori ricchi, complessi e autentici a raccontarsi meglio, valorizzando il proprio patrimonio storico, culturale, naturalistico ed enogastronomico.

Il tema non riguarda solo l’adozione di nuovi strumenti. Riguarda la capacità di costruire una visione comune, mettere in relazione competenze diverse e rendere più accessibile la ricchezza di un territorio a viaggiatori, operatori e comunità locali.

L’intelligenza artificiale, se utilizzata con consapevolezza, può diventare un alleato per promuovere destinazioni, creare nuove forme di interazione con il patrimonio e far emergere contenuti, percorsi e storie che rischiano spesso di restare meno visibili.

AI Act e trasparenza

Con l’entrata in vigore dei nuovi obblighi dell’AI Act, aziende e professionisti dovranno prestare maggiore attenzione a come vengono segnalati testi, immagini e video generati dall’intelligenza artificiale. Un tema che riguarda non solo la conformità normativa, ma anche la trasparenza verso clienti, utenti e cittadini.

Minori e Social Network

Nel Regno Unito torna il dibattito sull’accesso dei minori ai social network, con il governo di Keir Starmer che valuta nuove restrizioni per proteggere i più giovani. Un confronto che va oltre la tecnologia e riguarda il rapporto tra piattaforme, educazione e responsabilità sociale.

Instagram e conversazioni visuali

Instagram continua ad avvicinarsi alle logiche delle piattaforme di messaggistica introducendo una nuova modalità per condividere fotografie direttamente nei commenti. Un piccolo cambiamento che punta ad aumentare conversazione, permanenza e interazione all’interno della piattaforma

Ai e Salute

Sempre più persone utilizzano ChatGPT per domande legate a salute, benessere e prevenzione. Per questo OpenAI sta investendo nel miglioramento delle risposte in ambito sanitario, uno dei settori in cui l’AI può avere il maggiore impatto ma anche le maggiori responsabilità.

Read the original on thevortexit.substack.com

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