Maggio 2026.
Andare in produzione video con le intelligenze artificiali non è più un’utopia né un compito per smanettoni e nemmeno una lotta contro i mulini a vento a dita incrociate nella speranza di mantenere un minimo di coerenza visiva.
Si può fare, insomma.
A maggio del 2024 ho realizzato un proof of concept di due personaggi che ho creato insieme ai miei figli, Nox e Dust.
Siccome mantenere la coerenza visiva dei personaggi era impossibile, abbiamo deciso di darci un paletto creativo: Nox e Dust sono diventati due mutaforme.
Lavorando con MidJourney e Runway è venuto fuori questo.
Due anni dopo, le cose sono cambiate radicalmente.
Nel mio lavoro di costruzione dei personaggi, che prosegue, Nox e Dust sono ancora due mutaforme ma non lo sono più per limiti tecnici. Lo sono rimasti per mia esplicita scelta (e dei miei figli, ovvio).
La coerenza dei personaggi è, finalmente, possibile.
Per ottenerla bisogna padroneggiare le AI generative, dai modelli linguistici alla creazione di immagini statiche a quelle che generano video. Ma bisogna anche avere competenze video (di filmmaking, di montaggio, di creazione di contenuti). E questa, per me che lavoro con il video da venticinque anni, è un’ottima notizia perché significa che le mie competenze non verranno buttate via ma che posso valorizzarle usando le AI generative.
Non solo.
È possibile fare cose molto più complesse di una “semplice” scena totalino-PP-PP.
In questo esempio in cui mi sono messo in scena, paradossalmente, la cosa più facile da fare sono le clip “wow”. Quelle in cui volo o divento wrestler o Avenger o non si sa bene cos’altro.
Ma io trovo che, per chi lavora con i video e per chi vuole raccontare storie e comunicare con i video, sia molto più interessante capire come si fa a fare la produzione che non fa gridare wow ma che ha un senso. Anche perché se l’effetto wow è garantito e facile da raggiungere, avremo presto una saturazione di video wow. Diciamola semplice: l’offerta di video wow, al momento, è superiore alla domanda.
Ho fatto un primo vero spot per una scuola tennis, la Ticino Academy (è la scuola che frequento, ed è anche la scuola che ci ha aiutati a scrivere questo bellissimo Il tennis spiegato a papà e mamme).
Il brief era molto intelligente, a mio modo di vedere. Non si voleva parlare a tutti né avere chissà quali trasformazioni o effetti speciali: volevano che fosse un found footage, riprese con smartphone, iper realistiche, niente campo che si spacca, niente supereroi, niente sboronate varie. Cioè: proprio tutte le cose che verrebbero meglio con le AI e che darebbero un senso al loro uso.
Però è una bella sfida e bisogna provarci, mi sono detto. E quindi ho messo giù un'idea semplice per il target: il reel si capisce bene solo se sai cosa succede sui campi delle scuole tennis, se conosci quel bisbigliare lì a bordo campo, se sai cosa vorresti dal tuo servizio, dal tuo diritto in top spin, dal tuo rovescio e in generale dal lavoro che fai per imparare a giocare a tennis.
Alla fine è venuto fuori esattamente come lo volevano loro. E il processo è stato esattamente quello che avrei usato se avessi girato dal vivo: brief, idea, scrittura, storyboard, prove, riprese buone, riserve, scarti, montaggio e demo per il cliente, rework.
Il risultato è qui, e sta pure girando bene sull'Instagram della Ticino Academy.
Parleremo delle basi e di questo processo nel primo webinar gratuito del mio percorso sulle AI generative.

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