C’è una statistica che dovrebbe tenerci svegli la notte, e invece è sepolta sotto i comunicati stampa sull’AI che “abilita il business” e “accelera la trasformazione”. Parole bellissime. Non si capisce mai bene cosa significano, ma suonano bene nelle slide.
I ruoli entry-level nel tech sono passati dal 35% all’8% degli hiring totali. In un anno. Contrazione ciclica? Recessione passeggera? Macché, è una scelta precisa e non è un segreto più per nessuno, se vivete anche voi in questo mondo: le aziende non assumono più junior perché l’AI fa quello che faceva il junior. Almeno, così pensano.
In questa The Mill parliamo di quello che si rompe silenziosamente quando togli i gradini più bassi di una scala. Spoiler: non te ne accorgi subito. Te ne accorgi quando devi salire.
Prima, qualche aggiornamento dal mulino:
Marzo è stato denso. Il profilo Instagram di DonQ ha una nuova identità visiva, e questa volta siamo abbastanza contenti da dirlo pubblicamente senza subito aggiungere “però stiamo già pensando di cambiarlo”.
Siamo diventati partner del TEDx di Padova!. Ci vuole un certo controllo per non mettere tre punti esclamativi, ma ce lo concediamo almeno uno.
Abbiamo lanciato lo Human CAPTCHA: un test di Turing al contrario, dove non sei tu a dimostrare all’algoritmo di essere umano, ma l’algoritmo a dimostrarlo a te. Se non capisci subito perché esiste, provalo su human-captcha.donq.io e poi ci dici.
È nato il Club DII, e siamo stati al lancio promosso da UniSMART e dal Dipartimento di Ingegneria Industriale di Padova, portando un messaggio semplice.
Abbiamo lanciato l’idea di costruire una community dev a Padova. Se ti interessa, ti aspettiamo.
Ah, e se sei in zona il 23 aprile, vieni al Tech&Tonic: lo Human CAPTCHA si testa dal vivo, e la gente che finisce a queste cose è sempre quella più interessante con cui parlare.
Benvenuto a Ocrimtech, nuovo cliente. Speriamo che sia l’inizio di una lunga storia e non solo il titolo di un bel case study.
Immaginate dei padri che devono insegnare ai figli ciò che a loro volta hanno imparato dai loro padri, nel modo in cui è stato trasmesso loro. Una trasmissione generazionale, però con un mondo talmente accelerato che ormai il mondo della generazione precedente non esiste più, è obsoleto. Vi risuona in un periodo come questo vero? L’obsolescenza della conoscenza è più corta del ciclo generazionale, e la catena si è spezzata. Questo in famiglia, immaginatevi sul lavoro.
C’era un sistema che funzionava. Magari non perfetto, ma funzionava.
Il senior insegnava allo junior. Lo junior sbagliava, imparava, cresceva. Col tempo diventava il senior. Il senior insegnava al nuovo junior. Ripetere fino alla pensione. Il sapere si trasmetteva in verticale, con l’attrito giusto, e qualcosa arrivava dall’altra parte.
Poi è arrivata l’AI, e qualcuno in qualche ufficio ha fatto due più due. Gli junior fanno cose ripetitive. L’AI fa cose ripetitive. Problema risolto, slide chiusa, LinkedIn post pubblicato.
Il problema è che lo junior non era lì solo per fare quelle cose.
Era lì per guardare come si parla a un cliente difficile. Per sbagliare in un contesto dove sbagliare non distrugge niente. Per assorbire quei pattern che non si insegnano in nessun corso e non stanno in nessun prompt: come si legge una stanza, come si gestisce la pressione, come si capisce quando un progetto sta andando storto prima che lo dica qualcuno. Era lì, insomma, per diventare qualcos’altro.
Togliere lo junior, lungi dal semplificare il sistema, lo accorcia. E i sistemi corti magari sì costano poco, ma non invecchiano bene.
La cosa più beffarda è la direzione del taglio. Nello stesso periodo in cui i ruoli entry-level crollavano del 73%, i ruoli AI/ML crescevano dell’88%. Non è che le aziende stiano distruggendo la conoscenza come urlano i più allarmati osteggiatori dell’AI, ma la stanno spostando. Peccato che non esistano ancora senior AI con vent’anni di esperienza da cui imparare. Non ci sono mentor con le cicatrici giuste. Per la prima volta nella storia del settore, il senior e lo junior sono esattamente alla pari: entrambi stanno imparando una cosa che non esisteva.
Siamo tutti junior, su questo. Mentre tagliamo gli junior.
C’è anche un altro paradosso carino: le aziende cercano disperatamente esperti AI che sul mercato quasi non esistono, mentre eliminano i profili cresciuti con ChatGPT aperto dal primo anno di università. Quelli che sarebbero diventati esattamente quella expertise cercata. È un po’ come svuotare il vivaio e poi lamentarsi che non arrivano giocatori forti.
Il danno non si vede adesso. Si vedrà tra dieci anni, quando i senior di oggi saranno usciti dal mercato e ci si guarderà intorno cercando chi li sostituirà. Silenzioso, invisibile nel breve, potenzialmente devastante nel lungo. Il tipo di danno preferito dalle aziende che ragionano per trimestri.
Noi su questo ci ragioniamo spesso, perché tocca direttamente come costruiamo team e trasferiamo competenze. Se vuoi confrontarti, sai dove trovarci.
What a month huh, Anthropic? In una settimana: 3.000 file interni trapelati per errore, inclusa la bozza di un modello non ancora annunciato, più il codice sorgente di Claude Code pubblicato per sbaglio in un aggiornamento. La causa? Errore umano. In un’azienda che costruisce sistemi per ridurre l’errore umano. Tutta la storia su TechCrunch.
Nato per chi ha l’ADHD, utile per tutti. È una raccolta di micro-strumenti AI che fanno una cosa sola ciascuno, e la fanno bene: spezzano un compito in passi, stimano i tempi, spiegano un concetto complicato, riformulano un messaggio scritto di getto alle 23 in qualcosa che puoi mandare senza rimpianti il giorno dopo.
Gratuito. Niente login. Niente onboarding.
A volte il tool migliore è quello che non ti chiede nulla e ti sblocca in trenta secondi.
Anche per questo mese è tutto da The Mill, la newsletter scritta da un senior e uno junior a quattro mani. Se conosci qualcuno che sta tagliando gli junior senza essersi fatto questa domanda, manda. Ci sentiamo a fine aprile.
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