Ti ricordi com’era internet dieci anni fa? Certo, c’erano i banner fastidiosi, ma cercavi una cosa e la trovavi. Leggevi un articolo e sapevi che, bene o male, qualcuno aveva battuto le dita sulla tastiera per scriverlo.
Oggi, se apri un social o fai una ricerca, hai la sensazione di camminare in una discarica di plastica. La profezia della “Dead Internet Theory” si è avverata.
In questa The Mill, dopo soli 30 giorni di 2026 vediamo come non affogare nel fango e perché, paradossalmente, questa è la notizia migliore del decennio per il tuo business.
Gennaio per noi è stato un mese di “pulizia” e crescita. Mentre il mondo fuori si riempiva di rumore, noi abbiamo fatto un po’ d’ordine.
Siamo diventati Tier 5 con OpenAI: non è una medaglietta, significa che i nostri sistemi ora hanno una “corsia preferenziale” tecnica che pochi hanno in Italia.
Nuovi cervelli in squadra: diamo il benvenuto a Max, Michele e Benedetta. Più dev, più community.
Workshop strategico: ci siamo fermati tutti insieme per un giorno intero. Niente clienti, solo noi, per capire dove stiamo andando. Perché se non sai dove vai lo decideranno al posto tuo gli algoritmi.
Troppo tardi per flexare la nostra festa di Natale? Pazienza, corriamo il rischio.
Negli ultimi mesi è nato un termine che devi tatuarti in testa: Slop. Se lo spam erano le mail indesiderate che cercavano di venderti pillole blu, lo slop è l’equivalente digitale del cibo spazzatura: contenuti generati dall’AI a costo zero, senza controllo umano, vomitati in rete con l’unico scopo di occupare spazio e scalare i motori di ricerca. Siamo passati dall’era dell’informazione all’era dell’infestazione.
Il problema è puramente economico. Quando produrre un articolo, un video o un’immagine costava tempo e fatica, esisteva un filtro naturale: la soglia della decenza. Oggi, generare 1.000 blog post costa quanto generarne uno. Questo ha rotto il giocattolo: il web è inondato di articoli zombie scritti da macchine per essere letti da altre macchine (i bot di Google), in un loop infinito dove l’essere umano è solo uno spettatore infastidito. In sostanza, la morte di Internet è qui.
C’è un rischio tecnico enorme: poiché le AI vengono addestrate su ciò che trovano online, e online c’è sempre più slop, le AI stanno iniziando a imparare da se stesse. È l’equivalente digitale della consanguineità: il risultato è un contenuto sempre più piatto, ripetitivo e pieno di errori logici.
E noi? Noi reagiamo con il Brainrot. Se l’attenzione è la risorsa più scarsa, il nostro cervello, per autodifesa, smette di elaborare. Passiamo dai Promessi Sposi ai meme “brainrot” come la ballerina cappuccina: contenuti totalmente privi di senso che servono solo a tenere impegnati i neuroni per 15 secondi di trance ipnotica.
Molte aziende pensano: “Ottimo, con l’AI posso produrre 10 volte più contenuti con lo stesso budget”. Lo Slop ha un ROI (ritorno sull’investimento) che tende allo zero per due motivi:
La gente ha sviluppato un radar: fiutiamo un testo scritto da ChatGPT a chilometri di distanza. E quando lo fiutiamo, scatta l’associazione mentale: “Se non hai avuto tempo di scriverlo tu, perché dovrei perdere tempo io a leggerlo?”.
La fiducia non è scalabile: puoi scalare la produzione, ma non puoi scalare l’autorevolezza.
La via d’uscita? La qualità estrema. In un mondo fatto di plastica stampata in 3D, il legno massello lavorato a mano vale una fortuna. Vincere oggi significa essere l’eccezione umana in un mare di automazione pigra. Significa usare l’AI per ricercare, strutturare e analizzare, ma lasciare che sia il tuo sudore, il tuo dubbio e la tua opinione (spesso impopolare) a dare forma finale al messaggio. Quindi, meno contenuti, più carattere e più ordine. Perché nel 2026, l’autenticità è l’unico vantaggio competitivo che l’algoritmo non può rubarti.
D’accordo? Condividi. Non d’accordo? Beh,
Anthropic ci dà 5 anni di vita (lavorativa): il CEO di Anthropic ha rilasciato un saggio-bollettino di guerra di 39 pagine. La tesi? Entro 5 anni la metà dei lavori d’ufficio “junior” sparirà. Non è pessimismo, è un invito a evolvere o estinguersi.
ChatGPT come il Super Bowl: OpenAI sta lanciando gli annunci pubblicitari. Il prezzo? Pare sia il triplo di Meta. L’attenzione degli utenti dentro l’AI è il nuovo petrolio, ma solo per chi ha budget infiniti. E visto che pare abbia iniziato a fare predizioni sull’età di chi lo usa (per ragioni di sicurezza, dice), non è che stiamo partendo con la profilazione proprio per queste ads?
Attento alle estensioni: se hai installato quel plugin “magico” che ti promette di riassumere le mail in un click, occhio: molte estensioni nate nell’ultimo mese servono solo a rubarti i dati. Se è gratis e sembra troppo bello, il prodotto sei tu.
Per iniziare l’anno non ti serve un software nuovo, ti serve un cambio di prospettiva. Ho preparato una sequenza di prompt che io stesso uso quando sento che sto perdendo la bussola.
Il trucco: Usali su ChatGPT abilitando la memoria (Custom Instructions).
1. “Scrivi un discorso di incoraggiamento dal mio io futuro, tra due anni, che ha già costruito il business che voglio.”
2. “Quando è stata l’ultima volta in cui mi sono sentito davvero orgoglioso di qualcosa che ho costruito, e per quale motivo?”
3. “Cosa farei di diverso se credessi davvero di non poter fallire?”
4. “Che racconto mi sto facendo nella mia testa quando le cose non crescono abbastanza velocemente?”
Provalo. È fastidioso perché l’AI, se istruita bene, non ti dà ragione. Ti mette davanti allo specchio.
Bene dai, per questo primo mese dell’anno te le ho fatte girare abbastanza le pale, no?
Se pensi che questo numero possa salvare un tuo amico dall’annegare nello Slop, inoltraglielo.
Ci sentiamo a fine febbraio, se internet non muore prima.
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