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Hands On · Jun 3, 2026

Come è cresciuta Learnn: dalla validazione a 280.000 utenti in bootstrap

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Luca Mastella · Hands On

Oggi Learnn compie sei anni. L’abbiamo lanciata a giugno 2020 in tre persone poco prima del lockdown. Qui smonto pezzo per pezzo come siamo cresciuti fino a oggi, con i numeri veri, gli errori che ci sono costati cari e cosa puoi prenderti per il tuo business. È il pezzo più build-in-public che abbia mai scritto.

NOTA IMPORTANTE: prima di incominciare… qualsiasi cosa che abbiamo fatto è stata resa possibile da persone:

  • Le incredibile persone che fanno e hanno fatto parte del nostro team

  • Gli incredibili esperti/e che creano i corsi con noi

  • La nostra incredibile community che ci ha accompagnato in questo percorso

A tutti voi, grazie di cuore ❤️

Sei anni fa, a giugno 2020, ho premuto il tasto “live” di Learnn senza avere idea di cosa stesse per succedere. Non sapevo se sarei stato capace di mettere insieme un team, sviluppare un prodotto tecnologico che non avevo mai costruito, convincere dei professionisti a registrare corsi per una piattaforma che non esisteva ancora. Sapevo solo che, partendo con i miei soldi, avremmo dovuto trovare un modo per andare avanti un mese alla volta.

Oggi su Learnn ci sono oltre 280.000 professionisti registrati, più di 400 corsi, 950 risorse, 50 percorsi e oltre mille aziende che formano i loro team. Siamo ancora in bootstrap, senza un euro di investimenti esterni e abbiamo rifiutato il fundraising e acquisizioni più di una volta per restare indipendenti.

Parto da qui perché il punto interessante di questa storia, per chi costruisce un business, non sono i numeri di oggi. È che siamo arrivati fin qui facendo quasi tutte le scelte che un investitore ti sconsiglierebbe.

Bootstrap invece di raccogliere capitale.

Un abbonamento unico in un mercato di corsi venduti a centinaia di euro.

Un modello freemium che regala gran parte del valore.

Un solo aumento di prezzo in 6 anni.

Ognuna di queste scelte, vista oggi, è diventata un pezzo del motore. Oppure ci ha costretto a imparare una lezione che senza quella scelta non avremmo mai capito.

C’è un filo rosso che tiene insieme tutto: in bootstrap non puoi comprare la crescita, quindi sei obbligato a guadagnartela con l’esecuzione e con i dati. Questo vincolo è stato il nostro miglior consulente.

In questo articolo analizzo tutta la crescita di Learnn:

  • Come è nata Learnn e perché abbiamo validato un business, non un’idea

  • Il modello di business: un abbonamento unico in un mercato di corsi costosi

  • Le sei leve che ci hanno fatto crescere senza budget

  • I flywheel che tengono in moto la macchina

  • I momenti di crisi e gli errori che ci sono costati cari

  • Dove siamo oggi e la direzione dei prossimi anni

  • Le lezioni pratiche da portarti a casa

Ma prima… Se non sei ancora iscritto/a puoi farlo da qui.

Se le premesse di questo articolo possono interessare dei tuoi colleghi, condividilo.

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L’idea nasce nei primi mesi del 2020. Ero rientrato in Italia dopo sette anni all’estero, tra master in Canada, Francia e Corea del Sud e lavoro in Romania, Filippine e Australia. Volevo fare qualcosa di mio, in Italia e per sei mesi ho solo riflettuto.

Poi è arrivata l’intuizione: rendere accessibili le competenze digitali con un modello simile a Netflix, un unico abbonamento invece di corsi singoli da centinaia o migliaia di euro.

Errore: ispirarmi a Netflix è stato forse il mio primo errore. Modelli diversi, mercati diversi, industrie diverse. Non basta ispirarsi a qualcosa, serve avere la capacità di portare cambiamenti radicali in base alla lettura di contesti diversi.

Erano 3 mesi che lavoravamo su Learnn e una settimana prima del lancio è arrivato il Covid.

Abbiamo posticipato e siamo partiti dopo il primo lockdown, il 2 giugno 2020.

Il punto di partenza era volutamente minimo: tre persone part-time (video maker, customer care e e sviluppatore), una piattaforma beta su cui appoggiarci (Mighty Networks), sei corsi registrati da me e una promessa chiara agli utenti.

Non “ecco un catalogo finito”, ma “ci sarà una piattaforma che pubblica costantemente corsi nuovi fatti da professionisti veri”.

Il budget totale era di circa 20.000 euro.

Una parte sulle tre persone che mi hanno aiutato, circa mille euro per l’infrastruttura tecnologica, il resto in advertising in un periodo in cui le ads costavano molto più del normale perché tutte le aziende avevano ripreso a spendere insieme dopo il lockdown.

Il lancio vero e proprio è durato 30 giorni di pre-lancio e 7 giorni di lancio.

Ci eravamo dati come target 2.500 iscritti. Se non li avessimo raggiunti c’era da cambiare qualcosa.

In quella settimana 4.500 persone hanno inserito la loro carta di credito e hanno pagato l’abbonamento mensile.

Questo è il dettaglio che cambia tutto.

Non avevamo validato un’idea con una lista d’attesa o con dei “mi piace”.

Avevamo creato un business, perché 4.500 persone avevano pagato per un servizio già attivo.

Qui c’è già il primo errore che, se tornassi indietro, non rifarei. Abbiamo lanciato solo con il piano mensile a 9,99 euro.

Avrei dovuto affiancare al mensile almeno un piano annuale o lanciare solo in annuale.

Quando lanci qualcosa in beta devi “bloccare” i tuoi utenti mentre costruisci il prodotto senza l’ansia di perderli di mese in mese.

30 giorni dopo il lancio infatti abbiamo perso il 20% degli iscritti come succede in tutti i business ad abbonamento mensile.

È una lezione che ho pagato in mancato fatturato nei primi mesi.

Come applicarlo: la velocità di validazione si compra tagliando tutto ciò che puoi validare dopo. Noi non avevamo un’app, non avevamo un catalogo completo, non avevamo i professionisti a bordo. Avevamo una promessa credibile e un modo per farti pagare subito. Identifica la versione minima del tuo prodotto che ti permette di incassare il primo pagamento vero, non il primo complimento. Un utente che mette la carta ti dice in sette giorni quello che un anno di sondaggi non ti dirà mai.

Su come progettare un lancio che incassa fin dal primo giorno ho costruito il corso Product Launch: strategie per creare e migliorare il lancio di un prodotto, dove sono autore e ricostruisco le fasi di pre-lancio, vendita ed evergreen anche a partire dai lanci reali di Learnn.

Da un punto di vista strutturale Learnn è un abbonamento. Paghi una quota e accedi a tutto il catalogo, esattamente come Netflix o Spotify.

Nel 2020 questa era una scommessa contro tutto il mercato della formazione italiana, fatto di corsi singoli venduti a centinaia o migliaia di euro, spesso con il classico funnel da webinar gratuito che porta al lancio del corso da 1.000 euro.

La scelta dell’abbonamento ha due conseguenze profonde.

La prima è che ti obbliga a pensare in termini di retention e non di singola vendita: se l’utente non trova valore continuo, smette di pagare e te ne accorgi subito.

La seconda è che abbassa enormemente la barriera d’ingresso e questo nel nostro caso ha aperto la porta al modello freemium, che ci ha portato gran parte dei 280.000 utenti di oggi ma che, come vedremo, ci ha anche creato il problema più sottile da risolvere.

Noi vendiamo l’opposto: accesso ampio, prezzo accessibile, autonomia.

Dalle interviste con i nostri utenti emerge sempre lo stesso pattern.

Ci scelgono rispetto a master e bootcamp proprio per l’autonomia e per il prezzo, a parità di ampiezza del catalogo.

Come applicarlo: prima di copiare le tattiche di un concorrente, guarda la sua struttura economica e chiediti se la tua è diversa. Se vendi a transazione singola, ogni mese riparti da zero e devi ricomprare l’attenzione. Se trovi un modo onesto di trasformare il tuo valore in qualcosa di ricorrente, cambi completamente le metriche che contano e il tipo di prodotto che sei costretto a costruire. Non tutti i business possono diventare un abbonamento, ma quasi tutti possono avere una componente ricorrente.

Tutto quello che abbiamo imparato sul modello ad abbonamento, dalle metriche al churn fino alla retention, l’ho messo nel corso Subscription Strategy: implementare ed ottimizzare il modello ad abbonamento nel tuo business, dove sono autore.

Questa è la parte centrale.

Ho isolato le sei leve che, messe insieme, spiegano come siamo passati da 4.500 a 280.000 utenti senza capitale esterno e con una spesa in ads sempre contenuta.

Le smonto una per una e per ognuna chiudo con cosa puoi prenderti per il tuo business.

Quando non hai capitale, non puoi comprare la crescita con le ads. Questo per noi è stato un vincolo che si è trasformato in strategia. Abbiamo puntato fin dall’inizio su canali a basso costo: contenuto, SEO, social organico, email marketing, passaparola, referral.

Le ads le abbiamo usate poco e quasi solo in retargeting nei primi anni.

In dodici mesi, applicando questo metodo in modo sistematico, siamo passati da 60.000 a 130.000 utenti. Il processo era semplice da descrivere e duro da eseguire: analizzare i competitor con strumenti come SimilarWeb, leggere i dati interni con Mixpanel, parlare costantemente con gli utenti, prioritizzare gli esperimenti, testare in fretta con sprint tech di una settimana, scalare solo ciò che funzionava e tagliare il resto.

Come applicarlo: il budget zero non è una condanna, è un filtro. Ti obbliga a costruire canali che compongono nel tempo invece di canali che si spengono quando smetti di pagare. Un articolo ben posizionato, un contenuto che viene salvato e condiviso, una sequenza email che converte: continuano a lavorare per te anche mentre dormi. Se oggi tutta la tua crescita dipende dal paid, hai un problema di sostenibilità che prima o poi ti presenterà il conto.

Il sistema completo di esperimenti e funnel che usiamo per scalare l’ho costruito insieme a Matteo Aliotta e Lara D’Argento nel corso Growth Hacking: processi, tool e strategie per accelerare la crescita di un business, dove sono tra gli autori e portiamo casi reali di Learnn.

Uno degli errori più comuni che vedo fare è rimandare il momento in cui chiedi soldi.

Noi abbiamo fatto pagare dal giorno uno, in beta, con un prodotto ancora grezzo. Far pagare presto non serve solo alla cassa. Serve a validare la cosa più importante di tutte, cioè che esista qualcuno disposto a darti dei soldi per quello che fai. Tutto il resto, dal prodotto al brand, viene dopo questa verità.

Questa leva è la diretta conseguenza della scelta dell’abbonamento. Un utente che paga ogni mese ti dà un segnale costante e onesto sulla qualità di quello che stai facendo.

Come applicarlo: Metti un prezzo prima di sentirti pronto. Anche basso, anche su una parte sola del prodotto. Il momento in cui qualcuno paga è il momento in cui smetti di raccontarti storie sul tuo prodotto e inizi a vedere la realtà.

A un certo punto del percorso abbiamo introdotto le certificazioni a fine corso.

Sembrava una feature secondaria. Si è rivelata una delle leve con più impatto sul passaparola di tutta la nostra storia.

Le persone completano un corso, ottengono una certificazione verificata e la condividono su LinkedIn, dove diventa pubblicità organica per Learnn davanti alla loro intera rete professionale.

Dalle nostre interviste è emerso un dettaglio che non avevamo previsto: la certificazione viene percepita come la conferma che quel contenuto “vale”.

È un segnale di qualità che riduce l’ansia da scelta di chi non sa se un percorso fa al caso suo. Tanto che oggi abilitare le certificazioni anche sui percorsi generati dall’AI è per noi un punto non negoziabile, perché senza certificazione l’utente tratta il contenuto AI come qualcosa di serie B.

Come applicarlo: cerca il punto del tuo prodotto in cui l’utente ottiene un risultato di cui è orgoglioso, e rendi quel momento condivisibile. Non perché sia una trovata di marketing, ma perché un utente che mostra il proprio successo agli altri è la forma di acquisizione più credibile e più economica che esista.

Il freemium ci ha portato volumi enormi e gran parte dei nostri utenti registrati. Ma qui voglio essere onesto, perché è la parte più build-in-public di tutte. Per anni abbiamo dato per scontato di avere un buon modello freemium.

Poi, parlando con Elena Verna, una delle voci più autorevoli al mondo sul product-led growth, mi sono sentito dire una cosa scomoda: “non avete un vero modello freemium, perché manca un loop di engagement ricorrente che riporti l’utente dentro nel tempo. Avete un free trial che non richiede carta di credito”.

I dati le hanno dato ragione. Il nostro free tier non scaldava gli utenti nel tempo, semplicemente li faceva provare e poi molti se ne andavano.

È diverso da un Figma o da uno Spotify, dove il prodotto gratuito ti aggancia in un’abitudine.

Questa consapevolezza ha cambiato la nostra direzione di prodotto degli ultimi mesi, e ci ha fatto capire che l’attivazione vera non è “l’utente ha iniziato dieci lezioni”, ma “l’utente ha trovato un percorso chiaro verso il suo obiettivo”.

Come applicarlo: se hai un piano gratuito, fatti una domanda dura: l’utente free torna spontaneamente, o prova e sparisce? Un freemium senza un loop che riporta dentro le persone non è una macchina di acquisizione, è un costo. Misura la frequenza di ritorno degli utenti gratuiti prima di festeggiare i numeri di registrazione.

Sul funnel, sull’Aha Moment e sui modelli freemium che funzionano davvero trovi il corso Product-Led Growth: acquisire, attivare e fidelizzare utenti con strategie prodotto-driven di Francesco Malvestio, che si occupa di growth a Lexroom dopo l’esperienza in Veriff.

Per anni Learnn è stata quasi solo B2C.

A un certo punto abbiamo lanciato il B2B in modalità inbound, con automazioni e un approccio sales-assisted, e oggi più di mille aziende formano i loro team su Learnn.

Il B2B ha un ruolo preciso nel nostro sistema: stabilizza.

Nelle settimane in cui il B2C cala per stagionalità, il B2B tiene a galla il fatturato.

Anche un solo contratto da 800 o 1.000 euro al giorno cambia completamente il risultato della settimana.

Il problema che stiamo risolvendo ora è il mix.

In passato avevamo grande volume e scarso ritorno, oggi abbiamo alto ritorno medio per cliente (nel primo trimestre 2026 ticket medio intorno agli 876 euro) ma poco volume.

La direzione è dividere il B2B in due binari: le aziende piccole che possiamo convertire con marketing e self-checkout come facciamo nel B2C e le aziende grandi da decine di abbonamenti che gestisce il team sales di Mirko.

L’obiettivo dichiarato è portare il B2B verso il milione di euro.

Come applicarlo: se il tuo fatturato oscilla con le stagioni, cerca un secondo segmento di clienti con un ciclo diverso. Per noi è stato il B2B accanto al B2C. La diversificazione non serve a fare più soldi nel mese buono, serve a non andare nel panico nel mese cattivo e a non dover prendere decisioni difensive proprio quando dovresti investire.

Negli ultimi anni abbiamo costruito un intero strato di prodotto sopra l’AI.

La pipeline interna di generazione corsi gira su Flowise.

Il motore di ricerca semantica gira su Orama.

Sopra ci abbiamo costruito Learnn AI, i percorsi personalizzati e un MCP, cioè un connettore che porta il valore del nostro catalogo direttamente dentro gli strumenti che le persone già usano come Claude, ChatGPT o Gemini.

Il punto strategico è questo: l’utente non deve più entrare per forza in piattaforma per ricevere valore da Learnn.

Se sta lavorando dentro il suo modello AI, può interrogare il catalogo di Learnn da lì.

È un cambio di paradigma su dove vive il valore, e per noi è una delle scommesse più importanti dei prossimi anni.

Come applicarlo: non chiederti solo “come metto l’AI dentro il mio prodotto”, ma anche “dove sono già i miei utenti quando hanno il problema che risolvo e come ci arrivo”. Spesso la mossa più potente non è attirare l’utente da te, ma portare il tuo valore dove l’utente lavora già.

Su come integrare in modo serio i modelli AI nei propri flussi, con connettori e MCP, ho registrato il corso AI Workflow: lavorare meglio con ChatGPT, Claude e Gemini usando connettori, MCP e Project, dove sono autore e mostro i flussi reali che usiamo.

Le sei leve non lavorano in fila, lavorano in cerchio. Ci sono tre cicli che si auto-alimentano e che spiegano perché la crescita, una volta partita, è diventata più facile da sostenere.

Il primo è il flywheel del contenuto. Più utenti abbiamo, più dati raccogliamo su cosa funziona. Più dati abbiamo, meglio capiamo quali corsi produrre. Migliori sono i corsi, più utenti attiriamo. E si ricomincia.

Il secondo è il flywheel della fiducia. Gli utenti completano i corsi, ottengono certificazioni, le condividono pubblicamente, questo porta nuovi utenti che si fidano perché vedono persone reali che hanno ottenuto risultati. Le aziende che assumono iniziano a riconoscere le nostre certificazioni, e questo aumenta ulteriormente la voglia di ottenerle.

Il terzo è il flywheel dell’abbonamento. Un utente che resta abbonato a lungo ha un valore nel tempo più alto, che ci permette di reinvestire in più contenuto e in un prodotto migliore, che a sua volta aumenta la retention. La nostra metrica ossessiva qui sono gli utenti attivi settimanali, perché in un modello freemium le vendite da sole ti ingannano.

Come applicarlo: smetti di pensare al tuo marketing come a un funnel che si esaurisce a ogni vendita e inizia a chiederti quale output di oggi diventa input di domani. Se ogni cliente acquisito non rende più facile acquisire il prossimo, stai spingendo un masso in salita invece di far girare una ruota.

Sul perché ragionare per flywheel invece che per funnel cambia il modello di business, ho registrato il webinar Flywheel & Business Model: strutturare la strategia di business e di pricing con il modello Flywheel, dove sono autore.

Se questa fosse una storia raccontata solo dai numeri buoni, non sarebbe vera. Ecco i momenti in cui ho rischiato o sbagliato, perché sono quelli da cui ho imparato di più.

Nei primi sei mesi un fornitore ci ha quasi fregato 20.000 euro. Avevo firmato un contratto con uno studio legale che prevedeva clausole che gli permettevano di addebitarci ore di lavoro extra senza doverle provare e senza avvisarci di aver esaurito quelle concordate. Mi sono ritrovato una parcella con 4.500 euro concordati e 16.000 euro di costi extra. Grazie a un avvocato siamo riusciti a chiudere a 6.500 euro totali, limitando il danno. Da quel giorno non firmo niente senza che il nostro legale controlli il contratto. Quante idee muoiono per cose così, prima ancora di avere una possibilità.

Il secondo errore è stato tecnico e strategico insieme. Abbiamo sviluppato la nostra app proprietaria dopo soli sei mesi dal lancio. Se tornassi indietro aspetterei almeno diciotto mesi. Costruire troppo presto significa costruire alla cieca, prima di conoscere davvero i tuoi utenti e ti inchioda a scelte che poi paghi per anni.

Il terzo l’ho già raccontato: il freemium senza un vero loop di engagement, che abbiamo dato per buono troppo a lungo.

Poi c’è il capitolo stagionalità, che è anche la storia di un post che molti ricorderanno. Il secondo trimestre del 2025 è andato male a livello di nuovo fatturato, meno 32% rispetto allo stesso trimestre dell’anno prima. Guardato da solo era un dato che fa paura. Poi mi sono fermato e ho guardato il primo semestre intero: eravamo a più 55% rispetto al primo semestre 2024, trainati da un primo trimestre da più 123%. La lezione non è “i numeri brutti non contano”, perché contano eccome. La lezione è che un numero senza contesto è una trappola, e in un business stagionale il contesto è tutto.

Infine, un errore recente e molto concreto. A fine febbraio 2026 un deploy ha introdotto un bug che per circa 197 account ha fatto crollare del 60% il valore percepito, perché venivano dirottati sulla home senza guida. Un singolo rilascio fatto male può azzerare settimane di lavoro sull’esperienza utente. Per questo oggi lavoriamo molto sul processo di deploy, perché la velocità senza affidabilità ti si ritorce contro.

Qui il post dove ne parlo.

Come applicarlo: tieni un registro onesto dei tuoi errori e dei loro costi reali in euro. Non per flagellarti, ma perché gli errori che non quantifichi tendi a ripeterli. I momenti peggiori del nostro percorso sono quelli che hanno generato i processi migliori.

Il primo trimestre del 2026 ci ha dato la risposta che cercavamo da tempo e ci ha costretto a cambiare il modo in cui guardiamo la conversione.

Analizzando come gli utenti arrivano all’acquisto abbiamo trovato tre funnel con profili completamente diversi.

Chi arriva con un intento di pagamento chiaro converte al 38,4%. Chi entra dal flusso generico, senza un obiettivo specifico, converte al 6,7%. È il cluster più grande per volume e quello che converte peggio.

Il dato che ha cambiato la nostra testa è un altro: gran parte della conversione avviene prima che l’utente tocchi il prodotto.

Nel primo trimestre, metà delle conversioni è arrivata da account creati in periodi precedenti.

Questo significa che il vero momento di vendita non è il catalogo né il singolo corso, è l’onboarding, cioè il momento in cui l’utente capisce se Learnn fa per lui e se c’è una strada chiara verso il suo obiettivo.

Da qui nasce la direzione attuale.

Le persone non ottengono il massimo da Learnn perché vogliono “imparare”, ma perché hanno un obiettivo professionale concreto e urgente: trovare lavoro, far crescere la propria azienda, diventare freelancer, usare l’AI nel proprio lavoro.

La formazione è il mezzo, l’obiettivo è il fine.

Concretamente stiamo costruendo un modello che chiamo “orizzontale fuori e verticale dentro”.

Restiamo una piattaforma ampia, ma creiamo porte d’ingresso specifiche per obiettivi ad alta urgenza, con 50 percorsi brevi a blocchi, costruiti per portare l’utente dal macro-obiettivo che lo fa entrare al micro-obiettivo che lo fa restare nel tempo.

Accanto a questo spingiamo l’MCP per portare il valore fuori dalla piattaforma e lavoriamo per rendere il B2B un flusso costante verso il milione di euro.

Attorno all’abbonamento, in questi anni abbiamo costruito molto più di un catalogo: le certificazioni, Learnn AI, i percorsi personalizzati, l’MCP, il B2B e prodotti come Expert e Offline con 1700 partecipanti.

HolonIQ ci ha inserito tra le Top 200 EdTech in Europa nel 2024 e nel 2025. È l’unico riconoscimento esterno a cui tengo davvero, perché arriva da chi guarda i numeri e non le narrazioni.

Tutto questo viene gestito con un ritmo che non è cambiato dal primo anno.

Nei primi diciotto mesi era persino più estremo: per 85 settimane di fila ho fatto una call con il team di sviluppo ogni sabato mattina alle 9:30 e ho scritto un report di allineamento ogni domenica.

Ogni settimana scrivo un recap per il team, siamo oltre quota 300.

Ogni settimana il team tech chiude uno sprint.

Da poco più di un anno lavoriamo con OKR trimestrali.

E Michele, nel team growth, fa dieci o quindici interviste utente a settimana, perché senza parlare con le persone costruisci alla cieca.

Siamo un team di piccolo ma incredibile, con persone davvero allineate alla nostra missione e ai nostri valori.

Provo a comprimere sei anni in sette lezioni che mi porto dietro e che puoi applicare anche tu.

  1. VALIDA UN BUSINESS, NON UN’IDEA.

    Far pagare 4.500 persone in sette giorni ci ha dato in una settimana una certezza che mille sondaggi non avrebbero dato. Metti un prezzo prima di sentirti pronto.

  2. IL VINCOLO È LA STRATEGIA.

    Non avere capitale ci ha obbligato a costruire canali che compongono nel tempo invece di comprare crescita che si spegne. Prima di lamentarti di una mancanza di risorse, chiediti che strategia quella mancanza ti sta imponendo.

  3. SCEGLI UNA STRUTTURA ECONOMICA, NON SOLO UN PRODOTTO.

    L’abbonamento ci ha costretto a pensare in retention e ci ha aperto la porta del freemium. La struttura con cui incassi decide il tipo di azienda che diventi.

  4. RENDI CONDIVISIBILE IL SUCCESSO DEI TUOI UTENTI.

    Le certificazioni sono diventate il nostro motore di passaparola più credibile perché trasformano un risultato privato in pubblicità pubblica.

  5. NON DARE PER BUONA UNA METRICA CHE TI FA COMODO.

    Per anni abbiamo creduto di avere un buon freemium. È bastata una conversazione onesta con Elena Verna e un’occhiata vera ai dati per capire che ci mancava il loop di engagement.

  6. UN NUMERO SENZA CONTESTO È UNA TRAPPOLA.

    Il meno 32% del secondo trimestre 2025, letto dentro un semestre a più 55%, racconta una storia opposta. In un business stagionale il contesto vale quanto il dato.

  7. ASCOLTA I TUOI UTENTI E VALIDA SOLUZIONI AI PROBLEMI.

    Con l’MCP stiamo portando il valore di Learnn dentro gli strumenti che le persone usano ogni giorno. A volte la mossa migliore non è attirare l’utente da te, è raggiungerlo dove lavora.

Sei anni dopo posso dire che è stato cento volte più difficile di quanto mi aspettassi.

Ma se tornassi indietro premerei quel tasto altre cento volte.

Ogni volta che cammino per strada penso che lì vicino a me ci sono persone normali che stanno cambiando la loro vita professionale grazie a quello che costruiamo, e semplicemente non lo so.

È questo che mi fa scrivere il recap numero 301 con la stessa voglia del numero 1.

Se fai parte della community Learnn, per ringraziarti di essere stato con noi in questo percorso abbiamo creato una lettera personalizzata su di te ❤️

Luca

PS: li ho tenuti per ultimi perché secondo me sono i più importanti. Un grazie al nostro team, professionisti/e e community che ci ha accompagnato fino a qui.

Sono stati momenti belli e brutti, ma tutti veri.

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