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Traduzioni dal Mondo Libero · Jul 25, 2026

"Aiuti umanitari" o traffico di minori? | Humanitarian Help or Child Trafficking?

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Daniela Brassi - TdML · Traduzioni dal Mondo Libero

ENGLISH article → “Humanitarian Help or Child Trafficking?
by Cyntha Koeter | July 23, 2026

La visione della gente sta cambiando ad un ritmo velocissimo. Con le sempre maggiori rivelazioni e denunce in corso, l’opinione pubblica sta venendo a conoscenza dei colossali ed organizzati schemi di truffa a danno delle persone. Il tutto con l’obiettivo di minare il mondo libero.

Queste azioni di inganno e frodi, che si tratti di brogli elettorali o di appropriazioni indebite su larga scala del denaro dei contribuenti, ha sempre origine dalla stessa agenda. La gente arriverà a capire del tutto la gravità di ciò che sta succedendo?

Per aiutarvi a cogliere un po’ di questa realtà, devo mostrarvi eventi accaduti molto tempo fa. Perché quando si vedono le stesse cose ripetersi più e più volte per decenni di fila, si capisce che si tratta di eventi organizzati e sistematici. Ci si deve renderete conto della portata delle menzogne ed essere pronti per ciò che deve venire alla luce.

Con il pretesto degli “aiuti umanitari”, moltissimi bambini di ogni parte del mondo diventano oggetto di traffico nei paesi occidentali, dove affrontano un futuro molto incerto. Per ragioni che spiegherò in un altro articolo, l’élite del nostro mondo ha bisogno di un approvvigionamento costante di bambini “nuovi”.

Avete mai notato che, sia che si parli di guerre o di disastri naturali, ci sono sempre aerei pronti a evacuare in pochissimo tempo i bambini verso i nostri paesi occidentali?

Come mai non vengono accuditi nel loro stesso paese, nella loro cultura e nella loro lingua?

Prima ancora che qualcuno possa anche solo iniziare a pensare a soluzioni locali, migliaia di bambini sono già in viaggio, assistiti da una rete di ONG e istituzioni governative. Questi bambini non torneranno mai dalle loro famiglie, non saranno mai in grado di costruire un nuovo futuro per il loro paese…

Voglio parlarvi di due situazioni del passato da cui trarre le vostre conclusioni e da cui comprendere meglio quelle simili più recenti, come Haiti, con la carovana dei migranti, e il Venezuela.

Inizieremo dagli anni ’60, con l’ Operazione Peter Pan.

Tra il 1960 e il 1962, oltre 14.000 bambini cubani tra i 6 e 18 anni non accompagnati furono trasferiti di nascosto negli Stati Uniti. Quell’operazione fu il più grande esodo di rifugiati minorenni mai visto nell’emisfero occidentale fino a quel momento.

Chi erano quei bambini? Non erano rimasti orfani magari a causa di una qualche guerra brutale. Perché così tanti genitori abbandonarono/consegnarono i propri figli? Come andò la cosa?

In seguito alla Rivoluzione Cubana del 1959, ebbe inizio una guerra dell’informazione, proveniente sia dall’interno degli Stati Uniti che da altri media anticastristi. Diversi organi di stampa, tra cui il Miami Herald e Time, si misero a raccontare che Castro e i suoi sostenitori volevano abolire i diritti dei genitori (patria potestad), assumersi la custodia di tutti i bambini cubani, vietare la religione e indottrinarli al comunismo. La stazione Radio Swan, sostenuta dalla CIA, affermò che il governo cubano stava progettando di strappare i bambini ai genitori e mandarli in Unione Sovietica.

Queste voci su questo nuovo ordine sociale, unite alla preoccupazione già esistente instillata dalla Guerra Civile Spagnola (durante la quale i bambini vennero evacuati in altri paesi), resero impossibile contenere la bufala circa la patria potestad. Era già arrivata alla Chiesa cattolica e all’opinione pubblica, e la paura divenne l’emozione dominante.

Migliaia di genitori credettero sinceramente che negli Stati Uniti i propri figli avrebbero avuto un futuro più sicuro.

I bambini furono sistemati in centri di accoglienza e in caserme militari riconvertite, come Camp Matecumbe e quella dell’aeroporto di Opa-locka. In diverse centinaia di città, tra cui Albuquerque (New Mexico), Lincoln (Nebraska), Wilmington (Delaware), Fort Wayne (Indiana), Jacksonville e Orlando (Florida), furono create strutture speciali, autorizzate dalle autorità statali e gestite da rifugiati cubani.

Molti bambini furono dati in affidamento: alcuni trovarono ambienti di vita positivi, mentre altri subirono negligenza emotiva e fisica. Le leggi impedivano che i bambini rifugiati finissero in riformatori o centri correzionali per minorenni. Inoltre, i minori non potevano essere dati in adozione.

Meraviglioso, vero?

In Dicembre 1965, gli Stati Uniti lanciarono un programma di voli chiamato “Freedom Flights” (los vuelos de la libertad) per riunire i bambini cubani ai loro genitori. Il Catholic Welfare Bureau, una volta iniziati i “Freedom Flights”, riferì che quasi il 90% dei minori ancora sotto la sua tutela si era ormai ricongiunto alla famiglia.

La CIA, che si ritiene avesse dato il via a quella operazione di paura, alla fine portò via da Cuba il cuore della sua classe lavoratrice, trasferendolo negli Stati Uniti. E il programma andò avanti a sprazzi fino al 1981. Si stima che alla fine siano stati coinvolti circa 25.000 bambini.

Non si sa ufficialmente quanti ne siano andati “persi”, durante quella operazione. Un’organizzazione benefica affermò che, tra i bambini di cui si occupava, “soltanto” circa 400 “Pedro Pan” non sarebbero mai stati ricongiunti ai propri genitori. Quei bambini sono rimasti “i bambini sperduti di Peter Pan”…

Facciamo un salto in avanti nel tempo fino al 1975. Dopo averlo quasi completamente distrutto, gli Stati Uniti decisero di “salvare gli orfani” del Vietnam con l’Operazione Babylift. Furono oltre 3.300 i bambini portati via dal Vietnam e trasferiti negli Usa.

Su questa operazione è stato scritto moltissimo, permettendo di far luce sul disastro umanitario e sugli evidenti motivi che c’erano dietro, legati al traffico di minori. Ancora una volta ci si può chiedere: perché dovevano portare quei bambini negli Stati Uniti, “nemico” del Vietnam? Perché non portare “aiuto” in Vietnam, lasciando crescere i bambini nel loro stesso paese? Perché non dare aiuto umanitario alla popolazione, aiutandola a crescere gli orfani e a ricostruirne le vite?

Anziché procedere con un’attenta selezione e preparazione, l’esercito statunitense si precipitò invece a portar via tutti i bambini che riuscì a trovare [con un totale di 30 voli tra il 3 ed il 26 aprile 1975 - NdT]. Gli orfanotrofi locali, gestiti da suore e volontari, avevano solo un paio di giorni per organizzare la partenza e infilavano a caso dentro a delle scatole tutti i documenti che riuscivano a trovare.

Alcuni genitori vietnamiti avevano messo i propri figli in quegli orfanotrofi per farli sfamare e curare, e anche quelli finirono tra i “salvati” dall’esercito. Altri genitori non compresero il significato che gli americani davano al termine “salvataggio” e affidarono loro i propri figli volontariamente, convinti che sarebbero stati accuditi in un centro in Vietnam.

I bambini venivano stipati sugli aerei come merce, con dieci neonati schiacciati in sedili pensati per tre persone. Lo scomparto per il trasporto di truppe conteneva 145 orfani e sette accompagnatori. Altri 102 orfani e 47 persone venivano caricati nella stiva.

Per via di questa fretta precipitosa, regnava il caos più totale. Sembrava non ci fosse né una visione d’insieme né un piano. Saigon si era riempita di milioni di profughi di guerra e gli orfanotrofi erano sparsi per tutta la città.

Quando l’operazione iniziò, ad ogni orfanotrofio venne detto che la mattina seguente dovevano portare all’aeroporto di Tan Son Nhut i bambini, i quali furono divisi tra due aerei. I più gravemente malati – la malnutrizione era dilagante dopo anni di guerra – furono sistemati nei posti di prima classe, mentre il resto dei bambini fu messo in stiva.

Avevamo delle scatole portadocumenti che, che ci crediate o no, erano perfette per metterci dentro un neonato, sdraiato sulla schiena”, racconta Burkle (un soldato del corpo medico in Vietnam, che aiutava nell’operazione), riferendosi alle scatole di cartone usate per conservare i documenti. “Gli aerei erano dei C-130 che si aprono dal retro e hanno delle cinghie, e le scatole avevano dei fori per afferrarle, così ho detto di infilare le cinghie nei fori e allinearle tutte fino in cima. Ne abbiamo messe dentro quante più possibili. Ai lati e una sopra l’altra”.

Il primo volo precipitò, uccidendo metà dei bambini. Quando anche tutti gli altri voli arrivarono negli Stati Uniti, portando con sé anche un gruppo di agenti della CIA tratti in salvo, iniziò subito la distribuzione dei bambini.

Mentre alcune agenzie erano riuscite a trovare loro una casa con procedure di adozione più o meno normali, quelli senza una sistemazione vennero radunati a San Francisco, dove un traduttore vietnamita raccontò in seguito che i futuri genitori li sceglievano «come se fossero cuccioli». Molti avevano documenti scambiati, falsificati o addirittura inesistenti, il che rendeva difficile l’identificazione e complicava i futuri tentativi di ricongiungerli con le famiglie biologiche.

Ma ci furono problemi anche legati ai processi di adozione stessa. E in alcuni casi, i bambini vennero affidati a persone del tutto non idonee a fare i genitori. In seguito, sarebbero emerse segnalazioni di abusi, negligenza e razzismo.

Di nuovo, zero registri, documenti errati e nessun modo per scoprire quanti bambini sono andati perduti nel processo. Ancora oggi, i bambini dell’Operazione Babylift stanno cercando di ritrovare la propria famiglia.

È interessante notare che su questa operazione abbiamo moltissime informazioni disponibili. Anche se la documentazione sui bambini fu un disastro e molti genitori hanno perso i propri figli per sempre, la vicenda dei voli in sé sembra un libro aperto. Le persone che hanno collaborato a questa operazione stavano facendo del loro meglio per salvare i bambini. Erano loro a scattare le foto e a raccontare le storie, anche se era stato loro detto di non farlo:

Burkle fu preso da parte da “qualcuno del Dipartimento di Stato”,
che gli disse: “Non devi parlarne con nessuno. Questo non è mai successo

Cosa sia poi successo ai bambini è sconosciuto, proprio come non si sa cosa sia avvenuto a tutti i bambini “salvati” dalle guerre in Africa e in Bosnia, a quelli “salvati” dopo il terremoto di Haiti, e al numero imprecisato di bambini portati via dalle Hawaii.

Immancabilmente in ogni conflitto o catastrofe, moltissimi bambini vengono separati dai loro genitori. Le ONG sono pronte a entrare in azione. Alcune si prendono cura di loro e lavorano per ricongiungerli alle famiglie, altre sono meno “benevole” e cercano di portarli il prima possibile negli Stati Uniti, in Europa o in Australia.

Il traffico di esseri umani è un giro d’affari sempre più fiorente, persino più redditizio del traffico di droga o di armi. Il traffico di minori è più oscuro e ancor più redditizio. Se poi avviene sotto la copertura di aiuti umanitari, l’arrivo di denaro raddoppia, dato che le ONG ricevono milioni di soldi dei contribuenti. Quando ho fatto ricerche su alcune di queste ONG, ho scoperto dei movimenti di denaro davvero interessanti. Sembrano tutte far parte della stessa rete, si sostengono a vicenda e ricevono un sacco di soldi dalle tasse. Sembra proprio che utilizzino le catastrofi come mezzo perfetto per riciclare denaro (guardate l’episodio 7 del Sequel di Fall of the Cabal, per saperne di più).

Una volta smascherati e smantellati i “normali” schemi di truffa verso le persone, sarà il momento di puntare i riflettori su queste organizzazioni “umanitarie” fraudolente. Il motivo per cui è stato chiuso l’USAID così in fretta ha molto a che fare con tutto questo, ed altro.

Hanno tutto. Hanno tutte le informazioni che servono, sul traffico di minori. L’opinione pubblica di massa non è ancora pronta a riceverle, ma pian piano tutti dovranno sapere, sarà il prossimo passo in questa enorme guerra delle informazioni. È ora che le notizie vengano diffuse, così che la gente possa capire. Una volta compreso QUALI crimini si compiono contro i bambini, verrà compreso il Male contro cui stiamo combattendo.

Cyntha Koeter

Di “quali” grandi crimini si parla (stante il fatto che ingannare famiglie e paesi e portar via bambini è già di per sé sufficiente come crimine)? Quali sono gli scopi oscuri dietro al traffico minorile? Quali sono le informazioni che devono assolutamente diventare di dominio pubblico? Sfruttamento e schiavitù (lavorativa e/o sessuale), traffico di organi, pedofilia, riti e sacrifici umani in odore di satanismo, adrenocromo, riciclaggio di denaro… - TdML

IL CASO PIU’ RECENTE
Terremoto in Venezuela del 25 Giugno 2026
Il 2 Luglio il paese già lanciava l’allarme

“BAMBINI DISPERSI DOPO ESSER STATI TRATTI IN SALVO

Dopo le emergenze in Venezuela, cresce la preoccupazione per i minori sopravvissuti e tratti in salvo. Un servizio di Noticias Telemundo segnala:

Le autorità sono alla ricerca di bambini dati per dispersi dopo essere stati tratti in salvo in Venezuela. Alcune famiglie denunciano che diversi minori salvati in seguito ai terremoti non risultano ricoverati negli ospedali né sono stati rintracciati altrove. Gli esperti avvertono che, in questo tipo di emergenze, aumenta il rischio di tratta e traffico di minori.

In situazioni di caos umanitario, i minori sono tra i più vulnerabili: possono rischiare separazioni familiari, smarrimento e, come la storia purtroppo insegna, vittime di tratta e abusi. (#ChildResQue)

Humanitarian Help or Child Trafficking?” di Cyntha Koeter
Traduzione e collegamenti ipertestuali Italiani, Daniela Brassi per TdML

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