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La MindLetter di Susanna Garavaglia · Jun 11, 2026

179-Accogliere e Separare: il doppio respiro della vita

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Susanna Garavaglia · La MindLetter di Susanna Garavaglia

Ci sono parole che sembrano opposte e invece appartengono allo stesso movimento.

Accogliere e separare, ad esempio, sono come inspirare ed espirare, l’una senza l’altra non possono esistere, nella vita. Sono le due parti del Tao, il puntino nero nel bianco, il puntino bianco nel nero. Ci sembrano opposte ma in realtà sono complementari.

Eppure quando le incontriamo nella vita reale, raramente accogliere e separare ci sembrano due movimenti così armoniosi, il primo ci sembra un gesto d’amore, l’altro un gesto di perdita. Accogliere ci fa pensare all’abbraccio, separare al distacco. Accogliere scalda il cuore, separare lo stringe.

Eppure la natura non conosce questa contrapposizione ma sa che ogni forma di vita nasce dall’incontro di queste due forze.

Un seme deve accogliere la pioggia, il sole, la terra. Ma deve anche separarsi dal guscio che lo proteggeva. Un bambino deve essere accolto dalla madre. Ma per diventare se stesso deve separarsi da lei. Un amore autentico accoglie l’altro, ma non lo possiede. Una comunità accoglie i suoi membri, ma permette loro di essere diversi.

Persino il nostro corpo vive grazie a questo ritmo. Accoglie l’ossigeno e lascia andare l’anidride carbonica. Trattenerne uno o l’altra significherebbe morire.

La vita non è accumulo, è circolazione.

Ho appena partecipato a un seminario con Francesca Bianchetti che dirige l’Accademia Ajna, dove ho imparato a costellare, e in una meditazione ho avuto la percezione di essere legata, chissà da quanto, a questi due movimenti, l’accoglienza e la separazione e mi sono resa conto di come molte delle nostre sofferenze nascono proprio quando interrompiamo questo movimento naturale.

Ci sono persone che hanno imparato ad accogliere ma non a separarsi. Accolgono tutti e tutto: i problemi degli altri, le richieste degli altri, le aspettative degli altri. Accolgono persino ciò che le ferisce.

Confondono l’amore con la disponibilità infinita, la generosità con il sacrificio, la compassione con l’assenza di confini. E così finiscono per sentirsi svuotate, stanche, invase, sfinite, non perché abbiano amato troppo ma perché non hanno saputo separare ciò che appartiene a loro da ciò che appartiene agli altri.

Poi esiste il movimento opposto, persone che hanno imparato a separarsi ma hanno dimenticato come si accoglie. Difendono i propri confini con muri sempre più alti. Proteggono il proprio spazio, temono il coinvolgimento, temono la vulnerabilità, temono la dipendenza, temono il dolore che ogni incontro inevitabilmente porta con sé.

Così restano integre, ma sole. Protette, ma isolate. Forti, ma lontane dalla vita.

Forse nel tempo ho cercato di imparare che vivere non è né nell’accogliere tutto né nel separarsi da tutto ma nel discernere.

Discernere, un’ immagine antica, quasi dimenticata, significa sentire ciò che nutre e ciò che impoverisce, ciò che appartiene al proprio cammino e ciò che appartiene a qualcun altro, ciò che è amore e ciò che è paura travestita da amore, ciò che va custodito e ciò che deve essere lasciato andare.

Il discernimento non è un atto della mente ma del cuore maturo, perché il cuore immaturo vuole trattenere, il cuore ferito vuole fuggire. Solo il cuore maturo forse sa fare entrambe le cose: aprire la porta e accompagnare all’uscita.

Nelle Costellazioni Familiari questo movimento appare continuamente. Accogliere significa dire sì. Sì alla propria storia. Sì ai propri genitori. Sì agli eventi che ci hanno plasmato. Sì perfino alle ferite che avremmo voluto evitare.

Ma accogliere non significa rimanere prigionieri. Dopo il sì arriva un altro passaggio. Separarsi. Separarsi dall’illusione di poter cambiare il passato. Separarsi dal ruolo di salvatore, dalla pretesa di aggiustare il destino degli altri. Separarsi dalle fedeltà invisibili che ci impediscono di vivere pienamente la nostra vita.

Molte persone riescono ad accogliere il dolore della propria famiglia, molte meno riescono a separarsene.

Eppure il vero amore non dice: “Porterò il tuo peso per sempre.” Ma dice: “Ti vedo. Ti onoro. E ora vivo la mia vita.”

Esiste un’immagine che mi accompagna spesso, quella di una madre che osserva il figlio mentre muove i primi passi. Se lo trattiene, il bambino non camminerà mai, se lo spinge troppo presto, cadrà. La sua arte consiste in un equilibrio delicatissimo. Accogliere e separare. Proteggere e lasciare andare. Essere presente e non trattenere.

Forse la saggezza della vita assomiglia molto a questa immagine. Non si tratta di scegliere tra vicinanza e distanza né tra amore e libertà e neppure tra appartenenza e autonomia.

Si tratta di imparare una danza che cambia continuamente.

A volte la vita ti chiede di aprire le braccia. A volte ti chiede di aprire le mani. Le braccia accolgono, le mani lasciano andare. Entrambe sono necessarie.

Ti propongo allora una piccola esplorazione, on come esercizio, ma come incontro con te stessa, con te stesso.

Siediti in silenzio e lascia emergere una persona, una situazione, un progetto, un sogno. Qualcosa che occupa molto spazio nella tua vita in questo momento.

Poi chiediti:

Che cosa sto cercando di trattenere che vorrebbe essere libero?

Rimani qualche istante con la domanda. Non cercare una risposta immediata. Lascia che emerga.

Poi chiediti:

Che cosa sto tenendo fuori dalla mia vita che invece desidera essere accolto?

Forse un’emozione. Forse una possibilità. Forse una parte di te. Forse un amore. Forse una nuova stagione dell’esistenza.

La vita ci educa continuamente a questo doppio movimento. Ogni fine contiene un’accoglienza. Ogni inizio contiene una separazione. Ogni nascita è un distacco. Ogni incontro modifica ciò che eravamo prima.

Forse diventare adulti non significa imparare a non perdere ma a lasciare andare senza smettere di amare. E ad accogliere senza smettere di essere sé stessi.

Come il mare che riceve tutti i fiumi e tuttavia rimane mare o l’albero che lascia cadere le foglie e tuttavia continua a vivere con il cuore che sa aprirsi e sa chiudersi, seguendo il ritmo invisibile della vita.

Perché vivere è questo. Accogliere. Separare. E scoprire che, nel loro alternarsi, si nasconde il segreto della libertà.

Trasformare Ferite in Energia Creativa | 1–5 LUGLIO 2026
Ritiro estivo residenziale | 1–5 luglio 2026
Un viaggio iniziatico dell’essere multidimensionale
Ci sono ferite che non chiedono di essere semplicemente guarite. Chiedono di essere attraversate. Perché ogni ferita è un varco, un Portale, un luogo di passaggio tra ciò che siamo stati e ciò che possiamo diventare.
Questo ritiro nasce da una domanda essenziale: e se la ferita non fosse solo dolore, ma una soglia verso il Senso?
Per cinque giorni vivremo un percorso immersivo di trasformazione tra il Portale — spazio di lavoro al chiuso e anche spazio di lavoro interiore — e la natura viva — bosco, sentieri, terra, elementi. Non ci sarà una separazione tra dentro e fuori. Il processo si muoverà continuamente: nel Portale e nel bosco, nel corpo e nel simbolo, nella parola e nel silenzio.
Attraverso il mio Sistema Integrato attraverseremo cinque soglie.
1° giorno — SOGLIA La chiamata- La ferita come Portale
Ogni viaggio inizia con una scelta. Entrare. Riconoscere la chiamata nascosta nella propria ferita. Esperienza nella natura: Il Cammino della Soglia Un attraversamento rituale nel bosco per entrare consapevolmente nel campo del lavoro. Domanda guida:

Quale chiamata è nascosta nella mia ferita?

2° giorno — RADICI La memoria- La ferita come eredità e memoria
Ogni ferita ha radici profonde. Familiari, sistemiche, animiche. Entriamo nell’origine invisibile di ciò che portiamo. Esperienza nella natura: Il Sentiero delle Radici Un percorso simbolico di ascolto e riconoscimento delle proprie appartenenze profonde. Domanda guida:

Quale memoria vive dentro ciò che porto?

3° giorno — LABIRINTO-La dissoluzione-Perdere le vecchie mappe Il viaggio entra nella crisi. Le vecchie identità resistono. Le difese si mostrano attraversiamo il conflitto interiore.
Esperienza nella natura: Il Percorso del Labirinto Un cammino simbolico tra scelte, resistenze e possibilità. Domanda guida: Chi sono senza la mia vecchia ferita-identità?
4° giorno — FUOCO CREATIVO-La metamorfosi-Trasformare il dolore in energia creativa
Nel cuore della ferita vive energia imprigionata. Quando si libera, qualcosa si trasforma. Emergono nuove qualità dell’anima. Esperienza nella natura: l l Rituale del Fuoco Vivo (se possinbile, altrimenti in modo simbolico) Un rito simbolico di trasformazione e rinascita.Domanda guida: Quale qualità dell’anima vuole nascere attraverso questa ferita?
5° giorno — DONO Il Senso- Restituire al mondo ciò che si è trasformato Il viaggio si compie nel Senso. La ferita attraversata diventa consapevolezza, forza, presenza. Ciò che nasce diventa dono. Esperienza nella natura: Il Cammino del Dono Un ultimo passaggio simbolico per raccogliere ciò che il viaggio ha rivelato. Domanda guida: Quale senso emerge ora dal mio viaggio?
per informazioni: susannagaravaglia.com ; susanna.garavaglia@gmail.com
per prenotazioni: https://forms.gle/UwiPPJWoWHhwyNcm8

Read the original on susannagaravaglia.substack.com

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