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La MindLetter di Susanna Garavaglia · Aug 6, 2026

187-Il Permesso

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Susanna Garavaglia · La MindLetter di Susanna Garavaglia

Nella MindLetter precedente a questa mi stavo chiedendo se io non fossi capace di amare, ricordi? E mi sono detta che forse stavo facendomi la domanda sbagliata perché amare per me non vuole dire trattenere ma lasciare che quella persona depositi in me una parte di sé e che io faccia la stessa cosa con lei. Nella 185, a sua volta precedente a entrambe, avevo portato degli esempi tratti da episodi concreti della mia vita che mi hanno permesso di avvertire quei fili invisibili che mi collegano agli altri e che si attivano, talvolta ancora prima che qualcosa di fattivo avvenga tra noi. A vent’anni come oggi.

E oggi forse continua il discorso iniziato nelle due MindLetter precedenti perché ci sono domande che ci accompagnano a lungo, magari per mesi o forse anche per anni e stanno in silenzio ascoltando i nostri pensieri, condividendo le nostre emozioni, entrando nelle nostre scelte, come se fossero in attesa del momento giusto per venire alla luce. Talvolta come improvvise e volatili intuizioni che ricacciamo nei meandri della nostra coscienza, magari come risposte che si mostrano totalmente nella loro evidenza.

E il mio pensiero oggi continua a ruotare intorno al fatto che forse nessuno possa diventare davvero se stesso/a da sola/o. Un pensiero che a prima vista mi stupisce, sono così abituata a ripetermi che il coraggio sia una mia conquista individuale, che il cambiamento debba iniziare da me, che con volontà, consapevolezza, immaginazione io basti a me stessa per diventare quello che sono.

Ma se io penso a me, a quella che sono oggi e che probabilmente diventerò domani, permettendomi di cambiare forse fino all’ultimo giorno della mia vita, mi viene il dubbio, anzi la certezza che le svolte più determinanti della mia esistenza siano davvero nate dentro ad alcuni incontri con determinate persone.

Non sto parlando di Maestri che mi hanno volutamente insegnato una tecnica né di persone che mi hanno dato consigli, accompagnandomi in un cammino di crescita e di consapevolezza, ma di persone con le quali è nato un sodalizio molto più misterioso, molto meno codificabile.

Persone che non avevano nessuna responsabilità verso di me né io nei loro confronti ma con le quali ho improvvisamente realizzato che stavo parlando in modo diverso. E quella sensazione inizialmente misteriosa che mi stava legando a loro mi faceva anche pensare in modo diverso, talvolta perfino abitare il mio corpo in modo diverso.

Avevo e ho la sensazione che con la loro sola presenza, non codificabile, non definibile da nessun ruolo, diventino improvvisamente possibili parti di me che fino al giorno precedente non hanno trovato spazio per esistere.

Ho sempre pensato e soprattutto “sentito” dentro di me che l’amicizia fosse un dono arrivato per sostenerci a vicenda ma oggi “sento” che sto andando un po’ più in là e mi chiedo se il suo compito più profondo non sia un altro, quello di generare. Non figli e forse nemmeno solo progetti ma nuove versioni di noi stessi.

Ripensando alla mia storia, alle mie amicizie, il dono più grande di alcuni incontri è stata una mia trasformazione e questo credo che sia un pensiero condivisibile, immagino che chiunque nella vita si sia sentito trasformato attraverso una relazione. Anche più volte, anche ogni giorno. Ma, ecco quello che mi chiedo, in che modo un’amica, un amico possono avermi trasformata , e io loro?

Non mi hanno cambiata perché mi hanno convinta di qualcosa cui prima non pensavo, né perché mi abbiano corretta. Si, certo, è successo anche questo, spesso mi hanno mostrato qualcosa che da sola non avevo colto, mi hanno messo di fronte a opinioni e valutazioni diversi dalle mie e questo talvolta ci ha cambiati entrambi. Ma non è questo il punto. Il vero cambiamento che una relazione di quelle più intense ci può produrre è il fatto che, senza saperlo, ci stia concedendo un Permesso, quello di essere un po’ più vicini a ciò che siamo.

Un Permesso di cui nemmeno parliamo tra di noi perché probabilmente non ci rendiamo conto della sua esistenza, nessuno ne parla, nessuno lo chiede. Eppure, nello spazio che nasce tra due persone quando una relazione è davvero viva, quel Permesso comincia a respirare.

Ecco perché osiamo dire qualcosa, una parola, un gesto che prima trattenevamo. Osiamo fare una scelta che stavamo rimandando da chissà quanto tempo. da anni. Osiamo lasciar cadere una maschera che stavamo indossando magari da anni e che non ci assomigliava più.

E solo dopo ci accorgiamo che quel coraggio di osare non è nato in noi nella nostra solitudine ma è nato “tra” noi. In quel “tra” che si forma e che si fa materia morbida, malleabile, plasmabile.

Ho parlato a lungo dei fili invisibili che ci collegano l’uno all’altro ma questa mia riflessione mi sta portando a vedere che quel filo ha cambiato la sua natura, non è un ponte ma parte del tessuto di cui siamo fatti. Come se quei fili fossero diventati un processo. Con quel filo non ci siamo uniti ma lo abbiamo usato entrambi per tessere. Un filo da solo collega me a te ma molti fili che si intrecciano danno vita a un tessuto. Ma un tessuto non serve per collegare, serve a dare forma.

Ogni relazione fertile, ogni amica o amico che ha intrecciato un pezzetto della sua vita alla mia non ha aggiunto semplicemente un filo alla mia vita ma ha contribuito a tessere il tessuto che è diventato il mio modo di essere nel mondo. Per ora.

Forse allora è per questo che, anche quando una relazione finisce, non si strappa tutto: il filo non è più il “tra” noi ma è diventato quel tessuto che ora entrambi siamo

E quelle relazioni continuano a vivere molto tempo dopo la loro fine non perché continuiamo a ricordarle ma perché ci sono entrate dentro e nel nostro tessuto c’è anche un po’ del loro. Perché siamo diventati noi stessi attraverso la tessitura continua dei “tra” che ci hanno dato il Permesso di nascere ancora. E così continuiamo a nascere

Il Permesso è una scoperta, nessuno ce lo concede, nessuno lo riceve ma nasce nello spazio tra me e te quando e se la nostra relazione è fertile. Non è un’autorizzazione ma, lo ripeto, l’improvviso e inaspettato sentire che con quell’amica, quell’amico posso permettermi di essere un po’ di più me stessa. E posso darmi il coraggio di nascere un’altra volta

Forse è per questo che alcune amicizie continuano a vivere dentro di me anche quando sono finite, non perché io continui a ricordarle ma perché il Permesso che è nato tra noi è diventato parte di ciò che io sono. E forse, se oggi sono un po’ più me stessa è anche grazie a quei luoghi invisibili , quei “tra” dove un’amica, un amico senza mai dirmelo, mi ha fatto sentire che esistere era finalmente possibile.

Forse oggi non sento gli anni che ho addosso e nemmeno mi chiedo quanti siano perché non sono fatta soltanto delle mie scelte solitarie ma anche di tutti i Permessi silenziosi che ho ricevuto dagli incontri che di volta in volta sono riusciti a farmi rinascere ancora

Oggi posso dire che diventare me stessa sia un’opera collettiva. E vado con gioia incontro a nuovi reciproci Permessi!

Read the original on susannagaravaglia.substack.com

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