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Impronte, la newsletter di Stefano Nazzi · Jun 3, 2026

Perché Unabomber resta senza nome

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Stefano Nazzi · Impronte, la newsletter di Stefano Nazzi

Prima di affrontare il tema di oggi, qualche aggiornamento:

  • Sono disponibili i biglietti per la nuova data di Indagini Live, il 22 luglio al Teatro Romano di Verona. Qui tutte le date e i biglietti del tour estivo.

  • È online la nuova puntata di Indagini: racconta la storia di una donna scomparsa a Torino nel 1996 e di una scatola di francobolli. La puntata è disponibile sull’app del Post, su Spotify e sulle principali piattaforme podcast.

  • È uscita la mia nuova docuserie per Sky, “Nazzi Racconta: parla di tre casi molto diversi tra loro che hanno in comune delitti commessi da gruppi. La prima puntata è dedicata al caso di Desirée Piovanelli. Nazzi racconta sarà anche disponibile in formato podcast, in streaming solo su NOW e disponibile on demand.

Una notizia è passata piuttosto inosservata, eppure è rilevante.

Il caso era stato riaperto dopo un esposto presentato da due sopravvissute, Francesca Girardi e Greta Momesso.

Francesca Girardi stava giocando sul greto del fiume Piave quando raccolse un evidenziatore che esplose: perse un occhio e tre dita di una mano.

Greta Momesso fu colpita da un ordigno nascosto in una candela nel Duomo di Motta Livenza. Ebbe danni permanenti alla mano sinistra.

La polizia scientifica al lavoro nel luogo dove nel 2005 era stato lasciato un ordigno nascosto in un ovetto Kinder, a Treviso (FOTOFILM/LaPresse)

Un podcast, realizzato nel 2022 dal giornalista Marco Maisano, aveva riportato la vicenda al centro dell’attenzione. Era così nata la speranza che analizzando oggi, con tecniche più avanzate, i reperti raccolti al tempo dei fatti si potesse arrivare all’individuazione dell’autore degli attentati.

La perizia è stata effettuata su dieci reperti, in particolare capelli e peli repertati insieme ai resti degli ordigni. Quei capelli e quei peli all’epoca non erano stati sottoposti ad analisi.

Sono stati estratti cinque profili genetici nessuno dei quali però riconducibile ai 63 profili di persone sottoposte all’esame, tra cui le 11 persone indagate. Tra gli undici anche quello che fu il principale sospettato dell’epoca, Elvo Zornitta, che ha tra l’altro rinunciato alla prescrizione anche per gli ultimi attentati attribuiti a Unabomber chiedendo una decisione nel merito. Zornitta voleva una pronuncia definitiva, e così è stato.

I peli isolati su alcuni degli ordigni appartenevano a due agenti della polizia giudiziaria in servizio all’epoca dei fatti. Quei reperti erano quindi contaminati.

Questo è il grande problema di analizzare cold case del passato.

Non bastano le nuove tecniche scientifiche, personale oggi decisamente più esperto, strumenti avanzati.

Il fatto è che prima che la cultura delle indagini scientifiche si diffondesse in Italia, così come altrove, non esistevano in pratica protocolli di repertazione.

Il rischio di contaminazione era altissimo, quasi scontato. Difficile quindi, anche se certo non impossibile, che reperti del passato possano dare risultati che reggano poi alla prova giudiziaria.

L’analisi fatta su quei reperti è stata lunga e attenta: la relazione scritta in 300 pagine contava oltre 10mila allegati.

L’Unabomber italiano colpì tra il 1993 e il 2006 nelle regioni del Nord Est italiano.

Mise oltre 30 ordigni artigianali nascondendoli in accendini, tubetti di salsa di pomodoro, evidenziatori, ovetti kinder, scatolette, pompe da bicicletta. Li lasciava sugli scaffali dei supermercati, in luoghi affollati, chiese, spiagge.

Ho raccontato la lunga storia dell’Unabomber italiano, per cui non è mai stato trovato un colpevole, in una puntata di Indagini:

Non ci furono morti ma le bombe causarono gravi mutilazioni a diverse persone, tra cui bambini.

A lungo le indagini non portarono a nulla poi nel 2006 venne indagato un ingegnere di Pordenone, Elvo Zornitta.

Il suo nome venne suggerito da un’altra persona già indagata. Zornitta fu seguito per due anni, secondo gli inquirenti c’erano elementi validi contro di lui anche se per almeno due attentati il suo alibi era confermato e inattaccabile.

Nel 2009 l’indagine su Zornitta fu archiviata: si scoprì che un agente di polizia aveva manipolato le prove a suo carico.

In particolare, il poliziotto aveva inciso, con delle forbici sequestrate a Zornitta, il lamierino di un ordigno trovato inesploso sotto un inginocchiatoio nella chiesa di Sant’Agnese, a Portogruaro, il 2 aprile 2004. Il poliziotto fu poi condannato a due anni per falso ideologico e frode processuale.

Dopo quel fatto l’indagine su Zornitta fu chiusa. L’uomo è tornato a essere indagato nel 2022 ma, come detto, l’inchiesta è stata adesso nuovamente archiviata.

Mi chiamo Stefano Nazzi, faccio il giornalista al Post e sono l’autore di Indagini, il podcast in cui una volta al mese racconto casi di cronaca italiana.

Sono in tour nei teatri con Indagini Live 2026. Il 24 giugno iniziano le date estive: racconterò la stessa storia scelta per quest’anno, ma ci vedremo in bellissimi spazi all’aperto.

Qui le date e i biglietti

Grazie, sempre, a tutte le persone che hanno già partecipato e che vorranno partecipare a Indagini Live.

Puoi seguirmi anche su Instagram e TikTok.

Read the original on stefanonazzi.substack.com

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