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Impronte, la newsletter di Stefano Nazzi · Jul 1, 2026

Il nome che torna sempre nel caso Orlandi

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Stefano Nazzi · Impronte, la newsletter di Stefano Nazzi

Il nome di Marco Fassoni Accetti è stato iscritto dalla Procura di Roma nel fascicolo delle notizie di reato che riguardano il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi, avvenuto a Roma il 22 giugno 1983.

Quello di Fassoni Accetti è un nome presente, attorno a questa vicenda, dal 2013, da quando cioè si presentò spontaneamente in Procura auto accusandosi di aver avuto un ruolo nella scomparsa della ragazza. Raccontò poi, negli anni, molte altre cose, riguardanti altri casi di cronaca.

Allora, nel 2013, la Procura giudicò i suoi racconti inattendibili.

Ora chi ha riaperto da tre anni l’indagine vuole approfondire una serie di aspetti. In particolare, il sospetto è che Accetti abbia fatto parte di una rete di adulti dedita all’adescamento di adolescenti, forse da mettere a disposizione di terzi. Quindi, al di là di tutto ciò che in questi anni si è costruito attorno alla vicenda della scomparsa di Emanuela Orlandi, coinvolgendo nelle varie narrazioni servizi segreti di paesi allora appartenenti al blocco comunista, Alì Agca, l’uomo che sparò a Papa Giovanni Paolo II nel 1981, interessi finanziari internazionali, ricatti di qualsiasi genere, la Procura sembra orientata a rivalutare quella che fu la prima ipotesi fatta dopo la scomparsa della ragazza.

Nel tempo Accetti, come detto, è stato considerato inattendibile da chi indagava, mentre fonti giornalistiche hanno riportato le sue dichiarazioni come dati oggettivi e assolutamente autentici. Per esempio, documentari e trasmissioni televisive hanno dato per scontato che lui fosse l’Amerikano, cioè una delle persone che telefonò sia alla famiglia Orlandi sia al Vaticano, dopo la scomparsa di Emanuela.

Fu lui stesso a dichiarare di aver fatto quelle telefonate. Però non c’è mai stato un riscontro. Alcune telefonate non vennero registrate e per altre invece la comparazione non è possibile essendo passato molto tempo da allora ed essendosi modificata la voce dello stesso “auto accusato”.

Secondo la procura di Roma che oggi ha deciso di indagarlo evidentemente la verità sta nel mezzo: tra tante millanterie e contraddizioni, Marco Fassoni Accetti probabilmente qualcosa sa davvero.

da una puntata di Atlantide dedicata al caso Orlandi

È nato in Libia, a Tripoli, nel 1955, figlio di un costruttore edile italiano poi trasferitosi a Roma. I genitori lo mandarono in collegio al Sant’Eugenio, poi al San Giuseppe de Merode, quindi al San Leone Magno (lo stesso frequentato da Angelo Izzo e Gianni Guido, due dei massacratori del Circeo) e infine approdò al liceo pubblico Giulio Cesare. Secondo un rapporto del servizio segreto Sisde, nella seconda metà degli anni Settanta militò nel Movimento sociale italiano per poi passare al Partito socialista italiano e infine al Partito radicale. Un rapporto del Sisde definì le sue idee «piuttosto confuse e contraddittorie». Oggi sui giornali viene definito «fotografo». Secondo la madre che all’epoca fu sentita dagli inquirenti «Mio figlio non ha mai lavorato nella sua vita».

Venne denunciato negli anni Settanta per disordini davanti al liceo Tasso. Nel 1979 fu oggetto di un’altra denuncia per sequestro di persona ed estorsione nei confronti di Mario Appignani, meglio conosciuto come Cavallo Pazzo (la persona che nel 1992 fece irruzione sul palco del Festival di Sanremo dicendo «Il Festival è truccato, vince Fausto Leali»).

Nel 1983 Fassoni Accetti venne coinvolto in una brutta vicenda mai del tutto chiarita.

Il 20 dicembre, Josè Garramon, un bambino di 12 anni, figlio di un diplomatico uruguayano, uscito dalla sua casa all’Eur per andare dal barbiere, venne ritrovato morto nella pineta di Castel Porziano, a Ostia, a venti chilometri da casa. Sul posto fu fermato un uomo: Marco Fassoni Accetti.

Disse: «Il bambino l’ho ucciso io, l’ho investito accidentalmente».

Accetti venne condannato per omicidio colposo. La madre del bambino commissionò all’epoca un’indagine a un detective privato e si convinse che suo figlio fosse in realtà stato rapito e ucciso e che Accetti avesse avuto un ruolo nella vicenda.

Restarono, e restano, alcune domande.

Come era arrivato un bambino di 12 anni dall’Eur alla Pineta di Castel Porziano? Cosa ci faceva lì? E cosa ci faceva Fassoni Accetti?

Alla luce dell’indagine attuale della procura e dell’ipotesi della rete di adescamento di adolescenti coinvolta nel caso Orlandi, la vicenda del 1983 può assumere un significato diverso.

Trenta anni dopo quello che era accaduto nella pineta di Castel Porziano, Accetti si presenta in procura a Roma e si autoaccusa del sequestro di Emanuela Orlandi e di quello di Mirella Gregori, due casi che sono stati spesso collegati tra loro, soprattutto da ipotesi giornalistiche.

Accetti dice che era lui il telefonista denominato l’Amerikano. Secondo il suo racconto la scomparsa delle due ragazze è legata a uno scontro tra due fazioni in Vaticano dove negli anni Ottanta, sempre secondo la sua versione, si facevano la guerra due gruppi, falchi e colombe, divisi sulla politica da seguire verso il mondo comunista.

Ciò che dice Accetti è confuso, pieno di buchi e reticenze, per molti versi inverosimile. La sua spiegazione sul motivo del sequestro, o meglio secondo lui finto sequestro di Emanuela Orlandi, è complessa, e racconta di una guerra tesa e cinica all’interno del Vaticano.

Fassoni Accetti infatti dice che Emanuela è stata sequestrata dalla fazione vaticana favorevole ai paesi dell’est e che in risposta la fazione anticomunista ha sequestrato e ucciso una studentessa di un liceo artistico, una ragazza impegnata politicamente a sinistra e nel movimento femminista, figlia di un regista svedese.

Si chiamava Katty Skerl, era uscita di casa il 21 gennaio 1984. Venne ritrovata il giorno dopo in una vigna di Grottaferrata: era stata strangolata prima con un filo di ferro e poi con la cinghia della sua borsa. È un cosiddetto cold case, un caso freddo: le indagini non hanno mai portato a una soluzione.

Accetti nel 2013 disse che Emanuela Orlandi era viva, anzi disse di più: quello della ragazza sarebbe stato un finto sequestro. Emanuela, infatti, secondo il suo racconto, sarebbe scomparsa volontariamente per aiutare una delle due fazioni vaticane. È un racconto poco logico. Perché la scomparsa di Emanuela Orlandi, cioè la figlia di un impiegato non certo di alto livello del Vaticano, dovrebbe aver avuto un ruolo in questa guerra fredda tra i vertici della Chiesa? Così come sembra poco logica la spiegazione sulla morte di Katy Skerl: perché lei? Scelta a caso tra decine di migliaia di ragazze? Che cosa c’entrava con il Vaticano?

Ma queste sono considerazioni logiche. A contraddire i racconti di Accetti ci sono riscontri su molte sue dichiarazioni, risultate false, e molte sue contraddizioni. Nel tempo tra l’altro lo stesso Accetti ha dato versioni diverse. E poi ci sono domande a cui non ha mai risposto.

Se davvero Emanuela Orlandi è viva, dove sarebbe adesso?

E se invece è morta, visto che lui dice di essere uno degli artefici del rapimento, dov’è il corpo?

E che cosa c’entra Mirella Gregori in tutto questo?

Parleremo in un’altra puntata della newsletter delle tante contraddizioni di Marco Fassoni Accetti, di ciò che disse palesemente inventando e delle falsità evidenti. Di tutto ciò che in conclusione portò la procura di Roma a definirlo inattendibile.

Ma ci sono alcuni punti che non possono lasciare indifferenti e che portano a delle domande.

Accetti nel 2013 telefonò alla trasmissione Chi l’ha visto? e fece ritrovare, negli studi cinematografici De Laurentiis, a Cinecittà, un flauto. Disse che quello era il flauto che Emanuela Orlandi aveva con sé il giorno in cui era scomparsa.

La famiglia Orlandi disse che sì, quel flauto poteva essere quello di Emanuela. Vennero fatte le analisi sui reperti di Dna ritrovati sullo strumento ma la consistenza e il logorio non consentirono una comparazione. In sostanza, niente prova che quel flauto fosse in realtà quello di Emanuela Orlandi ma niente prova nemmeno il contrario. Nessuno si è mai fatto vivo per dire «Quel flauto era mio» oppure «L’ho lasciato io in quel magazzino». È anche vero che essendo stato ritrovato nei magazzini di una produzione cinematografica, poteva essere stato un oggetto di scena.

Ma perché Accetti sapeva della sua esistenza?

E poi c’è un altro fatto. In un suo blog Marco Fassoni Accetti scrisse che nel loculo dove era stata sepolta, Katty Skerl non c’era più, che la sua salma era stata trafugata. Nessuno allora indagò ma nove anni dopo, nel 2022, si scoprì che nel loculo, in effetti, il corpo di Katty Skerl non c’era. Sul suo blog Fassoni Accetti aveva scritto: «Il significato del trafugamento della salma era una sorta di codice. Tra i motivi del trafugamento, vi era anche l’intenzione di esercitare alcune pressioni».

Al di là di tutte le elucubrazioni che poi fece intorno alla vicenda di Katy Skerl (anche di questo parleremo prossimamente), resta un fatto: il loculo era davvero vuoto e ancora oggi non si sa che fine abbiano fatto i resti della ragazza.

Fassoni Accetti nel 2013 raccontò anche altre cose. Disse di essere stato lui a sequestrare anche Mirella Gregori, scomparsa un mese prima di Emanuela Orlandi, il 7 maggio 1983. Disse che Mirella era poi andata a vivere con un ragazzo e che undici anni dopo avrebbe incontrato sua madre a Villa Borghese. Accetti parlò anche della scomparsa di un’altra ragazza, avvenuta nel luglio del 1994, Alessia Rosati, ventunenne studentessa universitaria di Lettere e Filosofia. Sparì dopo essere uscita dalla sua abitazione a Montesacro, dove viveva col fratello e i genitori. Aveva detto che sarebbe andata ad assistere all’esame di un’amica, poi di lei si persero le tracce. Giorni dopo, a casa della ragazza arrivò una lettera di suo pugno in cui diceva di voler viaggiare in Europa e, l’anno successivo, un messaggio in segreteria telefonica in cui parlava delle sue condizioni di salute, allarmando i parenti. Anche quella sparizione, secondo Accetti, sarebbe avvenuta per porre in atto un ricatto che coinvolgeva i servizi segreti.

Insomma, Marco Fassoni Accetti ha raccontato tante cose. È solo un millantatore? È possibile, sicuramente molte cose sono invenzioni, esagerazioni. Però, oltre le sue dichiarazioni, i carabinieri stanno sentendo nuovamente testimoni dell’epoca e cercandone di nuovi. Ci sarebbero dichiarazioni, tutte da verificare, di uomini e donne che all’epoca erano adolescenti e che oggi raccontano di aver conosciuto Fassoni Accetti attraverso la promessa di shooting per campagne pubblicitarie.

Accetti è stato anche ascoltato per sette ore dalla commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Orlandi. Alla commissione l’uomo ha anche consegnato un consistente memoriale.

Poi sarebbero state costruite tutte le ipotesi di collegamenti internazionali, ricatti, manovre politiche.

Tutto partirebbe proprio da ciò che avvenne il 20 dicembre 1983 nella pineta di Castel Porziano. E da quelle domande. Come era arrivato lì Josè Garramon? Chi ce lo aveva portato? E perché Marco Fassoni Accetti era lì? E infine, è davvero credibile che abbia investito accidentalmente il bambino non vedendolo?

Vale infine la pena ricordare cosa disse la magistrata Margherita Gerunda, che indagò sulla scomparsa di Emanuela Orlandi prima che il fascicolo le fosse tolto perché altri magistrati seguissero le improbabili piste internazionali.

Disse:

«Emanuela Orlandi era fisicamente sviluppata e graziosa, con lunghi capelli scuri e un viso sorridente. Certamente i ragazzi dovevano trovarla attraente e purtroppo la trovò attraente anche chi ragazzo non era. Mi feci subito l’idea, come del resto tutti gli investigatori, che la ragazza fosse stata attirata in un agguato, violentata e uccisa, comunque morta in seguito alle violenze. Certo non ci sentivamo di esternarlo perché sarebbe stato crudele nei confronti della famiglia.

Tale convinzione è tuttora confermata dai fatti successivi».

Disse ancora, Margherita Gerunda:

«I media erano scatenati e davano continuamente notizie del tutto prive di riscontro. Erano notizie che, obiettivamente, creavano confusione e nuocevano alle indagini. Se non ci fosse stato questo assedio le indagini avrebbero potuto avere un qualche esito tempestivo. Lo dico sulla base della mia esperienza, che all’epoca era già notevole. Interpretai il mio essere tolta dal caso Orlandi come la precisa volontà di assecondare i clamori e sposare in pieno la pista del rapimento politico per lo scambio con Agca. Direi che oggi non è cambiato nulla. Con continui colpi di scena uno meno credibile dell’altro si vuole evitare che i magistrati possano lavorare senza intralci su piste non di fantasia. Ho maturato la convinzione che i testimoni si siano prestati a dire o a confermare cose che permettevano loro di andare sui giornali, dare interviste, insomma avere il loro piccolo momento di fama se non di gloria. Per uscire almeno una volta nella vita dall’anonimato e sentirsi protagonisti, alla ribalta, partecipi di una storia che interessa molta gente».

Il tour estivo di Indagini Live è iniziato. Grazie a tutte le persone che hanno già partecipato alle prime date. Per chi vorrà, qui le prossime tappe e i biglietti.

I prossimi eventi a cui parteciperò. Il calendario è in aggiornamento.

LUGLIO

1 luglio | Jesolo - Festival Acqua

4 luglio | Peccioli - Le canzoni

9 luglio | Lignano Sabbiadoro - Incontri con l’autore e con il vino

11 luglio | Cabras - Festival letterario dell’archeologia

16 luglio | Indagini Live - Bergamo, Lazzaretto

17 luglio | Indagini Live - Asti, Piazza Alfieri

22 luglio | Indagini Live - Verona, Teatro romano

25 luglio | Castiglione della Pescaia - Castiglione racconta

28 luglio | Indagini Live - Alghero, Anfiteatro Ivan Graziani

30 luglio | Indagini Live - Marina di Pietrasanta, Teatro La Versiliana

31 luglio | San Martino di Castrozza - Dolomitincontri

Mi chiamo Stefano Nazzi, faccio il giornalista al Post e sono l’autore di Indagini, il podcast in cui una volta al mese racconto casi di cronaca italiana.

Sono in tour nei teatri con Indagini Live 2026. Il 24 giugno iniziano le date estive: racconterò la stessa storia scelta per quest’anno, ma ci vedremo in bellissimi spazi all’aperto.

Qui le date e i biglietti

Puoi seguirmi anche su Instagram e TikTok.

Read the original on stefanonazzi.substack.com

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