Ci sono vicende che negli anni sono state definite come “delitti dell’estate”.
Sono quei fatti di cronaca nera che nei mesi più caldi trovavano grande spazio sui quotidiani perché, si diceva, mancavano altre notizie. Forse un tempo era davvero così: la politica andava in vacanza e sappiamo quanto i quotidiani italiani abbiano sempre dedicato grande spazio a qualsiasi informazione, sia che fosse importante sia che fosse assolutamente irrilevante, arrivasse dal mondo della politica. Da tempo però non è più così. La politica, e in particolar modo la propaganda, non vanno in vacanza.
Le notizie di cronaca restano comunque al centro dell’attenzione, in maniera costante. Ma davvero d’estate aumentano gli episodi di violenza o è solo una percezione?
Negli Stati Uniti sono stati effettuati studi per rispondere a questa domanda. Si pose questa domanda per esempio l’analista Jeff Asher sul New York Times quando a Chicago, tra il 3 e il 5 agosto 2018 in tre giorni furono ferite almeno 74 persone e 12 morirono. Quel weekend viene ricordato come un promemoria di quanto possa farsi cupa l’estate a Chicago, anche in un anno, il 2018, in cui la violenza armata in città era in calo da 16 mesi consecutivi.
Ma quindi, d’estate si uccide davvero di più, o è solo un’impressione amplificata dai media?
La risposta, come dicevamo, per quanto riguarda gli Stati Uniti, è documentata da anni di ricerca.
Una prima ipotesi è semplice e intuitiva: con il caldo la gente passa più tempo fuori casa, e più persone in strada significano più occasioni di contatto, e quindi più occasioni di conflitto.
Esiste una correlazione reale tra temperature più alte e aumento della violenza, riconosciuta da tempo. Già nel 2014, secondo un articolo di Vox, i dati relativi alla città di Baltimora mostravano il pattern con chiarezza: le sparatorie calavano nei mesi freddi e salivano in quelli caldi, con luglio come mese più violento dell’anno.
Nel 2018 Asher ha esaminato i dati giornalieri di dieci città americane, mettendo a confronto il numero di vittime da sparatoria con la temperatura massima del giorno, secondo i rilevamenti dell’agenzia meteorologica NOAA.
A Philadelphia, per esempio, si contavano in media 2,6 vittime al giorno nei giorni freddi (sotto i 10°C), 3,4 in quelli miti, 4,4 in quelli caldi (sopra i 29°C).
A Chicago, Milwaukee e Detroit le persone vittime durante sparatorie erano circa il doppio nei giorni caldi rispetto a quelli freddi. Nelle città del Sud come Atlanta e New Orleans l’effetto esisteva, ma era più contenuto.
L'unica eccezione tra le dieci città era San Francisco, che ha un clima particolarmente mite, probabilmente troppo stabile perché l'effetto potesse emergere.
Perché succede? Secondo la ricerca citata da Vox, le spiegazioni possibili sono appunto due: che il caldo renda le persone più aggressive in senso diretto, oppure che con temperature più alte la gente passi più tempo fuori casa. Le evidenze raccolte propendono soprattutto per la seconda ipotesi.
“Quando fa più caldo e le persone hanno più voglia di uscire, si mettono in luoghi dove è più probabile che restino vittime di un reato”, ha spiegato John Roman, senior fellow al Justice Policy Center dell’Urban Institute.
La prova più chiara arriva ancora da Philadelphia, l’unica delle dieci città ad aver reso pubblico se le vittime si trovassero all’aperto o al chiuso al momento della sparatoria: secondo Asher, la violenza armata all’aperto aumenta nettamente con il caldo, mentre quella al chiuso resta pressoché invariata.
Non è solo una questione di temperatura.
“Ci sono effetti stagionali sugli omicidi e su altri reati,” ha scritto Richard Rosenfeld, professore alla University of Missouri St. Louis, “ma è probabile che riflettano tanto i cambiamenti stagionali come la chiusura delle scuole quanto i cambiamenti di temperatura.”
Detto questo, sarebbe sbagliato usare il caldo per spiegare tutto.
Lo stesso Asher lo chiarisce: le forti impennate degli omicidi, come quella registrata negli Stati Uniti tra il 2014 e il 2016, restano in parte un mistero, e nessun singolo fattore riesce a spiegarle del tutto.
In generale possiamo considerare gli omicidi eventi statisticamente rari, basta poco perché un weekend o un mese risultino eccezionalmente violenti senza che questo segnali un cambiamento reale di tendenza.
Quando si guarda a un fenomeno complesso come la criminalità, è raro che ci sia una sola causa.
Resta un ultimo aspetto da tenere presente, che riguarda il futuro più che il passato: con il cambiamento climatico, alcuni ricercatori citati da Asher hanno ipotizzato che criminalità e disordine sociale potrebbero aumentare insieme alle temperature.
Una domanda, però, resta aperta: succede la stessa cosa fuori dagli Stati Uniti?
Almeno per il Regno Unito, sembra di sì. Secondo un’analisi della BBC sui dati della polizia di Londra, tra aprile 2010 e giugno 2018 la criminalità violenta è stata in media il 14% più alta nei giorni sopra i 20°C rispetto a quelli sotto i 10°C, con molestie e reati legati al possesso di armi il 16% più alti.
Per l’Italia, invece, non risulta esistere un’analisi equivalente che colleghi in modo specifico temperatura e criminalità.
Sappiamo, ne parlavo qui, che gli omicidi in Italia sono in calo costante da trent’anni e tra i più bassi in Europa ma non se dentro questo calo esista un effetto stagionale legato al caldo. È una questione che, semplicemente, qui non risulta essere stata studiata con lo stesso rigore. Un altro promemoria: prima di dare per scontato un pattern, servono i dati per verificarlo.
Grazie a tutte le persone che hanno partecipato alle date estive di Indagini Live.
Chiuderemo il tour di quest’anno il 2 settembre al Castello Sforzesco di Milano. Qui le informazioni e i biglietti.
Sono Stefano Nazzi, faccio il giornalista al Post e sono l’autore di Indagini, il podcast in cui una volta al mese, il primo del mese, racconto un caso di cronaca italiana.
Puoi seguirmi anche su Instagram e TikTok.
Podcast: Indagini, Altre Indagini
Libri: Il volto del male, Canti di guerra, Predatori
Programmi tv: Delitti in famiglia, Il Caso

Comments
Nothing yet. Say the first thing.
Sign in to join the conversation.