NOTE: If you have signed up to the Italian edition of this newsletter by mistake,click here to switch to the English edition: ESPRESSO VERSES
Read this newsletter in English
Cari lettori,
Quando un oggetto può essere considerato arte?
Qualche giorno fa ho letto un post su Instagram del Museum of Modern Art di New York. Raffigurava un coniglio realizzato con escrementi di coniglio dall’artista Dieter Roth. Il museo lo presentava come artwork - un’opera d’arte. Lo potete vedere qui:
Prima di aggiungere qualsiasi riflessione, desidero chiarire che non sono - nemmeno alla lontana - un’esperta di arte. La mia conoscenza della storia dell’arte è piuttosto limitata e mi avvicino alla pittura e alla scultura da semplice osservatrice: con curiosità, gratitudine e meraviglia. Ho scelto di utilizzare dei dipinti e disegni per le copertine di molti dei miei libri perché ho sempre creduto che poesia e pittura parlino la stessa lingua. Sono due modi diversi di esprimere il pensiero, le emozioni e l’anima.
Non sento il bisogno di stabilire cosa sia arte e cosa non lo sia – nemmeno in poesia – e tuttavia questa volta mi sono sorpresa a pormi proprio questa domanda, quasi infastidita dal fatto stesso di formularla.
Mi sono detta che l’arte sfugge a ogni definizione univoca perché possiede infinite forme e infiniti volti. Può essere realismo o astrazione. Può raccontare la bellezza o l’orrore. Può essere religiosa, devozionale, politica, concettuale, contemplativa, estatica, erotica, disperata, oppure essere tutte queste cose insieme. Mette in discussione le convenzioni, sovverte le tradizioni, amplia la nostra immaginazione. L’arte non è sicuramente definita dal pregio dei materiali utilizzati, dalla perfezione tecnica o da altri elementi oggettivi. Può essere astratta, concettuale, disturbante oppure profondamente ordinaria. Ma, in ogni sua forma, trovo che la sua magia sia quella di invitare l’osservatore a guardare la realtà rivelando qualcosa che prima era sconosciuto. Trasformare cioè la materia in significato: estetico, emotivo o filosofico.
Questo coniglio creato da escrementi nella forma dei conigli al cioccolato, non riesce a convincermi.
Comprendo che il suo intento possa essere provocatorio, anche solo nel mettere in discussione il concetto di valore, ed esplorare i confini dell’arte contemporanea.
Portando il pensiero oltre i confini dell’opera stessa, che risale al 1968, potrebbe persino suggerire oggi una riflessione sull’arte generata dall’intelligenza artificiale, proprio attraverso l’impiego di un materiale deperibile, volutamente irriverente, e di un soggetto elementare. Potrebbero essere intenzioni legittime (se non dell’artista, del museo).
Eppure, per quanto mi riguarda, un coniglio modellato con escrementi continua a essere esattamente ciò che appare: escrementi disposti nella forma di un coniglio.
La provocazione, da sola, non si trasforma automaticamente in risultato artistico. Non ogni oggetto esposto in un museo acquisisce valore artistico semplicemente perché viene presentato come opera d’arte.
Forse altri vi coglieranno una profondità che a me sfugge. L’arte ha sempre suscitato interpretazioni diverse e forti disaccordi. Ma non riesco a convincermi che l’intenzione, da sola, sia sufficiente.
Viviamo in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale è capace di produrre immagini straordinarie in pochi secondi. Forse l’esibizione di opere come questa vuole ricordarci che la creatività umana affonda le proprie radici nella materia, nella mano, nel corpo, nella concretezza del mondo fisico. Se questo fa parte della riflessione, allora è certamente una riflessione interessante.
E tuttavia continuo a chiedermi: che cosa è stato trasformato?
La materia è diventata qualcosa di più di se stessa?
È cambiato qualcosa nella mia visione di bellezza, umanità - ho avuto qualche pensiero o sentimento nuovo?
Oppure la scelta di proporre questo oggetto da parte del museo è un invito implicito a discutere se questo oggetto meriti o meno di essere chiamato arte, e quindi a far parlare di sè? (Invito al quale a questo punto ho abboccato interamente).
Come poetessa, non riesco a separare l’arte dalla sua capacità di ampliare il nostro mondo interiore. La bellezza non è un requisito indispensabile. L’arte può inquietarci, spaventarci, perfino offenderci. Alcuni dei più grandi capolavori della storia sono profondamente destabilizzanti. Ma tutti ci rivelano qualcosa. Ci permettono di vedere ciò che prima non eravamo in grado di vedere.
È anche per questo che le opere d’arte che ho scelto per accompagnare i miei libri hanno per me un significato così profondo.
Per POMERIGGI DI AMORE SOSPESO ho scelto Adam and Eve di Gustav Klimt (1916-1918), conservato al Belvedere Museum di Vienna.
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Adam_and_Eve_Gustav_Klimt.jpg
Sulla copertina compare soltanto un dettaglio dell’opera originale, poiché il dipinto raffigura Eva nuda e, purtroppo (ahime), molte piattaforme di distribuzione – Amazon compresa – lo considerano una violazione delle proprie politiche sui contenuti.
Pochi pittori hanno saputo esprimere con pari intensità l’unione fra erotismo, bellezza e intimità spirituale. Adamo ed Eva è molto più di una rilettura del racconto biblico. Eva, luminosa e pienamente consapevole di sé, domina la composizione con naturale sicurezza, mentre Adamo sembra attratto da lei con desiderio e contemplazione. La loro vicinanza suggerisce insieme attrazione fisica e comunione emotiva, come se l’amore nascesse dall’incontro fra due persone complete, differenti ma complementari.
Il dipinto riflette inoltre il fascino costante di Klimt per l’inscindibilità tra sensualità e trascendenza. L’oro, il colore, l’ornamento e la straordinaria resa del corpo umano creano un’atmosfera nella quale l’amore erotico non viene né censurato né banalizzato, ma elevato a una delle più alte espressioni della condizione umana.
È una visione che risuona profondamente con POMERIGGI DI AMORE SOSPESO le cui poesie accolgono senza esitazioni la dimensione fisica dell’amore, perché la passione autentica non è mai separata dalla tenerezza, dalla fiducia e dal dono reciproco.
MACCHIE DI CAFFÈ SUI MIEI LIBRI presenta in copertina e nelle pagine interne disegni originali realizzati appositamente per me dall’apprezzatissimo illustratore italiano Gianluca Biscalchin.
La raccolta esplora le imperfezioni della vita attraverso poesie dedicate all’identità, alla memoria, all’amore, al mito, alla perdita e alla trasformazione. Le illustrazioni di Biscalchin non si limitano ad accompagnare i testi: entrano in dialogo con essi, aggiungendo ironia, leggerezza e un ulteriore livello di interpretazione. Insieme, parole e immagini costruiscono un’esperienza di lettura nella quale poesia e disegno si illuminano reciprocamente anche se si esprimono con registri diversi.
Per LA TELA DI PENELOPE ho scelto Penelope Unraveling Her Web at Night di Dora Wheeler, un ricamo in seta conservato al Metropolitan Museum of Art di New York.
https://www.metmuseum.org/art/collection/search/16951
Come ho scritto in una newsletter precedente, ho sempre amato Penelope perché è una delle figure più fraintese della letteratura occidentale. Viene ricordata come la donna che attendeva. Eppure l’attesa è forse l’aspetto meno interessante di lei.
L’opera di Dora Wheeler coglie qualcosa di molto più importante: l’intelligenza, la disciplina e la resistenza. Ogni filo che Penelope disfa è un gesto di libertà. Ogni notte rifiuta di consegnare il proprio futuro ai tempi imposti da altri.
È esattamente la Penelope che ho cercato di raccontare nelle mie poesie.
La collana di traduzioni Italian Women Poets presenta in copertina preziosissimi ritratti originali realizzati dalla pittrice italiana contemporanea Francesca Draetta.
Un ritratto non è mai una semplice riproduzione dei tratti di un volto. È l’interpretazione che un’altra persona offre di un’esistenza. È l’incontro fra due immaginazioni: quella dell’artista e quella del soggetto ritratto.
Questo dialogo tra la poesia e l’arte mi affascina moltissimo perchè svelare ciò che si nasconde sotto la superficie è anche l’anima della poesia.
Ed infine, per I MATTONI DELLA NUOVA BABELE abbiamo scelto una copertina che rievoca il celebre dipinto The Tower of Babel di Pieter Bruegel the Elder, anche se l’editore ha scelto di non utilizzarne una riproduzione esatta.

Comments
Nothing yet. Say the first thing.
Sign in to join the conversation.