Due anni dopo
A Pasquetta 2024 sono entrata in ospedale e i giorno dopo sono stata operata. Giusto il tempo di godermi il pranzo in famiglia consapevole di quello che mi aspettava e poi mi hanno accompagnata. Dal 13 marzo vivevo con la consapevolezza di avere una inquilino indesiderato, chissà da quanto, ma io non lo sapevo.
Non è stato solo un intervento, è iniziato un percorso di cure e controlli che ancora sono in essere e che mi hanno portata a dei cambiamenti importanti, non solo fisici.
Non vi nego che sono passata da fasi di disperazione ad altre di normalità assoluta quando di normale in una malattia così non c’è nulla.
La prima fase è stata devastante non solo per la consapevolezza ma per doverlo dire, come se avessi la colpa di dovermi fermare, di non poter per un certo periodo adempiere ai miei doveri.
Una volta sistemata a fatica questa fase, è iniziata quella che io chiamo la fase del “vinco io” ovvero quella della forza di affrontare tutto quello che era previsto con una mentalità positiva.
Questa fase è durata per tutto il primo anno poi è iniziato il vero cambiamento, il periodo dove si imparano le cose perché capisci che non tutto quello che c’era prima va ancora bene per te, persone che si sono allontanate e altre che mi sono state vicine, scelte rimandate che non potevano più aspettare. Brutto pensare che ci si renda conto che il tempo è prezioso solo quando ti succede qualcosa ma nella maggior parte dei casi, ahimè funziona così.
Ci sentiamo sempre immortali fino a quando qualcuno ti comunica una diagnosi per cui ancora muoiono milioni di donne.
Vorrei porvi delle domande per ogni cosa che ho imparato in questo pezzo di vita e mi piacerebbe leggere le vostre risposte, magari non a tutte ma a quelle che vi risuonano di più.
Quello che non vorrei è farvi un elenco di cose vuote. Proverò a condividere il mio vissuto per darvi il mio pezzetto di visione, quello che nasce dall’esperienza vissuta sulla pelle e non dalla teoria.
Il tempo non è infinito e soprattutto non è scontato.
Prima lo sapevo, ora lo sento. È una cosa che ha un impatto importante e che ti porta a fare bilanci. Non quelli tipo “le cose da fare prima dei quarant’anni” ma quelli del “devo dedicarmi alle cose che contano davvero. Ogni giornata ha un peso diverso quando capisci che potrebbe non essere così “ovvia”.
Cosa stai trattando come scontato?
Il controllo è un’illusione rassicurante.
Pensiamo di poter prevedere, organizzare, gestire e avere tempo per tutto ma non è così. La vita arriva e ridisegna le regole, cambia gli equilibri, le energie e le relazioni. Ho imparato a lasciare andare, a fare scorrere quello che non è importante. La bellezza di esserci per ciò che conta e di togliere il superfluo ha ridimensionato molte cose compresi i molti più NO che ho imparato a dire.
Dove stai cercando di controllare invece di vivere?
Il corpo parla e va ascoltato prima che urli.
Per anni ho spinto, ignorato, rimandato. Se ripenso agli ultimi 20 anni ho costruito famiglia e carriera dedicandomi a fare in modo che tutto fosse perfetto anche se non tutto era perfettamente in linea. C’è stato un crollo fisico qualche tempo prima della scoperta che non ho colto, notavo dei cambiamenti sia a livello ormonale che di energia. Nessun dolore o sintomo che mi facesse pensare di stare male eppure forse erano proprio i segnali che avrei dovuto ascoltare e che forse mi avrebbero messa davanti ad un’operazione meno invasiva e ad un percorso di cure più semplici. Oggi so che il corpo non è un mezzo, è parte di me e lo accetto e rispetto più di quanto lo facessi prima.
Cosa ti sta dicendo il tuo corpo in questo momento?
Non tutto si può rimandare.
Le parole, le scelte, i sogni. Ci diciamo “poi”, ma non sempre c’è un poi. Ho fatto la lista delle cose che non potevo più rimandare e sto portando avanti quello che sento. Tra le prime cose che ho fatto ho dato spazio alle emozioni e alla voglia di viverle.
Cosa non vuoi più rimandare?
Le relazioni vere restano, le altre si perdono.
Nei momenti difficili diventa tutto più chiaro e ti accorgi di chi c’è davvero per te e chi invece era al tuo fianco per pura convenienza. Non giudico il loro comportamento, a volte di fronte a certe cose non sai neanche come comportanti ma in alcuni casi ha fatto male sapere che certe relazioni sarebbero cambiate in peggio. Ora scelgo con attenzione le persone di cui circondarmi, i vampiri di energia non devono mai più fare parte della mia vita.
Chi c’è davvero, nella tua vita?
Chiedere aiuto è un atto di forza.
Non sei meno forte se ti appoggi e questa è una verità che ho fatto fatica a fare mia. Ho sempre creduto nella mia indipendenza e fin da piccola ho lavorato per ottenerla. Quando cresci con questa mentalità pensi che chiedere aiuto sia debolezza, fragilità ma quando ho avuto veramente bisogno mi sono sentita vera. Oggi su questo aspetto sono molto più tranquilla, chiedo aiuto se necessario e non mi sento meno brava se lo faccio.
A chi potresti permettere di esserci per te?
La paura non sparisce, cambia forma.
Oggi ho paure diverse da prima, essere malati oncologici ti porta a vedere aspetti che non sono nella normalità delle cose. Cambiano le priorità o meglio si riallineano e si mettono nella giusta posizione. Oggi non ho più paura a buttarmi in qualcosa di nuovo, non ho più paura di dire quello che penso e che sento e soprattutto non ho più paura di rimanere sola. La mia evoluzione non è alla portata di tutti, chi riuscirà a tenere il mio passo mi avrà al suo fianco per tutti gli altri invece, non c’è spazio.
La paura paralizza ma quando cambia forma e impari ad ascoltarla ti guida.
Cosa ti sta indicando oggi la tua paura?
La vita non aspetta che tu sia pronta.
Accade quello che deve accadere e ti chiede di esserci comunque. Non serve aspettare una perfezione che non esiste. Voglio sbagliare, correggermi, crescere, voglio avere sempre nuovi stimoli e pormi obiettivi sempre più sfidanti.
Dove stai aspettando di sentirti pronta per vivere?
Essere forti non significa non crollare.
Durante il primo anno, come scrivevo prima, c’è stato il periodo del “vinco io” e come mi sono messa in testa questa cosa ho fatto tutto quello che bisogna fare anche se comportava fatica, malessere, sintomi e un corpo che, a partire da una grande cicatrice che ti ricorda cosa non c’è più, ti racconta ogni giorno quello che hai passato.
Sono crollata, ho dovuto costruire una nuova identità perché quando toccano una parte del tuo corpo qualcosa cambia. Quando ti guardi allo specchio vedi quel pezzo che non c’è più, percepisci il vuoto e senti il dolore ad ogni movimento anche a distanza di tempo. Nel mio crollo sono stata comunque forte, mi sono saputa ricostruire pezzo dopo pezzo.
Ti concedi di essere umana, davvero?
La vita non è da capire la devi vivere.
Non tutto avrà un senso, tutto però può avere valore se scegli di esserci. Ho iniziato a vivere con intenzione, a guardare le cose con una vista nuova, come se i miei occhi si fossero riparati da quell’astigmatismo che invece mi obbliga a mettere le lenti correttive. È un guardare la vita con un filtro nuovo, bello e luminoso.
Quanto sei presente nella tua vita, oggi?
Due anni fa la mia vita non si è fermata, ha solo cambiato direzione e se oggi sono qui, non è perché è andato tutto bene, è perché ho scelto, ogni giorno, di esserci e questa, forse, è la cosa più importante che ho imparato.
In tutto quello che scrivo generalmente parlo di bisogni che vedo nel mio lavoro e in quello che vivo. Oggi ho voluto condividere qualcosa di mio e di intimo e chissà magari ti avrò portato, nel mio piccolo, a riflettere su aspetti importanti della tua vita.
Non aspettare che sia il dolore a cambiarti, cambia per volere.
Mi farà piacere leggere le tue risposte, anche in privato se senti che certi argomenti siano per te intimi e hai bisogno di uno spazio senza giudizio in cui le tue parole vengano davvero ascoltate.
Ti aspetto
Stefania
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