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Stefania Caria · Apr 14, 2026

Differenza tra sentire e ascoltare

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Stefania Caria · Stefania Caria

C’è un momento, durante alcune conversazioni, in cui capisci che l’altra persona ti sta parlando ma non ti sta arrivando davvero. Le parole scorrono, le riconosci, annuisci persino eppure qualcosa resta fuori.
Questo accade non perché l’altro non sia chiaro ma perché tu sei già altrove nella risposta che stai preparando, nel consiglio che vuoi dare, nella soluzione che pensi di avere.

È in quel momento che stai sentendo e non stai ascoltando ed è più frequente di quanto immagini.
Succede nelle riunioni, a tavola, in coppia, con i figli, con i collaboratori.
Succede mentre l’altro ti sta affidando qualcosa di importante e tu sei già nel tuo film mentale.

Nel mio lavoro di Coach questo confine lo incontro ogni giorno.
Lo vedo nelle relazioni professionali, nei team, nelle coppie, nelle famiglie.
Persone che parlano molto e comunicano anche bene però che si sentono profondamente inascoltate.

E sai qual è il paradosso?
Non è la mancanza di comunicazione a logorare le relazioni, è la mancanza di ascolto.

Per ascoltare è fondamentale comprendere fatti, opinioni e sentimenti altrui ed è necessario mettersi nei panni dell’altro e capirne il punto di vista.

La capacità di ascolto implica il controllo di noi stessi nello sforzo di capire e interpretare correttamente il pensiero altrui.

Quando parli con qualcuno e ti concentri su cosa dire, inevitabilmente non stai ponendo la giusta attenzione sull’ascolto. Siamo sempre pronti a dare una risposta, a cercare quella giusta e questo implica inevitabilmente che la concentrazione vada sul nostro pensiero e non sul nostro interlocutore.

Focalizzarsi sull’altro è il primo passo per passare all’ascolto.

Focalizzarsi davvero significa fare una cosa che oggi è rarissima: rallentare.
Rallentare il pensiero, la reazione, il bisogno di avere subito una posizione.

Ed è proprio lì che nasce la qualità delle relazioni.

Un approccio che uso nella mia vita e che ho introdotto anni fa è quello che si definisce “EGOLESS” ovvero la capacità di esserci pienamente senza il bisogno di dimostrare, lasciando che sia il valore di ciò che fai a parlare per te.

Ascoltare vuol dire rinunciare a soddisfare il proprio bisogno di esprimersi e lasciarsi guidare dall’altro. Dai spazio all’ascolto completo di ogni singola parola, ai cambi di tonalità della voce, al timbro e al ritmo e osserva il corpo, la posizione delle mani, dei piedi, la mimica facciale concentrandoti su come viene occupato lo spazio dal tuo interlocutore. Goditi la ricchezza che tutti questi elementi porteranno nella tua comunicazione.

Un altro aspetto importante per diventare degli abili ascoltatori è quello di arrivare alle conclusioni con calma.

Esplora la realtà di chi hai di fronte, poni delle domande aperte che lascino al tuo interlocutore lo spazio per riflettere e rispondere.

Mettiti in ascolto partendo dal presupposto che l’altro abbia ragione e dimenticati di qualsiasi pregiudizio o preconcetto scaturito dal tuo punto di vista. Prova a schierarti dall’altra parte per vedere il tutto da un’altra prospettiva.

Ascoltare vuol dire accogliere, concedere uno spazio dentro di sé, capire con la mente e con la pancia.

Quando qualcuno si sente accolto, accade qualcosa di potente:
abbassa le difese, si mostra e si apre.

Ed è lì che iniziano le conversazioni che cambiano davvero qualcosa.

C’è un altro punto fondamentale che non possiamo tralasciare ovvero quello di ascoltare noi stessi. Il vero ascolto parte dal prendere consapevolezza di chi sei, di ciò che vivi e delle tue emozioni. Aumenterai la tua capacità di ascolto quando riuscirai ad ascoltare te stesso imparando ad ascoltare i tuoi bisogni, i tuoi sentimenti e i tuoi pensieri; accogli tutto questo e poniti nella direzione della consapevolezza di te.

Se ignori le tue emozioni, tenderai a minimizzare quelle altrui.
Se non riconosci i tuoi bisogni, cercherai di correggere quelli degli altri.
Se non ti concedi ascolto, farai fatica a offrirlo davvero.

L’ascolto autentico nasce dalla consapevolezza, non dalla tecnica.

E questa è una verità che cambia tutto: non puoi dare all’esterno ciò che non ti concedi dentro.

Sull’ascolto non si finisce mai di imparare e di essere esperti, è un allenamento costante, fatto di successi a volte ma anche di errori che ci fanno vacillare.

Perseverare nella ricerca di diventare un buon ascoltatore è l’unico modo per continuare a migliorare una competenza strategica che migliorerà la qualità delle tue relazioni perché saper ascoltare è una parte inevitabile della comunicazione, della gestione di un gruppo e di tantissimi altri aspetti della vita lavorativa e personale.

Ascoltare davvero ha un prezzo.
Significa rinunciare, anche solo per un momento, al bisogno di avere ragione, essere brillanti, dire la cosa giusta e dimostrare di sapere.

L’ascolto autentico è scomodo perché ci chiede di fare spazio e farlo significa lasciare che l’altro esista così com’è, non come lo interpretiamo noi.

Ricordo una cliente che, durante una sessione, parlava lentamente faceva lunghe pause e le frasi erano spezzate.
Il mio impulso era quello di aiutarla, di completare, di accelerare.
In realtà quello che le serviva non era una guida, ma qualcuno che restasse.

Quando mi sono fermata anch’io, qualcosa è cambiato. Ha trovato le parole e, prima ancora, ha trovato sé stessa.

Questo è il potere dell’ascolto: non aggiunge, fa emergere.

Uno degli errori più comuni è credere che ascoltare significhi arrivare rapidamente a una conclusione. In realtà, ascoltare è rimanere nel dubbio, sospendere il giudizio e accettare di non sapere dove si arriverà. È un processo esplorativo, non è una gara a chi dice la cosa giusta.

Quando ascolti davvero, accade qualcosa di curioso: l’altro inizia ad ascoltarsi a sua volta ed è qui che spesso emergono le parti più vere.

E questo vale anche per te.

Quando qualcuno ti ascolta senza interromperti, senza correggerti, senza ridimensionarti, inizi a sentire con più chiarezza ciò che pensi davvero.

C’è un livello dell’ascolto che non passa dalla mente.

Succede quando inizi a notare un respiro che si accorcia, una spalla che si incurva, uno sguardo che sfugge, mani che cercano un appoggio.

Il corpo racconta sempre una storia e spesso è molto più onesta delle parole.

Allenare l’ascolto significa anche imparare a fare attenzione a questi segnali, senza interpretarli subito e senza tradurli in diagnosi, semplicemente accogliendoli. Questa è una vera forma di rispetto profondo.

Nelle organizzazioni, nei gruppi, nella vita quotidiana, l’ascolto è una competenza silenziosa ma decisiva.

Le persone non cercano sempre soluzioni, cercano qualcuno che resti, che regga e che non scappi.

Un leader che sa ascoltare non è quello che parla meno, è quello che sa stare, nel silenzio, nella complessità, nell’incertezza ed è proprio così che si costruisce fiducia.

E la fiducia è la base di ogni relazione sana: di coppia, professionale, genitoriale, amicale.

Sull’ascolto non si arriva mai, ci si allena, si sbaglia, si ricomincia.

A volte ci accorgiamo troppo tardi di non aver ascoltato mentre altre volte riusciamo a fermarci un secondo prima di rispondere.

Quel secondo è già ascolto e spesso è sufficiente per cambiare il corso di una conversazione o di una relazione.

Quante volte ti senti inascoltato/a?
E quante volte, se sei onesto/a, non stai ascoltando davvero?

In quale relazione della tua vita oggi servirebbe più presenza e meno reazione?
Dove potresti fermarti un secondo prima di rispondere?

L’ascolto non è una tecnica di comunicazione, è un atto di maturità emotiva.

Ed è una delle competenze più trasformative che puoi sviluppare, perché migliora tutto: relazioni, leadership, autostima, chiarezza, confini.

Nel Coaching lavoriamo molto su questo.
Perché quando impari ad ascoltare davvero gli altri, inizi inevitabilmente ad ascoltare anche te e quando inizi ad ascoltare te, smetti di vivere in automatico.

Se senti che nelle tue relazioni qualcosa si ripete, se ti trovi spesso a dire “non mi capisce nessuno” o se vuoi diventare una persona che comunica con presenza e autorevolezza, forse non ti serve un’altra strategia, forse ti serve allenare consapevolezza.

Se vuoi fare questo lavoro in modo concreto e profondo, prenota la tua sessione conoscitiva gratuita.
Possiamo iniziare da una conversazione vera.

Perché a volte tutto cambia quando qualcuno, finalmente, ti ascolta davvero.

SESSIONE CONOSCITIVA GRATUITA

Ti aspetto per la tua evoluzione.

Con cura,

Stefania

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