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Sketcharello Academy · Jul 20, 2026

Cosa succede quando smettiamo di copiare e iniziamo a guardare?

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Chiara Gomiselli · Sketcharello Academy

Ciao,

come va?

Forse hai visto sui social i miei ultimi disegni delle uscite a Trieste in occasione della settimana Internazionale dell’Art Nouveau e del Liberty. Sono stati tre appuntamenti decisamente fruttuosi per il mio taccuino. Ma mentre eravamo fuori, chiacchierando e guardando i miei compagni di sketch, mi sono accorta di alcune cose davvero interessanti per la mia pratica, che ho deciso di condividere con te in questa mail.

Il Liberty (a Trieste in realtà si tratta di stile Secessione) è uno stile magnifico ma “spietato” per chi disegna: è ricchissimo di dettagli floreali, mascheroni, colonne e nicchie e spazi che creano veri e propri ritmi quasi musicali sulla facciata. Sono architetture che dopo il primo wow ti danno la sensazione di non sapere da dove iniziare.

Nelle tre uscite eravamo in tanti e il sole di luglio picchiava duro, facendoci vivere una costante, quasi comica, “caccia all’ombra”.

In particolare la domenica mattina, davanti a Casa Valdoni, a un certo punto ci siamo resi conto che la striscia di ombra disponibile si stava spostando lentamente lungo una discesa ripida. Abbiamo iniziato a muoverci, mezzo metro alla volta, come una strana carovana, appollaiati su sgabellini abbarbicati sul terreno inclinato. Disegnavamo in bilico, concentrati a non far evaporare l’acquerello prima ancora che toccasse la carta.

Mentre io facevo parte della carovana, qualcuno (più furbo) per non soffocare sotto il sole, ha deciso di rifugiarsi all’ombra in un altro angolo della via, sacrificando completamente la vista principale del palazzo. Sul momento poteva sembrare una rinuncia, e invece a guardare i loro disegni alla fine, questo limite si era trasformato in una scoperta: da quell’angolo nascosto avevano trovato un’inquadratura alternativa totalmente inaspettata.

Ed è questa la lezione che mi sono portata a casa: il limite aguzza lo sguardo. A volte le condizioni esterne ci costringono a stare in bilico, ad essere veloci, a cambiare punto di vista. Ed è quella la bellezza dell’Urban Sketching perché le limitazioni ci costringono a trovare soluzioni creative che fanno nascere qualcosa di completamente diverso.

Ad ogni fine uscita, osservando la straordinaria diversità dei taccuini del gruppo, ti accorgi che alcuni dettagli iconici catturato l’attenzione di quasi tutti ma rimane la sorpresa di vedere come ognuno decide di “tagliare” il soggetto dando centralità a elementi completamente diversi.

E questo mi conferma una delle più grandi verità dell’Urban Sketching: disegnare non significa copiare il mondo. Significa scegliere. E scegliere significa rinunciare.

Una macchina fotografica è un freddo registratore, il nostro cervello di artisti, invece, ha il potere di eleggere un protagonista. Il disegno inizia a funzionare davvero solo quando decidiamo cosa mettere a fuoco e cosa ignorare.

Quando insegno, parlo spesso di un percorso in tre fasi: osservare per decodificare le strutture complesse che abbiamo davanti, praticare la tecnica per creare la struttura di base, e infine personalizzare, trovando il proprio taglio unico.

Davanti a un soggetto complicato possiamo sentirci paralizzati, e allora tornare alle basi è sempre il modo giusto di partire.

Basta chiedersi:

Cosa voglio raccontare che mi colpisce? Quali sono le sue caratteristiche principali semplificate da cui posso partire?

Una volta fatte queste scelte, tutto può scorrere con molta più fluidità e il nostro stile personale può emergere.

Che ne pensi? Ti è mai capitato di vedere questo processo succedere? Scrivimelo nei commenti e fammi sapere se ti interessa un approfondimento su questi step di cui abbiamo parlato nell’affrontare un soggetto.

Mentre aspetto di sapere quello che pensi, ti auguro una buona settimana e ti mando un

Abbraccio colorato

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