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Sereno Con Nuvole · Mar 8, 2026

Un viaggio spaziale tra le angosce dell'artista: "Orbit Orbit" di Caparezza è un capolavoro

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Stefano Bolotta · Sereno Con Nuvole

A Bruno Lauzi (seppure molti pensino fosse Luigi Tenco) chiesero perché le sue canzoni fossero tutte tristi, e lui rispose con un sorriso beffardo, in linea con il personaggio: “Perché quando sono felice esco fuori a divertirmi”. Il ragionamento non fa una grinza e vale grossomodo per tutti gli autori, siano essi musicisti, poeti, scrittori o sceneggiatori.

Non viene meno a questa sorta di postulato quasi scientifico il buon Caparezza, in arte Michele Salvemini, cantautore rapper che di recente ha esordito nel mondo del fumetto. Il 53enne pugliese è, per sua stessa ammissione, un grande appassionato della nona arte fin da bambino e il suo primo sogno, ancora prima delle sette note, è stato quello di “diventare un fumettista”.

L’esempio caparezziano è paradigmatico: si è sempre in tempo a realizzare i propri sogni, persino quando questi sono stati già superati da qualcosa di apparentemente “migliore”, di certo “diverso”. Michele da Molfetta da grande è diventato infatti un apprezzato cantautore, icona della musica rap di qualità sulla scena nostrana.

Da ottobre dello scorso anno, però, Caparezza è da considerare davvero un autore di fumetti. E ha esordito con il botto. Perché il suo Orbit Orbit è una sorta di capolavoro e io, che non lo seguo a livello musicale poiché non amo il genere rap, non potevo pronosticarlo. La mia era dunque quella diffidenza immotivata che spesso sfocia nel pregiudizio, lo ammetto. Sbagliavo. Con uno sforzo di onestà intellettuale riconosco che nel suo genere Caparezza è un campione e alcuni suoi lavori sono caratterizzati da grande qualità. Quando hai talento è probabile che tu sia in grado di infonderlo anche in altri campi, seppure non sia affatto scontato.

È ciò che accade in Orbit Orbit, progetto strutturato con un album musicale di inediti e un fumetto di circa 200 tavole, pubblicato nientemeno che da Sergio Bonelli Editore. Come dire: inizio a giocare a calcio e la mia prima squadra è la Juventus. Ma se ti sei guadagnato una credibilità e un tuo (rilevante) pubblico altrove, è giusto che sia così, in fondo ogni giorno in libreria ci perdiamo tra le autobiografie di conduttori tv, calciatori e chef. Molto meglio dunque che la chance di scrivere un fumetto venga data a un cantautore, un artista che con le parole e le emozioni già ci campa.

Alcune vignette del fumetto (copyright Sergio Bonelli Editore)

Caparezza ha scritto un fumetto meraviglioso specchio delle sue paure, metafora delle angosce che lo hanno intrappolato negli ultimi anni a causa di disturbi all’udito e dell’acufene, quel maledetto fischio che ti porta costantemente su un treno senza destinazione, proprio come il Galaxy Express 999 da cui, per sua stessa ammissione, è nata la passione per il manga.

Proprio quando pensava di non poter più fare musica, Michele si è buttato nella scrittura di un fumetto. Il premio non è stato solo il riconoscimento della critica, meritato, ma anche un percorso di concepimento che lo ha riavvicinato alla canzone e ha portato alla nascita di un nuovo disco che con il fumetto è intrecciato in maniera viscerale, quasi fossero uno il completamento dell’altro seppure entrambi in grado di brillare di luce propria.

In Orbit Orbit l’autore gioca con le sue paure in un continuo rimando al metafumetto: il protagonista è lui, il cantante che in sogno diventa un astronauta e, mentre il piano narrativo della realtà è ancorato a un suo concerto che non vuole iniziare, compie un lungo viaggio a bordo del camper su pianeti lontani alla ricerca della perla focaia. A cosa serve quest’oggetto prezioso? A riaccendere il vulcano delle idee sul pianeta Kria-Taur, estintosi a causa dell’arrivo di un essere triste e depresso, Darktar (a sua volta specchio dell’insicurezza di ognuno di noi), che l’ha portata via. Caparezza, accompagnato da una godibile rana-guida metà archetipo del trickster e metà mentore, da un’eterea idea-fantasma e da un esercito di soldati-fumettisti agguerriti, dovrà combattere per riportare la perla focaia là dove deve stare, così da riaccendere il vulcano delle idee. O forse no.

La metafora appare persino scontata, eppure lo scorrere della narrazione è coerente ed estremamente divertente, infarcito di citazioni dal fumetto e dal suo mondo non sempre ideale (vedi le fiere dominate da cosplayer, katane e pupazzetti). Un viaggio che scivola via veloce, appagante, reso ancora più piacevole dal lavoro di maestri della nona arte quali Sergio Gerasi, Riccardo Torti, Nicola Mari, Marco Nizzoli, che hanno disegnato le tavole e le illustrazioni a corredo.

Orbit Orbit (a proposito, c’è una nuova onomatopea in città!) è davvero un libro da leggere e gustare. Caparezza ha ritrovato se stesso come musicista al termine di un periodo complicato e ha ritrovato la sua libertà creativa. In cambio noi abbiamo trovato un autore poliedrico, in grado di mettersi in gioco con apprezzabile autoironia. Davvero niente male.

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