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Semi di Lentezza · Mar 2, 2026

Vale la pena essere gentili?

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Elisa Meneghin · Semi di Lentezza

Foto Kyodo News / Getty Images

Ciao, come stai? Qui tutto bene!

Inizio subito scusandomi, perché non ce l’ho proprio fatta a spedire il capitolo del libro di febbraio. C’erano tante cose in ballo, ed altre se ne sono aggiunte strada facendo. Sono orgogliosa di dire che sono uscita da tutte a testa alta, senza lasciarmi buttare giù dagli imprevisti (tipo i tram sbagliati e i prati fangosi), né dalle persone ostili e violente (solo verbalmente, per fortuna).

Ogni tanto mi chiedo: vale la pena sorridere, essere gentile, cercare di difendere prima di tutto i sentimenti delle persone, passare per quella troppo buona o che non capisce veramente i problemi?

Per carattere e formazione, la mia risposta in genere è sì, ne vale la pena in ogni caso. Però spesso mi trovo da sola, a chiedermi se mi sfugge qualcosa o se sto andando contro una forza più grande di me.

In mezzo a questi ragionamenti, ecco che entrano le Olimpiadi, in particolare il pattinaggio di figura, e un’atleta che spicca fra lз altrз: Amber Glenn.

In gara ho apprezzato la sua figura potente, i suoi gesti netti e adatti alla musica di Madonna che aveva scelto, il suo aspetto unico con la pelle chiarissima a contrasto con il rossetto sgargiante. Poi ho cominciato a vederla nei video sui social, e ho scoperto una persona molto profonda, manifestamente pansessuale e impegnata sui temi della salute mentale.

L’ho vista nei panni di una cugina grande di Malinin portarlo in giro per Milano in cerca di un gelato (ok, era un video sponsorizzato, ma era davvero carino), e a bordo pista, prima sostenitrice delle altre atlete; ho sentito la sua intervista in cui diceva apertamente di aver gareggiato con il ciclo ed essersi sentita molto a disagio.
Insomma, una persona a tutto tondo, che dalla sua posizione di visibilità parla a tutte le altre ragazze e donne per farle (farci) sentire comprese.

Ma quello che mi ha fatto diventare una sua tifosa per sempre è stato il gesto che ha compiuto verso la collega e rivale Kaori Sakamoto, in lacrime per non aver terminato la sua gara al livello che si aspettava: non si è limitata a consolarla, si è messa tra lei e il cameraman che la riprendeva mettendo a nudo la sua fragilità. Lo ha apostrofato in maniera decisa (e non troppo gentile) e fatto tornare sui suoi passi.

Grazie Amber, mi hai convinta: basta poco a volte per sporgersi verso le altre persone, farle sentire comprese, e rompere gli stereotipi che ci vogliono lз unз contro lз altrз. Non solo nello sport, anche in ogni altro ambito. Ora so che posso sentirmi un po meno sola. 🥰

Lo vedi questo tappeto di segatura? I lombrichi hanno già iniziato a fare il loro lavoro per trasformarlo in terra buona, ma nel mio cuore c’è ancora un buco. Infatti abbiamo fatto tagliare l’albicocco 😭. È stato triste ma necessario, era un albero vecchio e malato, e quando il giardiniere ha tagliato i suoi rami mi ha fatto vedere che all’interno c’erano ampie zone già marcite.

Pochi giorni dopo il taglio sono passata davanti a un consorzio agrario, e non ho potuto fare a meno di fermarmi per prendere una pianta nuova. L’abbiamo già messa a dimora, un po’ spostata verso il sole. Speriamo che cresca forte, florido e longevo come l’albicocco di prima, noi faremo il possibile!

Il giardino mi riserva sorprese in ogni stagione, e prendermene cura (anche se troppo poco, e a fasi alterne) mi aiuta a rallentare e radicarmi alla terra. Guarda i suoi mutamenti nell’archivio delle newsletter.

Giovedì 12 febbraio mia figlia ed io siamo andate a Milano per le Olimpiadi, a vedere una partita di hockey. Avevamo preso il biglietto un anno fa,senza sapere nemmeno chi giocava (e nemmeno le regole dell’hockey, in effetti). Abbiamo incrociato gli orari dei treni, i nostri impegni e il costo dei biglietti, così siamo finite a guardare una Svizzera-Francia a senso unico, ma piuttosto divertente.

Ero così felice di questo avvenimento, che nelle settimane precedenti l’ho detto a tutti. Con “tutti” intendo ogni singola persona con cui mi trovavo a parlare, a costo di sembrare una bambina con il suo giocattolo nuovo.

La settimana successiva alla partita è successa una cosa che non mi sarei mai aspettata: molte di quelle persone si sono ricordate della mia gita, mi hanno chiesto com’era andata, e ho avuto delle conversazioni bellissime sulle Olimpiadi, sullo sport, e sul vivere questi eventi da protagonisti. Mi sono sentita veramente l’eroe del quartiere!

Ho pensato a quante volte condividiamo le nostre notizie tristi, ma non quelle felici? Quante volte addirittura ci vergogniamo di essere felici, lo sentiamo come un privilegio da tenere per noi?

Ecco, il mio invito stavolta è quello di non aver paura di far sapere agli altri le cose belle che fai o che ti succedono: sicuramente troverai qualcuno disposto a gioire con te!

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Buon inizio di primavera! Ci sentiamo fra poco per il nuovo capitolo del libro!

A presto,
Elisa

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