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Semi di Lentezza · Aug 4, 2026

Che fine ha fatto la gioia?

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Elisa Meneghin · Semi di Lentezza

Ciao, come stai? Io, senza essere troppo originale, ho caldo. Un caldo che mi asciuga i pensieri, mi fa svegliare alle sei del mattino in cerca di un’ora di respiro, e crollare al pomeriggio con l’aria condizionata accesa.

Dovrei fare una serie di lavori, pulire a fondo, riordinare e molto altro, ma semplicemente il mio corpo e i miei pensieri si rifiutano. Perciò mi dedico a una manutenzione più silenziosa e statica: sto pian piano sistemando il sito fattocongioia.it per seguire il corso che sta prendendo questo lato della mia vita.

Riassumo per chi è qui da poco: la newsletter che stai leggendo è figlia di un progetto che dura da oltre quattordici anni, e si chiama Fatto con Gioia.

Abbiamo iniziato in due, disegnando e costruendo scatole per bomboniere e portaconfetti. Sono rimasta presto da sola, ma il sentimento che avevamo scelto all’inizio è rimasto intatto.

Ho cambiato direzione, e per una serie di casi e scelte sono arrivata a progettare mandala di carta, per poi metterli in kit e venderli. All’inizio, subito dopo la pandemia, avevamo bisogno tuttз di una pausa di tranquillità e serenità, che fosse possibile ottenere con semplicità. Avevamo il budget per permettercelo, e la voglia di prenderci il tempo per farlo.

L’anno scorso un incidente (sciocco e risolto) capitato a mia mamma mi ha messo di fronte a un fatto, forse banale: se già fatichi a trovare tempo per te, sederti e imparare a fare un mandala ti sembrerà uno sforzo non necessario. C’è bisogno di soluzioni più pratiche, possibilmente portatili e a costo zero.

E sì, c’è anche un ultimo aspetto: alle fiere, sempre più spesso, le persone venivano allo stand, mi ascoltavano parlare, si coinvolgevano, ma davanti al costo di un kit se ne andavano deluse. Non me la sono più sentita di vendere un prodotto come se fosse una soluzione.

Come per i mandala, sono ripartita da un bisogno che sento condiviso. Mi sembra che, dopo il periodo di lentezza forzata della pandemia, abbiamo ricominciato a correre, correre, correre. La produttività si è impadronita di noi come e più di prima. Per questo ho deciso di focalizzarmi, come sai, sulla lentezza.

Ma che fine ha fatto la gioia? Dove resta “Fatto con Gioia” (il sito, e in fin dei conti io) rispetto a “Semi di Lentezza” (la newsletter che stai leggendo)?

Così come dicevo il mese scorso della cura, anche la gioia non può esistere senza lentezza. Se corriamo, possiamo avere momenti di sollievo, o a volte di felicità, ma la gioia è quello che decanta quando tutto si ferma. Mi piace pensarla come una piacevole musica di sottofondo, che senti solo quando intorno non c’è più rumore.

Ecco perché ogni mese ti lascio un seme di gioia, che sia facile da lasciar cadere anche in mezzo ad una quotidianità frenetica. Magari te ne dimentichi, ma prima o poi sicuramente germoglia e fiorisce, per farti sorridere e ricavare un momento per te.

Da poco ho raccolto tutti i “Semi di lentezza” delle newsletter in un’unica pagina del sito, che ho voluto intitolare “Piccole gioie da seminare nella tua vita”. Sfogliale quando hai bisogno di staccare, di trovare motivazione o semplicemente di sorridere. E poi, se ti va, fammi sapere la tua preferita.

Come ogni anno, ecco la fotografia dei peperoni sul terrazzo. La verità è che rimango sempre stupita che i semi dell’anno prima, caduti mentre annaffio i vasi con l’acqua del risciacquo delle verdure, riescano a produrre piante così floride!
L’unico problema, in questa stagione, è che i peperoni si bruciano appena nati, crescono irregolari e ne possiamo usare meno della metà. Vorrà dire che ci rifaremo da settembre in poi!

Per merito del caldo, abbiamo già cominciato a raccogliere i fichi! Di solito se ne parla attorno a ferragosto, ma invece stavolta abbiamo assaggiato i primi frutti, perfettamente maturi e dolci, poco dopo la metà di luglio.
Ho fatto (nell’ordine) colazione, indigestione, marmellata. Per ora sono “solo” quattro vasetti, ma se va avanti così ci riempiremo pancia e dispensa!

Il resto del giardino avrebbe bisogno urgente di manutenzione, ma fa semplicemente troppo caldo, e conosco i miei limiti. Anche di questo riparleremo a settembre.

Il giardino mi riserva sorprese in ogni stagione, e prendermene cura (anche se troppo poco, e a fasi alterne) mi aiuta a rallentare e radicarmi alla terra. Guarda i suoi mutamenti nell’archivio delle newsletter.

Una volta si diceva “canta che ti passa”. Per molto tempo ho interpretato questa frase come un modo in cui le persone sottovalutavano quello che sentivo, ma apparentemente non è così. Anche la scienza lo conferma: cantare fa bene, non solo all’umore, ma proprio al fisico.

Non serve gorgheggiare a voce spiegata, o iscriversi a un coro polifonico. Tante volte basta anche mormorare una melodia che abbiamo in testa o in cuffia, oppure seguire il ritornello di una canzone che passa alla radio.

Con poco, la musica entra nel corpo, ci fa vibrare e scioglie le tensioni. Se poi riusciamo ad associare anche dei movimenti, una specie di piccolo balletto, l’effetto rilassante è assicurato!

Nel frattempo ascolta: “Sing” (Travis, 2001)
Trovi tutte le musiche che consiglio nella playlist Spotify “Semi di Lentezza”:

Ti è piaciuta questa newsletter? Puoi girarla a chi vuoi per farla conoscere, oppure scrivermi i tuoi pensieri lasciando un commento.
Se ti manca qualche uscita della newsletter, le trovi tutte raccolte nel blog.

Buon luglio, e a risentirci!
Elisa

Read the original on semidilentezza.substack.com

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