Quando a sedici anni ero in viaggio studio nella ridente (no) Birmingham c’era un ragazzo che veniva al college con me che era un mezzo musicista (sembrava John Lennon da giovane) e una volta mi disse: quando si fa il soundcheck bisogna dire la parola ‘dattero’, perché è la parola foneticamente più completa da ascoltare e da questa il fonico capisce quali suoni vadano aggiustati. In questi anni ho cercato (due volte lol) notizie sulla veridicità della cosa e ho chiesto a persone che ne sanno se fosse vero. Forse non lo è.
Vabbè, questo era un soundcheck di prova.
Quindi possiamo cominciare.
Grazie di cuore per essere qui e per dare una chance a questa baby newsletter 🌚
per fortuna non in senso figurato.
Ho fatto parapendiooooo! Era una cosa che volevo fare da tempo e alla fine ho volato!
Che si prova? Io mi sono sentita un uccello. O almeno come penso io sia volare come un uccello. Oddio, forse quando volerò col deltaplano sarà come essere un uccello un po’ di più (per via della posizione)? Non lo so, però la sensazione di planare in base alle correnti del vento è qualcosa di mai provato prima, vedere la terra dall’alto è diverso rispetto a guardare giù dal finestrino di un aereo. Chiaramente indescrivibile, devi provarlo.
e la cosa non è bella.
Su Instagram ci passo pochissimo tempo, se non per postare le mie cose, e scrollo davvero il minimo. Però l’altro giorno, appena aperta l’app, mi è apparso un post di BBC Travel in cui linkavano un articolo su come il sindaco di Dubrovnik stia attuando manovre concrete per combattere il fenomeno dell’overtourism (non solo lui in Europa, btw).
Insomma, il signor Franković ha imposto un limite massimo di persone che possono entrare nelle mura della città. Poveraccio, ogni giorno gli arrivano secchiate di gente, navi da crociera, persone da tutte le parti via terra, voli low cost e non. Dice che, giustamente prima ti senti vincitore che la tua città abbia tutto questo successo, ma poi le conseguenze di queste orde di turisti sono tremende e svalutano l’esperienza stessa del viaggiatore.
Non posso che essere d’accordo.
Andando in Giappone così spesso mi sono resa conto di quanto ormai sia invivibile girare per alcuni quartieri di Tokyo o in qualsiasi strada di Kyoto. Ci sono state volte in cui non ero io a camminare, ma la folla a trasportami, letteralmente. Un incubo.
Ça va sans dire che metto piede in questi posti turistici quando accompagno i viaggi di gruppo (dopotutto se un posto è popolare un motivo c’è), mentre quando viaggio in Giappone per i fatti miei vado in posti dove non becco manco mezzo straniero. Da una parte mi rendo conto di essere complice anche io di questo overtourism portando gruppi di persone lì, però poi penso: non sono certo io a far venire la febbre di Tokyo, non ho questo potere di muovere le masse e la gente in Giappone ci andrebbe comunque, perché dopotutto… è il Giappone! Però boh, ci penso.
Nel mio piccolissimo ho smesso da più di un anno di geotaggare i posti in cui vado in Giappone, come ho smesso di condividere i posti che amo in montagna, dai rifugi, ai sentieri, alle falesie. Un po’ perché sono gelosa di certe zone, un po’ perché anche in montagna quest’anno c’è stato un bel boom di gente che forse era mejo se andava al mare.
Comunque il fatto che ormai non possa nemmeno andare a fare colazione nei miei posti preferiti di Tokyo senza dover fare almeno mezz’ora di fila mi fa venire il nervoso.
Ti ricordi cosa diceva il saggio Brucaliffo? Diceva: mai arrabbiarsi! Ebbene ho riflettuto un sacco su questa cosa e, vabbè, a volte ci sta eccome arrabbiarsi.
Per lavoro ho avuto a che fare con un cliente che a ogni email mi faceva girare le palle a elica e un paio di volte ho mezzo sclerato. MALE! Ma tant’è. A volte sono troppo impulsiva, anche se rispetto agli anni passati sono un’altra persona.
Insomma parlavo con un’amica di questa cosa e lei mi ha suggerito un escamotage per quando le emozioni negative prendono il sopravvento e sappiamo al 100% che risponderemmo dimmè: fai scrivere all’AI. È educatissima. Posto che io tendo a non usare mai l’AI, un po’ perché quello che fa all’ambiente è catastrofico, un po’ perché non mi ricordo manco che esiste (figurati che un mio amico invece è diventato AI manager nella sua azienda e nel tempo libero ha sviluppato 3/4 app di basate sull’intelligenza artificiale. Okr) è effettivamente un consiglio niente male.
Di sicuro continuerò a dimenticarmi della sua esistenza (dell’AI, dico), vorrei non contribuire a scaldare ulteriormente il pianeta (già prendo tanti aerei e mangio carne, poca) e soprattutto ci tengo a continuare a ragionare con la mia testa, a non far atrofizzare il cervello chiedendo a un computer di pensare al posto mio.
Già mi rendo conto di quanto la mia materia grigia stia soffrendo con tutti questi stimoli passivi che aumentano solo il brainrot. Cerco sempre di fare le parole incrociate tanto care a mia nonna Lisa che l’hanno tenuta lucidissima fino a 98 anni. Lei le ha fatte tutti i giorni della vita sua, la Settimana Enigmistica non mancava mai, lì, accanto al caminetto.
A proposito di brainrot mi sono imposta di darmi una regolata coi social. Potrei scrollare TikTok per ORE. È successo. L’algoritmo di quella bestia del demonio è subdolo. Mi manda video che sa già mi piaceranno con una precisione spaventosa. Robe di viaggio, robe che mi fanno ridere (fino alle lacrime), video su posti assurdi nel mondo, astronomia, arrampicata, montagna, gatti.
Lì dentro il tempo è alterato, si viene risucchiati in una dimensione nella quale non si ha controllo. E quindi il controllo l’ho impostato io. No, non tramite le limitazioni automatiche dello smartphone, tanto quando appare il pop up di avviso io faccio come la sveglia: posticipo. Lo faccio da sola, perché ho autocontrollo e disciplina (tranne sul cibo, eh oh), però ammetto che a volte sono indulgente. Inoltre dopo le 21 e fino alle 9 cerco di non guardare il telefono. Che toccà fa pè campà nel 2025.
C’è una cosa che mi disse qualche anno fa il mio fidanzato che mi fece mooolto riflettere. Al mio “usa Google Calendar, vedrai che svolta!” (lui non si scrive niente da nessuna parte) mi rispose: “così va a finire che il mio cervello si rammollisce e io mi dimenticherei tutto facendo affidamento su un’app”. Mic drop. Sta di fatto che lui si ricorda tutto da solo, io invece imposto un promemoria sul calendar per qualsiasi cosa.
e divento sempre più brava, anche se l’arrampicata è uno sport frustrante: un giorno vai da Dio, un altro fai cacare. Però questa insofferenza ti rimette in bolla e poi è l’unico sport durante il quale non ho un singolo pensiero se non quello di non cadere e morire.
Non scendo in tecnicismi, perché, giustamente, che ne sai tu dei 6B+ e di cos’è uno spit, ma ho visto dei meme sulla pagina Instagram di Melody sei la top che mi hanno fatto molto ridere per l’accuratezza.
Quindi, a meno che abbia la scimmia anche tu, scappa! Siamo abbastanza invasati noi climber.
Una volta, anni fa, sono uscita con un tizio che arrampicava, invece io ero del tutto estranea a quel mondo. Ebbene, mi fece na capoccia tanta per due ore su cose di cui a me fregava meno di niente e nella mia testa ero tipo “uccidetemi ora” — e forse si vedeva pure. Non l’ho mai più sentito (ma va?), ma se dovessi beccarlo ora probabilmente diventerebbe un membro delle uscite che faccio coi miei amici di arrampicata. Che pazzerella la vita.
Se sei into climbing ti consiglio un podcast molto carino dei ragazzi di Brocchi Sui Blocchi, una community di arrampicata. Il podcast si chiama Preferisco Ghisarmi (è un modo di dire tra gli scalatori che significa preferisco spaccarmi) e parla, sì, di arrampicata, ma anche di outdoor, sostenibilità con sfumature di impegno politico e attivismo. Ti consiglio le puntate registrate allo store di Patagonia Milano dove appunto affrontano questi temi, mentre ascolta le prime se ti interessa l’arrampicata al 100%.
non so se lo hai visto sulle storie del mio Instagram, ma sto usando un sacco la mia nuova borsa di Topologie. Il brand spacca. Se lo è inventato sto tizio francese che arrampica (aridaje) e che ha combinato la modah con le attrezzature da climbling (corde, moschettoni). Mi piace molto il fatto che puoi combinare i vari elementi e creare stili diversi e mi piacciono un sacco le tracolle per il cellulare.
Il mio modello è la Bottle Sacoche Large e la figata è che dentro ci posso infilare la borraccia, mia fedele compagna.
Ok, basta parlare di arrampicata, te lo avevo detto che siamo fissati.
Forse sarebbe più calzante se indossassi i colori della terra, ma non toccatemi il nero! Mi sento proprio mentalmente a disagio coi colori addosso.
Aspè, cos’è una granola girl? In poche parole:
granola girl è l’estetica della tipa che ha il van, va in montagna, fa trekking e arrampicata, si mette le Blundstone in inverno e le Birkenstock o le Teva in estate, la bandana con le stelle alpine al collo, il pile di Patagonia un po’ over, lo zaino e il marsupio, si fa le trecce e indossa il cappellino, impazzisce per la natura cccioè hai visto che colore sto lago? Dai, spacchiamoci le mani su sta falesia e poi dormiamo nel bosco, siiiii, chebbbella la natura, ma sti funghi? Adoro.
Quindi io.
Guardo i look e mi piacerebbe pure riproporli, ma alla fine mi vesto sempre uguale, male e di nero. Però diciamo che è uno stile che mi rappresenta parecchio e guardo sempre con ammirazione le ragazze che si vestono bene in questo contesto.
per poter vedere amici che non riesco a beccare spesso, proprio a causa dei miei tanti viaggi (a novembre si torna col culo sull’aereo, perché non partire mi ha fatto un po’ soffrire nella testolina). MA! ho fatto dei weekend piacevolissimi in montagna, dormito con loro in rifugio, magnato tante cose bbone, riso un sacco e visto panorami stupendi. La montagna è il mio posto, mi fa sentire leggera e felice, senza pensieri e rilassata. Sono a tanto così dal trasferirmi sui monti. L’ho ribadito nelle storie qualche settimana fa:
Per quanto sia un desiderio, per ora, infattibile, sono comunque grata di abitare qui e avere le montagne più belle d’Europa a un passo per poter viverle ogni settimana. E infatti ho passato anche weekend nel mio amatissimo van e ad arrampicare con altri amici. Bello tutto.
Ne ho approfittato anche per fare un restyle della stanza dove teniamo le nostre attrezzature sportive e sistemare la cabina armadio. Con la scusa ho fatto un po’ di sano decluttering, che mi fa sempre stare bene. Avevo 4 cose, ora ne ho 3.
*This is your sign di fare decluttering*
Il mio goal era avere una gear room come le americane che vivono a Lake Tahoe e diciamo che se prima eravamo sulla buona strada, ora ci siamo proprio. Finalmente abbiamo sistemato per bene sci e scarponi, caschi vari, corde, rinvii e roba da arrampicata, tutti i miei zaini, gli skateboard, il sup, sacchi a pelo, eccetera eccetera.
In realtà il nuovo progetto è costruirci la nostra palestra di arrampicata nel capanno di casa. Ma di questo ne riparleremo.
✨ Grazie per aver dedicato del tempo a leggere questa newsletter!
Dal prossimo mese si torna finalmente a viaggiare e andrò in un posto un po’ pazzerello, viste le recenti situazioni geopolitiche. E forse uscirà altro.
Stay tuned!
non viaggiare MAI senza l’assicurazione di viaggio (che non copre solo le questioni sanitarie, ma cancellazioni, annullamenti, perdita bagaglio e mille altri sbatti).
Con questo link hai il 10% di sconto (se sei residente in Italia)
Con questo link hai il 5% di sconto (se sei residente all’estero)
*I due link qui sopra sono affiliati. Questo vuol dire che io percepisco un piccolo compenso monetario ogni qual volta viene effettuato un acquisto tramite questi link, senza che questo influisca in alcun modo sul tuo costo finale. È un po’ un modo per ringraziarmi di averti dato queste dritte!

Comments
Nothing yet. Say the first thing.
Sign in to join the conversation.