Controllare, contare, annotare. Nereo svolgeva il suo lavoro con dovizia di particolari. Per farlo aveva sempre con sé gli strumenti del mestiere: un monocolo regalatogli dal nonno, una matita appuntita che temperava ogni mattina, un block notes che si era fatto stampare su misura, con le dimensioni delle tabelle esattamente come servivano a lui.
Un giorno, dietro uno scaffale, notò nella parete che silenziosa stava alle spalle, una crepa. Avvicinandosi la linea apparve più netta al suo occhio messo a fuoco. Spolverò una fila di libri, li scostò e vide che lì c’era in realtà una porta. Fece spazio e, senza esitare troppo, spinse per vedere se fosse aperta.
Gli bastò poggiare la mano per sentire il cigolio dei giunti prendere vita. La porta si aprì e, nella stanza senza finestre, entrò un piccolo fascio di luce. L’ombra di Nereo si allungò sul pavimento.
Al centro, una sedia di legno con dei braccioli. Sopra la sedia un foglio piegato in due. Nereo lo aprì e lesse senza emettere alcun suono. Poi, incredulo, ripeté sussurrando ciò che aveva appena letto: “Sei sempre stato qui, ma non sei mai arrivato.”
A presto,
Rocco
Apogeo ha messo il 20% di sconto su una serie di suoi titoli tra cui - ehm - il mio Dire qualcosa non vuol dire avere qualcosa da dire.
Allora: se sei tra quei pochi miliardi di persone che ancora non l’hanno preso, hey è ora il momento giusto, no? Viene su a 12,80€, anche su Amazon*
Una non avevo fatto mai: la fisioterapia.
Una che non vedevo l’ora di rifare: lamentarmi delle brutte canzoni di Sanremo
È editata solo da me: se trovi un typo sii gentile, ignoralo.
Non mi abituerò mai all’idea che qualcuno legga le mie parole senza che prima ci sia stato un incrocio di sguardi prima.
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Ho scritto due libri:

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