
USA, Russia, Iran: saldatura delle crisi?
Le tensioni fra Teheran e Kiev nel Caspio, e le accuse americane a Mosca sulla presunta assistenza militare russa all’Iran, confermano che una compartimentalizzazione delle crisi non è più possibile.
Analisi non convenzionali su mondo multipolare e crisi delle democrazie
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Le tensioni fra Teheran e Kiev nel Caspio, e le accuse americane a Mosca sulla presunta assistenza militare russa all’Iran, confermano che una compartimentalizzazione delle crisi non è più possibile.

L’offensiva ucraina nel Mar d’Azov ha fornito a Mosca la giustificazione per colpire il sistema ucraino di esportazione del grano nella regione di Odessa, mentre Kiev perde terreno in Donbass.

A quasi un anno dall’incontro in Alaska fra Trump e Putin, a Mosca cresce la disillusione. Secondo Lavrov, la Russia è stata ingannata come avvenne con gli accordi di Minsk.

Che si tratti del genocidio di Gaza o del riarmo della NATO contro la Russia, il trionfo della logica del profitto può avere pessime conseguenze sul futuro dei cittadini europei.

Il braccio di ferro a Hormuz e la comparsa di un accordo “parallelo” in Libano sono indice di una paralisi negoziale già in atto.

Il conflitto è ormai uno scontro militare diretto tra Mosca e i paesi membri della NATO. Dal punto di vista russo, la storia si ripete a 85 anni dall’inizio dell’Operazione Barbarossa.

L’acquisizione dell’isola di Sazan da parte del genero del presidente americano mostra come legami politici e capitali privati possano minacciare la sovranità di interi paesi nel XXI secolo.
L'accordo fra Washington e Teheran è stato raggiunto in maniera rocambolesca, e la sua effettiva implementazione è avvolta nell'incertezza pur essendo essenziale per la stabilità mondiale.

Con la crisi di Hormuz e la Libia che resta uno stato fallito, dopo aver rinunciato alle fonti russe l’Europa rimane senza alternative energetiche, e sostanzialmente ostaggio di Washington.

La tregua ha ridotto l’intensità dello scontro con l’Iran, ma non ne ha modificato la sostanza. A Teheran si sta affermando la convinzione che gli avversari rispondano solo alla logica della forza.