Buongiorno da Shanghai, qui Michelangelo Cocco.
Dopo la pubblicazione dei dati relativi al secondo trimestre 2026 – di cui diamo conto nell’analisi di apertura di questa newsletter di Rassegna Cina – i media probabilmente enfatizzeranno la “debolezza” della crescita cinese. Questa presunta debolezza va però contestualizzata. Anzitutto, la Cina continua a crescere più delle economie avanzate.
Inoltre non si dovrebbe dimenticare che la strategia dell’amministrazione di Xi Jinping si basa soprattutto sulla ridistribuzione della ricchezza, non sull’accelerazione della crescita. Piuttosto che guardare a quanto cresce l’economia cinese, è utile vedere come cresce, come stanno cambiando i suoi motori di crescita, con il mattone e le infrastrutture in parte sostituiti da una manifattura ad alto valore aggiunto made in China che sbarca nei mercati internazionali. È questa la novità storica con la quale confrontarsi, non mezzo punto di Pil in più o in meno.
IN EVIDENZA QUESTA SETTIMANA
Dopo smartphone, pannelli solari, pale eoliche e veicoli elettrici, anche i microchip cinesi, trainati dall’AI, conquistano i mercati internazionali.
Un nuovo modello Ai della compagnia cinese Robbyant migliora la visione artificiale e la percezione spaziale dei robot.
Si chiama StepX Neo, non ha bisogno di app e promette di trasformare gli agenti Ai in un servizio di massa, a portata di cellulare.
Il colosso assicurativo China Life investirà 5 miliardi di yuan (737 milioni di dollari) per sostenere la strategia di indipendenza tecnologica di Pechino.
Nonostante l’aumento a doppia cifra delle esportazioni (27,2 per cento a giugno e 17,6 per cento nel periodo gennaio-giugno), nel secondo trimestre 2026 il prodotto interno lordo della Cina ha registrato un deludente +4,3 per cento (il risultato peggiore dalla fine del 2022), evidenziando una sempre maggiore dipendenza dell’economia cinese dal commercio internazionale, mentre la domanda interna resta ben al di sotto delle aspettative.
Pechino ha fissato per quest’anno un obiettivo di crescita compreso tra il 4,5 e il 5 per cento, una forbice più prudente rispetto al target 2025 di “circa il 5 per cento”, perché l’economia nazionale continua ad avere davanti numerose difficoltà, tra cui la debolezza della domanda interna, il prolungato rallentamento del mercato immobiliare, le tensioni commerciali con Stati Uniti e Unione Europea e la crisi in Medio Oriente.
I dati pubblicati questa mattina dall’Ufficio nazionale di statistica (NBS) hanno rilevato che che le vendite al dettaglio – un indicatore chiave dei consumi – sono aumentate dell’1 per cento su base annua a giugno. Le stesse vendite al dettaglio avevano registrato un calo dello 0,6 per cento su base annua a maggio, la prima flessione da quando la Cina ha revocato i lockdown per il Covid‑19 alla fine del 2022. La ripresa del mese scorso è da attribuire alle nuove rottamazioni varate su diversi beni di consumo.
Gli investimenti complessivi – che includono infrastrutture, manifattura e costruzioni immobiliari – sono diminuiti del 5,7 per cento su base annua nei primi sei mesi del 2026, accentuando il calo del 4,1 per cento registrato nel periodo gennaio‑maggio. Gli investimenti nel settore immobiliare, da tempo uno dei principali fattori di rallentamento della crescita economica, sono diminuiti del 18 per cento nella prima metà dell’anno, rispetto al calo del 16,2 per cento registrato nei primi cinque mesi.
La produzione industriale è aumentata del 5,3 per cento su base annua a giugno, a fronte di una crescita del 4,5 per cento rilevata a maggio. Si produce più, ma sempre più per esportare, piuttosto che i consumatori cinesi, che continuano a tenere i portafogli chiusi.
Arriveranno misure di politica economica da introdurre nella seconda metà dell’anno, dando priorità a investimenti, consumi e riforma della distribuzione del reddito? È probabile, e dovrebbero essere decise dalla prossima riunione dell’ufficio politico del Partito comunista cinese, convocata per fine mese.
Tuttavia Su Jian, professore di economia presso l’Università di Pechino, ha affermato che è improbabile che Pechino introduca nei prossimi mesi un ampio pacchetto di misure di stimolo di carattere generale. Questo perché, secondo la leadership cinese, non c’è necessità di tali misure. Secondo Su, con il continuo rallentamento della crescita degli investimenti e nel tentativo di prevenire rischi sistemici, nella seconda metà dell’anno il governo potrebbe varare ulteriori misure di sostegno incentrate soprattutto su “nuove infrastrutture”.
Nei primi sei mesi del 2026, il valore dell’export di microchip dalla Cina è raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: 177 miliardi di dollari – secondo i dati pubblicati ieri dall’Amministrazione nazionale delle dogane –, un incremento del 96 per cento. A trainare le esportazioni cinesi del settore è il boom della domanda globale legato alla diffusione dell’intelligenza artificiale.
Non solo microprocessori. Il complesso dei prodotti utilizzati per l’AI e le sue applicazioni sono diventati rapidamente uno dei principali motori di crescita dell’industria e del commercio della Cina, con le esportazioni di macchine per l’elaborazione automatica dei dati e relativi componenti – inclusi computer, server, memorie e altri elementi hardware – aumentate nel primo semestre del 41,3 per cento, a 138,08 miliardi di dollari.
In attesa del discorso che Xi Jinping pronuncerà dopo domani, aprendo per la prima volta di persona a Shanghai la World Artificial Intelligence Conference, è chiaro che il Partito comunista cinese ha scelto di puntare sulla AI sia per lo sviluppo socioeconomico del paese, sia per accrescere l’influenza globale della Cina, non solo commerciale ma anche politica: nell’elaborazione di regole e standard per la nuova tecnologia.
Nella prima metà dell’anno sono cresciute anche le esportazioni di robot industriali – del 18,6 per cento, 927,7 milioni di dollari USA). Dopo che, dallo scorso anno, la Cina è diventata, per la prima volta, un esportatore netto di robot industriali. Boom anche dell’export di altri prodotti AI: smart glass, traduttori ed esoscheletri. Per effetto delle sue politiche industriali, la Cina potrebbe replicare per i prodotti AI i successi già ottenuti nei settori solare ed eolico, negli smartphone e nelle auto elettriche.
Per tutto ciò – in un quadro di competizione hi-tech con gli USA – è necessario un continuo aumento della produzione di semiconduttori. Per questo Pechino sta promuovendo l’adozione di chip progettati e fabbricati in Cina, per rafforzare l’autonomia tecnologica nel settore dei semiconduttori, pur avendo recentemente approvato la vendita delle GPU Nvidia H200 – molto richiesti per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale – a un numero limitato di aziende tecnologiche nazionali.
Robbyant, la divisione di Ant Group dedicata all’intelligenza artificiale incarnata (embodied AI), ha presentato LingBot-Vision, un nuovo modello di visione artificiale per migliorare la percezione spaziale dei robot, insieme a LingBot-Depth 2.0, un sistema che consente alle macchine di stimare con maggiore precisione la profondità degli oggetti. Grazie a queste due novità, le macchine potranno riconoscere superfici trasparenti come vetro e specchi, tra gli ostacoli più difficili da interpretare per i robot.
Secondo l’azienda, il nuovo modello è il primo ad essere stato addestrato specificamente per individuare con estrema precisione i contorni degli oggetti, migliorando la ricostruzione tridimensionale dell’ambiente. Ant sostiene inoltre che LingBot-Vision abbia superato, nei test di stima della profondità, DINOv3 di Meta, pur utilizzando appena un settimo dei parametri e meno di un terzo dei dati di addestramento. Fondata alla fine del 2024, Robbyant punta a diventare uno dei principali sviluppatori di modelli di base per la robotica.
StepFun ha presentato lunedì scorso a Shanghai StepX Neo, il primo smartphone basato su un assistente AI autonomo (agentic smarphone) del mondo. Il dispositivo è dotato di Amoo, un nuovo assistente personale di AI agentica integrato nello Step AOS, sistema operativo disegnato per agenti di intelligenza artificiale.
Per StepX Neo le app non servono: il device è in grado di interpretare le richieste dell’utente, coordinare l’esecuzione di attività tra più servizi ed eseguire autonomamente operazioni complesse.
StepFun (sostenuta, tra le altre, da Tencent, ZTE, e dalla municipalità di Shanghai) è una startup fondata nel 2023 da Jiang Daxin (ex vicepresidente di Microsoft) insieme ad altri ex dirigenti del settore AI. È una delle cosiddette "AI Tigers" cinesi, insieme a Zhipu AI, MiniMax, Moonshot AI, Baichuan e altre giovani compagnie.
Il lancio di StepX Neo evidenzia che le compagnie cinesi sono in prima linea nella corsa globale delle aziende di intelligenza artificiale per controllare l’intera catena del valore, dai modelli di base ai sistemi operativi, fino all’hardware.
China Life, il maggiore gruppo assicurativo cinese, ha annunciato venerdì scorso l’istituzione di un fondo da 5 miliardi di yuan (737 milioni di dollari) – denominato Tianjin Shenghe Xincheng Equity Investment Fund Partnership –, che «investirà principalmente in imprese che operano nell’industria dei semiconduttori». Si tratta di un ulteriore tassello di quel capitale paziente (contrapposto al venture capital) che le aziende di stato stanno mobilitando per sostenere l’autosufficienza hi-tech del paese.
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Il fondo sarà gestito da Gushou Capital, una controllata di Cina Life, e dedicherà i primi due anni agli investimenti, seguiti da sei anni destinati al disinvestimento. Il fondo potrà essere prorogato fino a due volte, per un anno ciascuna. Secondo Xu Siwei, presidente della governativa China Reform Holdings, il capitale di lungo periodo, capace di tollerare rischi maggiori e orizzonti di rendimento più lunghi, costituirà uno dei principali punti di forza della Cina nella competizione con gli Usa.
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