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Rassegna Cina - Centro studi sulla Cina contemporanea · Aug 6, 2026

Newsletter #124 - 6/8/2026

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Michelangelo Cocco · Rassegna Cina - Centro studi sulla Cina contemporanea

Buongiorno da Shanghai, qui Michelangelo Cocco.

Ogni estate, quando la leadership cinese si trasferisce nella località balneare di Beidaihe, la stagione delle vacanze diventa anche un momento di consultazione politica. Secondo la narrazione ufficiale, l’incontro estivo offre ai vertici del Partito comunista un’occasione per ascoltare opinioni e suggerimenti di esperti, scienziati, imprenditori e rappresentanti dei diversi settori della società.

Negli ultimi anni questi incontri hanno dato spazio ai protagonisti dell’innovazione tecnologica, della ricerca scientifica e dell’industria. L’obiettivo dichiarato è rafforzare il coordinamento tra politica, ricerca e sistema produttivo, per sostenere lo sviluppo “di alta qualità” della Cina. In un contesto di competizione tecnologica con gli Stati Uniti, il Partito considera il progresso scientifico e l’autosufficienza tecnologica elementi centrali del percorso verso il “grande rinnovamento della nazione cinese”.

Con questo numero Rassegna Cina si prende una breve pausa estiva. La newsletter tornerà regolarmente mercoledì 26 agosto.

Grazie per la lettura e per il sostegno in questi mesi. Buona estate e a presto.

IN EVIDENZA QUESTA SETTIMANA

L’intelligenza artificiale della startup Moonshot AI spaventa la Silicon Valley e raccoglie decine di miliardi, in attesa della quotazione in borsa.

Tre di essi saranno costruiti con la versione 2.0 della tecnologia Hualong One, con costruzione modulare e controlli intelligenti.

Secondo Wang Guangxi (Lenovo Capital), il 2027 sarà l’anno del consolidamento, con la chiusura o l’acquisizione della maggior parte delle startup del settore.

È il maggiore ampliamento da quando è stata istituita la lista del lista dello Uyghur Forced Labor Prevention Act. Pechino: è coercizione economica.

Prima di partire per le vacanze estive, nella località costiera di Beidaihe (nello Hebei), la leadership del Partito comunista cinese ha ufficializzato che la quinta sessione plenaria del XX comitato centrale, che si svolgerà a ottobre, verterà su “Esercitare con costanza una governance completa e rigorosa del partito”. Il V plenum sarà dunque dedicato al partito-stato, che Xi Jinping ha messo al centro della “Nuova era” inaugurata con la sua elezione a segretario generale, il 15 novembre 2012.

Il focus dei lavori di quello che sarà il principale evento politico della Cina da qui al XXI congresso nazionale (autunno 2027) è stato deciso dalla riunione dell’ufficio politico – la leadership allargata, 24 membri – del 30 luglio scorso. Il V plenum dovrà elaborare nuove soluzioni per combattere la corruzione, rafforzare la disciplina e accrescere la lealtà degli iscritti a un partito (101,29 milioni di tesserati e 5,43 milioni di organizzazioni di base) che, in poco più di un decennio, si è ripreso gran parte dello spazio perduto, nell’economia e nella società, in una fase affatto nuova, segnata dal cambiamento di modello di produzione e dalla competizione con gli Stati Uniti.

Il comunicato diramato al termine dell’incontro di giovedì scorso sottolinea che «il lavoro del rafforzamento della disciplina di partito deve affrontare numerose nuove situazioni e problemi», attribuibili a «profondi cambiamenti nel mondo esterno, in Cina e nel partito di governo».

Non tutto è filato liscio dopo il XX congresso (16-22 ottobre 2022). Da allora, la commissione di vigilanza del partito ha stroncato la carriera di alti funzionari promossi da un’assise dominata da Xi, considerati “uomini di Xi”, ciononostante incappati nella rete dell’anticorruzione. Dall’ex segretario di partito della regione del Xinjiang, Ma Xingrui, all’ex vice-presidente della commissione militare centrale, Zhang Youxia, entrambi membri dell’ufficio politico, indagati per corruzione e rimossi dai rispettivi incarichi. In totale sono stati finora puniti circa 25 (su 376) membri (effettivi o supplenti) del XX comitato centrale, il 6,6 per cento.

Quindi non soltanto l’anticorruzione rimarrà nei prossimi anni al centro dell’azione del partito, ma verrà rafforzata la supervisione del processo di selezione degli iscritti, nonché il controllo delle loro carriere. In questo modo, un partito nato dalla III Internazionale, che dopo 76 anni di governo ininterrotto si ritrova alla guida la seconda economia del pianeta, punta – secondo Xi – a diventare un partito di “puri”. Tra l’utopia e la propaganda, emerge il pragmatismo cinese. La leadership ha individuato la corruzione come un male cronico, potenzialmente letale, e mette in campo politiche e istituzioni per fronteggiarla nel lungo periodo.

Il processo di selezione del comitato centrale che uscirà dal XXI congresso è già cominciato e, come ha spiegato Deng Yuwen, vicedirettore di Study Times (il giornale della scuola centrale di partito), dovrà passare al vaglio – attraverso meccanismi di supervisione rafforzati – non soltanto la lealtà politica degli aspiranti leader, ma anche (meglio che in passato, ndr) la loro integrità personale.

La riunione di giovedì scorso ha inoltre esaminato la situazione economica, dopo che l’aumento del prodotto interno lordo, nel secondo trimestre, si è fermato al 4,3 per cento, in un contesto di debolezza dei consumi e degli investimenti. Le indicazioni dell’ufficio politico sono state di accelerare la spesa pubblica, per favorire l’aggiornamento dei macchinari industriali e la rottamazione dei beni di consumo. Per allargare la domanda interna, via libera anche a investimenti nelle sei “grandi reti” infrastrutturali: idriche, elettriche, di calcolo, comunicazione, reti urbane, logistica.

Da qui alla fine dell’anno, si punta a un cambio di passo nella politica macroeconomica, accelerando la spesa pubblica e l’utilizzo dei fondi obbligazionari. Alla fine del terzo trimestre – se il Pil rischiasse di performare al di sotto delle previsioni per l’anno in corso (+4,5-5 per cento), potrebbero arrivare nuove misure di stimolo.

A Beidaihe quest’anno sono stati invitati scienziati e manager protagonisti dell’ascesa hi-tech del paese. La leadership del partito si confronterà con loro da un lato per aggiornarsi sullo stato dell’arte e, dall’altro, per coordinare le politiche politiche pubbliche con gli interessi di istituzioni e aziende chiave per l’attuale fase di sviluppo della Cina.


L’unicorno Moonshot AI ha aperto un nuovo round di finanziamento con il quale, entro la fine del mese, punta ad aumentare la sua valutazione da 30 a 50 miliardi di dollari, prima di quotarsi – secondo indiscrezioni dei media locali – alla borsa di Hong Kong con un’offerta pubblica iniziale (Ipo), che potrebbe arrivare entro la fine dell’anno.

A far balzare in alto il valore dell’azienda fondata dal trentunenne Yang Zhilin è stato il suo ultimo modello di intelligenza artificiale, Kimi K3 – presentato il mese scorso –, un modello open source che, secondo la starup pechinese, è, per alcune capacità, più performante dei modelli corrispettivi delle concorrenti statunitensi Anthropic e OpenAI.

Il fondatore di Moonshot AI, Yang Zhilin

K3, con 2.800 miliardi di parametri, supera di gran lunga le connazionali DeepSeek (1.300 miliardi di parametri nella versione V4 Pro) e Zhipu AI (744 miliardi di parametri nella versione GLM 5). Quello che si è affermato come modello open source più potente sul mercato sta suscitando entusiasmo in Cina e preoccupazione a Washington. Infatti, nonostante le limitazioni Usa all’export in Cina dei processori più avanzati per l’AI e dei macchinari per fabbricarli, startup come Moonshot AI (il cui nome cinese, 月之暗面 (Yuèzhī Ànmiàn), letteralmente significa “il lato oscuro della Luna”, The Dark Side of the Moon) stanno dimostrando di riuscire a compensare parte di quello svantaggio con miglioramenti nell’architettura del modello, negli algoritmi, nel software e nell’efficienza di addestramento.

L’exploit di Kimi K3 è arrivato soltanto un mese dopo il clamore suscitato dal modello GLM-5.2 di Zhipu AI. L’avvento di Kimi K3 ha fatto sorgere nella Silicon Valley il timore che il divario tra le compagnie cinesi di AI e le rivali statunitensi sia ormai misurabile in settimane, non più in mesi.

Il rilascio di K3 è arrivato poche ore prima dell’apertura della World Artificial Intelligence Conference di Shanghai, dove il presidente cinese, Xi Jinping, ha tenuto il suo primo intervento inaugurale nella storia dell’evento.

Xi ha dichiarato che la Cina è impegnata a «promuovere l’open source, l’apertura, la collaborazione e la condivisione», aggiungendo che questo approccio aperto può favorire l’innovazione tecnologica, lo sviluppo industriale e le applicazioni, così che «tutti i settori e le imprese possano beneficiare dell’AI».

Applicazione massiccia all’industria nazionale per favorirne l’ammodernamento e diffusione all’estero (soprattutto nei paesi del Sud globale) dei suoi modelli open source rappresentano i due pilastri della politica cinese sull’AI.

Il governo di Pechino ha dato il via libera a un investimento di 24 miliardi di dollari per otto nuovi reattori nucleari, che saranno costruiti nelle provincie costiere del Liaoning, dello Shandong, dello Zhejiang e del Guangdong. Tra essi, due saranno dell’ultima versione (2.0) della tecnologia Hualong One, con costruzione modulare e controlli intelligenti, per ridurre il tempo di realizzazione e aumentare la sicurezza.

La Cina punta così a centrare l’obiettivo di raddoppiare entro la fine del decennio (portandola a 110 gigawatt) l’energia atomica installata (62,5 GW alla fine del 2025). L’accelerazione sul nucleare (dieci reattori costruiti in media negli ultimi quattro anni) serve al paese sia a mantenere i suoi impegni di decarbonizzazione, sia a diversificare il suo mix energetico, in un contesto in cui l’amministrazione Trump punta a rafforzare il controllo statunitense sulle principali aree di produzione petrolifera.


Nel corso del 2027, la competizione nel settore dell’intelligenza incarnata in Cina sarà spietata e soltanto una manciata di compagnie che producono robot umanoidi sopravviverà. È la previsione di Wang Guangxi, managing director di Lenovo Capital, tra gli investitori più attivi nella robotica made in China.

Negli ultimi due anni, in Cina sono nate 370 startup, finanziate soprattutto da fondi dei governi centrale e locali e da big tech. Una cinquantina delle quali ha presentato i documenti per quotarsi in borsa, a Hong Kong o Shanghai.

Secondo Wang, le startup focalizzate esclusivamente sull’hardware, senza una capacità integrata di ricerca sull’IA e di portare i prodotti sul mercato, rischiano di trovarsi in difficoltà con la maturazione del settore.

Per il direttore di Lenovo Capital il destino di queste aziende è la chiusura o l’acquisizione da parte di compagnie più grandi, che tuttavia è difficile, a causa delle procedure lente e dai vincoli regolatori del mercato cinese delle M&A, che rendono più complicato che negli Usa il consolidamento tecnologico.

Gli Stati Uniti hanno inserito altre 43 aziende cinesi nella lista dello Uyghur Forced Labor Prevention Act (UFLPA), la legge in base alla quale vengono bloccate le importazioni dal Xinjiang sospettate di essere prodotte con lavoro forzato delle minoranze etniche della regione. È il maggior ampliamento mai effettuato della lista, che porta a 187 le entità colpite. Le ultime imprese sanzionate operano in settori strategici: alluminio, rame, abbigliamento, cotone e prodotti derivati dal pomodoro.

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Dal 3 agosto le autorità doganali Usa applicheranno una presunzione di divieto all’ingresso sul mercato americano per i beni prodotti da queste aziende, salvo che gli esportatori dimostrino la tracciabilità delle loro catene di approvvigionamento. Pechino ha respinto le accuse, definendo la misura una forma di «coercizione economica» priva di basi fattuali e un tentativo di destabilizzare le catene globali del valore, e annunciato «misure necessarie» per difendere gli interessi delle compagnie.

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