ao!
Qui al mulino sono giorni particolari perché stiamo tutti per partire per viaggi diversi: chi in missione umanitaria, chi a scoprire cosa sia il sepaktakraw in Malesia.
Chi a combattere con i propri genitori.
Qualche giorno fa ero in pasticceria e ho scritto il pezzo di oggi tra le molliche di torta al limone.
Buon appetito allora, e buona domenica!
Ero entrato per un cornetto, ma lui rideva.
Rideva così forte che suo padre aveva smesso di servire i caffè ai clienti e aveva iniziato a rincorrerlo tra i tavolini.
E il bambino rideva ancora di più.
Io ero lì a pensare con quale marmellata volessi il mio cornetto.
Poi ho pensato che avrei voluto un figlio.
È un pensiero che arriva ogni tanto.
Mi sorprende mentre sono in fila al supermercato o mi metto a guardare il mare.
A un aperitivo.
Dentro un cinema.
Ogni volta che vedo qualcuno far scoprire il mondo a qualcun altro.
Poi, puntuale, arriva il pensiero successivo.
Non sono pronto.
Non sono pronto perché so che un figlio eredita il colore degli occhi e il modo in cui ami.
Come litighi e come chiedi scusa.
In pasticceria, con il figlio di Maurizio e Ludovica che corre in giro e ride, ci gioco sempre troppo a lungo. Ogni volta, a un certo punto, qualcuno si avvicina e mi dice:
“Dovresti farne uno tuo!!”
Io rispondo ogni volta che non sono pronto e sempre da qualche parte arriva la stessa risposta:
“Eh, ma nessuno è mai pronto!!”
La gente ha troppa fretta di sprecare i dubbi, i propri e quelli degli altri.
Soprattutto quelli degli altri.
A dirti “Eh, ma nessuno è mai pronto!!” è quasi sempre qualcuno che non è mai andato in terapia. O che di figli ne ha già tre. O che ha più soldi di te.
Ci penso spesso. E ho paura.
Ho paura di consegnare a qualcuno una valigia senza sapere cosa ci ho messo dentro.
Di riempirla di cose che nemmeno sapevo di avere in casa.
Che io solo questa di terapia ho fatto figlio mio, mi serve ancora tempo.
Sta tutto lì, nel tempo. E in quello che ci fai.
Essere genitore significa aver guardato abbastanza dentro la propria valigia da sapere, almeno, cosa stai passando di mano.
Che aprire le valigie fa paura.
E chi ha paura non è pronto e chi non ha paura non lo sarà mai.
A me hanno lasciato una valigia tutta rotta e quando il figlio di Maurizio e Ludovica corre in giro per la pasticceria, ride, cade, si rialza, arriva sempre quel pensiero.
“Vorrei un figlio”.
Ma più che un figlio, avrei voluto dei genitori.
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