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Piano P · May 9, 2025

Tutta colpa di Basaglia... se siamo in finale

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Piano P · Piano P

Gentile ascoltatrice, caro ascoltatore,
non ricordo chi abbia detto: “Io non gareggio per vincere, ma se vinco sono più contento”. Per la verità, non so nemmeno se qualche personaggio famoso abbia mai pronunciato questa frase. In ogni caso, rappresenta il mio stato d’animo di fronte al fatto che la nostra serie Tutta colpa di Basaglia è tra le 7 finaliste per il Premio ilPod nella categoria Documentario. La cerimonia di premiazione si svolge domenica 11 maggio a Piacenza: se per caso anche tu sarai lì, mi farà piacere salutarti.

Quando Ludovica Jona ed Elisa Storace mi proposero di produrre questa serie pensai subito che si dovesse fare, senza dubbio, che ci fosse l’assoluta necessità di raccontare, in questa temperie difficile, una delle trasformazioni più radicali e importanti della storia moderna: la chiusura dei manicomi. Andando avanti con il lavoro d’inchiesta e di ricerca, ci siamo resi conto che quella necessità era una vera urgenza: sempre più giovani mostrano segni di disagio mentale, specie dopo il periodo di isolamento per il Covid, e sempre di meno le istituzioni sembrano in grado di affrontarli nel modo in cui aveva proposto Franco Basaglia, che nel 2024 avrebbe compiuto 100 anni. In diverse strutture private stanno tornando metodi e pratiche brutali, e molte di quelle realtà si stanno silenziosamente trasformando in nuovi manicomi, ghetti spesso impenetrabili anche da parte dei familiari degli assistiti.

Raccontare questa situazione, con dati, decine di testimonianze ed esperienze dirette, ci è sembrato il modo migliore per portare all’attenzione di un grande pubblico quanto sia inderogabile affrontare la malattia mentale con cure rispettose della persona. Essere stati scelti con questo argomento, per tanti ancora un tabù, tra i migliori podcast è un riconoscimento importante: per il nostro lavoro, l’impegno, la passione e soprattutto per la capacità, che evidentemente abbiamo dimostrato, di renderlo comprensibile e attuale. In questi tempi non facili per il giornalismo di qualità mi sembra proprio una bella notizia.

A proposito di questo, concedimi un rapido off topic.
Di solito, a chi mi chiede da quali podcast iniziare per imparare a farne uno proprio, suggerisco titoli inglesi o americani. Sono scritti e narrati bene, hanno un sound design curato e realistico, e soprattutto dimostrano l’importanza della pre-produzione – le ricerche, la verifica delle fonti, la raccolta del materiale audio, le pre-interviste, ecc.. Ora, ad esempio, sto ascoltando la terza stagione di In the Dark, un crime geopolitico che racconta il massacro di 25 civili compiuto nel 2005 in Iraq da soldati statunitensi, in risposta a un attentato contro un loro convoglio, e che è valso al New Yorker il Premio Pulitzer 2025. Allo stesso modo suggerisco a quanti vogliano leggere della buona prosa giornalistica, asciutta ed efficace, di frequentare il sito del Guardian e quello del New York Times, dove proprio ieri è stata una giovane giornalista italiana a dare a mezzo mondo, nel live blog in home page, la notizia della fumata bianca per l’elezione del nuovo Papa. Una cosa curiosa, tra l’altro, è che nel tondino accanto alla firma c’è la foto di una ragazza bionda sorridente con delle treccine africane.

La seguivo da un po’, avendo firmato diversi articoli importanti, e da vecchio cronista ho cercato informazioni sul suo conto. Si chiama Emma Bubola, ha 29 anni ed è di Isola della Scala, provincia di Verona. Si è laureata a Sciences Po, a Parigi, e ha trascorso un anno di studio in Turchia. Una sera, una docente inviò una mail a tutti i suoi allievi: «Organizzo una cena a casa mia, offro 50 euro a chi viene a lavare i piatti». Lei, squattrinata, accettò subito, e dopo la cena rimase a chiacchierare con un’invitata che lavorava nell’ufficio parigino del Times: pochi giorni dopo le fu offerto uno stage. Ha lavorato per alcuni mesi nella redazione di Open, la testata online di Enrico Mentana, finché non si è liberato un posto nell’ufficio di Roma del Times, per un congedo di maternità, e lei non si è fatta sfuggire l’opportunità.

Tutto questo è raccontato in un’intervista, costruita a sua volta molto bene, su L’Arena, il quotidiano di Verona, che riporta un altro pezzetto della storia: Emma è la figlia di Massimo Bubola, un musicista e cantautore che ha collaborato a lungo con Fabrizio De André e a cui si devono canzoni meravigliose come Fiume Sand Creek, Hotel Supramonte e Don Raffae'. Ecco, leggere i suoi articoli e soprattutto scoprire il modo in cui Emma Bubola è arrivata a scriverli mi restituisce un po’ di speranza in un sistema, non solo quello dei media ovviamente, in cui troppo spesso prevalgono i soliti noti e pochi hanno voglia di rischiare e scommettere sul talento dei giovani.

Intanto, la seconda stagione di L’ultima volontà, la serie che produciamo per il Corriere della Sera sui testamenti delle celebrità, va avanti (siamo arrivati al quinto episodio, Anche i ricchi restituiscono), e martedì 13 avrà anche una versione live. Alle 18 saremo al Circolo dei Lettori di Torino, con Micol Sarfatti, Isidoro Trovato, Giulio Biino, presidente del Consiglio Nazionale del Notariato, e con la musica dal vivo di Luca Gemma. Parleremo di Elvis Presley e della proprietà di Graceland (tuttora la seconda residenza più visitata degli Stati Uniti dopo la Casa Bianca) e della decisione di Robin Williams di non far inserire digitalmente in film o pubblicità il suo nome, la sua voce o la sua immagine fino al 2039. Racconteremo dell’eredità di James Brown contesa tra una dozzina di figli, nipoti ed ex mogli, e anche di un altro genere non meno importante di testamenti: i lasciti spirituali. Come quello che Artur Ashe, il primo afroamericano nella storia del tennis a vincere il torneo di Wimbledon, scrisse in una lettera alla figlia Camera il 20 gennaio 1993, ma di straordinaria attualità:

Il razzismo e il sessismo non devono mai essere una scusa per non fare del tuo meglio. Spesso avrai la sensazione di non avere abbastanza tempo per fare quello che vuoi. Trovalo. Non cercare di fare tutto. Scegli con attenzione e poi dai il massimo in quello che hai scelto di fare. Lungo la strada inciamperai e forse cadrai; anche questo è normale ed è previsto. Alzati, rimettiti in piedi, mortificata, ma più saggia, e continua per la tua strada.

Ti aspetto martedì 13 al Circolo dei Lettori di Torino, se vorrai, altrimenti potrai seguire il live in streaming su corriere.it. Un saluto da Carlo Annese.

Read the original on pianop.substack.com

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