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La Newsletter di Pesceriso · Jul 20, 2025

Exposizione

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Pesceriso, storie da Tokyo · La Newsletter di Pesceriso

Eccoci qui,

non ne sono sicuro, ma probabilmente dopo questa edizione la Vostra amata NL si prenderà un po’ di vacanza (italiana, presumibilmente).

Ah, prima che me ne dimentichi: credo ci sia ancora qualche posto libero per l’incontro/viaggio in Giappone con me.

Se siete interessati seguite le indicazioni e contattate info@lariotour.com

Nelle ultime settimane ho fatto un po’ di rimbalzi tra Tokyo e il Kansai (Kyoto e Osaka), e in uno di questi viaggetti ho visitato l’Expo. Ecco quello che me ne è parso:

Un caldo allucinante, prodotto tipico di Osaka, luogo in cui l’aria non circola, e aumentato dal surriscaldamento globale. È probabile che io non mi sia sbattuto abbastanza, o che non sapessi bene come farlo (ho sentito però che anche ad altri ben più tenaci di me è capitato lo stesso), ma non sono riuscito a prenotare la visita a nessun padiglione. Sono entrato solo in quelli con ingresso libero e che non vevano troppa fila, e in generale l’interno era tutto tranne che fonte di ispirazione. Alcuni paesi hanno messo in piedi vistose pubblicità che spesso involontariamente diventavano ammissioni non richieste: per esempio i paesi la cui economia è basata quasi solo sul petrolio magnificavano il livello della ricerca di energie sostenibili ed ecologiche.
I paesi ricchi hanno padiglioni ricchi, enormi, sfarzosi, i paesi poveri hanno degli angolini in capannoni in condivisione, come studenti fuorisede. In generale l’atmosfera non è di speranza e collaborazione, ma serpeggia un certo pessimismo, o forse sono io che l’ho proiettato su quello che vedevo? È la prima EXPO che visito, ma sono sicuro che a quella del 1970, sempre a Osaka, c’era un’aria decisamente diversa.
Come allora, però, i visitatori giapponesi sono estremamente generosi: vedo facce felici, file ai negozietti che vendono i pupazzi della mascotte, gente che fa fiduciosa ore di fila sotto il sole/fornace.
Gran bazza (grazie amici bolognesi per questo termine): la struttura di legno che circonda il tutto. Crea una zona d’ombra dove la temperatura scende di almeno 5 gradi e si percepisce, con la giusta disposizione d’animo, anche un po’ di brezza. Penso che chi ha inventato i grandi spazi coperti da tetti e pilastri di legno come i buddhisti e gli hindu del medioevo doveva essere gente abbastanza sveglia.
Il padiglione italiano è troppo richiesto ed è praticamente impossibile ottenere la prenotazione. Ma se si conosce qualcuno che ci lavora ti fa entrare per una visita, mi dicono. Il padiglione indiano chiude a sprazzi a seconda di come gira agli impiegati, quello nepalese non è ancora aperto: è diventato un’attrazione per questo.

E poi c’è un altro fenomeno: per la costruzione e l’allestimento di alcuni padiglioni sono stati assunti lavoratori stranieri che non sono poi stati pagati o sono stati sottoposti a turni troppo lunghi, violando le norme giapponesi sul lavoro. Su questa cosa è intervenuto il sindacato giapponese chiamato “general union”, che si occupa di tutelare i diritti, soprattutto dei lavoratori stranieri con contratti temporanei.

Non credo che in Italia la serie Jimenshi tachi (I maghi della truffa) abbia avuto sto gran successo, ma è molto interessante se conoscete un po’ la società giapponese (forse ne avevo parlato in una NL precedente).


È piuttosto realistica (al netto di qualche pezzo con la recitazione decisamente sopra le righe, ma qui su questo un po’ ci marciano) al punto che questi casi continuano a succedere, stavolta a Osaka.

Chi ama leggere quelle rismette di fogli di carta stampata e rilegata dirà subito “eh, certo, non ci voleva molto per capirlo!”, ma uno studio ha accertato che più biblioteche ci sono in una zona, meno abitanti anziani di quella zona hanno bisogno di cure e assistenza. Qui l’articolo che parla della ricerca condotta nella facoltà di economia dell’Università di Tokyo. In realtà la frequentazione delle biblioteche di quartiere significa attività sociali, incontro con altri utenti oltre che, ovviamente lettura e scoperta di temi nuovi su libri e riviste.
Anzi, suggerisco a chi viene in Giappone una visita a una delle fantastiche biblioteche di circoscrizione: sono eccellenti (e hanno l’aria condizionata!). Scommetto che non ci avevate mai pensato, a un makase di libri.

Oggi (se leggete la NL appena uscita) si vota per la camera alta in Giappone. Non starò qui a fare una disamina dei partiti, delle tendenze che spingono (ultimamente un bel po’ di xenofobia, ricette fantasiose per risollevare l’economia e altre amenità), ma il comune di Kanagawa ha pensato di spingere gli aventi diritto ad andare al seggio con questo manifesto. Sono i personaggi dei cartoni degli anni ‘70, molti sono arrivati anche in Italia e li guardavano i fratelli maggiori dei miei amici. In particolare mi pare di riconoscere il mago pancione (che, come diceva la canzone, con le stelle fabbrica lampadine). Spingerà i giovani cittadini fuori dall’astensionismo anche se sono personaggi che non hanno mai visto?
Se mi va, magari su bluesky, metterò un po’ di commenti sui risultati. Segvitemi!
@pesceriso.bsky.social‬

Cocludiamo con uno dei nostri piccoli amici tutti cucciolosi:

Bari san, mascotte non della città del levante ma di Imabari, località dello Shikoku famosa per la qualità assoluta dei suoi asciugamani.

La tiara che porta in testa è un riferimento al ponte che collega Imabari e la grande isola dello Shikoku all’isola di Ōshima ed è il più grande ponte sospeso al mondo.

Spero che la mia Newsletter chiamata Pesceriso vi piaccia e che continuiate a leggerla, è una gioia per me farla recapitare nella vostra posta in arrivo.
Mandi

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Read the original on pesceriso.substack.com

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