Ciao Orecchiabilinə,
Come vanno le cose dalle vostre parti? Noi qui si fatica a uscire dal letargo, così, eccezionalmente nel weekend, torniamo nelle vostre caselle di posta con due consigli di ascolto importanti e, come da tradizione, così scollegati che abbiamo fatto fatica a trovare un titolo che li tenesse insieme rispettandone le storie.
Giacomo vi porta nella Bosnia degli anni novanta per raccontare il genocidio di Srebrenica con Enclave. Chiara vola tra Stati Uniti e Russia per raccontarvi dello zio di un giornalista del New York Times accusato di aver tentato di uccidere la sua ex-moglie con The Idiot.
Pronti, partenza, play!
Non so se è la vecchiaia incipiente, il periodo di relativa tranquillità e progresso in cui sono cresciuto o semplicemente il culo sfacciato che ho ad essere nato in un paese ricco e stabile, ma mi sa che proprio non sono preparato a quello che sta accadendo in giro per il mondo. Mi sembra di non avere le coordinate mentali per poter guardare all’improvvisa esplosione di violenza, cattiveria e avidità senza avere paura. Paura di un futuro che mi sembra ogni giorno peggiore di quello che avrei immaginato qualche anno fa.
Purtroppo non tutti hanno questo lusso e, in luoghi molto vicini a noi, ci sono (quasi) coetanei che tutto questo schifo l’hanno già vissuto in prima persona. È questo il caso di Nedžad Avdić, il protagonista di Enclave. Ed è proprio questa sensazione di inadeguatezza che mi ha fatto pensare che ascoltare Enclave sia quasi una necessità.
Nel 1995 Nedžad aveva diciassette anni e viveva ormai da tempo come rifugiato nei pressi dell’enclave di Srebrenica, uno dei luoghi in cui i bosgnacchi (bosniaci musulmani) si erano rifugiati per sfuggire alla furia distruttrice della guerra che le milizie serbe avevano scatenato contro di loro. Poster di Seedorf in camera, pettinatura mutuata da quella dei caschi blu olandesi, Nedžad parla di quel periodo come uno dei più belli della sua vita. Un periodo di calma e sicurezza nel mezzo di una guerra sanguinosa. Poi all’improvviso l’orrore. Srebrenica viene invasa dalle milizie serbe, la sua famiglia si divide e Nedžad, con altri 8000 bosgnacchi, viene catturato e portato nel nulla della campagna bosniaca. La sua destinazione: una fossa comune. Per una serie di circostanze che hanno del miracoloso, sarà uno dei pochi sopravvissuti e uno dei testimoni chiave che hanno permesso di condannare per crimini di guerra chi quel genocidio l’ha organizzato ed eseguito.
Non è un ascolto facile. Non lo è per la natura del racconto (sì, ci sono passaggi piuttosto pesanti e sì, ho pianto). Non lo è per la mole di informazioni, che a tratti sembrano troppe e rischiano di far annegare chi ascolta in un mare di date e luoghi. Ciò detto, l’ascolto è reso più leggero da una scrittura mai stucchevole, dalla buona alternanza di voci e storie e dall’uso intelligente del sound design con molto materiale di archivio. Particolare plauso per aver scelto di lasciare spazio alla voce di Nedžad che, sì, è inevitabilmente doppiata, ma viene lasciata anche molto libera di farsi sentire con quel suo inglese dall’accento balcanico.
Insomma, se vi piace la storia o se, come me, sentite il dovere di saperne di più su quei fatti di storia recente che nei programmi scolastici vengono sempre un po’ dimenticati, Enclave è il podcast per voi. Avrà qualche difettuccio, ma è incredibile come due sole persone siano riuscite a tenere insieme tutto questo materiale senza il supporto di un editore. Che dire? Un convinto applauso al duo Longhi-Sciarrillo.
- Giacomo
Confesso che ho iniziato ad ascoltare questo podcast non tanto per la ormai nota qualità di chi lo ha prodotto, e nemmeno perché si presenta come un true crime, ma per la combo titolo + copertina che mi hanno immediatamente agganciata. E, come il più ingenuo dei pesciolini, sono stata felicissima di aver agganciato proprio a questo amo nell’immenso mare dei luccicanti contenuti.
The Idiot parte con una promessa: quella di essere un true crime dal tono pulito e giornalistico, ma poi, con la calma placida voce di M. Gessen, ci si ritrova trascinati altrove e non si ha nessuna voglia di risalire la corrente, per rimanere nelle metafore ittiche di cui sopra. Il racconto pare da un fatto reale e disturbante: un cugino accusato di aver commissionato l’omicidio della sua ex moglie. Capite che non si può non abboccare all’amo di una storia che si presenta così? Abbiamo tutti un parente dal passato torbido, o no? Come dicevamo, però, The Idiot si mostra subito come qualcosa di ben più complesso: in cinque episodi ci si ritrova ad ascoltare un’indagine su cosa succede quando l’etica giornalistica incontra questioni di legami familiari. Diventa così un reportage in perfetto equilibrio tra politica, identità familiare e relazioni umane.
Quando un podcast porta la firma di Serial Productions ci si aspetta sempre una struttura narrativa solida e un’eccellente qualità nella produzione audio: una capacità rara di trasformare storie complesse in esperienze immersive mantenendo un forte stampo giornalistico. Ne abbiamo parlato tante volte su queste pagine, e anche in questo caso non si rimane delusi. Non solo The Idiot è ben fatto: è costruito per farti restare dentro la storia senza bisogno di forzature, senza che Gessen debba accorciare le distanze emotive, tenendosi così lontano dal sensazionalismo o dall’autocompiacimento emotivo.
Alla fine, quello che resta di The Idiot non è tanto il caso in sé, quanto più la domanda che rimbalza alle orecchie un po’ sottotraccia: quanto siamo capaci di comprendere chi abbiamo accanto? E fino a che punto il mestiere di raccontare il mondo regge, quando il mondo è casa tua? Un ascolto che invita a misurare la distanza tra empatia e giudizio, non sempre così grande come si potrebbe immaginare.
- Chiara
Nel mondo dei podcast accadono cose un po’ in continuazione e non sempre riusciamo, per motivi di spazio, tempo o (addirittura) linea editoriale, a segnalarvi tutto quello che vorremmo. Quindi eccovi un po’ di notizie fresche fresche in poche comode parole:
Se siete romani, la prossima settimana da Zalib gli amici del Collettivo Panothi presentano la loro magica serata di ascolti e trucchi magici Othus Pocus. Possiamo testimoniare in prima persona che si ascoltano cose belle e che ci si diverte parecchio.
Per i più milanesi tra voi, invece questo weekend c’è Chora Volume 3. Arriviamo a festival iniziato per segnalarvi che, tra le tante primizie, domenica ci trovate pure Giacomo a parlare di Parallele.
Il Pod cambia formato ed elimina la possibilità di autocandidarsi. Da ora in poi potete però segnalare podcast meritevoli nel loro form.
Bene, anche per oggi è tutto. Ora, srotolate i fili delle cuffiette e iniziate ad ascoltare! Sentiamoci su Instagram e se vi va, condividete questa newsletter con qualcuno che pensate possa apprezzarla.
Chiara & Giacomo
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