Ciao Orecchiabilinə,
In questo maggio piovoso le nostre orecchie hanno cercato conforto, che di questi tempi è necessario. Giacomo lo ha fatto rifugiandosi in un colorato podcast sugli animali pensato principalmente per bambinə, con la recensione di Tughèder. Mondi in comune. Chiara invece sfiora il paradosso, avendo ascoltato un podcast che parla in ogni puntata di quanto sia più o meno plausibile che il genere umano venga distrutto. Per capire, razionalmente o quasi, quanto e se davvero siamo spacciati, con la recensione di Are We Doomed?.
Pronti, partenza, play!
Negli ultimi anni mi è capitato molto spesso di tenere workshop e corsi per insegnanti di materna e primaria, introducendoli al fantastico mondo dell’audio. Nel farlo ho dovuto mettere nero su bianco un sacco delle idee che mi girano nella testolina, cercando di costruirci intorno giochi, esercizi e ascolti che servissero da spunto per attività in classe. Il tutto reso estremamente complicato dalla mancanza di podcast in italiano verso cui poter puntare il dito e affermare «“ecco, così bisognerebbe utilizzare questo splendido mezzo di cui vi sto parlando da ore per comunicare con dei cuccioli di essere umano»”.
Questo fino all’arrivo di Tughèder. Mondi in comune, un podcast prodotto dalle eroiche Radio Papesse per un pubblico di bambinə, in un tentativo di connettere il mondo di alcuni dei nostri vicini non umani con il nostro. In Tughèder facciamo la conoscenza di strafottenti microbi dalla parlata romana, pucciosissime formiche kawaii, oche dal duro accento teutonico e balene dalla chiara discendenza aristocratica. Guidati da queste quattro divertentissime voci, impariamo a conoscere le loro vite e, quasi senza accorgercene, a mettere in discussione quell’immaginario confine che ci separa da loro.
Tughèder è stato creato dopo un lungo lavoro di ricerca che ha portato le Papesse a lavorare sodo per capire come adattare il racconto sonoro alle necessità di giovani orecchie. E, per abusare di un luogo comune, si sente: il podcast è ricco di accorgimenti pensati per stimolare e intrattenere il pubblico di riferimento. Il linguaggio si muove con agilità tra termini scientifici e spiegazioni più terra terra, dando a chi ascolta l’opportunità, adulti compresi, di imparare nuovi termini e concetti in maniera scientificamente corretta, senza mai sentirsi persi dentro un articolo accademico. Ci sono costanti domande, per rendere l’ascolto attivo e coinvolgere in prima persona tanto bambinə quanto genitori. Si parla spesso di cacca. Ci sono canzoncine semi-demenziali che vi troverete a cantare nei momenti meno adatti. E poi c’è un sound design con una ricchezza sonora e un gusto nel giocare con le orecchie dell’ascoltatore, rari da trovare nel panorama dei podcast italiani (e non solo, ma non mi allargo)
Tughèder però non è solo un podcast per bambinə. Come accennavo, è un lavoro pensato anche per intrattenere chi, verosimilmente, deve mettersi all’ascolto insieme a loro. Sotto la superficie giocosa e spensierata, il contenuto è denso e stratificato, permettendo letture diverse a età diverse e rendendo l’ascolto godibile un po’ a tutti. Vocine, battute e canzoni poi, nascondono una certa adulta ilarità sottotraccia, che promette di creare ricordi indelebili per tutta la famiglia e, soprattutto, sopportabili anche al centoventesimo ascolto.
Insomma, Tughèder è un piccolo miracolo costruito con grande attenzione e amore, un divertente passatempo per tutte le età e un ascolto necessario per chiunque voglia capire come lavorare con l’audio. E io, finalmente, ho un esempio da portare nelle classi.
🎧 Consigli di ascolto: Tughèder esce ogni settimana e, ad oggi, sono disponibili tre delle quattro puntate in programma. Qui negli uffici di Orecchiabile le abbiamo già ascoltate tutte e speriamo di trovarvi con noi a canticchiare ritornelli scemi con grande entusiamo.
🧁 Bonus: negli ultimi giorni è uscito anche Troppa Pizza, un altro podcast per bambinəi prodotto da quei bravoni di oSuonoMio. Parla di vita digitale e ha un ’intero episodio dedicato a “Peethoven”, che, si, è proprio una flatulenta versione del nostro amato Ludwig van. Devo davvero dirvi più? Se avete figli in età scolare, è il momento di cambiare le audiocassette che tenete nella radio e passare finalmente al podcast.
🧁Doppio bonus: qui trovare un white paper pubblicato dalle stesse Papesse ormai un paio di anni fa con un sacco di informazioni utili su come produrre audio per bambini.
-Giacomo
Se mi fermo a pensarci, è almeno dal 2020 che mi capita di finire in dei periodi di sconforto totale, scrollando social network o siti di notizie sempre più incredibilmente distopiche. Guerre, attentati, distruzione, cambiamento climatico, intelligenza artificiale, disastri naturali. È come una di quelle colonne sonore tremendamente incalzanti che ti fanno salire l’angoscia in quei film in cui già sai che la tragedia è dietro l’angolo. È probabilmente per questo che quando ho visto Are We Doomed tra i podcast trending in Pocketcasts mi sono detta.. ma sì, ascoltiamolo.
Are We Doomed è una serie podcast settimanale, iniziata lo scorso aprile, distribuita dalla radio pubblica nazionale statunitense, NPR, e creata e condotta da Ben Bradford, giornalista radiofonico già premiato già per il podcast narrativo Landslide. Il tema del podcast si capisce fin da subito, con un titolo che va dritto al punto: siamo spacciati? Per rispondere a questa semplicissima domanda, ogni episodio cerca di smontare, o “razionalizzare”, una delle tante minacce che sembrano spuntare da ogni angolo in questi difficili tempi: guerre nucleari, Skynet, supervulcani e zanzare geneticamente modificate. E se sguazzare nell’allarmismo è sempre cosa bella, quella che mi ha in realtà colpito è la promessa con cui si apre il podcast: separare i pericoli reali dalle iperboli e gli allarmismi di internet.
L’ascolto è reso piacevole dal tono di Bradford: non finge di stare bene, non minimizza e, quando gli esperti intervistati dicono qualcosa di particolarmente allarmante, fa domande o osservazioni per riportare la nostra ansietta al suo posto. Nella sua voce c’è la consapevolezza che il mondo fa effettivamente paura e che questa atavica emozione va accolta tanto quanto le altre. E, come spesso accade quando si ha paura, l’umorismo dell’host fa da metro e ci permette di misurare quanto queste paure siano effettivamente reali. In sostanza: la paura lascia spazio all’attenzione, che a sua volta lascia spazio alla curiosità.
Questa sorta di processo di decompressione dell’ansia è accompagnato da una sigla di gran gusto che mi ha ricordato vagamente quella di Heavyweight, non tanto nelle note, quanto nella sensazione di tranquillità che si lascia dietro. Un perfetto tappeto per la voce intima di Bradford e la sua aria di qualcuno che sa di cosa parla ma non si prende troppo sul serio nel farlo.
Così, quello che resta nelle orecchie alla fine di ogni ascolto non è la lista delle cose da temere, ma un certo tipo di stupore: in fondo è quasi incredibile pensare che il genere umano sia arrivato fino a qui.
-Chiara
Nel mondo dei podcast accadono cose un po’ in continuazione e non sempre riusciamo, per motivi di spazio, tempo o (addirittura) linea editoriale, a segnalarvi tutto quello che vorremmo. Quindi eccovi un po’ di notizie fresche fresche in poche comode parole:
È uscito il programma della Sagra del Podcast! La Sagra più amata dalle orecchie tornerà nella ridente Viconovo il 10 e l’11 luglio per due giorni dedicati ai podcast, alla narrazione audio e a tutto ciò che ci sta in mezzo. Tanti ospiti, dal mondo dell’audio, della letteratura e dei meme, ma anche tombola, escursioni, performance, cibo e tante robine fresche da bere!
E sono uscite pure le date di PodFest a Parma, un piccolo festival del podcast che lotta e vive insieme a noi da ormai quattro anni. In attesa del programma, sengnatevi 18, 19 e 20 giugno sul calendario.
Bene, anche per oggi è tutto. Ora, srotolate i fili delle cuffiette e iniziate ad ascoltare! Sentiamoci su Instagram e se vi va, condividete questa newsletter con qualcuno che pensate possa apprezzarla.
Chiara & Giacomo
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